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sabato 21 settembre 2013

Quando meno te lo aspetti

Ci eravamo lasciati. Sono sparita ad Aprile. 
L'arrivo della primavera è un momento particolarmente favorevole, la metereopatia trova in me una delle socie azionarie di maggioranza, quindi potete capire come il mio cambio d'umore vada a nozze con il tiepido sole della bella stagione.
Era stato un inverno lungo e difficile, S. ed io arrivammo ai ferri corti a Gennaio, quando dopo il mio ennesimo rifiuto ad essere sfiorata lui divenne di pietra e così rimase. 
Sarei partita per non tornare più, lontana senza rimedio. Era da un tempo infinito che le cose non andavano bene, eppure il tutto sembrò materializzarsi, diventare distanza tangibile, durante le vacanze di Natale, quando la sua presenza divenne indifferente, la mancanza inesistente e il desiderio qualcosa che non ci apparteneva. Non me la sento di prendermi la colpa, ma nemmeno di darla, quello che c'era tra noi, qualsiasi cosa fosse, si sciolse come un nodo fatto da un marinaio non troppo esperto. Dopo sei anni, senza batter ciglio.
I mesi che seguirono furono strani, il mio ritorno dalle vacanze sapeva di vita nuova e quel Gennaio, per me, rappresentava esattamente questo, un punto di partenza.
Avevo interrotto gli incontri con la psicologa, per non riprenderli mai più, a fine Novembre, pensandoci adesso, probabilmente, mi ero inconsapevolmente resa conto che solo io avrei potuto cambiare me stessa. Tuttavia se non ci fossi mai andata, forse, non sarei mai arrivata a questa conclusione.
Il quattro Febbraio diedi il mio ultimo esame e quando giorni dopo arrivò l'esito positivo scoppiai a piangere. Piansi forte e coi singhiozzi perchè io non ero pronta a finire, la sessione d'esami era appena iniziata ed io, almeno l'ultima, volevo godermela, rifiutai il voto. L'appello successivo era il 26. Non studiai, ovviamente, mi venne il panico per aver fatto un casino, riuscivo solo a pensare quanto stupida fossi ad aver rifiutato quel voto. Eppure è andata bene, benissimo lo stesso. Finì gli esami ed iniziai a vivere sul serio.

Da allora, ricordo tutto con una sensazione molto simile a quella quando si corre forte in sella ad una moto, da passeggero. Tutte le remore e le paure affogavano nei bicchieri di vodka urlati al cielo per onorare le nostre vittorie, i capelli si facevano profumati e gli occhi languidi in giro per le strade colme di vita, i vestiti nuovi sgomitavano nell'armadio soppiantando quelli vecchi, la porta della mia camera era spesso aperta, o era la camera ad essere vuota perchè chi ci si rifugiava dentro era ora impegnata a condividere i momenti, a parlare, a godere a vivere ogni briciolo del tempo che rimaneva.
Fu così che E. mi fece una corte spietata e mi portò a casa sua, dopo l'ennesimo drink. Mi diceva che ero bella, troppo bella per essere stata triste così a lungo e quando le sue mani sbottonarono i jeans lo lascia fare e lo baciai forte. Inspirai quell'odore nuovo come il primo boccone d'aria dopo anni di prigionia, era bello come non avevo mai pensato di meritare. Quando si alzava dal letto l'osservavo percorrere nudo la stanza e non riuscivo a paragonarlo a nient'altro che all'idea di perfezione umana che è l'uomo vitruviano. 
"Hai gli occhi da gatta sai?"
"Da circa una vita"
"E un culo da favola"
"Sapevo anche questo. Tu invece sei tutto perfetto, mi fai sentire quasi in imbarazzo"
"No, solo merito della palestra. Ho aspettato questa notte da Marzo scorso, quando ti ho conosciuta, seduta alla panchina intenta a studiare ed io tornavo dalla palestra, manco a farlo apposta"
"Possiamo affermare che sei un tantino fissato con la palestra quindi?"
"Possiamo affermare che sono un tantino fissato con te, mi piaci troppo."
Pescai una scusa a caso e raccolsi i vestiti sparsi per casa, mi feci riaccompagnare ignorando le sue richieste di dormire qualche ora e poi andare a fare colazione. Non gli scrissi, se non per declinare qualsiasi invito mi fece. 
Era giusto così. 
Ogni tanto adesso lo sento e mi chiede come sto, io rispondo che va tutto bene, ma la avverto quella domanda, quella che ha intrappolata nella gola e non riesce a farmi, ma nemmeno a cacciare giù nello stomaco dove verrebbe digerita.
Non saprei nemmeno cosa rispondergli poi. Ok che hai due bicipiti che ci rimarrei attaccata per mesi senza mangiare, e che tutto il resto è pure meglio se posso, e che fai il cantante metal, ma di metallaro non c'hai niente, e lo capisco che quelle ti lanciano occhiate di fuoco e pregherebbero non so quale santo per essere al posto mio, ma io proprio non ce la faccio. Non fa proprio per me, adesso.
Avevo preso la vita di petto qualche mese prima, non sarei tornata subito a cuccia.
Non sono tornata nemmeno ora a dire il vero, se l'avessi fatto, tutte le cose belle che mi sono accadute e mi stanno capitando, non avrebbero potuto prender forma.
Mi faccio plasmare dai desideri, ecco tutto, e va benissimo così.


                                                                                                  Isotta

domenica 12 agosto 2012

Un estate di merda.

Forse condannati lo siamo un po' tutti. Nessuno di noi ha chiesto di venire al mondo, siamo il capriccio o l'appagamento di un bisogno ancestrale, quello della vita, di perpetuarsi in modo continuo e nonostante tutto. Mamma e papà sono i nostri stessi carnefici. In effetti poi cambia tutto in base a come la vivi. Se sei un tipo che la prende con filosofia hai qualche chance in più di riuscita, ma se sei come me, ah se sei come me ti do un consiglio, fermati il prima possibile. Ed è anche un pochino questione di fortuna, e non facciamo i bacchettoni che "volere è potere" perchè sono stronzate, non importa quanto desideri qualcosa e non importa nemmeno quanto tu ti possa impegnare per far si che accada, se è così che deve andare, così andrà. 
Da bambina giocavo spesso da sola, chiusa nel mio mondo fantastico. Ero la principessa guerriera di un popolo strano, che non aveva una Terra, ma aveva costruito una specie di zattera gigante, e c'era tutto ma proprio tutto, il castello e la foresta, la piazza e il borgo, i perimetri erano la costa e viaggiavamo trasportati dalla corrente, solo quando la marea era abbastanza alta da farci navigare, senza meta.
Mi succedevano un sacco di cose bellissime, avevo amici fidati con cui galoppare per le colline, amiche con cui organizzare feste strepitose, valorosi guerrieri al mio fianco in battaglia, pronti a guardarmi le spalle, un cavaliere bello e coraggioso di cui schivare la corte. E poi c'erano i falò in spiaggia o le gite in barca, le escursioni alle cascate e i picnic sull'erba tagliata di fresco, ed erano sempre tutti allegri ed io ero felice ed io ero solo una bambina. E chi mi ha messo tutte queste idee per la testa io non lo so dire, ma la vita me la immaginavo così, con gli amici e le risate che risuanono in alto e confondono la musica.
"E' ora di dormire Isotta, adesso basta" e le mie mani paffutelle e chiare gironzolavano nella penombra della stanza preparata per la notte.
"Io non voglio dormire, Mamma. Se dormo mi perdo qualcosa, se io sto con gli occhi chiusi non vedo cosa succede di bello"
Magari le sarà scappato da ridere "Oh per l'amor del cielo, Isotta! Hai tutta la vita per tenere gli occhi aperti e vivere un sacco di belle cose, adesso è ora di dormire.."
Ora come ora è ora di dormire, sul serio. Quando dormi il dolore si assopisce ed anche se è steso al tuo fianco, come l'ombra che produrrebbe una luce puntata alle spalle, nonostante questo, si riposa anche lui e così racimoli qualche ora di pace, di pausa, la noia allenta la presa e la disperazione si fa leggermente meno presente.
E allora dormo! Quindici ore al giorno per l'esattezza, come i gatti!
Bisogna essere fortunati dicevo, si perchè io sono una tipa piuttosto noiosa a dire il vero, sono abitudinaria e pantofolaia di indole, ma poi uscire a far baldoria mi piace, sopratutto in estate. Oh ma mai nella vita che abbia trovato delle amiche che la pensano come me! Sono tutte delle suorine rompicojoni che tornano a casa a mezzanotte, come Cenerentola e non varcano i confini di Paesello! Ma mica fanno nulla per ribellarsi e spiegare ai genitori che a 23anni dovrebbero proprio farsi una vagonata di fattacci loro, eh no, son suorine e subiscono senza alzare la testa, la voce, senza tirare fuori le palle!
Sono contornata da inetti. E gli unici con cui posso uscire sono i ragazzi, ma per quanto mi piaccia stare in loro compagnia dopo un po' è scocciante, a loro poco interessa commentare i vestiti delle altre o fare gli occhi dolci a qualcuno solo per il gusto di vedere se ci casca, anzi mi rompono anche le scatole se qualcuno si avvicina a parlarmi, e quindi anche tutto l'uscire del mondo diventa inutile e noioso.
Avevo in mente un sacco di pazzie da fare ed avventure da vivere, a 14 anni credevo che quando avremmo finalmente preso la patente sarebbe arrivato il momento di mettere tutto in atto. Invece non è stato così, non erano così loro, e da sola a cosa sarebbe valso fare la ribelle scapestrata?
Questione di fortuna, nascere in un luogo del mondo poiuttosto che un altro, in una famiglia piuttosto che un' altra, avere un conto in banca o piuttosto non avercelo, incontrare gente figa e spericolata o sfigati del cazzo e farteli amici comunque, che è l'unica cosa che c'è in giro. Trovarsi nel gruppo giusto, piuttosto che in quello sbagliato. 
Fortuna, scelte, non lo so.
A me è andata una merda. Ed è inutile che io provi a spronare tutti, è inutile che mi impegni a cambiare le cose, perchè la gente non si può cambiare. Non posso cambiare il paesino piccolo e tranquillo ma bigotto e antiquato, non posso cambiare la mentalità della gente che ci è cresciuta, non posso scombinare il fisso presentarsi degli eventi.
Da chi sei non scappi, per quanto tu voglia o ti possa impegnare a farlo.
Se sfigato sei nato, sfigato muori. Ed io modestamente lo nacqui!

Spero che le vostre vacanze stiano andando molto meglio delle mie. Aspetti un anno intero e poi quello che peschi è la solita delusione...bah!
Sto seriamente pensando di chiudere questo postaccio lamentoso che è diventato il blog, forse lo è sempre stato, ma sinceramente me ne accorgo solo adesso.
E' che almeno prima quando ero triste scrivevo, ora non voglio nemmeno far quello!
Alla prossima, se ci sarà.

                                                                         Isotta

P.S. non scandalizzatevi se ci sono errori di battitura e quant'altro, non ho nemmeno riletto quello che ho digitato.

lunedì 16 luglio 2012

Latito, I Know...

Si, ne sono consapevole, come blogger io faccio proprio schifo.
Ma qua tiriamo a campare. Andare a letto alle 3 ogni sera e alzarsi alle 8 per il tirocinio ogni mattina, sottrae inevitabilmente tempo a qualcosa. E posso sottrarre tempo al mio ammore immenso e peloso Buddy? Nada. Al mare, il sole e l'abbronzatura? Categorico, no. Al sonnellino post-pranzo? Vorrei ma non ce la fò! 
Cosa con mio sommo dispiacere viene meno? Il tempo per il blog :(
Vorrei raccontarvi mille cose, come facciamo?
Pensa che ti ripensa (anche il criceto è in vacanza quindi non stupitevi se non produce idee brillanti) mi son detta, ma se inaugurassimo i PostDaSpiaggia? Leggeri, frivoli e succulenti come solo il più becero gossip da ombrellone sa essere?
Io ci provo e vi racconterò delle mie vacanze a sorsi, così tra un spalmata di crema e l'altra e il giro arrosto sotto al sole, vi farete un po' di cazzi miei, che a me piace tanto spargere così in giro nel world wilde web.
Siate clementi, è il primo tentativo signori...e poi fatemi sapere!

Isotta è in farmacia. Entra un ragazzo abbronzato, ben vestito, alto e con la valigetta in mano: informatore. Solita scocciatura sorbirsi i finti sorrisi di chi ti vuole rimpinzare i cassettoni di farmaci come una shopaholic il suo armadio, di scarpe! Ma il tipo si toglie gli occhiali e io per poco non ci rimango secca! E' figo, ma figo,figo,figo. Si avvicina deciso e mi porge la mano "dottoressa buongiorno!" 
"buongiorno, ma in realtà faccio solo il tirocinio."
"E' uguale. E così ho finalmente scoperto chi è la nuova dottoressa bionda e carina che lavora nella farmacia di Paesello! E' famosa sa?" sorride.
Io. L'ebete "Ah si..?In che senso scusi?" 
Nel frattempo fantastico su ipotetici matrimoni e su che occhi meravigliosi potrebbero avere i nostri figli. Sbriga le sue cose, io sbavo sul bancone.
Poi va via e ma, prima mi fa "ci rivediamo a fine mese, allora!"
Morale: Dio esiste e mi manda informatori scientifici fighi per farmi capire che non ho sbagliato tutto nella vita e che il farmacista non è poi il lavoro di mmerda che credo che sia! Anche se in realtà lo è. Dettagli.

Quest anno non mi abbronzo. Non ce ne è. Mi spiaccico al sole durante la sconsigliatissima fascia oraria 11.00-15.00 o 14.00-16.00, senza protezione (questi sono professionisti è sconsigliato ripetere a casa le stesse azioni pericolose!) bevo ettolitri di succo ACE e mangio carote che manco Bugs Bunny, ma la mia melanina non ha proprio intenzione di farsi vedere quest anno. Appena trovo un attimo passo in erboristeria e tento la carta "intruglio di erbe miracoloso". Vi farò sapere.

Ho riscoperto gli amici. Che per tanto tempo mi si era fatto credere essermi nemici. Invece mi accorgo che ci tengono davvero a me, e no, non ero io ad aver preso un abbaglio, ma chi mi ripeteva che sono sola e che di me non importa niente a nessuno! Perchè basta davvero poco, ma poco davvero, come una mano sulla spalla mentre racconti come stai, un messaggio per rincuorarti e le telefonate per farti sapere che non sei sola per niente, anzi. E mi ritrovo fiduciosa, si sta bene così. Dopo cinque anni ho di nuovo fiducia nei miei amici, ed è bellissimo!

Lo shopping non ha dato i risultati sperati ma non ci lamentiamo. Finora ho preso due vestitini, no anzi, tre. Un altro paio di zeppe, e poi pantaloncini e magliette. Ma il capo principe, quello che lo vedi in lontananza, appeso ad una gruccia in mezzo a tutti gli altri, mentre le buste ti penzolano dalle braccia, la gente ti spinge di qua e di la, c'è la fila chilometrica per i camerini, ma tu riesci solo a sentire we are the champions in sottofondo perchè vi siete trovati, e anche per questa stagione ce l'hai fatta. Hai il santo graal dei tuoi desideri in mano e sarà tuo dopo una strisciata di carta.
Ma fa' caldo(Anto') e girare per negozi è palloso, quindi attendo che lui raggiunga me!

Bene io avrei finito per oggi, ma vi lascio una piccola anticipazione.
Per quale motivo una ragazza dovrebbe farsi la ceretta, prenotare l'appuntamento dalla parrucchiera, comprare un nuovo profumo, indossare un vestito sexy e salire sui tacchi alti?

See you soon ;)

                                                                         Isotta

 

 






mercoledì 13 giugno 2012

Va così...

Un attimo prima sei immersa in un mondo che esiste ogni notte, nella tua testa, quello dopo ti ritrovi in quello reale e a separarli ci sta solo la sottile pelle delle palpebre. Nessuna sveglia ha rotto le palle eppure io in piedi ci sono già, per quello strano orologio interno che mi fa svegliare giusto uno, due minuti prima che l'ingranaggio faccia partire il bip-bip fastidioso e snervante. Credo che il mio corpo sia disposto a svegliarsi da solo per non sentire quello strazio, è autoconservazione.
Dovrebbero essere abolite per crimini contro l'umanità, le sveglie. 
Quattro ore di sonno non sono abbastanza, e lo si legge chiaramente dalle striature violacee che mi ritrovo sotto gli occhi, e poi oggi va così, nemmeno il correttore, nemmeno il fondotinta, nemmeno l'amico mascara. Ma neanche la crema idratante. Mi lavo il viso con l'acqua tiepida anche in estate, ho perennemente freddo io e ogni volta che rifletto su 'sta cosa mi viene in mente mia madre, sei una vipera, sei una vipera. Le vipere effettivamente sono a sangue freddo. Non ne troverai mai una all'ombra, rubano l'energie al sole. Neanche a me piace l'ombra.
Così, senza trucco, senza maschera. Desidero che chi mi incrocia oggi per strada guardi me, la pelle bianchiccia e secca, gli occhi spenti, le labbra screpolate.
Quando salgo sull'autobus la prima scrematura sono i posti liberi, ovviamente, immediatamente dopo quelli liberi e singoli, che a me non piace il contatto con la gente, addirittura il prof di psicologia ci ha parlato di una ricerca che dimostra come il contatto forzato sui mezzi pubblici faccia aumentare notevolmente il cortisolo, l'ormone dello stress. Che se ci pensi è giusto così. Siamo pur sempre animali, e se tu sconosciuto invadi il mio sacrosanto spazio personale, mi viene da smadonnare. Avete mai visto due leoni strusciarsi al primo sguardo? è impossibile, lo spazio vitale è un diritto sacrosanto e biologicamente prestabilito. Regola che vale al mattino e si estende al pomeriggio, certe volte, la notte, strusciarsi con uno sconosciuto è lecito. Più che lecito.
Dicevo, mi accomodo, guardo sempre fuori dal finestrino, su qualsiasi mezzo mi trovi guardo fuori dal finestrino. Alla fermata c'è Kyla (nella mia mente il suo nome si scrive così) ha il giochino in bocca e come sempre appena scendo lo appoggia vicino ai miei piedi. E' una simil pastore tedesco, intelligentissima. E' il cane di uno che sta a chiedere l'elemosina, ma tutti portano croccantini e giochini solo a lei, ed è inevitabile. Se ne sta buona buona vicino al suo amico umano e osserva i passanti con quegli occhi svegli, poi capita che ne individua uno, magari chi passando è solito farle una carezza, allora si prepara, prende il giochino, si mette seduta e aspetta, appena il prescelto si avvicina abbastanza lei gli va incontro, gli molla il gioco ai piedi e piega la testa di lato come solo i cani sanno fare. Finchè non giochi non hai scampo, una volta ho fatto tardi ad un esame per accontentarla!
Due calci al gioco, una carezza ed ho il lascia-passare. Attraverso la gente senza fare lo slalom, oggi non ce la faccio, oggi cammino io e vi spostate voi. Il cielo preannuncia pioggia, è grigio e le nuvole sono basse e pesanti, vicine, ma fa caldo, quel caldo antipatico che ti toglie le forze e l'allegria. Un semaforo, un altro e un'altro, la Dea è sempre lì immobile, chissà dove guarda, dalla gloria millenaria del suo ateneo tragga auspicio a maggior fortune, c'è scritto. Gloria millenaria. Ateneo. Che si fotta. Cosa cazzo sono venuta a fare io qua. 
(Di Sergio Locatelli, dal Web)
Con questi presupposti ho affrontato il mio nono colloquio. Lei è giovane e carina, mi mette a mio agio, a parte quando mi chiede di parlare della mia relazione intima (sono una tipa riservata, che non si vede? certo.) Ma più che altro cosa vuole che le dica? Cosa vorrebbe sentirsi dire? 
"Ehm...Uhmp...Ecco...Ci stavo bene!"
Roba che nemmeno Freud, ah? Intanto scrive, riempie fogli bianchi di me e chissà cos'altro. Quando esco devo fare la spesa, penso, e guardo fuori dalla piccola finestra la signora che mette fuori il bucato. "Ma lo saprà che tra un po' piove" dico a voce alta.
Lei mi guarda "come prego?"
"ehm...no, dico, la signora...lo saprà che tra poco piove?"
"No. Oggi non piove, l'ha detto il meteo" e continua a scrivere senza guardare fuori.
Avrei voluto risponderle che il meteo non ne sa più di me. Non ne può sapere più di me. Che quando sono triste piove, o meglio, che quando sta per piovere io sono triste, e lo so sempre quando sta per piovere. E' una vita che piove. So quando piove.
Ma non mi è sembrato il caso. Avrà anche visto un sacco di pazzi e magari s'è pure fatta l'abitudine, ma delle volte piuttosto che fugare ogni dubbio, meglio tacere, mi pare di aver sentito dire, e se anche era riferito alla stupidità, chissenefrega.
I colloqui sono di 45/50 minuti, durante i quali io faccio tante pause, che poi i discorsi miei son sempre quelli, e allora io vorrei risposte, ma lei dice che risposte non può darmene, che non è questo il suo lavoro, che ci vuole tempo per le risposte. Sapesse quanto ne ho sprecato. E mi sono anche un po' rotta i coglioni di continuare a farlo.
Esco ogni volta con la stessa indecifrabile sensazione, un misto tra svuotamento e angoscia, spossatezza e malinconia. Ma sarà giusto così. Magari sta facendo effetto, come quando sai di aver effettivamente bruciato calorie, la mattina dopo, quando hai dolori dappertutto e anche scendere dal letto è un'impresa titanica.
Non ho nemmeno il tempo di raggiungere la fermata.
Piove.
Ed io non posso far altro che sorridere al cielo.

                                                                                      Isotta

lunedì 26 marzo 2012

Weekend da sfigati: Boing, cinquenni e l'allenamento!

Sono di ritorno da un weekend di "famiglia". Ho raggiunto, infatti, mio zio e la sua famiglia in una cittadina qui vicino a dove studio. Quest' anno non ci ero mai andata, nonostante i ripetuti inviti, allora visto che esami all'orizzonte non mi pare di scorgerne, ho approfittato. Mio zio è stato per tantissimo tempo il mio fratello maggiore, più piccolo di mia madre di sei anni, quando sono nata io ne aveva 20. Volevo che venisse sempre lui a prendermi all'asilo, ero l'unica a cui non urlava contro quando andavo a svegliarlo, facevamo la gara di rutti ed inutile dire che mi batteva sempre, mi faceva rotolare nella neve immacolata, e al mare mi buttava in acqua quando ero in castigo e non potevo entrarci, ovviamente litigavamo quando io volevo vedere i cartoni e lui il telegiornale. Adesso c'è il suo cinquenne G. a monopolizzare il telecomando[ dopo le prime tre ore di Boing volevo uccidermi. Ho resistito due giorni e mezzo. Pretendo la santificazione], i discorsi, la casa, tutti quanti. La figlia grande è un tesoro di bambina, non ha mai pianto quando era neonata, ha sempre preso lo sciroppo senza batter ciglio, non fa capricci, è buona con il fratellino, aiuta la mamma, fa i compiti da sola. Tutto il contrario di quello che ero io, inutile dirlo, e di suo fratello che è un terremoto, ma di quelli che provocano gli tsunami. 
E' pazzesco quanto sia cambiato. Ma questo è inevitabile, da quando è diventato papà è maturato tantissimo ed il carattere irruente e litigioso si è trasformato in amorevole ed accondiscendente. E' un ottimo papà, forse un po' troppo permissivo, ma i papà lo sono sempre, e le madri sanno bilanciare, fin troppo bene, delle volte.
Venerdì sono arrivata per pranzo, mi sono venuti a prendere loro tre, mia zia era al lavoro. Mi raccontano che qualcuno ha fatto i capricci dicendo "anche io voglio venire all'aeroporto!", accorgendosi, solo in seguito, con stupore, che l'aeroporto era dietro casa e gli aerei si erano trasformati in corriere!
Nel pomeriggio l'agenda dell'ometto era occupata dagli allenamenti di calcio, e che fai, non ci vai agli allenamenti? "Mi metto il giubbotto e sono pronta."
All'inizio, appena arrivati, mi chiedo se sia stata una buona idea. Una quarantina di nani urlanti, ognuno con indosso la maglietta del suo eroe calcistico, o più probabilmente quello del papà, corrono per ogni dove, come se fossero appena stati liberati da anni di prigionia. Il campetto, di quelli in erba sintetica, è simpaticamente inserito in una sorta di super santos tagliato a metà, quelle strutture a tendone tanto per intenderci, affinchè sia possibile conservare un'apprezzabile odore di sudore stagnante, e in più offrirti una sauna gratuita. 
Il mister grida una serie di nomi in loop, senza nessun risultato. E' il caos.
Mi siedo sconsolata per terra, in una posizione un po' isolata ma da dove posso comunque vedere le peripezie del cugino, pronta a due orette di noia.
Poi ad un certo punto, entrano due ragazzi vestiti esattamente come il mister, non ci faccio molto caso, ma inspiegabilmente i bambini sono tutti contenti ed iniziano ad ascoltare, addirittura si siedono al centro del campo.
Dopo pochissimo capisco il motivo dell'improvviso cambio di tendenza: iniziano i giochi.
I bambini vengono divisi in tre gruppi al capo del quale c'è il rispettivo mister. Il nostro nanerottolo capita nel terzo e io mi sposto verso di lui, dato che gli tengo la bottiglietta d'acqua evito di fargli fare tutto il campo per bere una sorsata.
Mi accorgo di essere fissata solo quando l'"allenamento" inizia.
E' alto e c'ha le spalle larghe, le tipiche ginocchia da calciatore, identiche a quelle del mio papà, un po' di orecchie a sventola, ma nel complesso è carino, biondo, peccato.
Mi concentro su G. che corre, corre, corre, prova a buttare il birillo al centro della porta con un tiro ma fallisce, non tiene la palla al piede come gli viene detto di fare, è paonazzo e si dirige verso di me con gli occhi di chi nel deserto ha visto un'oasi. Gli do la bottiglia, quando mi sento riprendere "No, no, non deve bere!", e io "ma come non deve bere, non vedi che è sudato e tutto rosso in viso, ha sete e beve!"
"Non deve bere perchè deve imparare che si esce dal perimetro di gioco solo nelle pause. Non è che durante la partita può uscire a suo piacimento. E poi non muore, l'abbiamo fatto tutti eppure siamo ancora qui, vedi!" e sorride, mostrandosi.
Beh in effetti il ragionamento fila, sono pur sempre bambini di cinque e sei anni, ma fila. Mi scuso e cerco di spiegare a G. che sarebbe meglio se aspettasse la pausa per bere, lui annuisce ma non sono convinta che lo farà.
Mentre i bambini continuano a fare gli esercizi, il tizio di prima mi si avvicina e si presenta, tale A. , scambiamo due chiacchiere su quanto sia impedito G. a giocare a calcio, poi torna a fare il mister, ma continua a sorridermi appena ne ha la possibilità. Io distolgo lo sguardo, tanto le due ore stanno passando e appena torna mio zio, ce ne torniamo a casa. Cacchio c'è la pausa, prima. Lui si riavvicina e mi dice che non mi aveva mai vista, gli spiego che sono ospite di mio zio per il weekend, e allora butta lì un "di sicuro ti annoierai allora, se ti va di uscire ti lascio il mio contatto fb, o il cellulare così magari andiamo a bere qualcosa". La mia espressione era questa: 
 


Balbetto un "no guarda, ti ringrazio, ma non è proprio il caso." Allora mi sorride, fa un cenno di intendimento con il capo, due palleggi e si allontana. Ha continuato a guardarmi per tutto il tempo, finchè una volta fuori fà "Ciao G. , ciao Isotta!" e fa l'occhiolino.
E mio zio, "Conosci A. ?" " Ehmm... più o meno!"
Saliamo in macchina, ci sorpassa una Ypsilon nera, e nello specchietto vediamo ancora lui che ci sorride. Vuoi vedere che era l'uomo della mia vita e io gli ho rifilato un NoGrazie! ?

                                                                            Isotta.
                                                  

martedì 31 gennaio 2012

La consolazione dello studente(pigro) sotto esami!

Al telefono...



"...Che poi chi me la fa fare, voglio dire, mica i miei mi hanno minacciato dicendo che mi tagliano i viveri se mi laureo con qualche anno di ritardo?!"
"Aehm..Isotta, diciamo che ti sei minacciata da sola. Sempre."
"Si okay..ma non ne capisco il motivo! Tutta questa anzia di finire da dove mi viene?"
"Dal fatto, ad esempio che mentre gli altri studiano per fare gli esami con calma tu sei a casa stravaccata sul divano o al parco con Buddy o in giro con me.."
"Vorresti dire che non faccio niente??????"
"No. Che però facendo 7 esami in una settimana e mezzo, il resto del tempo lo dedichi ad altro...Nel tuo caso, a dormire per esempio."
"Si, si so quello che faccio..ma vorrei sapere perchè lo faccio! Che come sempre sono io la causa dei miei mali!"
"..."
"Pronto?!"
"Facendo due calcoli: stai a casa sei mesi all'anno, a fare niente, i restanti sei mesi studi e fai gli esami. Ciò significa che se sono passati quattro anni, di studio reale tu ne hai fatti 2...
"Non ti seguo..."
"Si lo so che la matematica di prima elementare non fa per te...comunque questo significa che se continui così, ti sarai laureata in due anni e mezzo!"
"..." (Elaborazione del concetto in corso)
"Sai che mi sa proprio che ho fatto più che bene a far così!"
"Torna a studiare va'...e smettila di lamentarti."

Scusate se non sono presente sui vostri blog! Scusate perchè non ho ancora risposto per l' indirizzo e-mail, per non aver ancora partecipato al GiveAway e per non avere il tempo di scrivere degli altri premietti ricevuti...
Mi rifarò appena possibile!
Intanto, sperando che il cervello non mi lasci a piedi proprio come una vecchia macchina che esplode a pochi metri dall'arrivo in collina, vi lascio un salutino..mi rimetto a studiare.
Baci a tutti!

P.S. Mamma mia che freddo...e come nevica!

                                                                                  Isotta

sabato 3 dicembre 2011

Questo post non ha ragione di esistere...

Lo dicevo nel post precedente che Dicembre per me è un mese speciale...                                                                   
                                                                                    Come oggi, cinque anni fa.
Il freddo di un Dicembre appena iniziato, si appiccicava alle parti del corpo scoperte. L'aria era appesantita da quella solita umidità che fa capolino appena il sole si tuffa nella bocca del vulcano, e guardando verso l'infinito che si apre dalla vista della villetta puoi respirare quell'attimo di passaggio dalla luce al buio, devi essere fortunato però. 


Succede tutto nell'arco di un battito di ciglia, e devi costringerti a tenere gli occhi aperti e fissi lungo la linea tre cielo e mare, nonostante il freddo di Dicembre li pizzichi, devi essere forte, sbarrare gli occhi per far si che quello spettacolo ci possa entrare tutto e colorarli di rosa, azzurro, arancione o le eventuali sfumature di cui decide di tingersi quel giorno. Quel pomeriggio ero uscita in ritardo, probabilmente qualche pagina in più da studiare. Le stradine erano deserte, ancora. Nessuno squillo sul mio cellulare, a significare che ancora nessuno era uscito di casa, probabilmente erano in ritardo anche loro. Ne approfittai per camminare lentamente, per assaporare l'odore del freddo, quell'odore di muschio verde, parassita di vecchi muri cadenti, fermi a testimoniare nel tempo un tempo che è stato, un passato probabilmente meglio di questo presente, se ancora il ricordo resiste e non si è dato pervinto allo scadere degli anni. Che sa di brividi, i brividi provocati dal venticello che scendendo dai dirupi delle ispide montagne, sostenitrici del paese alle spalle, raccoglie gli odori e te li alita in viso. Avevo il naso ghiacciato e le guance rosse, potevo vederlo nitidamente nelle vetrine che in questi anni mi hanno visto sotto la pelle di mia madre, bambina per mano a mio padre, e poi ragazza, in un susseguirsi di stagioni e cambi di pelle.
Arrivando in piazza, il buio delle viuzze è accecato dalle luci arancioni, a cui si sommano quelle colorate intrecciate negli aghi di pino delle ghirlande che confezionano la via principale, annunciando il Natale. Mentre mi dirigevo verso la fontana centrale alla piazza a prendere il solito sorso d'acqua, non incontrai nessuno della mia compagnia, e rassegnata piegavo verso casa dei nonni. Dopo qualche chiacchiera vicino al calore del fuoco, il mio telefono tornava a rianimarsi, e finalmente la mia giornata avrebbe dato un senso al batticuore. Aveva gli occhi piccoli e le guance rosse ma non per il freddo, continuava a ridacchiare e io pensavo a quante fosse stupido ed immaturo, molto tempo dopo arriverò a capire a quanto lo sono stata io, ed a quanto un bicchiere in più di vino possa farti commettere sbagli, nonostante non sia stata nemmeno tu a berlo.
Non era il solito, ovviamente. Mi toccava i capelli mentre parlavo con le altre persone, mi teneva al riparo dal vento che ci inseguiva da dietro, coprendomi copletamente le spalle con la sua altezza e il giubotto pesante che lo faceva ancora più grosso, mi chiedeva di sedermi vicino a lui. Ed io ero una stupida, lo sono ancora. Ora credo che ho scambiato l'alcol con qualcosa che non è mai esistito. 
Il calore del mio corpo riscaldava le sue mani infreddolite, continuava ad accarezzarmi la pancia ed i fianchi, sotto il cappotto, a giocherellare con il fiocco che i laccetti di uno scaldacuore di lana formavano dietro la schiena. Non eravamo mai stati vicini in quel modo, lui si era sempre tenuto a debita distanza ed io mi ero sempre adeguata senza sbilanciarmi mai. Avevo resistito a non cadere da cavallo, mi ero aggrappata alle redini nonostante il galoppo mi facesse sobbalzare e non avevo più forza di reggere la presa. Poi ad un certo punto ho mollato, e sono finita in un pozzo scuro che ancora mi vede precipitare. Ho ceduto a quell'altra Isotta, ed ho sbgliato. Le campane della chiesa davano ragione alle lancette del mio orologio, era ora di cena, e mio padre l'unica cosa che non sopporta è che si arrivi in ritardo a tavola, e mai avrei fatto qualcosa che postesse lontanamente infastidire il mio amato papà. Mi alzai per andare via, ma lui mi disse di aspettare, che andava dalla stessa parte e mi avrebbe accompagnata. Avevo il cuore in gola, perchè nonostante l'avessimo fatto tante altre volte da amici, quella sera non mi sembrava la stessa cosa. Ripercorrendo al contrario la strada verso casa si passa dalla luce al buio, il buio che c'è nella mia testa ripensando a quei momenti, non ricordo come siano andate le cose, ricordo solo le sensazioni ed un ronzio nelle orecchie. Forse la sua mano ha preso la mia, o forse mi ha abbracciata, o forse sono stata io a mettermi sulle punte per arrivare più vicino al suo viso, il fatto è che ci siamo incontrati sulla soglia di un bacio. E il mio cuore deve aver perso un battito nel momento in cui le mie labbra hanno toccato le sue, e ancora non l'ho recuperato. Sono letteralmente scappata verso casa con la sua voce che mi diceva di aspettare un attimo, e a metà strada mi sono dovuta fermare un secondo, appoggiata al muro coi mattoni rossi e le parietarie, a riprendere fiato per la corsa e il filo logico dei pensieri. La prima cosa che mi è venuta in mente di fare è stato scrivergli un messaggio:
"Siamo degli stronzi."
Avevo totalmente ragione.
                                                                                      Isotta

giovedì 17 novembre 2011

Mon temps perdu..et retrouvé !

Stavo facendo merenda con patatine e coca-cola, che salutista sono eh?! Un paio di patatine in bocca, poi una sorsata di dolci bollicine e improvvisamente mi è tornata alla mente una sensazione, un ricordo, probabilmente seppellito sotto giga e giga di altri ricordi, altri pensieri, neanche poi più di spessore di quello o con più rilevanza. Voi conoscete À la recherche du temps perdu di Proust?  Io l'ho studiato al liceo, letteratura francese, con la Prof madrelingua - le "n" il-est nasale, nasale! es-tu capable de dire "n" pas "En"? - mi aveva colpito per il fatto che il tizio aveva scritto circa 3000 pagine, successivamente divise in sette volumi per ovvie ragioni, grazie alle quali voleva "vincere" il tempo. E secondo me ci è riuscito, il solo fatto che è stato capace di scrivere un'opera di sette volumi piazzata, a ben diritto, nella letteratura mondiale, lo dimostra. Leggemmo un brano tra i più conosciuti, quello sui mémoires che il dolcetto a forma di conchiglia, la madeleine, e un sorso di thè caldo, rievocano alla mente dello scrittore/protagonista. Vedendomi quasi in fase REM la prof decise che sarei stata io a leggerlo per tutti, mi fece un grande regalo quel giorno. Sono rimasta sedotta dal pensiero che trasudava dalle parole che mi correvano sotto gli occhi e fui felice quando notai che, senza un briciolo della sua poesia, comunque io quelle cose le avevo già pensate! E vissute. 
Inoltre il tema dei ricordi, della nostalgia, della vita che passa, del tempo, è un argomento su cui mi ritrovo spesso a riflettere, proprio per la sensazione di vuoto tra le mani che mi lascia questo scorrere via, senza possibilità di ritorno, questo conto alla rovescia verso la fine..
Prima quindi, ho rivissuto un attimo, una sensazione, mi sono infilata nel corpo di Isotta bambinatimidaalcompleannodell'amichetta, ed ho vinto il tempo. In quel piccolo, leggero e volatile istante sono tornata indietro ad un secondo di vita trascorsa, forzando le regole della fisica, incorruttibili ed immutabili. 
Secondo Proust solo così possiamo sconfiggere il grande tiranno, con quella memoria che lui chiama memoria "spontanea", arriva all'improvviso ti fa rivivere chi sei stato, senza una logica, grazie ai sensi, un odore, un gusto, una sensazione tra le dita; al contrario di quella "volontaria" di cui ci serviamo per richiamare un ricordo in maniera logica, appunto, e razionale.
Quando vivo questi momenti sento una profonda nostalgia per quelli che sono passati e non potranno materialmente tornare, ma il fatto che sia stata questa sorta di coscienza del ricordo a spolverarli, mi consola, capendo che per affiorare senza bisogno di un aiuto razionale, significa che li ho vissuti a pieno, inglobandoli in me stessa per sempre, ed è per questo che Proust sosteneva che possiamo battere il tempo, e io condivido il suo pensiero: perchè nella dimensione interiore quegli attimi non passano, sono ancorati a sensazioni indelebili.

“Quando d’un passato antico niente sussiste, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più fragili ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore restano ancora per lungo tempo, come anime, a ricordare, a attendere, a sperare, sulla rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile l’immenso edificio del ricordo”

A voi è mai capitata questa cosa? Bon Mercredi= metà settimana.. yuppie!!

                                                                                          Isotta.

martedì 8 novembre 2011

Di Voli..

Mi ricordo come è stata la prima volta. Avevo otto anni e sembravo averne sei, e mi è sembrato tutto più grande ed imponente rispetto a come lo vedo adesso.
Saluto il papà, i nonni, i gatti e Rocky (il mio vecchio cagnone che ora non c'è più..),tra le mani la valigia che in realtà era un borsone ed ero pronta per partire, per volare, direzione Milano. Una misera oretta e mezzo di viaggio,rispetto alle successive Londra, Barcellona,Toronto, New York, ma ero così emozionata e felice.
Andavamo con mia madre a trovare mio zio, suo fratello, partito tanti anni prima. Lui era il mio fratellone, quando sono nata aveva 19anni e facevamo la gara di rutti, litigavamo perchè io volevo vedere i cartoni e lui studio sport (o la versione di una quindicina d'anni fa), mi faceva rotolare nella neve fresca e immacolata di un parcheggio non in uso dove i miei non mi ci avrebbero mai portata, e potevamo anche andare a largo coi braccioli, quando non ci vedeva mia madre! All'asilo chiedevo sempre a mia nonna se sarebbe stato lui a portarmi a casa, all'uscita, e quasi sempre c'era, e quelle poche volte che non era lui a venire ero io a mandarlo a chiamare, e verso casa ce ne tornavamo sempre assieme, in una mano teneva la mia e nell'altra lo zainetto rosso.
Il lavoro lo ha portato via, per chi ha studiato per fare il professore l'unica chance è il Nord, ha vissuto da solo per tanto tempo e ogni tanto facevamo a turno per andare a trovarlo. Ora è sposato, ha due bambini simpatici ed ogni venerdì sera ci sentiamo, qualche weekend vado a casa da loro, mi faccio coccolare un po'. Però la gara dei rutti non la facciamo più, in ogni caso vinceva sempre e non mi piace perdere :P !
Ormai ho così tante miglia accumulate sulla card che potrebbero darmi il diploma di hostess, honoris causa, ho spompato la carta a furia di viaggi da 300 miglia all'andata e 300 al ritorno, quasi ogni mese, perchè ve lo devo dire a me viaggiare Alitalia piace un casino, e c'è una gran bella differenza coi low cost..che poi basta prenotare con lauto anticipo e alla fine il prezzo è lo stesso di un Ryanayr che ti chiede euri anche per andare a fare plin-plin e non ti offrono neanche biscottiosalatini? e quanto mi piacciono i salatini!
Il viaggio in aereo mi garba da matti ma quello che mi affascina di più è l'aeroporto. Arrivo sempre in anticipo, strano per me, ma è davvero l'unico posto verso cui mi incammino di buon'ora e di buon grado. Mi siedo ad un sedile scomodo (credo che gli arredatori li scelgano in modo tale che non ci si possa addormentare e perdere il volo!) ed inizio ad osservare tutta quella massa di gambe e braccia, volti ed espressioni, razze e lineamneti. L'areoporto è quello spazio senza confini tangibili, calpestato da suole che trasportano terra di ogni paese, un brusio di parole straniere, un collage delle lingue del mondo, il ritratto di tutte le sfumature di pelle e delle forme degli occhi, di età e atteggiamenti, senza nazionalità definita, ma bacino di tutte quante. E mi sento completamente immersa in questo flusso di ginocchia che corrono, salgono, volano, scendono, vanno o tornano, partono o arrivano, lasciano o prendono, sono in ritardo o in anticipo, salutano per la prima volta o per l'ultima, per rivedersi o per dirsi addio. E tutto questo glielo leggi in faccia, ai viaggiatori. Sono diventata bravissima ad individuare la tipologia, anche se ce ne sono alcune inconfondibili che anche una talpa noterebbe ad anniluce di distanza. Ditemi se non vi è mai capitato di vedere:
° Una modella vestita casual, con l'occhialone scuro e i capelli cenere legati come una ballerina, i leggins che disegnano gambe troppo lunghe e troppo magre per una comune mortale, la Tshirt larga che cade da una spalla lasciandola scoperta, la borsa firmata e capiente; e se uscissi io così si fermerebbero per darmi qualche spicciolo.. arrrrgh invidia!
° Poi c'è il gruppo dei ragazzi tedeschi, visi stravolti, maglietta bianco sporco che in origine sarebbe dovuta essere bianca e basta, pantaloni con tascone che arrivano fino al ginocchio anche a Dicembre, scarpe da skaters ultrausurate, e poi quel trasandatoall'avventura che fa proprio tedesco!
° Immancabile il SuperManager con vestito sartoriale, ventiquattr'ore in pelle, scarpe di lusso, orologio vistoso e profumo che lascia il segno del suo passaggio, alto e brizzolato, perennemente al telefono, ovviamente di ultima generazione!
Chi ho dimenticato?? Aggiungete pure..

P.S. Scusate per l'assenza, ho ricevuto in regalo un biglietto andata e ritorno e sono scappata a casa per una luuunga settimana! Mi spiegherò meglio nei prossimi post :)

martedì 5 luglio 2011

Alla ricerca dei pinoli perduti..

Mentre ero sotto la doccia mi è venuto in mente che il 9 sarà il suo compleanno. Sarebbe il primo anno, dopo quattro, che non organizzo la sua festa.
Lo scorso anno, dopo svariate, supplichevoli richieste, sapientemente lasciate cadere nel vuoto dalla sottoscritta, ho deciso di sorprenderlo e preparare oltre alla torta di compleanno, uno strudel tutto per lui, visto che era un suo desiderio! Mi sono messa a cercare la miglior ricetta, ma richiedeva, per un buon risultato, un'esperienza che io non ho, quindi mi son buttata su una versione easy della Benedetta Parodi di CottoEMangiato. Pasta Sfoglia già pronta, lavi sbucci e tagli a cubetti un paio di mele, le sbatacchi nella pasta sfoglia assieme alla confettura di tuo gradimento, uvetta, pinoli.. Cazz i pinoli mi son dimenticata! Corro al supermercato. Tra gli ingredienti per dolci niente, assieme ad arachidi e roba varia nulla, giravo per gli scaffali come una trottola ma di pinoli nemmeno l'ombra. Ok chiedo altrimenti non esco più da qua dentro:
"Salve, sto cercando i pinoli ma non riesco a trovarli, in che reparto devo guardare?"
"I pinoli, ah si.. vieni con me" mi risponde un commesso alto e magrissimo ed iniziamo a dirigerci verso i pinoli. Andiamo al reparto frutta, a quello della carne, passando per il panificio ed il banco frigo pure. Il tizio sembra disorientato ma continua a camminare spedito ed io lo seguo, sembriamo lui Packman e io uno dei fantasmini cattivi che se lo vuole mangiare. Compare un'altra cassiera, Packman le si tuffa incontro, la acciuffa per un braccio e le fa:
"Oh questa qua (che sarei io!!!) vuole i pinoli..sai mica cosa sono i PINOLI ? "
Isotta -------> O.O
No ma scusa ho capito bene, questo non sa manco cosa siano i pinoli e mi faceva da Cicerone al supermercato, ma che pensava che se li chiamava "pinoli..pinoli..pinolini dove siete??" sarebbero sbucati fuori da soli? o si immaginava un'insegna, una freccia rossa, luminosa, lampeggiante ed una voce metallica che urla "per i pinoli la prima uscita a destra, sotto i carciofini.."  ???
Ero allibita, non sapevo se prenderlo a manganellate con un Galbanino o scoppiare a ridere.. ho optato per la seconda. Ma dai come si fa a non sapere cosa siano i pinoli ?! Assurdo.
Ad ogni modo sono riuscita a trovare sti pinoli che erano vicino alle casse, ed a portare a termine la sorpresa che è riuscita e pare pure con esito più che positivo. 
E' passato già un anno.
Ho paura che il soffio delle candeline possa buttar giù con troppa facilità quella flebile parvenza di nonchiamoperchènonricordomancocometichiami , anche perchè sto per tornare a casa e la valigia è bella che pronta. Succede che ogni volta che litighiamo potremmo piantarci un coltello nelle rispettive schiene, senza rimorsi, ma succede anche che dopo le sfuriate, le urla e il rancore, ci riavviciniamo. Mi basta toccargli il braccio per sbaglio o che lui mi guardi fisso per più di dieci secondi che ecco che i poli delle nostre calamite si scombinano e se prima pareva esserci un muro di gomma indistruttibile a rimandarci indietro ad ogni tentativo di avvicinarci, come due poli negativi, ora il magnetismo ci spinge l'uno verso l'altra e non c'è forza di volontà che tenga per riuscire a starci lontani. 
Gli opposti si attraggono, e credetemi che non c'è nessuno più opposto di noi, il problema è che non durano..sani di mente almeno!
Quanto sia poco credibile il mio stato di disinteressata si deduce da questo post no ?

                                                                                Isotta.

giovedì 9 giugno 2011

Waiting for the Bus...

Stamattina sono uscita presto di casa,anche se ero in ritardo per l'esame, era comunque presto per me; l'aria era umida e un leggero venticello faceva increspare la pelle di brividi. Come sempre quando sei in ritardo tutto sembra andare a rallentatore, guardando in lontananza era ben visibile tra la fila di auto la sagoma ingombrante ed arancione tipica dei bus, scrutavo nell'attesa di vederlo sempre più vicino ma niente, mi fissava immobile. Le mie mani erano gelate come in inverno, nessuno senza il calendario a confermarlo avrebbe detto di essere a giugno, avrebbe giurato fosse novembre piuttosto. Infilo le mani in tasca a racimolare un po' di tepore, nella destra trovo dei pezzettini di qualcosa. Sembra plastica, provo a tastare per cercare di capire meglio di cosa si tratta. Sembrano tanti quadratini ma non riesco davvero a capire cosa siano e poi la sera prima non c'erano, ne sono certa, altrimenti appendendo i vestiti alla spalliera della sedia/armadio, come ogni sera, quei pezzettini di non so che si sarebbero sparsi in bella mostra sul pavimento della camera. Faccio attenzione, li raggruppo nella mano e serro bene il pugno perchè non voglio perderne nemmeno uno, non vorrei dovermi pentire di un gesto frettoloso.
Schiudo il pugno, la mano aperta all'altezza dell'ombelico, i capelli mi pendono ai lati del viso e il vento li fa sparpagliare per questo mi prude il naso.
Due cerchietti di legno, una pallina argentata, e cinque quadratini bianchi, su quattro lettere colorate, su uno un cuore rosso. Li guardo, mi ricordo quando quelle lettere erano solo lettere da infilare in un bracciale o nel nostro caso un portachiavi, bianchi quadratini di plastica che quando li fai mettere assieme acquistano senso, un valore, a cui leghi un'idea e che continui a portarti in giro nonostante le vicissitudini, perchè credi che certe cose non cambiano, aldilà di quello che accade, alcune cose durano. Finchè una mattina infili una mano nei jeans e trovi quel che resta dei quadratini bianchi, delle palline argentate e dei cerchietti di legno, che non legati ad un filo sono solo lettere, ed allora capisci che non è un caso se succede, che si è rotto ben più di un portachiavi, si è rotto qualcosa che non si può ricostruire, nonostante la pazienza, nonostante la voglia ed il desiderio di farlo, semplicemente è tempo di andare, di lasciar andare.
Tiro su con il naso, rimetto tutto in tasca, il vento secca il percorso che una lacrima si è scavata nel fondotinta.
Salgo sull'autobus.

                                                                                 Isotta.

domenica 29 maggio 2011

Sunday Mornig..


Il locale è pieno di gente, luci soffuse, bella musica, al lungo bancone nero quasi ci vuole il numerino per prendere da bere, fortunatamente le ragazze avevano prenotato altrimenti col piffero che avremmo avuto il tavolo.
Mi distraggo a guardare quella gente in tiro che lancia occhiate ed ammiccamenti a destra ed a sinistra, in cerca, chi di qualche nuova conoscenza, chi del grande amore chi semplicemente un' amico/a per la notte. E poi eccolo lì, è splendido ma non sembra accorgersene, non lo avevo notato fin'ora, come ho potuto? Aspetta il suo turno al bancone, una gamba tesa per mantenere l'equilibrio, l'altra piegata, per via del piede puntato sulla barra che si trova in mezzo a quelle dello sgabello, è leggermente curvo su se stesso, gli avambracci appoggiati sulle cosce, giocherella con lo scontrino tra le mani, è sexy, tremendamente sexy, sospiro. Le ragazze mi hanno vista imbambolata ed iniziano con le battutine, puntualmente seguite dai tipici gridolini che sanno di alcol, sorrido ma torno a guardarlo, non posso smettere. Tutto quel vociare donnifero avrà attirato la sua attenzione, ci ha guardate, io mi volto verso di loro ma hanno già ripreso a brindare, non se ne sono nemmeno accorte, mi ri-volto verso di lui che sta ancora a guardare nella nostra direzione. Mi fissa un secondo negli occhi, io penso oddio si sarà accorto che è mezz'ora che ci fantastico su, guardandolo come se imparando a memoria il suo aspetto potessi riprodurmelo home-made, si starà chiedendo se sono una stalker probabilmente. Forse avrà letto i pensieri nella nuvoletta che si forma quando i personaggi dei fumetti pensano, perchè è scoppiato a ridere, e cacchio è ancora più bello, come se fosse possibile! Gli sorrido, un po' incerta ed eccolo che si alza in piedi, oddio o me mena o mi ha scambiato per sua sorella.

"Scusa non è che potresti rifare la faccia di un attimo fa, troppo divertente"
O.O "Ehm, mi prendi giro o mi stai offendendo?"
"Avresti preferito, ciao bella come va? Non credo, io sono .. Sbam sbam
No ma che fai, ma perchè sbatti la testa contro il tavolino??Capisco essere originali,ma così mi pare eccessivo!! Sbam sbam..
No aspè ma forse..
Sbam sbam..

Impreco in Aramaico nel momento in cui realizzo, nell'ordine, che:
1. Non ero vestita, truccata ed acconciata di tutto punto, ma struccata e col pigiama.
2. Che ero al buio nel letto e qualcuno mi stava buttando giù la porta.
3. Che dato che non era suonata la sveglia non era il momento di svegliarmi, ma qualcuno per qualche ragione sconosciuta lo stava facendo.
4. Che tutto era stato un collage meraviglioso (grazie sbronza!) tra la sera appena trascorsa e i miei film mentali alla Ally McBeal, che altrimenti il tizio non si sarebbe potuto interessare a me.
5. E che era finito. Avrei voluto continuare a dormire, a sognare ed a sentirmi protagonista di una favola

"Sono C. c'è quello che consegna i pacchi che ti sta aspettando giù davanti al cancello."
Con una voce da oltretomba ho sbiascicato un "arrivo", ho infilato una maglietta e i pantaloncini e mi sono precipitata.
Che bella domenica mattina! Avevo provato a ri-addormentarmi ma niente, l'adrenalina che lo spavento del sentirsi buttar giù la porta ha prodotto rende praticamente impossibile rimettersi a dormire. Okay apro il pacco, chissà cosa mi han mandato!!
Per chi non lo sapesse io sono un' emigrata, una calabrese che si è trasferita al nord per l'università, e come ogni buon calabrese emigrato che si rispetti, ogni tanto WonderMommy e Nonna infilano un 30 Kg di roba in uno scatolone e spediscono. Ovviamente vi immaginate soppressate,'nuja, formaggi e peperoncino, ma quando dico di essere atipica una ragione c'è; credo di essere l'unica calabrese nel mondo a non sapere nemmeno che gusto abbiano queste cose, non le ho mai
assaggiate in vita mia, mi hanno sempre fatto ribrezzo, non mangio piccante, odio le cipolle, sono vegetariana, insomma diciamo che non sono proprio un prodotto D.O.C. !
Nel mio pacco c'è pasta Barilla, riso Scotti (sappiate che io studio nella patria del riso Scotti: Pavia), purè Pfanny istantaneo, olive Saclà, alla faccia del cibo a Km 0 ed è inutile che gli spieghi quanto spreco ci sia in questa macabra visione che al nord non esistano supermercati! La giustificazione è che invece di andare a comprarla e quindi di stancare le mie povere braccina indifese, mi arriva tutto direttamente in dispensa.. -.-
Poi però prendo una busta, la apro e trovo i miei dolcetti preferiti, le cioccolate che prendo sempre al bar dei nonni, le patatine che prediligo ed un biglietto:

 Questo è il periodo più brutto,
un pò delle tue schifezze ti tireranno su il morale,
e ce la farai come sempre.
Con amore, da tutti noi.

 E allora capisci che non è che pensano che tu stia studiando in Burundi, ma che cercano sempre, instancabilmente e per l'ennesima volta di aiutarti, di rendere tutto meno brutto e più sopportabile. Che si sentono appagati mandandoti un pacco con la spesa dentro, perchè hanno fatto qualcosa per te, si sono resi utili, e nonostante 1200 Km siamo vicini, e che dovunque dovessi mai andare, fosse anche il Burundi, lo saremmo sempre ed anche lì avrei le mie schifezze preferite. Occhi gonfi di lacrime e cuore di nostalgia.

A noi calabresi mandano "il pacco" , perchè qualsiasi cosa ci sia dentro, quando lo scarti, ti arriva un’ondata di "casa".. E non ti dimentichi mai di volerci tornare.
        
                                                                                                       Isotta.

mercoledì 18 maggio 2011

Mai dire MAI !!!

Isotta all'asilo.
"Vuoi giocare con noi?" (ad un amichetto)
"Si! A cosa giochiamo?"
"Noi facciamo le padroncine e tu sei il cane!"

Isotta alle elementari.
"Tieni questa letterina l'ho fatta per te" (un compagno)
"Non è che è una lettera d'amore,vero?"
"No,no dai leggi.."
Cara Isotta, il mio cuor..
Crsh crsh e coriandoli a dicembre furono!

Isotta alle medie.
Lunedì in classe "Sai c'è G. che non fa che parlare di quanto gli piaci.."
"Si è carino, anche a me piace.Fai in modo che lo sappia.."
Sabato in centro
"Ok G. sei carino e simpatico ma non pensare di mandarmi messaggini smielati e di venirmi a trovare ogni 3x2. E' chiaro? Altrimenti non si fa nulla!"
Dopo una settimana. "Mi dispiace ti avevo avvisato, ora voglio stare sola, ciao G!"

Isotta al liceo.
Ad un'amica "Ma cosa piangi per un maschio, ti prego piangi per qualsiasi altra cosa ma non per un maschio, i maschi si usano e basta non ti affezionare, l'amore non esiste."

Dopo un paio di storielle finite nel giro di qualche mese, ero ancora più convinta delle mie idee. Un pomeriggio esco come sempre per fare quattro chiacchiere con gli amici prima di cena, e per sgranchire le gambe a passeggio dopo lo studio pomeridiano. Fatto sta che quella sera oltre ai soliti(idioti) c'era un ragazzo che conoscevo di vista, e che consideravo brutto,ignorante e buffone, passo a fare un saluto e me ne torno a casa, ho pensato. L'avessi fatto per davvero!
Saluto tutti, ricambiano di sfuggita, c'è il buffone che parla di test, università, 15esimo su 2000.. no aspetta,aspetta fammi sentire bene, tutti lo ascoltano con attenzione. Pare che il tipo sia arrivato 15esimo al test di ingegneria, incredibile ma se è un'ignorante!! E pare pure sappia il fatto suo in effetti. Ok ho valutato male, ma in ogni caso rimane brutto e pure buffone, fortunatamente si vede di rado qui dato che, ho saputo poi,veniva nel nostro paesello solo quando si trovava a passare a salutare la nonna. Cappuccetto rosso, uguale! Ahimè nei giorni suguenti si fece rivedere, e si fece rivedere, ed ancora e ancora, finchè non divenne parte integrante del gruppo, tanto che adesso la nonna l'andava a trovare quando pioveva, tanto per riparasi. Frequantandolo più spesso avevo pensato che poi non era mica tanto male a guardarlo bene, alto, moro, massicio, inoltre sveglio e con mia grande sorpresa acculturato, l'unico finora che mi aveva spiegato qualcosa di cui io non fossi già a conoscenza.. tuttavia la mia antipatia era forte, ed aveva toccato il culmine con il disprezzo, vero e profondo, che ancora adesso mi si chiude lo stomaco a pensarci, quando un pomeriggio, aveva sbandierato ai quattro venti il suo odio per i gatti (in assoluto gli animali che prediligo,nonostante li ami pazzamente tutti), e la sua capacità di uccidere con assoluta noncuranza un essere vivente: era un cacciatore. Odio, odio, odio, ho sperato che potesse schiantarsi con la macchina alla prima curva, eppure giusto un secondo dopo ho pensato mi sarebbe dispiaciuto non vedere più la sua faccia da schiaffi..Oh, oh cazz pensi, fermati un attimo e cerca di capire cosa ti è appena passato per la testa, tu, no voglio dire noi, Isotta, vegetariana, animalista, gattara, proveresti dispiacere per la morte di un cacciatore bastardo???? ma se il nostro motto è cacciatori tutti morti...
Ehm Houston abbiamo un problema!

E si cacchio, tutte a me, io che avevo giurato e spergiurato che non mi sarebbe mai importato di nessuno,in particolare di nessuno che non amasse follemente gli animali e li rispettasse, che non mi sarei mai fidanzata o spasata o cose del genere, io che mai mi sarei imposta limiti per rispetto ad un altra persona,  MAI e poi MAI di un cacciatore, MAI e poi MAI di uno che non gioca a calcio e che manco si guarda le partite, MAI e poi MAI di uno attaccato alla famiglia ed alle origini..MAI di lui. Eppure da quei momenti sono passati cinque anni, cinque anni di merda si, di lascia e prendi, di litigi e dolore, ma cinque lunghi sigificantissimi anni.
E' tanto che non lo sento adesso, e per evitare di chiamarlo mi son messa a scrivere questo post. Sono una debole, so che non è lui la persona per me, siamo infinitamente e galatticamente diversi,opposti,in tutto,TUTTO, il mio gusto di gelato preferito è quello che disgusta lui, il suo preferito disgusta me, uno pasta lunga, io pasta corta, io no figli, lui squadra di calcio, tanto per dire qualcosa..Eppure vorrei sentirlo e sapere cosa fa, se già si è dimenticato di me, sapere se ha finito quello che doveva fare, vorrei che mi tirasse su il morale, che ascoltasse le mie paturnie, lo vorrei vicino, ma questo non è possibile, a parte i 1200 Km di distanza fisica, per tutto il resto.

Un consiglio, non dite mai MAI, che poi ve la beccate nel chiul' ..ecco l'ho detto!

                                                                                  Isotta

domenica 15 maggio 2011

Angosce...

 Avete presente l'euforia dei giorni immediatamente successivi all'aver preso la patente? Credo proprio di si! Bene, ero in piena fase o-guido-o-voglio-la-morfina, ma ahimé mio padre aveva fatto troppe volte il mio passeggero/insegnante, durante l'interminabile periodo foglio-rosa, per rischiare di affidarmi una macchina e la sera per giunta, così avendo io quasi esclusivamente amici maschi, puntavo sull'assenso per sfinimento e li tartassavo per ore con supplichevoli "e dai, ti prego facciamo un giro, ti giuro che so guidare..mi hai visto anche tu" "si infatti, ti ho vista fare lo slalom per raddrizzare la macchina che stava andando contro il palo della luce..dato che non hai abbastanza neuroni per salutare senza sbandare!" E vabè devo ammettere che sono una frana alla guida, ma se nessuno mi faceva fare pratica come avrei potuto migliorare!?
 Così un amico si butta e mi fa "tieni,la macchina è al parcheggio, portala qui per bene, senza fare danni ed andiamo a fare questo benedetto giro.."
 Detto fatto, gli strappo le chiavi dalla mani e mi dirigo verso l'auto parcheggiata, "ok no è difficile,lo hai fatto milioni di volte..cintura,inserire chiavi,frizione,inserire la marcia e andare.." La macchina parte, cammina ma sembra trascinarsi un peso enorme, e morto, dietro "oddio ho ucciso qualcuno!". Terrore, scendo niente, uff e non c'è nemmeno nulla che blocca le ruote, mah sarà la macchina difettosa (tipico ragionamento della serie: se qualcosa non funziona non sarà perchè non lo sto facendo nel modo corretto ma perchè è esso a non fare il suo dovere!) Imperterrita continuo e spingo sull'acceleratore per far muovere la carcassa ambulante, percorro a forza il breve tragitto finché sono talmente vicina da scorgere sui volti dei miei amici l'incredulità e la pietà subito dopo, il mio sorriso da clown spariva, invece, in maniera inversamente proporzionale alla vicinanza con i loro occhi sbarrati. Scendo "mmbè..non ho ucciso nessuno che facce avete, ma che è sta puzza di bruciato" "Il freno a mano. Non hai abbassato il freno a mano!"

Eh già, il freno a mano, mi ricordassi ti toglierlo più spesso, quella sera mi sarei guadagnata il giretto da pilota, in generale avrei una vita più piena, non mi sentirei sempre mancante di vita vissuta, inalata, divorata, goduta e magari avrei qualche rimpianto in meno e qualche rimorso in più, in fondo sono dell'idea che è meglio il rimorso per aver fatto qualcosa che il rimpianto di non averla proprio fatta. Eppure mi tiro sempre indietro, stasera, ad esempio, mi avevano invitato ad un compleanno, accetto, scelgo la mise, doccia, capello, trucco, borsa, faccio per aprire la porta e sbam! Prendo il telefono "ehi,ciao, scusa ma mi sa che non vengo..no no nessun problema davvero..si,sono solo un po' stanca..ok buon divertimento, ciao." Faccio sempre così, è tutta la vita che mi tiro indietro e pensare che vorrei fare proprio il contrario, buttarmi a capofitto nelle situazione e magari, non si sa mai, capiti qualcosa di buono. Invece sono qui. E scrivo.
 Probabilmente questa vita non fa per me, o meglio io per lei, ma che posso fare, questa è ed io me la sto perdendo.

                                                                                           Isotta