Vorrei scrivere qualcosa di toccante, di talmente profondo da colmare le distanze che ho lasciato tra me e queste pagine bianche.
Non avrei mai voluto essere di nuovo qui, eppure eccomi. La verità è che per un po' sono stata bene. Bene è un parolone per quelli come me.
Le mie dita non fremevano sopra i tasti perchè in viso non c'erano lacrime, e se, comunque, nemmeno un sorriso, almeno non lacrime.
Un Natale, un compleanno ed una Pasqua, ecco quanto è duraturo il mio stare bene.
Giusto il tempo di poterlo realizzare e poi di nuovo vederlo schiantare sull'asfalto. Cosa cambia non lo so, e se lo sapessi probabilmente non esisterebbe più, vi porrei rimedio, dando per scontato di averne le capacità.
Adesso sono qui, probabile che per quante volte mi vedrete sparire, altrettante ritornerò.
Qualcosa nella mia vita è cambiato, ho finito gli esami, sono quasi finiti quattro mesi di internato, ho cambiato colore di capelli e profumo. Tuttavia sono sempre io, ed è con questo che faccio i conti, la sera.
Mi aggrappo alle scadenze, come se fossero svolte epocali pronte a donarmi un cambiamento talmente radicale da stravolgermi la vita. Così, ogni volta di più, sbatto contro il fatto che niente cambierà mai, finchè non cambierò io.
L'orologio fa tic-tac. Credo che il fallimento sia essere esattamente quello che ti eri ripromessa di non essere.
A Luglio prenderò una laurea di cui non mi è importato niente e di cui non mi importerà niente, poi che ne sarà di me?
Ho così tanto aspettato di poter ritornare finalmente a casa, al Paesello. Sarà l'ennesima delusione? Credo proprio di si.
Finirò ad essere chi? Io senza libri non sono nessuno. Per paura sposerò l'uomo da cui cerco da troppo tempo disperatamente di allontanarmi, ma di cui non posso fare a meno visto che è l'unico essere umano, a prescindere dal fatto che la stima che provo nei suoi confronti non è in grado di classificarlo tale, un vermetto, al massimo, senza offesa per i vermetti, a degnarsi di starmi accanto, senza capirmi o voler sforzarsi di farlo, suppongo, ma ci si accontenta.
Allora eccomi qua, nel brodo lamentoso in cui mi piace tanto crogiolarmi.
Domani passa, ma oggi avevo voglia di tornare.
Aspetto qui, qualcosa.
Isotta
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venerdì 12 aprile 2013
Impotenza.
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martedì 16 ottobre 2012
Fuck you...I deserve better!
I plumcake più buoni del mondo li fa la Mulino Bianco. Potrei mangiarne un pacco intero. Ed è un po' così che sto facendo. Crostatine, marmellate, biscotti, wafers, nutella, chili di nutella. Poi la sera prima di andare a letto oltre alle vitamine, la valeriana e le capsule contro la caduta dei capelli prendo i procinetici, comunemente detti antinausea.
I programmi erano diversi, come sempre.
E' buffo, non c'è verso che i miei programmi si realizzino per come li avevo stabili, come è buffo che tutto quello che non avrei mai voluto ed immaginato per me, è successo. Così facilmente, così naturale, incontrovertibile. Spesso penso che forse sono io stessa a cercarmele, altrimenti non si spiega. Perchè è vero, è un dato di fatto che le cose non possono andare esattamente secondo i piani, però è anche strano che vadano invece esattamente come non avresti voluto. C'è un non so che di macabro in tutto questo, nella mia vita, forse nella vita di tutti, ma io sto abitando la mia, di pellaccia, e di lei mi lamento.
Raro per me, ma stavolta non riesco a esprimere quello che sento. Oh ci provo, ci provo lo stesso, ma ogni frase, ogni singola parola suona insignificante rispetto a quello che vorrei dire.
Come faccio a spiegarvi il senso di impotenza che deriva dal guardarmi allo specchio. Io non sono quella che lo specchio riflette, io quella la odio e vorrei vederla marcire ai bordi di una strada. Quel corpo piccolo e fatto male, la pelle impura, disidratata e piena di segni non fa giustizia al mio essere interiore. Fossi stata bella, sono certa, non avrei vissuto tutto questo dolore.
Oppure il misto di impotenza e rigurgito che subentra quando parlo con le persone, vicine, lontane. Dovreste credermi, oh si che dovreste! Passo giornate intere ad informarmi su tutto, parlo solo con cognizione di causa, altrimenti sto zitta e preferisco ascoltare, dico sempre la verità, anche quando sputo addosso rancore, anche quando dico che voglio bene. Ma non sembra importare a nessuno. Tutti che pensano cose, suppongono verità fatte di aria.
Impotenza quando dopo rinunce e sacrifici non torna indietro nulla. Il vuoto prima, il vuoto dopo e a me non resta niente. Niente che non sia l'ennesima delusione o il billionesimo errore.
Prima di consegnare leggevo il compito almeno tre volte. La penna rossa sui miei compiti è sempre servita giusto per il voto.
Ma è questo che pago? L'unica cosa che mi viene da pensare è questa, altre colpe sinceramente non ne ho, e le mie parole magari posso apparirvi arroganti e pretenziose, ma posso giurare sui miei tesori di pelo, che sono l'unica cosa bella che ho, che non ho mai fatto male ad una mosca. E intendetelo pure in senso letterale, dato che non uccido nemmeno le zanzare!
Più leale di così,
più brava di così,
più gentile di così,
più sincera di così
più in regola di così,
io non avrei mai potuto essere.
Allora fanculo!
Allora adesso basta fare la brava bambina.
Adesso voglio essere un'altra, che magari mi cambia la vita.
E non voglio mangiare sano, piuttosto iniziare a fumare.
Non voglio "no, non posso" ma solo "ecco il mio numero", "ecco il mio corpo".
Voglio ubriacarmi fino al coma etilico, voglio sparire e non farmi sentire, voglio
rubare e cancellarmi dall'università, rinunciare, fallire. Andare in giro di notte e non sapere con chi, farli preoccupare davvero, di qualcosa di concreto finalmente, voglio rovinargliela sul serio la vita, voglio che tutti quanti si vergognino di me non a parole, ma coi fatti, voglio dargli l'opportunità di avere realmente qualcosa di cui lamentarsi.
Voglio tradire i segreti, le promesse, infrangere i sogni, e fare del male, per riscattarmi solo un po' di tutto quello che hanno fatto a me. Voglio fare pena, visto che altri sentimenti non posso suscitarne. Voglio che abbiate pietà, visto che finora non ne ha avuta nessuno.
Voglio cambiare. Devo cambiare. Devono vederla la differenza tra me e chi dipingono io sia! Devono essere traditi sul serio per sapere cosa è realmente, devono sentirsi lasciati davvero per assaporarne il fiele, devono toccare con mano e affogarci dentro all'abbisso che separa Isotta, da quello che i mostri che ha intorno si riempiono la bocca, sia.
Devo dargli un motivo, devo darlo a me per trovare pace.
Troppo odio, troppo rancore, troppa rabbia.
Adesso basta.
Isotta
I programmi erano diversi, come sempre.
E' buffo, non c'è verso che i miei programmi si realizzino per come li avevo stabili, come è buffo che tutto quello che non avrei mai voluto ed immaginato per me, è successo. Così facilmente, così naturale, incontrovertibile. Spesso penso che forse sono io stessa a cercarmele, altrimenti non si spiega. Perchè è vero, è un dato di fatto che le cose non possono andare esattamente secondo i piani, però è anche strano che vadano invece esattamente come non avresti voluto. C'è un non so che di macabro in tutto questo, nella mia vita, forse nella vita di tutti, ma io sto abitando la mia, di pellaccia, e di lei mi lamento.
Raro per me, ma stavolta non riesco a esprimere quello che sento. Oh ci provo, ci provo lo stesso, ma ogni frase, ogni singola parola suona insignificante rispetto a quello che vorrei dire.
Come faccio a spiegarvi il senso di impotenza che deriva dal guardarmi allo specchio. Io non sono quella che lo specchio riflette, io quella la odio e vorrei vederla marcire ai bordi di una strada. Quel corpo piccolo e fatto male, la pelle impura, disidratata e piena di segni non fa giustizia al mio essere interiore. Fossi stata bella, sono certa, non avrei vissuto tutto questo dolore.
Oppure il misto di impotenza e rigurgito che subentra quando parlo con le persone, vicine, lontane. Dovreste credermi, oh si che dovreste! Passo giornate intere ad informarmi su tutto, parlo solo con cognizione di causa, altrimenti sto zitta e preferisco ascoltare, dico sempre la verità, anche quando sputo addosso rancore, anche quando dico che voglio bene. Ma non sembra importare a nessuno. Tutti che pensano cose, suppongono verità fatte di aria.
Impotenza quando dopo rinunce e sacrifici non torna indietro nulla. Il vuoto prima, il vuoto dopo e a me non resta niente. Niente che non sia l'ennesima delusione o il billionesimo errore.
Prima di consegnare leggevo il compito almeno tre volte. La penna rossa sui miei compiti è sempre servita giusto per il voto.
Ma è questo che pago? L'unica cosa che mi viene da pensare è questa, altre colpe sinceramente non ne ho, e le mie parole magari posso apparirvi arroganti e pretenziose, ma posso giurare sui miei tesori di pelo, che sono l'unica cosa bella che ho, che non ho mai fatto male ad una mosca. E intendetelo pure in senso letterale, dato che non uccido nemmeno le zanzare!
Più leale di così,
più brava di così,
più gentile di così,
più sincera di così
più in regola di così,
io non avrei mai potuto essere.
Allora fanculo!
Allora adesso basta fare la brava bambina.
Adesso voglio essere un'altra, che magari mi cambia la vita.
E non voglio mangiare sano, piuttosto iniziare a fumare.
Non voglio "no, non posso" ma solo "ecco il mio numero", "ecco il mio corpo".
Voglio ubriacarmi fino al coma etilico, voglio sparire e non farmi sentire, voglio
rubare e cancellarmi dall'università, rinunciare, fallire. Andare in giro di notte e non sapere con chi, farli preoccupare davvero, di qualcosa di concreto finalmente, voglio rovinargliela sul serio la vita, voglio che tutti quanti si vergognino di me non a parole, ma coi fatti, voglio dargli l'opportunità di avere realmente qualcosa di cui lamentarsi.
Voglio tradire i segreti, le promesse, infrangere i sogni, e fare del male, per riscattarmi solo un po' di tutto quello che hanno fatto a me. Voglio fare pena, visto che altri sentimenti non posso suscitarne. Voglio che abbiate pietà, visto che finora non ne ha avuta nessuno.
Voglio cambiare. Devo cambiare. Devono vederla la differenza tra me e chi dipingono io sia! Devono essere traditi sul serio per sapere cosa è realmente, devono sentirsi lasciati davvero per assaporarne il fiele, devono toccare con mano e affogarci dentro all'abbisso che separa Isotta, da quello che i mostri che ha intorno si riempiono la bocca, sia.
Devo dargli un motivo, devo darlo a me per trovare pace.
Troppo odio, troppo rancore, troppa rabbia.
Adesso basta.
Isotta
domenica 12 agosto 2012
Un estate di merda.
Forse condannati lo siamo un po' tutti. Nessuno di noi ha chiesto di venire al mondo, siamo il capriccio o l'appagamento di un bisogno ancestrale, quello della vita, di perpetuarsi in modo continuo e nonostante tutto. Mamma e papà sono i nostri stessi carnefici. In effetti poi cambia tutto in base a come la vivi. Se sei un tipo che la prende con filosofia hai qualche chance in più di riuscita, ma se sei come me, ah se sei come me ti do un consiglio, fermati il prima possibile. Ed è anche un pochino questione di fortuna, e non facciamo i bacchettoni che "volere è potere" perchè sono stronzate, non importa quanto desideri qualcosa e non importa nemmeno quanto tu ti possa impegnare per far si che accada, se è così che deve andare, così andrà.
Da bambina giocavo spesso da sola, chiusa nel mio mondo fantastico. Ero la principessa guerriera di un popolo strano, che non aveva una Terra, ma aveva costruito una specie di zattera gigante, e c'era tutto ma proprio tutto, il castello e la foresta, la piazza e il borgo, i perimetri erano la costa e viaggiavamo trasportati dalla corrente, solo quando la marea era abbastanza alta da farci navigare, senza meta.
Mi succedevano un sacco di cose bellissime, avevo amici fidati con cui galoppare per le colline, amiche con cui organizzare feste strepitose, valorosi guerrieri al mio fianco in battaglia, pronti a guardarmi le spalle, un cavaliere bello e coraggioso di cui schivare la corte. E poi c'erano i falò in spiaggia o le gite in barca, le escursioni alle cascate e i picnic sull'erba tagliata di fresco, ed erano sempre tutti allegri ed io ero felice ed io ero solo una bambina. E chi mi ha messo tutte queste idee per la testa io non lo so dire, ma la vita me la immaginavo così, con gli amici e le risate che risuanono in alto e confondono la musica.
"E' ora di dormire Isotta, adesso basta" e le mie mani paffutelle e chiare gironzolavano nella penombra della stanza preparata per la notte.
"Io non voglio dormire, Mamma. Se dormo mi perdo qualcosa, se io sto con gli occhi chiusi non vedo cosa succede di bello"
Magari le sarà scappato da ridere "Oh per l'amor del cielo, Isotta! Hai tutta la vita per tenere gli occhi aperti e vivere un sacco di belle cose, adesso è ora di dormire.."
Ora come ora è ora di dormire, sul serio. Quando dormi il dolore si assopisce ed anche se è steso al tuo fianco, come l'ombra che produrrebbe una luce puntata alle spalle, nonostante questo, si riposa anche lui e così racimoli qualche ora di pace, di pausa, la noia allenta la presa e la disperazione si fa leggermente meno presente.
E allora dormo! Quindici ore al giorno per l'esattezza, come i gatti!
Bisogna essere fortunati dicevo, si perchè io sono una tipa piuttosto noiosa a dire il vero, sono abitudinaria e pantofolaia di indole, ma poi uscire a far baldoria mi piace, sopratutto in estate. Oh ma mai nella vita che abbia trovato delle amiche che la pensano come me! Sono tutte delle suorine rompicojoni che tornano a casa a mezzanotte, come Cenerentola e non varcano i confini di Paesello! Ma mica fanno nulla per ribellarsi e spiegare ai genitori che a 23anni dovrebbero proprio farsi una vagonata di fattacci loro, eh no, son suorine e subiscono senza alzare la testa, la voce, senza tirare fuori le palle!
Sono contornata da inetti. E gli unici con cui posso uscire sono i ragazzi, ma per quanto mi piaccia stare in loro compagnia dopo un po' è scocciante, a loro poco interessa commentare i vestiti delle altre o fare gli occhi dolci a qualcuno solo per il gusto di vedere se ci casca, anzi mi rompono anche le scatole se qualcuno si avvicina a parlarmi, e quindi anche tutto l'uscire del mondo diventa inutile e noioso.
Avevo in mente un sacco di pazzie da fare ed avventure da vivere, a 14 anni credevo che quando avremmo finalmente preso la patente sarebbe arrivato il momento di mettere tutto in atto. Invece non è stato così, non erano così loro, e da sola a cosa sarebbe valso fare la ribelle scapestrata?
Questione di fortuna, nascere in un luogo del mondo poiuttosto che un altro, in una famiglia piuttosto che un' altra, avere un conto in banca o piuttosto non avercelo, incontrare gente figa e spericolata o sfigati del cazzo e farteli amici comunque, che è l'unica cosa che c'è in giro. Trovarsi nel gruppo giusto, piuttosto che in quello sbagliato.
Fortuna, scelte, non lo so.
A me è andata una merda. Ed è inutile che io provi a spronare tutti, è inutile che mi impegni a cambiare le cose, perchè la gente non si può cambiare. Non posso cambiare il paesino piccolo e tranquillo ma bigotto e antiquato, non posso cambiare la mentalità della gente che ci è cresciuta, non posso scombinare il fisso presentarsi degli eventi.
Da chi sei non scappi, per quanto tu voglia o ti possa impegnare a farlo.
Se sfigato sei nato, sfigato muori. Ed io modestamente lo nacqui!
Spero che le vostre vacanze stiano andando molto meglio delle mie. Aspetti un anno intero e poi quello che peschi è la solita delusione...bah!
Sto seriamente pensando di chiudere questo postaccio lamentoso che è diventato il blog, forse lo è sempre stato, ma sinceramente me ne accorgo solo adesso.
E' che almeno prima quando ero triste scrivevo, ora non voglio nemmeno far quello!
Alla prossima, se ci sarà.
Isotta
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sabato 28 luglio 2012
Confessioni...
L'unico rifugio che mi è rimasto è questo. Nascosta tra le parole, lontana dai rumori. Oggi come prima, scrivere è l'unica cosa che mi salva. Quando ci siamo salutate mi ha avvisata "sarà dura, ma per qualsiasi cosa mi può telefonare." Con che coraggio telefono e per dirle cosa poi. Che due mesi di terapia li ho bruciati in un istante. Vorrei potermela tenere in tasca, la sua miniatura, con quel viso comune e la voce tranquilla, il tono pacato. Allora quando i mostri sarebbero tornati a divorarmi le budella io l'avrei potuta tirare fuori e lei mi avrebbe confidato il loro punto debole. Sarei sempre stata io a combatterli, ma non sarei stata sola. E il cuore non avrebbe tamburellato all'impazzata, il fiato non si sarebbe fatto corto e gli occhi non si sarebbero iniettati di sangue. Lei mi avrebbe detto "Rifletti. Respira. Ne vale davvero la pena?" Mi avrebbe fatto intendere, senza pronunciare parola, quanto non ne vale la pena. Quanto io posso governare l'ansia e la rabbia, quanto il bene per me stessa deve superare l'odio per chiunque altro. Ma lei non c'è.
E' ricominciato tutto da capo, esattamente come prima. Il rancore, l'odio, la rabbia, che credevo di essere riuscita a cacciar via, sono qui con me, stesi al mio fianco su questo letto scomodo. Vorrei chiederle tante cose, ad esempio come mai una sola persona è in grado di rovinarmi la via; oppure perchè non sono stata in grado di continuare senza voltarmi indietro. Poi vorrei sapere pure per quale motivo continua ad importarmi tanto di come un altro sceglie di vivere, piuttosto che badare a vivere io.
Non ho idea di cosa mi risponderebbe. Sicuramente non quello che vorrei sentirmi dire, come è sempre stato. Eppure ce l'avevo fatta. Per circa due mesi erano spariti gli incubi, gli attacchi di panico, di rabbia, di ansia, la paura dell'abbandono, il senso di inadeguatezza. Ho davvero creduto di esserci riuscita.
Mi ero impegnata a riempire il tempo di cose buone, di amore per me stessa, di perdono.
La verità è che non mi amo e sopratutto non mi perdono. Il rancore e l'odio più grandi ce li ho per me stessa. Uno spigoloso senso di invidia si frappone tra me e tutto il resto. Provo invidia anche per chi ha una grave malattia, così gli altri sono obbligati a provare compassione per lui. Provo invidia per la bella ragazza per strada, che attira gli sguardi di tutti. Provo invidia per chi è single e chi è ha negli occhi il riflesso innamorato del partner. Provo invidia per chi lavora, non lavora, studia o non fa un cazzo.
Provo invidia per chi è a mare, chi è in vacanza o ancora in città; per chi è solare ed estroverso e chi si vede che è tormentato.
E poi rabbia, rabbia non quantificabile per la vita, per quanto trovo sia stata ingiusta con me. Rabbia per le amiche che a 23anni suonati si fanno ancora imporre dai genitori a che ora e se tornare a casa, rabbia per gli amici che invece escono a divertirsi e mi invitano anche, ma devono giustamente cuccare e io che ci sto a fare, l'incomodo? Rabbia per chi può permettersi le vacanze all'estero, per chi mi aveva fatto credere che sarebbe venuto a trovarmi e adesso si tira indietro, rabbia per tutto e tutti.
Mi meritavo di più dalla vita, tanto di più, perchè mi sono sempre comportata egregiamente. E ci ho provato, sapeste quanto ci ho provato a farmi andare bene le cose così come stanno, ma non mi stanno bene per niente.
Mi meritavo di più...
Per il resto, non so proprio come fare a cambiarla questa situazione, anche questo ho provato a cambiare. Dove trovo gente nuova in questo buco di culo di posto dove vivo? Dove trovo il divertimento, che il primo locale decente è a 2 ore di macchina, e anche ammesso con chi vado se nessuna a parte me può fare più tardi dell'una?
Vorrei solo poter parlare con la mia psicologa. O morire, tanto non ho niente da perdere.
Isotta
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domenica 17 giugno 2012
Conati...
Io sono una abbastanza forte di stomaco. Posso fare colazione e mettermi in viaggio senza problemi fin da quando ero piccola, vado su qualsiasi tipo di giostra a stomaco pieno, pulisco cacca di cane, di gatto, cacca con vermi dopo aver accolto l'ennesimo randagio raccattato per strada. Pulisco ferite infestate da bigattini bianchi e grossi, tengo stretti stretti vicino al cuore i corpicini inermi di quelli che non ce l'hanno fatta, anche se la puzza della morte di avvolge la testa. Guardo le autopsie, i morti, le stragi, senza batter ciglio. Senza scrupolo.
Oggi era un'ottima giornata, è arrivato il caldo, il cielo è talmente azzurro da sembrare quello dei cartoni animati e il sole così forte che gli occhialoni neri da diva non sono un vezzo, ma necessità. Oggi c'è il torneo interno del collegio, e anche se tutti dovremmo studiare, siamo lì, chi a guardare chi a sudare. Oggi era una giornata buona, perchè il mio umore era positivo.
Poi ho visto questa foto su facebook ed i conati di vomito non sono riuscita a trattenerli.
Ripeto, non sono una che si dispiace facilmente per le persone. E non sono nemmeno una che si scandalizza più di tanto. So di quanta miseria si macchia ogni giorno il genere umano e ormai non mi fa più specie. Ma questo è troppo. Il disgusto che provo è venuto fuori fisicamente ed è finito nel cesso, esattamente nello stesso posto in cui dovrebbero finire questi bastardi immondi che si permettono di intaccare l'innocenza pulita di un bambino. Questa foto è raccapricciante e purtroppo non è esagerazione. Avevo avuto la stessa reazione con il servizio sulla Cambogia che fecero alle Iene. Io non ci sto, per me questi infami dovrebbero essere usati per le sperimentazioni scientifiche più atroci, altro che usare gli animali! Che eticità verrebbe meno? E' più moralmente accetabile torturare un innocente o un figlio di puttana che è stato il carnefice di un innocente?
Davvero c'è da chiedersi chi vale di più tra un topo e uno schifo del genere? E la società mi da della pazza irresponsabile perchè io truciderei loro, invece che gli animali!
Quale animale farebbe una cosa così meschina, schifosa, rivoltante, deprorevole, come violentare un cucciolo? Nessuno!
Ho sempre creduto che chi viola la libertà degli altri, i diritti degli altri, dovrebbe automaticamente perdere i suoi. Un assassino, uno strupatore, un pedofilo ai miei occhi non sono niente, potrebbero farci carne per le salsicce e non mi darebbe il minimo fastidio. Chi si permette di rovinare la vita ad un altro essere, perde automaticamente il diritto a vivere la propria, a mio parere.
Purtroppo negli anni si è scambiata la civiltà con il buonismo ad ogni costo. Civiltà non è arresti domiciliari al soldato che ha stuprato selvaggiamente la ragazza fuori dal locale all'Aquila; civiltà non è 16 anni (quando va bene) di carcere per chi ha sterminato una famiglia; civiltà non è decadenza dei termini e mafiosi in giro per le strade; civiltà non è indulto perchè le carceri sono piene; civiltà non è "riabilitazione e riinserimento nella società". Civiltà è assicurare che chi sbaglia paghi, è assicurare alle vittime ed ai familiari la giustizia, che se pur non ripaga niente, lo rende sopportabile. Civiltà è protezione del debole, difesa del giusto, sostegno a chi ha subito il torto. Civiltà è riconoscere che chi si comporta male va punito, che deve ripagare la società del torto che ha provocato, e che la sua vita ormai non conta niente.
Quindi io sono a favore della pena di morte si, ma riconosco che è inutile alla collettività. Sarebbe molto più utile donare i corpi alla scienza ed al progresso vero, in modo che le malattie ed i farmaci possano finalemente essere studiati sui diretti interessati, senza che la ricerca si impegni a ricreare malattie fittizie nei topi geneticamente modificati per poi non concludere nulla.
Allora, solo allora, il loro debito con la società verrebbe estinto. Perchè a stare con vitto e alloggio pagato da noi cittadini onesti, un paio d'anni, sono bravi tutti ed io sinceramente non vedo come si possa considerare questo l'estinzione di un debito.
Un debito inestinguibile, poi.
Solo un'altra volta mi era capitato di vomitare per qualcosa che riguarda le persone, mentre mettevano a mia sorella i punti. Le sue urla mi facevano contrarre lo stomaco e girare la testa. Mi è passata dopo un paio di giorni. Questo non so quanto ci vorrà.
Sono incazzata. Sul serio, mi fa schifo il genere "umano".
Buona domenica, sticazzi...
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