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sabato 21 settembre 2013

Quando meno te lo aspetti

Ci eravamo lasciati. Sono sparita ad Aprile. 
L'arrivo della primavera è un momento particolarmente favorevole, la metereopatia trova in me una delle socie azionarie di maggioranza, quindi potete capire come il mio cambio d'umore vada a nozze con il tiepido sole della bella stagione.
Era stato un inverno lungo e difficile, S. ed io arrivammo ai ferri corti a Gennaio, quando dopo il mio ennesimo rifiuto ad essere sfiorata lui divenne di pietra e così rimase. 
Sarei partita per non tornare più, lontana senza rimedio. Era da un tempo infinito che le cose non andavano bene, eppure il tutto sembrò materializzarsi, diventare distanza tangibile, durante le vacanze di Natale, quando la sua presenza divenne indifferente, la mancanza inesistente e il desiderio qualcosa che non ci apparteneva. Non me la sento di prendermi la colpa, ma nemmeno di darla, quello che c'era tra noi, qualsiasi cosa fosse, si sciolse come un nodo fatto da un marinaio non troppo esperto. Dopo sei anni, senza batter ciglio.
I mesi che seguirono furono strani, il mio ritorno dalle vacanze sapeva di vita nuova e quel Gennaio, per me, rappresentava esattamente questo, un punto di partenza.
Avevo interrotto gli incontri con la psicologa, per non riprenderli mai più, a fine Novembre, pensandoci adesso, probabilmente, mi ero inconsapevolmente resa conto che solo io avrei potuto cambiare me stessa. Tuttavia se non ci fossi mai andata, forse, non sarei mai arrivata a questa conclusione.
Il quattro Febbraio diedi il mio ultimo esame e quando giorni dopo arrivò l'esito positivo scoppiai a piangere. Piansi forte e coi singhiozzi perchè io non ero pronta a finire, la sessione d'esami era appena iniziata ed io, almeno l'ultima, volevo godermela, rifiutai il voto. L'appello successivo era il 26. Non studiai, ovviamente, mi venne il panico per aver fatto un casino, riuscivo solo a pensare quanto stupida fossi ad aver rifiutato quel voto. Eppure è andata bene, benissimo lo stesso. Finì gli esami ed iniziai a vivere sul serio.

Da allora, ricordo tutto con una sensazione molto simile a quella quando si corre forte in sella ad una moto, da passeggero. Tutte le remore e le paure affogavano nei bicchieri di vodka urlati al cielo per onorare le nostre vittorie, i capelli si facevano profumati e gli occhi languidi in giro per le strade colme di vita, i vestiti nuovi sgomitavano nell'armadio soppiantando quelli vecchi, la porta della mia camera era spesso aperta, o era la camera ad essere vuota perchè chi ci si rifugiava dentro era ora impegnata a condividere i momenti, a parlare, a godere a vivere ogni briciolo del tempo che rimaneva.
Fu così che E. mi fece una corte spietata e mi portò a casa sua, dopo l'ennesimo drink. Mi diceva che ero bella, troppo bella per essere stata triste così a lungo e quando le sue mani sbottonarono i jeans lo lascia fare e lo baciai forte. Inspirai quell'odore nuovo come il primo boccone d'aria dopo anni di prigionia, era bello come non avevo mai pensato di meritare. Quando si alzava dal letto l'osservavo percorrere nudo la stanza e non riuscivo a paragonarlo a nient'altro che all'idea di perfezione umana che è l'uomo vitruviano. 
"Hai gli occhi da gatta sai?"
"Da circa una vita"
"E un culo da favola"
"Sapevo anche questo. Tu invece sei tutto perfetto, mi fai sentire quasi in imbarazzo"
"No, solo merito della palestra. Ho aspettato questa notte da Marzo scorso, quando ti ho conosciuta, seduta alla panchina intenta a studiare ed io tornavo dalla palestra, manco a farlo apposta"
"Possiamo affermare che sei un tantino fissato con la palestra quindi?"
"Possiamo affermare che sono un tantino fissato con te, mi piaci troppo."
Pescai una scusa a caso e raccolsi i vestiti sparsi per casa, mi feci riaccompagnare ignorando le sue richieste di dormire qualche ora e poi andare a fare colazione. Non gli scrissi, se non per declinare qualsiasi invito mi fece. 
Era giusto così. 
Ogni tanto adesso lo sento e mi chiede come sto, io rispondo che va tutto bene, ma la avverto quella domanda, quella che ha intrappolata nella gola e non riesce a farmi, ma nemmeno a cacciare giù nello stomaco dove verrebbe digerita.
Non saprei nemmeno cosa rispondergli poi. Ok che hai due bicipiti che ci rimarrei attaccata per mesi senza mangiare, e che tutto il resto è pure meglio se posso, e che fai il cantante metal, ma di metallaro non c'hai niente, e lo capisco che quelle ti lanciano occhiate di fuoco e pregherebbero non so quale santo per essere al posto mio, ma io proprio non ce la faccio. Non fa proprio per me, adesso.
Avevo preso la vita di petto qualche mese prima, non sarei tornata subito a cuccia.
Non sono tornata nemmeno ora a dire il vero, se l'avessi fatto, tutte le cose belle che mi sono accadute e mi stanno capitando, non avrebbero potuto prender forma.
Mi faccio plasmare dai desideri, ecco tutto, e va benissimo così.


                                                                                                  Isotta

venerdì 12 aprile 2013

Impotenza.

Vorrei scrivere qualcosa di toccante, di talmente profondo da colmare le distanze che ho lasciato tra me e queste pagine bianche.
Non avrei mai voluto essere di nuovo qui, eppure eccomi. La verità è che per un po' sono stata bene. Bene è un parolone per quelli come me.
Le mie dita non fremevano sopra i tasti perchè in viso non c'erano lacrime, e se, comunque, nemmeno un sorriso, almeno non lacrime.
Un Natale, un compleanno ed una Pasqua, ecco quanto è duraturo il mio stare bene.
Giusto il tempo di poterlo realizzare e poi di nuovo vederlo schiantare sull'asfalto. Cosa cambia non lo so, e se lo sapessi probabilmente non esisterebbe più, vi porrei rimedio, dando per scontato di averne le capacità.
Adesso sono qui, probabile che per quante volte mi vedrete sparire, altrettante ritornerò.
Qualcosa nella mia vita è cambiato, ho finito gli esami, sono quasi finiti quattro mesi di internato, ho cambiato colore di capelli e profumo. Tuttavia sono sempre io, ed è con questo che faccio i conti, la sera.
Mi aggrappo alle scadenze, come se fossero svolte epocali pronte a donarmi un cambiamento talmente radicale da stravolgermi la vita. Così, ogni volta di più, sbatto contro il fatto che niente cambierà mai, finchè non cambierò io.
L'orologio fa tic-tac. Credo che il fallimento sia essere esattamente quello che ti eri ripromessa di non essere.
A Luglio prenderò una laurea di cui non mi è importato niente e di cui non mi importerà niente, poi che ne sarà di me?
Ho così tanto aspettato di poter ritornare finalmente a casa, al Paesello. Sarà l'ennesima delusione? Credo proprio di si.
Finirò ad essere chi? Io senza libri non sono nessuno. Per paura sposerò l'uomo da cui cerco da troppo tempo disperatamente di allontanarmi, ma di cui non posso fare a meno visto che è l'unico essere umano, a prescindere dal fatto che la stima che provo nei suoi confronti non è in grado di classificarlo tale, un vermetto, al massimo, senza offesa per i vermetti, a degnarsi di starmi accanto, senza capirmi o voler sforzarsi di farlo, suppongo, ma ci si accontenta.
Allora eccomi qua, nel brodo lamentoso in cui mi piace tanto crogiolarmi.
Domani passa, ma oggi avevo voglia di tornare.
Aspetto qui, qualcosa.


                                                                                               Isotta

martedì 24 luglio 2012

Quando la tempesta viene dal mare...

"Ma cosa ne volete sapere voi che state in montagna" ci dicono. Come se per conoscerlo, per conoscerlo veramente, il mare lo si debba sentir bussare alla finestra. Eppure loro non lo sanno. Non sanno che da ognuna delle nostre, di finestre, il mare si vede eccome. Le case seguono la linea del profilo della montagna, e curvano per poter stare lì, ferme e sospese, come il viso di un uomo sui fianchi rotondi della sua donna dopo aver fatto l'amore. Il sole muore laggiù ogni sera. E non lo possono sapere da che posizione privilegiata lo vediamo noi, il mare. A perdita d'occhio, la collina che si apre in pianura, i paesi e le loro luci, fino a che il verde smeraldo lambisce l'azzurro. Le scintille gialle che ballano sull'increspatura dell'onda di giorno e quelle bianche della Luna che cullano il blu della sera. Le gru del porto, stagliate all'orizzonte sembrano le giraffe africane di quei documentari in tivù. Se sali sulle terrazze lo senti persino, l'odore del mare. E' lì da sempre. Lo conosciamo eccome.
Vivere quassù è sapere che dei nuvoloni alle spalle non c'è da preoccuparsi, ma che se la tempesta viene dal mare, allora durerà. Stiamo a guardare, sospesi in altezza, le nubi addensarsi sull'acqua, cambiarne il colore, scurirne la linea dell'orizzonte prima impercettibile, il vento gonfiare le onde e smuovere il fondale. E ci siamo ancora a guardare, a vederla passare, quando la furia è sopita, il cielo si riprende l'azzurro e il mare torna a specchiarlo.
Se l'hai visto da sempre però lo riconosci, quel momento strano, in cui in apparenza tutto sembra tornato alla normalità e invece c'è ancora tanto lavoro da fare, tanta attesa da far correre via. Il vento lascia il passo alla brezza leggera, il sole torna padrone solitario e luminoso, ma l'acqua è torbida. La tempesta lo travolge, passa indisturbata fino ad abbandonarlo lasciandolo solo a sistemare i danni del suo passaggio.
Le tempeste si comportano così col mondo. Generano il caos. E se per caso esistesse una calma tutta apparente, a loro non importa nulla, arrivano e distruggono, portano a galla verità, dubbi e incertezze, quegli stessi mostri che avevi faticosamente cercato di mettere a dormire sotto una coperta di normalità.
Quando ti impegni tanto a sgomberare la mente dai nuvoloni neri, arginado i pensieri, occupando gli spazi lasciati vuoti con i buoni propsiti, lo devi mettere in conto. Prima o poi la stanchezza si farà sentire e allora tu mostrerai il fianco scoperto, permettendo così alla tempesta di trovare un varco. E in men che non si dica ti ritrovi a testa in giù, senz'aria, sbattuta sulla battigia dalla risacca, confusa e senza forze.
Poi ti tiri su e capisci di aver sbagliato ancora. Che non dovevi, non potevi permettere alla tempesta di arrivare, che ti avrebbe distrutta ancora e sarebbe stato inutile tutto quel ricostruire, seppur in apparenza, una vita. Sforzi vani, impegno deriso.
Ma i buoni propositi bruciano tra le fiamme, quando tra le lenzuola ed il suo petto è il posto a cui senti di appartenere, quando il tuo corpo sembra fatto a misura per accogliere il suo e l'odore delle vostre pelli che si mischiano è un antico canto tribale. E' tutto inutile e perso quando la mia debolezza incontra la sua sfacciatagine.
E' stata inutile e persa la guerra contro me medesima, perchè sono ancora una volta qui a maledire il destino che ha fatto lui così, così perfetto e così dannatamente sbagliato, per me. Me, così debole e dannatamente persa per lui.
Si frantuma tutto quando i suoi occhi mi percorrono il corpo, anche le mie ossa sgretolano. E non c'è nulla che si può fare. C'è solo da aspettare che la tempesta passi, valutare i danni e mettersi a ricostruire.
Per quanta forza serva, per quanto coraggio ci voglia, bisogna farlo.

                                                                                            Isotta

venerdì 18 maggio 2012

Buoni propositi!

Una tazza di thè verde ogni giorno alle cinque. Bere molta più acqua del solito e nessuna bibita gassata. Alzarsi presto, non andare a letto tardi. Mangiare frutta e verdura fresca, niente altro. Iscriversi ad un corso di yoga, andare il sabato mattina a fare volontariato al canile. Mettere i cetrioli sugli occhi e farsi una maschera casalinga, l'impacco per i capelli e rinnovare la manicure. Indossare il profumo. Passeggiare lentamente sotto i rami pieni di foglie rigogliose, tra la luce e l'ombra e respirare di nuovo. Prendersi cura di se.
Bastava così poco per riprendere in mano la mia mente, andata a farsi un giro un po' più in là del circondario? 
Pare di si.
Nel post precedente parlavo di Lui. Si, perchè c'era stato un nuovo momento di pace, ma evidentemente scriverne sul blog non fa bene. La vacanza, il tempo condiviso. Quella vicinanza che non mi permette di resistere. Adesso è nuovamente tutto sparso in mille pezzi sul pavimento. Fino a ieri non lo era. Oggi si.
Ma infondo le cose succedono, vanno, vengono, tornano. E' questo restare irrosolti la molla che fa poi riscattare tutto, ancora. E' un circolo vizioso.
L'attrazione che ti avvicina, l'incompatibilità che ti allontana.
Quando sarò abbastanza matura da scegliere una via, definitivamente? Dopo un po' le montagne russe stancano, l'adrenalina iniziale si trasforma in nausea e voglia di scendere. Io voglio scendere, lui vuole scendere. Forse è l'unica cosa su cui ci troviamo d'accordo.
Non ho la forza di ricostruire la mia vita. Sto a fatica riuscendo a tenere le redini della mente, non posso occuparmi di altro adesso. Allora ho deciso che aspetterò che il tempo passi. Berrò thè verde e continuerò a fare yoga, mangierò verdure tra una seduta e l'altra dalla psicologa, mi renderò utile per i cani del canile, nonostante niente che io possa fare sarà in grado di ricambiare la loro gratitudine per una manciata di crocchette e mezz'ora nell'area di sgambamento. Darò gli esami che mi mancano, ruberò l'energia stesa al sole. Non penserò a lui, ai nostri problemi, quando sentirò la fitta della malinconia spingerò la mente verso altro, e se mi mancherà un'abbraccio o una voce amica mi guarderò allo specchio. Voglio bastare a me stessa adesso.
Non voglio avere bisogno di nessuno.
Devo caricarmi il mio peso e portarlo avanti io stessa, senza far fare il lavoro sporco a terzi. Scriverò di cose belle, niente più pensieri cupi e contorti, scriverò di pomeriggi al parco e giornate calde in piscina, di vestiti nuovi e colorati, di gusti di gelato e zanzare impertinenti, di pile di libri e firme sul libretto.
E poi voglio parlare dei miei progetti, delle mie idee sui temi attuali, dell'estate calda e delle piogge improvvise, dei giri in centro, di quando tornerò a casa.
E allora lui svanirà tra le pieghe dei ricordi, e una delle mie grandi ferite si rimarginerà poco alla volta. Tanto che quando sarò a mare, nemmeno il sale la farà più bruciare.
Non il sale, non il sole, non il passato.
In quel momento, si aprirà il nuovo capitolo della mia vita e mi impegnerò a renderlo migliore dell'appena concluso.

Il prossimo post, sarà dedicato ai giochini ed ai premi per cui sono stata citata, perdonate l'ulteriore rinvio, ma mi premeva mettere nero rosa su bianco il mio stato d'animo attuale. Tornerò a leggere quando sarò scoraggiata e mi sarà d'aiuto!

Qualche programma per sabato e domenica???
In ogni caso, passate uno splendido weekend!

                                                                      Isotta.

mercoledì 16 maggio 2012

Correva l'anno...2012 mi pare!

Io e il tempismo. Essì, perchè se dovessi seguire i miei ritmi adesso dovrei pubblicare il post sul Natale ed a Capodanno prossimo quello dell'Estate 2012. Ma vabeh!
Voi che avete fatto per il Tower Bridge delle vacanze quest anno? Io tra il 25 e l'1 sono stata rapita e trascinata in Valle d'Aosta.
Sento un coro unanime provenire da lì in fondo moltiplicare lo bisbigliato " E che ci sei andata a prendere in Valle d'Aosta. Tra fine Aprile ed inizio Maggio? "
Roba che anche i lavoratori stagionali in questo periodo scappano per tornare ognuno a casa sua, mentre quelli che ci abitano (avete tutta la mia stima) bramano di andar via per poter vedere un po' di cielo che non sia rinchiuso, per ognidove, da cime irte ed imbiancate.
Che poi lo sapete, io sono una fortunella. 
E sapete anche che odio il freddo e con 40°C le sere d'Agosto metto il maglioncino sulle spalle. Si, sono una tipa da maglioncino sulle spalle, #freddolosiPride!
Adesso, ricordate il meteo di quei giorni? Se siete stati al mare lo ricorderete per ovvie motivazioni:
-Sole e caldo su tutta la Penisola, ad eccezione delle Alpi Occidentali, dove la   perturbazione continua a causa della bassa pressione. Possibili rovesci sulla Valle d'Aosta. -
Ma bene. Ma grazie Murphy! Perchè tu lo sai bene quanto io ami le montagne e la pioggia! Eppoi ho le ballerine, dio santo, le ballerine e c'è ancora la neve lassù!
Siamo passati da Vercelli, tipica cittadina del Nord, con il portico che costeggia la piazza principale, e protegge dalla vista la statua che troneggia al centro.
 
La mia dolce metà: "Ah ma quello è Churchill!"

Io tra un poco non mi affogo: " mpf..mpf... ma che accidentaccio stai dicendo, ma non lo riconosci?"

Lui: "ehm...sinceramente no!"

Io: "comunque se fanno una versione di iPupieleSecchione ti iscrivo. Inutile conoscere tutto il regno animale e tutto il resto...se non ricordi la faccia paffuta e magagnosa del buon(si fa per dire) vecchio Camillo!"

E insomma... eccola qui.
Poi, tanto per cambiare Lui aveva fame, allora dopo aver girovagato alla ricerca di un misero barricino aperto, ci saremmo accontentati anche di un gelato alla fine, siamo andati verso l'unico supermercato coi parcheggi pieni e ci siamo arrangiati con due panfocaccia farciti di pomodoro,mozzarella e insalata, no sale no olio. Ma quando hai fame va bene tutto, purchè non sia niente che abbia avuto gli occhi, certo!
Continuando verso la nostra meta, siamo stati rapiti dal cambiamento di paesaggio. Passare dalle pianure nel cuore della Pianura Padana alle colline e, poi, montagne piemontesi è fantastico. Rallentavamo ogni due per tre, in modo da poter scorgere meglio i castelli, le cascine diroccate, qualunque animale. Si perchè è un rompicojones! Qualunque animale attira la sua attenzione più di qualsiasi altra cosa, e vorrei ricordare che l'animalista sono io, vabbbene!
Appena arrivati ad Aosta siamo andati a prendere un caffè in centro, anche perchè dovevamo aspettare che gli amici che ci hanno ospitato, concludessero i loro impegni e ci raggiungessero! Come mi pare di avervi già detto, c'è un vero e proprio gemellaggio tra il mio paesello e la città della Vallèe. Chiunque sia partito in cerca di lavoro ha fatto prima tappa ad Aosta. Mio nonno stesso ci ha lavorato, mia nonna ci ha vissuto fino all'età di dieci anni. Ho zii e parenti lì, ed adesso anche molti dei nostri amici sono saliti fin lassù per lavorare. Se tutti i compaesani che vivono nella valle tornassero a casa...non avremmo più posto, straborderebbero i confini.
In fondo è per questo che ci siamo andati, che è il luogo più vicino da raggiungere dove ti senti comunque a casa, dove camminando per le strade ti senti chiamare per nome e con quell accento che nessuno riesce a togliersi, anche dopo anni!
Abbiamo visto tutti, ma proprio tutti. Siamo stati invitati a mille cene, ma non ce l'avremmo mai fatta ad accontentare tutti. Siamo stati bene, nonostante il freddo e la malinconia che le ombre cupe delle montagne chiuse a mo' di mura di cinta, formano, siamo stati bene, ci siamo sentiti a nostro agio. A casa.
Cosa ricordo di più? Oltre all'aver mangiato come se non ci fosse un domani, intendete?!
I tetti in pietra, i giardini curati e perfetti, i comignoli ancora in uso, il loro fumo disfarsi tra le montagne imponenti, bianche nonostante il calendario, alte, talmente alte da farti sentire in trappola, da impedirti di vedere più in là, un orizzonte.
Chiacchieravo con la ragazza del nostro amico sul fatto che io non riuscirei mai ad abitare lì, a stanziarmi, perchè essendo incline alla depressione, la mancanza di luce e spazio, anche se solo visivo,il freddo perenne, mi porterebbero al suicidio. E lei mi ha risposto che ho ragione, che di recente hanno condotto uno studio che ha dimostrato che l'elevato (il più alto d'Italia) numero di suicidi è dovuto proprio a questa sensazione di oppressione. E ci credo.
Non me ne voglia chi è felice di abitare da quelle parti, sono posti che tolgono il fiato, è che semplicemente per chi ama ed è abituato ad aprire la finestra al mattino e gettare lo sguardo oltre il mare, verso la Sicilia, non è fattibile, non è pensabile vivere in una gola delle Alpi!
Ecco alcune foto per mostrarvi che aldilà della mia personalissima sensazione è un posto assolutamente da visitare!
Non è adorabile la casina in miniatura? Identica a quelle reali!
Queste sono solo una misera, piccolissima parte delle foto che abbiamo fatto...se ci riesco faccio un secondo post sugli animali che abbiamo avvistato, e vi racconterò come!

Risalgo la corrente, 
grazie per i commenti e l'essermi stati vicini...

                                                                              Isotta

P.S. Oggi in varie città d'Italia sono state organizzate manifestazioni contro Green Hill. Se non potete o volete partecipare, vi invito almeno a firmare la petizione. E' importante far chiudere quel luogo di morte schiavo del profitto e del denaro, dove anime innocenti vengono trattate peggio d'immondizia, come fossero oggetti!
Noi diciamo no, non stiamo a guardare, non nascondiamoci, non siamo struzzi...è arrivato il momento di provarlo!
Per maggiori informazioni www.fermaregreenhill.net

domenica 6 maggio 2012

L' assenza, di qualsiasi cosa vi manchi...

L'aria umida non lascia scampo ai tiepidi raggi di Sole. Questa Primavera non arriva, eppure è quello di cui avremmo bisogno. Dopo l'Inverno, dopo la pioggia. Dopo le tazze fumanti e i libri di scuola, i rami spogli e le sciarpe di lana. L'attesa.
E' fisiologico desiderare un respiro. Un attimo di dolce riposo per riabilitare il piacere, la pausa rigeneratrice di forza, di fare, d'impegno. 
La verità è che ci vedo come palloncini vuoti. Involucri colorati che hanno sfidato il vento, gonfi di vita, di buoni propositi, rimpinzati a dovere di doveri. Sballottati su e giù, come palline di un flipper impazzito nelle mani di un sadico destino. E mi sono un po' rotta le balle. Della crisi, del tempo, di Belen&Corona, dei risultati, degli appelli di giugno, delle aspettative mie o di mia madre, della Juve che torna al pareggio, degli Europei (e che l'Ucraina si fotta, io non li guardo, perchè mi piace il calcio è vero, ma prima, sempre prima di tutto, amo gli animali. Che è un'altra cosa). 
Sono stanca del mio armadio e del mio portafoglio che custodisce le fatiche di qualcun'altro, della disoccupazione e del terrore di rimanere a vita una mantenuta, ciò mi attanaglia. Della consapevolezza di essersi immolati per niente.

Foto scattata da lui
Mi hanno veramente saturato le scatole gli incubi, così reali da togliermi la voglia di dormire, per paura di farne degli altri, peggiori dei precedenti, come se fosse possibile. La lontananza e i mille arrivederci, sussurrati a denti stretti e con gli occhi lucidi, mentre il cancello automatico si apre e le ruote si perdono sull'asfalto. Scene viste. Straviste, ancora e ancora, nel più bello dei supplizi. 
Si perchè ritrovare chi ami è ritrovare chi eri, o sei stato. O forse, a ben guardare, è ritrovare chi sei e vuoi essere, senza il coraggio di ammetterlo. Che non te ne fai niente del resto, quando in due settimane hai respirato più a fondo degli ultimi tre mesi. Cosa mai puoi esserci di brutto nell'Universo intero, quando il "bum" cadenzato di quel cuore è meglio del valium? E come fai a scordare l'odore della pelle che hai fiutato dal primo sguardo? Gli odori sono sensazionali, ti sbattono al centro di vecchie emozioni, nello scorrere di un battito di ciglia. E all'improvviso sei a casa, e sei tu. Perchè qui ed ora è casa in ogni dove se c'è lui
I progetti si gonfiano in aria come mongolfiere date alle fiamme, speranzosi si librano in volo, da lassù è più facile decidere dove attecchire, chissà quando, con radici profonde. Le radici che prima di tutto vi tengono assieme, e che sono quelle fondamentali per poi ricamarci sopra il resto.
Una vita.
Io voglio vivere. E non posso finchè non mi libero da tutto il fango che ho ingoiato, che ho intorno e mi divora la pelle. Per offrire ed avere una vita che possa chiamarsi tale, io devo passare tra questo. Addentare il senso di ciò che sono, spingermi in là, nei cunicoli bui che mi corrodono i pensieri, scovare il mostro che ingoia la serenità, combattere il dolore e la paura, fortificare gli occhi, troppo a lungo lasciati senza luce. Che si sta bene avendo una roccia accanto, ma non è tutto. Io pure voglio essere una roccia, anche per essere quella di qualcuno, se un giorno servirà.
E può fare paura. (Dio. Sapeste quanta ne fa anche a me!)
Sono terribili gli appuntamenti segnati di settimana in settimana e le verità che ne vengono fuori, come sono terribili i minuti in cui dopo ogni domanda guardo fuori dalla piccola finestra per prendere respiro, trovare coraggio, dare una forma al pensiero. Però è utile, o almeno così dicono. E serve a me, per tornare a ballare a tempo e respirare di pancia, per dire parole nuove, gentili, sincere.
Servirà a noi. E allora va bene.
Perchè su quella grande bilancia d'ottone, con le braccia lunghe ed oscillanti, la cosa che vale il peso dell'attesa, delle rinunce, della fatica, dell'orgoglio messo a tacere, dei sogni ricuciti a misura, delle chiacchiere, degli sbagli, delle scuse, degli infiniti addii e dei sempre nuovi arrivederci, siamo noi.
Coi difetti, le incomprensioni e le litigate. Sulle montagne russe, ma sempre e solo noi. Insieme.

Piove ancora, e l'assenza è così forte che mi pare di vederla. 
Proverò a riempire lo spazio lasciato vuoto, ho promesso, con il "fare", "vedere", "creare". Il tempo va via così, l'unica cosa che possiamo modificare è la percezione che abbiamo del suo cambiamento. E lo renderò fruttuoso. E' una promessa, un obiettivo.

                                                                                   Isotta

sabato 11 febbraio 2012

Un nuovo giorno...

Ci siamo arrivati vicino così tante volte. Dicevamo basta e poi puntualmente non lo era, capitava di sfiorarsi la mano ed allora era un casino o guardando a fondo negli occhi potevi vederci il punto esatto del cuore dal quale sgorgano le lacrime e non era mai un'addio. Una volta ci siamo persino lasciati con un bacio...maddai, è un ossimoro!
Stasera è stato diverso. Lo guardavo spiegarsi, cercare di farmi capire che avevo frainteso e non vedevo nient'altro che una persona, un ragazzo un po' troppo cocciuto e pragmatico, presuntuoso e orgoglioso, ma di quell'orgoglio da bambino più che da uomo. E un po' mi dispiaceva pure. Ma di quello che c'era prima, quegli occhi che credevo innamorati, quelle braccia forti che erano il mio rifugio, quel profumo della pelle che mi faceva partire per la tangente. Oggi non era più Lui, oggi era un tale.
E sono pronta a scommettere che per lui è stata esattamente la stessa cosa.
Non so decidere se sia una cosa negativa o positiva, ci devo ragionare bene questa notte, ma a mente calda opto per la seconda. E non so come sia potuto succedere che in tre miseri giorni mi sia passata! Quella notte ho creduto veramente di morire per il dolore. Forse è stato proprio questo exploit, è esploso tutto ed ha bruciato i sentimenti e asciugato le lacrime in un colpo solo, rapido e (sifaperdì ) indolore! 
E' finita. Chiusa. Andata. Basta.
Ci siamo chiariti, abbiamo spiegato le nostre ragioni senza alzare la voce, aspettando che l'altro finisse e, meraviglia, siamo stati d'accordo su molte cose, tra cui, le principali: che ci abbiamo provato, che siamo incompatibilmente diversi in ognicosapossibileedimmaginabile, che è giusto lasciarsi, ma facciomolo civilmente che, perdiamine, abbiamo un'età! Ah dimenticavo, che nonostante tutto ci servirà in futuro per non commettere gli stessi errori!
Cioè, in pratica i tizi dei fotoromanzi ci fanno una MiddletonJunior (= pippa, tanto pe' dì).
Devo ammettere che continuo a non credere ad una sola parola che mi ha raccontato, ma comunque un paio di cose le avevo travisate per davvero, facendo un quadro più tragico di quel che in realtà era, ma che comunque già di per se' bastava.
Un'altra cosa strana, per noi me e il tale, è che abbiamo discusso per un tempo ragionevole, sono uscita alle 10.30 circa, allo scoccare della mezzanotte mi chiudevo la porta di casa alle spalle, a proposito sono tornata a casa tra un trambusto e l'altro mi ero dimenticata di dirlo, essì che non siete mica tonte, altrimenti come ci parlavo con lui, ma tanto per esplicitare. 
Adesso però passiamo alle note dolenti, va bene tutto, e vi garantisco che la mattina dell'otto mi sono svegliata dopo una dormita da Re e mi sentivo più leggera, ma quando gli ho detto "allora ciao", aperto lo sportello, messo un piede fuori e lui ha risposto "ciao", ho sentito una fitta allo stomaco e per paura non l'ho nemmeno guardato in faccia, non saprò mai che faccia aveva fatto! La tristezza che sento però non è dovuta alla rottura, su quello ci abbiamo meditado a lungo ma è veramente l'unica cosa ragionevole da fare per far stare bene entrambi, è più una malinconia per il fatto che si è chiuso un capitolo della mia vita che, nel bene e e nel male, è stato significativo. Non solo per quando col cuore impazzito e la voce intrisa di timore gli ho sussurrato "spogliami" e quello che ne è seguito, non solo per l'aver scoperto che è bello avere qualcuno vicino e non voglio impormi di farne a meno o per le pochissime volte in cui l'ho visto felice a causa mia, più che altro per ciò che è cambiato dentro di me, per i sentimenti mai provati prima e di cui ora so non posso e voglio fare a meno, per lo schizzo dell'abito da sposa che prima ripudiavo come idea immonda e invece ora vorrei indossare, per l'aver capito che andarsene non è la soluzione se i fantasmi te li porti dentro, come si fa la parmigiana e si riparte in salita. Per aver imparato a mie spese che le Bestie non si trasformano automaticamente in principi, che non è scontato o automatico, ci vuole un Amore grande, immenso, dedito, e quello no, non l'ho imparato per niente. Quello ancora, devo impararlo. 

P.S.  Non essendo una bloggher, ma una che scrive cagate su internet, non avevo considerato fondamentale ai fini della mia esistenza una casella di posta per il blog.
Mi pento amaramente, ho rimediato, ma a mio favore voglio dire, signor giudice :P, che non credevo che qualcuno potesse mai leggere le mie svalvolate e addirittura volermi mandare una mail! Quindi sappiate che so che può sembrare scontato e banale, ma vi ringrazio tanto per esserci, essì la mia vita è così patetica che i vostri commenti mi fanno commuovere, mi spronano e mi incoraggiano...Grazie, sincero!
Bando alle ciance la mail è piecesofagreeneyesgirl@hotmail.it , aspetto eh!

                                                                          Isotta

martedì 7 febbraio 2012

Mi sono svegliata ieri mattino alle 9.00, c'era un cielo azzurro azzurro e tutti gli alberi ghiacciati, brillanti, le strade e i tetti ricoperti di neve, pareva di essere a Narnia.
Sono passate 33 ore da allora e i miei occhi non si sono chiusi un attimo, anzi, hanno avuto il loro bel da fare.
Uscita da una delle tante settimane di litigio ero stata contenta di rispondere alle sue chiamate, ero felice del fatto che finalmente si fosse deciso a fare  qualche passo verso la riappacificazione, ma allo stesso modo cercavo di non darla a vedere, tutta questa gioia.
Passa così il pomeriggio, tra chiacchiere fugaci e parole appesa alla cornetta. Poi la sera il silenzio. Di nuovo.
Vengo a sapere che è successo un'evento straordinario al quale nessun ragazzo di 26 anni (prossimi 27) può rinunciare: cadono due fiocchi di neve.
Mi arrabbio con me stessa, mi considero intelligente eppure casco sempre sui soliti errori, poi però mi chiedo "di chi ti fidi di più? E' tutto qui il senso delle cose."
Ti fidi di te stessa, del tuo istinto, del sesto e del settimo senso, o di lui? Di quello che al telefono ti dice che sta facendo il bagno al cane, ma tu sai che quel cane è morto da settimane; di quello che giura e spergiura che è in un posto, addirittura è pronto a mandarti la fotografia, mentre tu hai la foto reale davanti, e si trova da tutt'altra parte? Tanto per citare le prime due fesserie che ho ascoltato, del bilione che mi viene in mente.
Allora ti svegli per un attimo dal torpore nel quale sei piombata cinque lunghissimi anni fa e ti dai da fare.
Forzo facebook, che è l'emblema della rottura delle coppie, il posto perfetto per fare magagne e scovarle se ne sei alla ricerca; che mi denunci, ecco è scritto nero su bianco, ho hackerato e ravanato tra tutto, dagli amici, alle foto...ma la cosa veramente fondamentale sono i messaggi e fb ti fa anche il favore di salvare come tali le cronologie delle chat...niente da fa', Zuckerberg è un fottuto genio!
C'è di tutto, scambio di apprezzamenti su materiale femminile vario con gli amici, scambio di filmini pornografici con ragazze che io conosco a malapena, disperate rischieste di uscire quando a me diceva che erano gli altri ad implorarlo di farlo, e poi finalmente la pugnalata con la P maiuscola, anni e anni di menzogne, di accuse di essere una pazza visionaria, di immaginarmi il marcio, quando il marcio ce l'ho sempre avuto a fianco, in carne ed ossa.
Come ho fatto? Come ci sono cascata? Isotta tu sei diffidente, disillusa, cinica a tratti, come hai fatto? E' stato furbo, c'è da renderne atto, è stato capace di attuare la più infallibile delle tecniche, la più spietata delle baracconate: si è costruito addosso la figura di vittima (la mia famiglia lo ha sempre difeso, puor parler...), schiavo delle restrizioni di una sadica, si è fatto agnello, ha operato un lento e progressivo convincimento tanto da farmi sentire una stronza, la strega delle favole che infieriva contro il povero disperato che aveva sacrificato tutto pur di starmi accanto.
Un vero maestro. Non avrei saputo fare di meglio. Neanche idearlo, a dire il vero.
Allora realizzi che la frustrazione che avevi è reale, che le cose non me le immaginavo, ce le avevo davanti agli occhi ma il teatrino che mi era stato costruito in testa e un po' di sentimento cancellavano l'ovvio. E alzarsi per gli incubi nel cuore della notte, fradicia di sudore freddo con un tamburo nel petto acquista finalmente il giusto valore. Le risatine sotto i baffi che era sempre un "ma sei paranoica", erano reali. Gli attacchi di panico, gli isterismi avevano un fondamento concreto, altro che "hai bisogno dello psicologo". E scopri anche che eri veramente innamorata, lo sei ancora a dire il vero. Nonostante tu abbia sempre pensato di essere in difetto nei confronti del suo grandeamore, realizzi che era esattamente il contrario. Che a pensarci bene sei sempre stata tu a telefonare, a porgerti per un bacio a parlare per prima, a investire sentimento.
Il mondo addosso. Tutto quello che avevi costruito, per ovvie ragioni solo nella tua di testa, distrutto da una bomba atomica; le certezze, la fiducia, l'impegno, infangati dal peggiore degli esseri, un uomo.
E come la risolvi adesso? A chi potrai mai credere, più? A chi avrai il coraggio di dare una chance? Dove troverai la forza, se la tua forza era lui? Non lo so.
Sono stata tradita dalla persona a cui ero disposta a dare tutto, e adesso lo posso dire con certezza, dato che dopo tutto ciò il mio unico pensiero è come farò a vivere senza di te..
Io oggi sono morta.

                                                                                 Isotta.

martedì 31 gennaio 2012

La consolazione dello studente(pigro) sotto esami!

Al telefono...



"...Che poi chi me la fa fare, voglio dire, mica i miei mi hanno minacciato dicendo che mi tagliano i viveri se mi laureo con qualche anno di ritardo?!"
"Aehm..Isotta, diciamo che ti sei minacciata da sola. Sempre."
"Si okay..ma non ne capisco il motivo! Tutta questa anzia di finire da dove mi viene?"
"Dal fatto, ad esempio che mentre gli altri studiano per fare gli esami con calma tu sei a casa stravaccata sul divano o al parco con Buddy o in giro con me.."
"Vorresti dire che non faccio niente??????"
"No. Che però facendo 7 esami in una settimana e mezzo, il resto del tempo lo dedichi ad altro...Nel tuo caso, a dormire per esempio."
"Si, si so quello che faccio..ma vorrei sapere perchè lo faccio! Che come sempre sono io la causa dei miei mali!"
"..."
"Pronto?!"
"Facendo due calcoli: stai a casa sei mesi all'anno, a fare niente, i restanti sei mesi studi e fai gli esami. Ciò significa che se sono passati quattro anni, di studio reale tu ne hai fatti 2...
"Non ti seguo..."
"Si lo so che la matematica di prima elementare non fa per te...comunque questo significa che se continui così, ti sarai laureata in due anni e mezzo!"
"..." (Elaborazione del concetto in corso)
"Sai che mi sa proprio che ho fatto più che bene a far così!"
"Torna a studiare va'...e smettila di lamentarti."

Scusate se non sono presente sui vostri blog! Scusate perchè non ho ancora risposto per l' indirizzo e-mail, per non aver ancora partecipato al GiveAway e per non avere il tempo di scrivere degli altri premietti ricevuti...
Mi rifarò appena possibile!
Intanto, sperando che il cervello non mi lasci a piedi proprio come una vecchia macchina che esplode a pochi metri dall'arrivo in collina, vi lascio un salutino..mi rimetto a studiare.
Baci a tutti!

P.S. Mamma mia che freddo...e come nevica!

                                                                                  Isotta

domenica 8 gennaio 2012

Quando si dice un'epifania!

Mio disegn..aehm, scarabocchio!
Eccola, al buio, sotto le coperte a crogiolarsi nelle lacrime salate che vengon direttamente fuori dalla convinzione più ferma che lei è una poveraccia a cui nessuno vuole bene, un'incompresa tagliata fuori dalla famiglia, abbandonata a se stessa dal ragazzo sbagliato che non la ama, sola a combattere contro il mondo intero, lei un esserino fragile e indifeso...
Ma che testa ho?
Ma dico, come ho fatto a non accorgermene prima?Mi vanto di essere perspicace e poi? Inciampo sul mio stesso naso?

Ho passato così tanto tempo a lamentarmi di come gli altri si comportano nei miei confronti che ho perso di vista il modo in cui io mi comporto con gli altri. Ho guardato così a lungo allo specchio i miei occhi tristi da non riuscire a riconoscere quelli di nessun altro. Ho detto, scritto, talmente tante volte "io" da non sapere più che ci sono altri "io" da leggere o ascoltare. Ho una valanga dell'Himalaya di difetti, ma all'egoismo ed all'egocentrismo spetta senza dubbio il primo posto, parimerito.
Isotta, cosa vuole Isotta, di cosa ha bisogno Isotta, la mamma di Isotta, il papà di Isotta, la sorella di Isotta, i nonni di Isotta, il ragazzo di Isotta, gli amici di Isotta, i desideri di Isotta, cosa devono fare loro per Isotta. Solo me, sempre me.
E poi BUUM, in una serata un po' così, con gli occhi pesanti e la tivù in sottofondo, mentre penso come sempre a quanto tutti siano ingiusti con me, a quanto la vita sia stata cattiva, arriva l'illuminazione: uno squarcio di azzurro nel temporale, piccolo, piccolo ma talmente forte da spazzar via il brutto tempo; come la pioggia d'autunno a dissetare la terra d'agosto, come il risultato, finalmente, corretto nel compito di matematica. E la tua strada appare chiara manco avessi il GPS.
Ma io cosa sono per gli altri? Solo Isotta.
Mai figlia. Non ricordo mai di aver dato una mano, per nulla, dalle faccende, alle commissioni, al semplice offrire un orecchio o un'idea. Ho trascorso le ore lontano, non ho partecipato ai discorsi seri, alle preoccupazioni, agli inviti a tirar avanti; non ho mai alleviato un mal di testa porgendo un cuscino o prendendomi una responsabilità. Ho aggravato il tutto, appioppando colpe e cattivi pensieri, aggiungendo miei impegni delegandoli a loro, scrollandomi di dosso responsabilità mie senza curarmi che qualcuno le avesse raccolte. Non ho mai detto grazie per questo. Peggio, non ho mai capito di doverlo fare.
Mai nipote. I miei nonni materni sono parte integrante della famiglia al punto che da piccola li chiamavo spesso mamma o papà. Mi hanno cresciuta, e ancora adesso tutti gli sfizi che possiedo li devo a loro, noi gli dobbiamo tutto. Eppure non ho mai alzato il culo quando mi serve il bicchiere o la forchetta o la Luna, ho sempre chiesto e mi è stato dato. Non ho mai fatto una capatina in farmacia per loro, la fanno loro per me al massimo. Non ho mai ascoltato le storielle noiose della loro gioventù, gli sputo addosso la loro vecchiaia appena ne ho occasione, non ho soprasseduto ma inveito contro la loro non voluta ignoranza, contro i consigli sinceri, contro il desiderio di farmi una carezza non di riceverla. Non hanno mai chiesto niente, ma io ho avuto tutto e pure di più. Ancora non ho mai ringraziato, pensando che tutto mi sia dovuto.
Mai sorella. Ho chiuso i rapporti prima ancora che potessero nascere. Non l'ho mai presa in braccio quando era piccola e paffuta, non ci ho mai giocato quando era sola e traballante sulle gambe e mi chiamava con quell'appellativo buffo, non l'ho mai portata con me e le amichette a giocare fuori quando piangeva disperata perchè voleva solo stare con me. Non sono andata a vederla alle recite o a trovarla all'ospedale quando stava per lasciarci le penne, non le ho mai letto una storia o semplicemente fatta avvicinare abbastanza da potermi sfiorare. Ora non le ho mai detto che è brava a ballare più di me che sono il suo idolo, che è più bella di me indipendentemente da come ci vede e che no, non deve rammaricarsi se è più alta, e infine che è immensamente più capace di me a vivere. Mai una carezza a chi a sei anni scriveva su un giornalino delle Bratz che la persona a chi vuole assomigliare è sua sorella.
Mai amica vera. Non telefono mai, non mando nemmeno messaggi, manco per le feste, al massimo quando ci si incontra mi limito ad un "come stai?" di cortesia. Chiamo quando c'è da organizzare qualcosa, uscire o divertirsi. Ora, come faccio a lamentarmi del fatto che mi sento poco considerata da loro, che in fin dei conti quando incontrano mia madre in paese almeno domandano Isotta? mentre io per 9mesi l'anno manca poco mi dimentico come si chiamano? No comment.
E per concludere in bellezza:
Mai fidanzata.Non ricordo una volta, in cinque anni, che io abbia fatto qualcosa esclusivamente per lui, di suo esclusivo gradimento. Le volte che ho tentato o ho miseramente fallito o spacciato miei desideri per suoi. Non ho gioito ai suoi successi e non ho pianto con lui, non ho accolto le diversità ma ho imposto cambiamenti, non ho capito le sue ragioni ma ribadito le mie, ho imposto il mio totalitarissimo o come dico io o niente, ho chiesto milioni di volte mi ami? senza mai dire sai che ti amo?. Ho preteso cose, donato niente; dato orari senza rispettarli, chiesto mille e riscosso diecimila. E poi ho sbagliato, a dare tutto questo perscontato, ovvio, dovuto. Mai detto grazie, sempre "non è abbastanza"

Do' mattina non proverò nulla di tutto ciò e l'epifania è bella che andata, quindi anche se lo vorrei fortemente cambiare atteggiamento non può rientrare nei buoni propositi per il 2012. Non posso dopo 20anni alzarmi e preparare il caffè, svegliare mia sorella con un abbraccio, chiedere umilmente perdono ai miei nonni, chiamare tutti gli amici che non cago da una vita e soprattutto far sapere a lui che lo amo, che nonostante tutto credo sia ora di arrendersi all'evidenza, e che basta non ho più voglia di fare la guerra ma solo e instancabilmente l'amore.
No, non ce la posso proprio fare. Ormai è andato, I totally screwed up!

                                                                           Isotta

domenica 11 dicembre 2011

1° Settimana Ufficiale Natalizia!

In questi giorni sono stata latitante dai blog..ma a fin di bene in quanto credo di essere stata più presente nella mia vita. Innanzitutto, dopo questo post, Lui è volato da me, per colmare distanze non misurate solo in Km, fino alla prossima rottura, lo sappiamo, ma a noi sta bene così.


Ho preparato i ravioli di zucca, e sperimentato la ricetta di economistapercaso.


Festeggiato l'apertura ufficiale del periodo natalizio, la mattina dell'otto, addobbando lamicrostanzaloft e con una bella giornata a Milano, nel pomeriggio, tra shopping, luci spettacolari e vetrine magnifiche, in compagnia di un'altra coppia, un nostro carissimo amico e la sua ragazza, nonchè mia veterinaria di fiducia ( diciamo che abbiamo coadiuvato la conoscenza circa un anno fa, hihihi! ). In serata abbiamo festeggiato il compleanno di lei con un'aperitivo, durante il quale abbiamo fugato ogni dubbio sulla nostra provenienza terrona con le pile di piatti vuoti che crescevano sul nostro tavolo, in evidente contrasto con il piattino unico, ancora pieno, della comitiva di milanesi del tavolo accanto. Io sono l'unica dei quattro che oltre ad essere vegetariana, mangia quanto un gattino di due mesi, gli altri compensano, mangiando come un branco di lupi affamati dopo l'inverno!




Per il resto, sto dormendo tanto, profondamente, abbracciata a Lui. Mangiamo, usciamo, parliamo poco e ridiamo tanto, ci teniamo vicini e ci guardiamo negli occhi, ci curiamo le ferite a vicenda e cerchiamo di fare pace.
Che si sa, a Natale siamo tutti più buoni.
                                                                                 Isotta

mercoledì 7 dicembre 2011

Un Candy per ricordare!

Quando sono un po' giù, una delle cose che faccio è andare a trovare Simo, il suo blog è accogliente proprio perchè ci si siede sul comodo divano e ci si sbellica dalle risate ascoltando le sue avventure. Partecipo molto volentieri al Candy di Natale, perchè mi è sembrata una bella idea festeggiare attraverso i ricordi che ognuno si porta nel cuore.
Ok il primo non posso ricordarlo, avevo solo una settimana, ma gli altri si:

I miei Natale sono stati più o meno tutti uguali: la sveglia presto, il cuore in gola che poi si scioglie alla vista dei pacchi regalo, e quanti pacchetti, tutti luccicosi e colorati, sotto l'albero addobbato dalle sapienti mani di mia madre, sempre lì, nel suo angolo vicino al caminetto, precedentemente acceso dal mio mattiniero papà, affinchè io e mia sorella non ci beccassimo un raffreddore proprio durante le feste. Le luci intermittenti dell'albero, il bambinello che la sera prima avevamo messo nella grotta, le ghirlande di aghi di pino, pigne e pungitopo sparse per casa a ricordare che è festa, La Festa, l'odore di caffè misto al leggero affumicato che ogni tanto sbuffava fuori dal camino. Scartare i regali, gli occhi di chi ti ama gioire per aver reso, i tuoi colmi di stupore ed entusiasmo, la telecamera che risprende ogni istante, per non perdere nulla di quei momenti magici. Le carte regalo distrutte dalla curiosità sparse sul parquet, a creare un caos che sa di famiglia e che rimarrà per tutto il giorno a testimone che qualcuno lì si è divertito come un pazzo. Il tempo vola quando sei felice, e infatti poi è un fuggi fuggi generale per arrivare in orario a Messa (tranne me). Lo scambio di auguri per le vie del mio paese, che ti consumi le guace a furia di schioccare bacetti a chi conosci, perchè ci conosciamo tutti, il "pranzo" a base di pennette col sugo semplice e cotoletta per gli altri, seitan per me, a casa dei nonni materni con la nonna che si dispera per il fatto che "vedo sempre gli altri comprare mille cose, fare mille prelibatezze, e in questa casa nessuno mangia niente!" e siamo fatti così, a noi mangiare non piace tanto! Le chiamate degli zii(ottavo grado circa) lontani, Nord, Canada, Australia, i messaggi degli amici e l'impossibilità di rispondere perchè il traffico telefonico è in tilt, le orecchie da renna al mio Buddy, coccole in più ai mie micioni, nel pomeriggio passare a salutare anche i nonni paterni, e tutti gli zii, quelli veri stavolta, i cuginetti che sfrecciano in una casa che a Natale torna ad essere piena di voci, com'era quando mio padre e i suoi fratelli erano piccoli, il pandoro che tutti mangiano tranne me, e la nonna che sapendolo mi fa trovare pronto il ciambellone e la nutella da spalmare sopra, accanto al vassoio. Ancora le luci, quelle negli occhi di tutti, perchè si sa, il Natale è una cosa meravigliosa!!
Ecco, io non ho un Natale che spicca sugli altri per un ricordo particolare, ma ho conservato nel cuore i ricordi dei particolari di questi 21 che ho vissuto! 
Ma se proprio mi sforzo, uno davvero speciale è stato quello precedente al prossimo. Per una serie sconosciuta di eventi, il mio ragazzo (oramai ex) decise di superare la timidezza e addirittura autoinvitarsi per la sera del 24. E' stato magnifico essere seduta a tavola, la sera della vigilia, con le persone che più amo a questo mondo! Non mancava nessuno, mio padre, mia madre, mia sorella, i miei nonni materni, quelli paterni sono sicura che erano lì lo stesso, Lui e, ciliegina sulla torta, i miei tesori pelosi al completo. Tutti avevamo un regalo, avevamo messo una musica natalizia di sottofondo durante "lo scarto" e niente, credevo di essere la protagonista di quei film americani sul Natale in cui, nella scena finale, tutti ridono e cantano, e sono stata felice, lo sono stata davvero!

P.S. Tra un'ora ho un esame..pensatemiiiii!!!

                                                                                    Isotta

sabato 3 dicembre 2011

Questo post non ha ragione di esistere...

Lo dicevo nel post precedente che Dicembre per me è un mese speciale...                                                                   
                                                                                    Come oggi, cinque anni fa.
Il freddo di un Dicembre appena iniziato, si appiccicava alle parti del corpo scoperte. L'aria era appesantita da quella solita umidità che fa capolino appena il sole si tuffa nella bocca del vulcano, e guardando verso l'infinito che si apre dalla vista della villetta puoi respirare quell'attimo di passaggio dalla luce al buio, devi essere fortunato però. 


Succede tutto nell'arco di un battito di ciglia, e devi costringerti a tenere gli occhi aperti e fissi lungo la linea tre cielo e mare, nonostante il freddo di Dicembre li pizzichi, devi essere forte, sbarrare gli occhi per far si che quello spettacolo ci possa entrare tutto e colorarli di rosa, azzurro, arancione o le eventuali sfumature di cui decide di tingersi quel giorno. Quel pomeriggio ero uscita in ritardo, probabilmente qualche pagina in più da studiare. Le stradine erano deserte, ancora. Nessuno squillo sul mio cellulare, a significare che ancora nessuno era uscito di casa, probabilmente erano in ritardo anche loro. Ne approfittai per camminare lentamente, per assaporare l'odore del freddo, quell'odore di muschio verde, parassita di vecchi muri cadenti, fermi a testimoniare nel tempo un tempo che è stato, un passato probabilmente meglio di questo presente, se ancora il ricordo resiste e non si è dato pervinto allo scadere degli anni. Che sa di brividi, i brividi provocati dal venticello che scendendo dai dirupi delle ispide montagne, sostenitrici del paese alle spalle, raccoglie gli odori e te li alita in viso. Avevo il naso ghiacciato e le guance rosse, potevo vederlo nitidamente nelle vetrine che in questi anni mi hanno visto sotto la pelle di mia madre, bambina per mano a mio padre, e poi ragazza, in un susseguirsi di stagioni e cambi di pelle.
Arrivando in piazza, il buio delle viuzze è accecato dalle luci arancioni, a cui si sommano quelle colorate intrecciate negli aghi di pino delle ghirlande che confezionano la via principale, annunciando il Natale. Mentre mi dirigevo verso la fontana centrale alla piazza a prendere il solito sorso d'acqua, non incontrai nessuno della mia compagnia, e rassegnata piegavo verso casa dei nonni. Dopo qualche chiacchiera vicino al calore del fuoco, il mio telefono tornava a rianimarsi, e finalmente la mia giornata avrebbe dato un senso al batticuore. Aveva gli occhi piccoli e le guance rosse ma non per il freddo, continuava a ridacchiare e io pensavo a quante fosse stupido ed immaturo, molto tempo dopo arriverò a capire a quanto lo sono stata io, ed a quanto un bicchiere in più di vino possa farti commettere sbagli, nonostante non sia stata nemmeno tu a berlo.
Non era il solito, ovviamente. Mi toccava i capelli mentre parlavo con le altre persone, mi teneva al riparo dal vento che ci inseguiva da dietro, coprendomi copletamente le spalle con la sua altezza e il giubotto pesante che lo faceva ancora più grosso, mi chiedeva di sedermi vicino a lui. Ed io ero una stupida, lo sono ancora. Ora credo che ho scambiato l'alcol con qualcosa che non è mai esistito. 
Il calore del mio corpo riscaldava le sue mani infreddolite, continuava ad accarezzarmi la pancia ed i fianchi, sotto il cappotto, a giocherellare con il fiocco che i laccetti di uno scaldacuore di lana formavano dietro la schiena. Non eravamo mai stati vicini in quel modo, lui si era sempre tenuto a debita distanza ed io mi ero sempre adeguata senza sbilanciarmi mai. Avevo resistito a non cadere da cavallo, mi ero aggrappata alle redini nonostante il galoppo mi facesse sobbalzare e non avevo più forza di reggere la presa. Poi ad un certo punto ho mollato, e sono finita in un pozzo scuro che ancora mi vede precipitare. Ho ceduto a quell'altra Isotta, ed ho sbgliato. Le campane della chiesa davano ragione alle lancette del mio orologio, era ora di cena, e mio padre l'unica cosa che non sopporta è che si arrivi in ritardo a tavola, e mai avrei fatto qualcosa che postesse lontanamente infastidire il mio amato papà. Mi alzai per andare via, ma lui mi disse di aspettare, che andava dalla stessa parte e mi avrebbe accompagnata. Avevo il cuore in gola, perchè nonostante l'avessimo fatto tante altre volte da amici, quella sera non mi sembrava la stessa cosa. Ripercorrendo al contrario la strada verso casa si passa dalla luce al buio, il buio che c'è nella mia testa ripensando a quei momenti, non ricordo come siano andate le cose, ricordo solo le sensazioni ed un ronzio nelle orecchie. Forse la sua mano ha preso la mia, o forse mi ha abbracciata, o forse sono stata io a mettermi sulle punte per arrivare più vicino al suo viso, il fatto è che ci siamo incontrati sulla soglia di un bacio. E il mio cuore deve aver perso un battito nel momento in cui le mie labbra hanno toccato le sue, e ancora non l'ho recuperato. Sono letteralmente scappata verso casa con la sua voce che mi diceva di aspettare un attimo, e a metà strada mi sono dovuta fermare un secondo, appoggiata al muro coi mattoni rossi e le parietarie, a riprendere fiato per la corsa e il filo logico dei pensieri. La prima cosa che mi è venuta in mente di fare è stato scrivergli un messaggio:
"Siamo degli stronzi."
Avevo totalmente ragione.
                                                                                      Isotta

venerdì 11 novembre 2011

RiCadute, Sbagli..

Chi combatte con i se ed i forse è destinato a perdere. I vincenti che conosco e considero tali, sono quelli che combattono con l'adesso e il qui, non guardano indietro, non scrutano avanti, non suppongo o immaginano. Vivono. Ora. 
Invece è sentirsi prigioniera della propria pelle, scolpita nelle opinioni degli altri, rinchiusa tra i confini serrati del non capirsi, del non riuscire a bucare le pareti d'osso di un cuore duro. Un cubo vuoto d'acqua gelida, sulle pareti coperte di condensa, i segni di una forza troppo debole per riuscire a non soffocare, per riuscire a trovare una via d'uscita, il volto sfocato dalle molecole d'acqua aggrappate al vetro freddo, lontano dal ritratto che altri occhi ci dipingono su.
La paura che alle orecchie altrui arrivino parole diverse da quelle sputate via direttamente dal cuore, non bypassate dal cervello, che forse la gente ascolta i rumori confusi della città e non il silenzioso passagio del vento tra gli alberi in collina. Che forse il problema è nell'osservatore, nell'ascoltatore, e le colpe, le brutalità, le falsità, la cattiveria che sembra essere la tua di pelle, è quella che riveste il suo corpo, non il tuo.
Che uno vede come è abituato ad agire. Un vetro invisibile e trasparente cosparso di pece, sembrerebbe nero, o è semplicemente chi sta a guardare che essendo strabordante di buio lo vede tale, e basterebbe lavare il vetro o sciacquarsi gli occhi, il cuore, la mente. La rabbia è un buco nero, senza logica.
E quello che siamo stati e continuiamo ad essere è rabbia, col corollario che si porta dietro. La consapevolezza che se fossimo stati altri, se avessimo pensato in maniera diversa, se e ma. Perdenti rispetto a noi stessi, perdenti rispetto al tempo, alla vita, all'amore, perdenti nei confronti di un "noi" che abbiamo stuprato, ingenuamente e con gli occhi sporchi di terra, senza coraggio di lavare le mani e pulire gli occhi, per paura di essere giusti, quando ci eravamo sempre detti di non esserlo.
Ma con i se e i ma, non progredisci, rimani a metà strada, voltandoti indietro per scoprire se hai imboccato il viale sbagliato, e sporgi il collo in avanti a vedere cosa ti aspetta, ma la paura è così tanta che ti inchioda nel punto di flesso, come in quei film d'avventura quando il ponte crolla e sei esattamente a metà, e non c'è indietro e non c'è avanti come possibilità, ma solo il precipitare.
E precipiti, perchè sei un perdente.
Ma la cosa peggiore in assoluto, più del sentirsi un'incapace e averne la conferma, più del portarsi addosso colpe che non si hanno, più del perdere quello che non avresti mai voluto lasciar andare, nonostante tutto, la cosa peggiore in assoluto è l'illusione.
L'essersi illusi, per sprazzi di attimo, che avevamo trovato il coraggio, la forza, la caparbietà e l'incoscienza per azzardare un'ennesimo passo, l'uno verso l'altra, in un timido groviglio di dita.
Distanti, a guardarci in faccia, coi piedi pesanti come una colpa, anneghiamo.


Mi sento un puzzle. E non trovo i pezzi per ricostruirmi.

                                                                                            Isotta.

giovedì 20 ottobre 2011

SMS

Il cielo rimane colorato di azzurro, osserva limpido e immobile il vento tirar giù le foglie dagli alberi, illuderle in un valzer tinto di giallo e infine abbandonarle ai piedi di quella che era stata la loro casa per tutta la bella stagione. Quando stare li, a far bella mostra del verde più brillante, ad assorbire i raggi cocenti del sole, valeva il fatto di rimanerci attaccate, il privilegio di attingere alle radici che qualcun altro aveva faticato a spingere nella terra scura, in cerca di acqua.
Quando non hai tue radici profonde è così che finisci, vestita di un malinconico giallo a ballare sola nel vento, come nelle più tristi scene dei film, quando tutto è stato e lei non è riuscita a prendere parte allo show, dunque percorre un viale alberato e solitario con il vento che le smuove la sciarpa e i lembi del cappotto aperto, in attesa che partano i titoli di coda, che la gente esca dal cinema.
Ad ogni passo, il rumore cartaceo del manto di foglie che si schiaccia sotto il peso della gente, ricorda quante lacrime avranno perso per ridursi così, quanta acqua avranno pianto dagli stomi per cambiare la pelle, avvizzirsi, seccarsi e mollare la presa, allontanarsi dal porto sicuro che è il ramo di un grande albero per una fogliolina.
In fondo ci vuole un gran coraggio a librarsi nel vento.
L'autunno è la stagione della malinconia per eccellenza, con tutti quei colori caldi ma dalle tonalità smunte. Il giallo delle foglie non è lo stesso di un limone in estate, il rosso non ha la sfumatura delle fragole è piuttosto un mattone che rimanda ai tetti delle case, ai comignoli che annoiati di star li,impiedi a vedetta, sbuffano fumo. 
Camminavo sola, per le strade lastricate di ciottoli, stando attenta a dove mettere i tacchi, stretta  nel trench e col collo avvolto nella sciarpa, e nonostante il messaggio che avevo appena letto non mi veniva da piangere. Continuavo solo a pensare alle foglie. E a camminare.
A camminare senza vedere nessuno, senza sentire le voci della strada o la musica che usciva dai baretti della piazza centrale. Pensavo alle povere foglie, che non avevano più nessuno a cui attaccarsi.
E niente, poi capita che il tuo nome gridato nel freddo da una voce familiare ti riporti rovinosamente nel tuo corpo e tenti di resistere a dire che stai bene, che va tutto bene, ma gli occhi complici ti fanno la tac e non devi manco pagare il ticket. E siamo lì sedute, al gradino di una saracinesca abbassata, che ogni tanto il vento fa muovere e ti sobbalza il cuore, con il mento sulle ginocchia e le lacrime tra il mascara, con una testa che appoggia la tua e ti assicura che andrà bene, che vali di più, e non sa se veramente andrà così ma che l'importante è fartelo credere, almeno in quel momento.
Capita così, che ringrazi il cielo, che a volte, mentre sei li a precipitare nel vento ed affogare nella luce arancione dei lampioni, qualcuno ti abbia visto, ti abbia riconosciuto e abbia deciso di farti un po' di posto sul suo ramo.

"Volevo fartelo sapere io,
prima che lo venissi a sapere da chissà chi.
Sto frequentando un'altra. Sto cercando 
di dimenticarti. Spero tu riesca a 
fare lo stesso."

ELIMINA. Un tuffo nelle coperte. E' finita.

                                                                                     Isotta.

domenica 9 ottobre 2011

All you need is Love


 Io in fondo non penso di averlo amato. E' che sta faccenda dell'amore è una cosa seria, o almeno per come intendo io l'amore. Io faccio un esempio molto semplice ( che ai vostri occhi, occhi di gente normale, risulterà assurdo, ma non posso farci niente se le cose stanno così!) se penso al mio cane, ai miei gatti ed a mio padre condannati a morte, inizia a tremarmi lo stomaco e d'istinto la mia voce grida "muoio io, liberi loro". L'amore questo dovrebbe essere. Essere pronta a morire tu stessa, perchè ti dispiace meno che veder morire chi ami e vivere senza di lui. Ma così amano solo i cani, neanche le madri. Figurati io!
Ormai noi giovani donne del 2000 siamo emancipate, non siamo mica le donzelle sprovvedute che si fidavano della vecchiettina con la mela avvelenata, o delle stupide che si farebbero mettere i piedi in testa in casa propria, che io fossi stata Cenerentola avrei fatto interdire il paparino, altro che spazzare per sorellastre e matrigna. Eh no, mica ci freghi a noi donne di "oggi" , nelle borse oversize ci starebbe anche il cavallo, figurati se rimango a piedi e devo aspettare 100 anni un principe che venga a baciarmi. E poi la casa la facciamo da noi essendocci brillantemente laureate ed avendo per questo un lavoro serio, molto meglio lo stile tre porcellini che moglie di Donald Trump. La verita quindi è che se io sto con qualcuno sto esclusivamente perchè provo piacere a farlo, perchè è bello tornare a casa e condividere le mie ore di relax sul divano, il quiz in tv, la passeggiata dei cani, con lui. Perchè avrei la possibilità e la forza di stare sola, ma desidero inglobare il suo mondo nel mio, inventare un "noi" che sia solido non perchè stretto da patti sociali ma costruito su un bisogno di legame, comune. 
Per me l'amore non è "dato che sei mia madre, ti devo amare, se no fa brutto" per me è "sei uno sconosciuto, ma provo per te(sottostimando) qualcosa di paragonabile alla fine di una guerra, la sconfitta di una malattia, lo scodinzolio di un cane". Perchè sei così e non ti vorrei in nessun altro modo possibile, perchè allora saresti un altro, e cazzo, io ad un altro non faccio mettere i piedi sul mio tavolino! Qualcuno a cui prepapare la cena senza sentire il peso di averlo fatto, ma anzi la gioia di curare i minimi dettagli, qualcuno a cui non dover rinfacciare niente se non che è stato via troppo a lungo, e che se avesse tenuto aperta la porta del bagno mentre faceva la doccia mi sarei sentita meno lontana, qualcuno di cui essere orgogliosa, onorata di starci accanto. Qualcuno i cui difetti sono l'apoteosi dello spasso e non una seccatura.
Io questo non l'ho mai provato con Lui.
Non mi sono mai andati bene i suoi pensieri, il suo modo di agire, di relazionarsi col mondo, i suoi capelli erano sempre troppo corti o troppo lunghi, le cose avrebbe dovuto dirle in maniera diversa, avrebbe dovuto scegliere altri amici e nascere in un'altra famiglia, fare un'altra facoltà, vestirsi in modo diverso, interessarsi a cose diverse.
Se lo ami non ne fai un altro, lo ami e basta.
Allora mi chiedo, cosa è stato? Tutto quel batticuore e tutto quel dolore, cosa dicevano? Che volevano da me (e da lui poraccio), se io non lo amavo?
Mi rimetto alle vostre delucidazioni!
Buona domenica, by the way..

                                                                              Isotta.

mercoledì 14 settembre 2011

I cani, l'orto e le pannocchie

Si respira l'aria frizzantina dell'autunno. Ed è iniziata la scuola, le nuvole sono ai box di partenza gonfie di pioggia che da mesi aspetta per venir giù. Ho riaperto i libri e chiuso la finestra prima di andare a letto. Anche in vetrina il clima è cambiato e i manichini si son adeguati, la programmazione Tv è ripartita e il pomeriggio ci si diletta ad accumulare conserve in dispensa che "l'abbiamo sempre fatto e continuiamo a farlo" nonostante si trovino le angurie anche a gennaio evvabbè !
Quindi sarà per questo che mi squilla il telefono e mi sento invitare da chi ho tentano di tenere lontano "per una passeggiata in montagna,da amici,ti faccio conoscere la mia nuova cagnolina.." ha detto, e mi conosce perchè sa che morivo dalla voglia ma non ci sarei mai andata per orgoglio, a meno che non ci fosse stato un peloso di mezzo. 
E così ho conosciuto la sua nuova cucciola, inutile dire che è di una dolcezza che toglie il fiato; il mio Buddy si è divertito un mondo a giocarci assieme, abbiamo raccolto le more selvatiche e la passeggiata ha fatto felici tutti. Tra noi è sempre la solita solfa, stiamo troppo bene, il tempo passa veloce nonostante le chiacchiere che sembrano leggere nascondono macigni, stiamo troppo bene insieme finchè non ci stiamo. 
Era presto e abbiamo deciso di fermarci alla casetta in montagna di mio nonno, "voglio vedere come cresce l'orto" ha detto. E c'è da dire che l'orto era rigoglioso, sono stata per tanto tempo restia al contatto con la terra, allo sporcarsi le ginocchia di fango per raccogliere i frutti di una fatica che non comprendevo, ma adesso ho cambiato idea, come su molte altre cose del resto. Ho fotografato e annusato e mi sono sporcata di terra e sono stata grata alla fatica "insensata" del mio nonnino che aveva prodotto quella tavolozza di colori e forme e profumi e gusti:
Ebbene alla vista delle pannocchie non abbiamo saputo resistere. "Accendo il fuoco?" e potevo mai rispondere di no? Certo che no. Mentre i cani giocavano, Lui ha acceso il fuoco (e caspita il fatto che sappia fare qualunque cosa mi fa impazzire! ) io ne ho approfittato per scattare qualche altra foto:
Poi abbiamo svestito le pannocchie, le ha arrostite e (inutile dirlo) le abbiamo divorate..
E' stato uno splendido pomeriggio, come solo quelli inaspettati possono essere, come solo quelli che trascorri con chi desidereresti fosse sempre lì accanto sanno essere.

E voi? Come vi state preparando al cambiamento di stagione?

                                                                                  Isotta