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sabato 21 settembre 2013

Quando meno te lo aspetti

Ci eravamo lasciati. Sono sparita ad Aprile. 
L'arrivo della primavera è un momento particolarmente favorevole, la metereopatia trova in me una delle socie azionarie di maggioranza, quindi potete capire come il mio cambio d'umore vada a nozze con il tiepido sole della bella stagione.
Era stato un inverno lungo e difficile, S. ed io arrivammo ai ferri corti a Gennaio, quando dopo il mio ennesimo rifiuto ad essere sfiorata lui divenne di pietra e così rimase. 
Sarei partita per non tornare più, lontana senza rimedio. Era da un tempo infinito che le cose non andavano bene, eppure il tutto sembrò materializzarsi, diventare distanza tangibile, durante le vacanze di Natale, quando la sua presenza divenne indifferente, la mancanza inesistente e il desiderio qualcosa che non ci apparteneva. Non me la sento di prendermi la colpa, ma nemmeno di darla, quello che c'era tra noi, qualsiasi cosa fosse, si sciolse come un nodo fatto da un marinaio non troppo esperto. Dopo sei anni, senza batter ciglio.
I mesi che seguirono furono strani, il mio ritorno dalle vacanze sapeva di vita nuova e quel Gennaio, per me, rappresentava esattamente questo, un punto di partenza.
Avevo interrotto gli incontri con la psicologa, per non riprenderli mai più, a fine Novembre, pensandoci adesso, probabilmente, mi ero inconsapevolmente resa conto che solo io avrei potuto cambiare me stessa. Tuttavia se non ci fossi mai andata, forse, non sarei mai arrivata a questa conclusione.
Il quattro Febbraio diedi il mio ultimo esame e quando giorni dopo arrivò l'esito positivo scoppiai a piangere. Piansi forte e coi singhiozzi perchè io non ero pronta a finire, la sessione d'esami era appena iniziata ed io, almeno l'ultima, volevo godermela, rifiutai il voto. L'appello successivo era il 26. Non studiai, ovviamente, mi venne il panico per aver fatto un casino, riuscivo solo a pensare quanto stupida fossi ad aver rifiutato quel voto. Eppure è andata bene, benissimo lo stesso. Finì gli esami ed iniziai a vivere sul serio.

Da allora, ricordo tutto con una sensazione molto simile a quella quando si corre forte in sella ad una moto, da passeggero. Tutte le remore e le paure affogavano nei bicchieri di vodka urlati al cielo per onorare le nostre vittorie, i capelli si facevano profumati e gli occhi languidi in giro per le strade colme di vita, i vestiti nuovi sgomitavano nell'armadio soppiantando quelli vecchi, la porta della mia camera era spesso aperta, o era la camera ad essere vuota perchè chi ci si rifugiava dentro era ora impegnata a condividere i momenti, a parlare, a godere a vivere ogni briciolo del tempo che rimaneva.
Fu così che E. mi fece una corte spietata e mi portò a casa sua, dopo l'ennesimo drink. Mi diceva che ero bella, troppo bella per essere stata triste così a lungo e quando le sue mani sbottonarono i jeans lo lascia fare e lo baciai forte. Inspirai quell'odore nuovo come il primo boccone d'aria dopo anni di prigionia, era bello come non avevo mai pensato di meritare. Quando si alzava dal letto l'osservavo percorrere nudo la stanza e non riuscivo a paragonarlo a nient'altro che all'idea di perfezione umana che è l'uomo vitruviano. 
"Hai gli occhi da gatta sai?"
"Da circa una vita"
"E un culo da favola"
"Sapevo anche questo. Tu invece sei tutto perfetto, mi fai sentire quasi in imbarazzo"
"No, solo merito della palestra. Ho aspettato questa notte da Marzo scorso, quando ti ho conosciuta, seduta alla panchina intenta a studiare ed io tornavo dalla palestra, manco a farlo apposta"
"Possiamo affermare che sei un tantino fissato con la palestra quindi?"
"Possiamo affermare che sono un tantino fissato con te, mi piaci troppo."
Pescai una scusa a caso e raccolsi i vestiti sparsi per casa, mi feci riaccompagnare ignorando le sue richieste di dormire qualche ora e poi andare a fare colazione. Non gli scrissi, se non per declinare qualsiasi invito mi fece. 
Era giusto così. 
Ogni tanto adesso lo sento e mi chiede come sto, io rispondo che va tutto bene, ma la avverto quella domanda, quella che ha intrappolata nella gola e non riesce a farmi, ma nemmeno a cacciare giù nello stomaco dove verrebbe digerita.
Non saprei nemmeno cosa rispondergli poi. Ok che hai due bicipiti che ci rimarrei attaccata per mesi senza mangiare, e che tutto il resto è pure meglio se posso, e che fai il cantante metal, ma di metallaro non c'hai niente, e lo capisco che quelle ti lanciano occhiate di fuoco e pregherebbero non so quale santo per essere al posto mio, ma io proprio non ce la faccio. Non fa proprio per me, adesso.
Avevo preso la vita di petto qualche mese prima, non sarei tornata subito a cuccia.
Non sono tornata nemmeno ora a dire il vero, se l'avessi fatto, tutte le cose belle che mi sono accadute e mi stanno capitando, non avrebbero potuto prender forma.
Mi faccio plasmare dai desideri, ecco tutto, e va benissimo così.


                                                                                                  Isotta

venerdì 18 maggio 2012

Buoni propositi!

Una tazza di thè verde ogni giorno alle cinque. Bere molta più acqua del solito e nessuna bibita gassata. Alzarsi presto, non andare a letto tardi. Mangiare frutta e verdura fresca, niente altro. Iscriversi ad un corso di yoga, andare il sabato mattina a fare volontariato al canile. Mettere i cetrioli sugli occhi e farsi una maschera casalinga, l'impacco per i capelli e rinnovare la manicure. Indossare il profumo. Passeggiare lentamente sotto i rami pieni di foglie rigogliose, tra la luce e l'ombra e respirare di nuovo. Prendersi cura di se.
Bastava così poco per riprendere in mano la mia mente, andata a farsi un giro un po' più in là del circondario? 
Pare di si.
Nel post precedente parlavo di Lui. Si, perchè c'era stato un nuovo momento di pace, ma evidentemente scriverne sul blog non fa bene. La vacanza, il tempo condiviso. Quella vicinanza che non mi permette di resistere. Adesso è nuovamente tutto sparso in mille pezzi sul pavimento. Fino a ieri non lo era. Oggi si.
Ma infondo le cose succedono, vanno, vengono, tornano. E' questo restare irrosolti la molla che fa poi riscattare tutto, ancora. E' un circolo vizioso.
L'attrazione che ti avvicina, l'incompatibilità che ti allontana.
Quando sarò abbastanza matura da scegliere una via, definitivamente? Dopo un po' le montagne russe stancano, l'adrenalina iniziale si trasforma in nausea e voglia di scendere. Io voglio scendere, lui vuole scendere. Forse è l'unica cosa su cui ci troviamo d'accordo.
Non ho la forza di ricostruire la mia vita. Sto a fatica riuscendo a tenere le redini della mente, non posso occuparmi di altro adesso. Allora ho deciso che aspetterò che il tempo passi. Berrò thè verde e continuerò a fare yoga, mangierò verdure tra una seduta e l'altra dalla psicologa, mi renderò utile per i cani del canile, nonostante niente che io possa fare sarà in grado di ricambiare la loro gratitudine per una manciata di crocchette e mezz'ora nell'area di sgambamento. Darò gli esami che mi mancano, ruberò l'energia stesa al sole. Non penserò a lui, ai nostri problemi, quando sentirò la fitta della malinconia spingerò la mente verso altro, e se mi mancherà un'abbraccio o una voce amica mi guarderò allo specchio. Voglio bastare a me stessa adesso.
Non voglio avere bisogno di nessuno.
Devo caricarmi il mio peso e portarlo avanti io stessa, senza far fare il lavoro sporco a terzi. Scriverò di cose belle, niente più pensieri cupi e contorti, scriverò di pomeriggi al parco e giornate calde in piscina, di vestiti nuovi e colorati, di gusti di gelato e zanzare impertinenti, di pile di libri e firme sul libretto.
E poi voglio parlare dei miei progetti, delle mie idee sui temi attuali, dell'estate calda e delle piogge improvvise, dei giri in centro, di quando tornerò a casa.
E allora lui svanirà tra le pieghe dei ricordi, e una delle mie grandi ferite si rimarginerà poco alla volta. Tanto che quando sarò a mare, nemmeno il sale la farà più bruciare.
Non il sale, non il sole, non il passato.
In quel momento, si aprirà il nuovo capitolo della mia vita e mi impegnerò a renderlo migliore dell'appena concluso.

Il prossimo post, sarà dedicato ai giochini ed ai premi per cui sono stata citata, perdonate l'ulteriore rinvio, ma mi premeva mettere nero rosa su bianco il mio stato d'animo attuale. Tornerò a leggere quando sarò scoraggiata e mi sarà d'aiuto!

Qualche programma per sabato e domenica???
In ogni caso, passate uno splendido weekend!

                                                                      Isotta.

sabato 24 marzo 2012

Quando finisce un Amore...

Sento bussare alla porta e come al solito, senza pensarci troppo su, invito ad entrare. F. entra e io lo noto subito quell'angolo della bocca che punta verso il basso. Mi chiede come sto e se posso prestarle la tessera della mensa, sa che io non ci vado, e quindi le rispondo immediatamente di si. Ha i capelli perfettamente lisci ed è truccata, sono abituata a vederla col mollettone e le tute, che dopo che ci fai un po' d'abitudine il corridoio e le altre stanze, diventano un'appendice della tua, e se nella tua hai il pigiama, non vedo il motivo per cui farsi dei problemi. 
Adesso sono io a chiederle come sta. Si guarda le scarpe e mi confida "Sono andata a trovare A. , oggi." Si siede accanto a me e fissiamo la tivù muta per qualche istante. 
Quando ci siamo conosciute era il mio secondo anno di università, per lei il primo dei due della specialistica in EconomiaQualcosa, non lo ricordo mai, saranno cose talmente complesse che rifiuto di ricordarne persino il nome. Lei viene dalla Puglia, anzi dal Salento, che per loro è una bella differenza, quando parla della sua terra lo fa con l'orgoglio di chi è stata spinta da cause di forza maggiore a lasciarla. Quell' A. Appunto.
Insieme da sette anni, praticamente, una vita, poi lui trova lavoro come impiegato delle poste in un paesino del Nord. Va via, ma con la promessa che lei le aveva fatto, di raggiungerlo e finire gli studi vicino a lui, infatti così è stato. Infatti lei è diventata una studentessa dell'Università di Pavia, che nei weekend cucinava per lui, accantonava lo studio e si godeva lo stare assieme su una moto, col cuore lì, ma la mente a quell'esame che non avrebbe potuto dare con una preparazione del genere. 
A. dal canto suo non capiva, pensava forse che lei non volesse passare il tempo con lui? Credeva che preferisse il libro ai suoi baci? Non lo so, ma era diventato irascibile, e ogni tanto, dai muri spessi come velina che abbiamo, li sentivamo litigare. Io riesco anche a capirlo, infondo. Un lavoro stabile, 27 anni, la voglia di vivere con lei una quotidianità più intima, in una casa loro, i viaggetti fuoriporta, di quelli che non ti lasciano il tempo di capire, in bilico tra la sensazione di esserci stato, in quel posto, e il fatto che sia stato solo un sogno. Voleva viverla la storia lui. E di certo anche lei, ma non poteva permettersi un'affito, non voleva farsi mantenere da lui, e non chiedeva ulteriori sacrifici ai suoi per il volo e l'hotel. Lei chiedeva tempo, ecco quello si. 
Quando ti lasci con una persona dopo sette anni, non è più una rottura, è un divorzio. La goccia che ha fatto traboccare il vaso non abbiamo mai saputo quale sia stata, ma lei si è chiusa nella stanza, non accettava i mazzi di fiori, rifiutava le chiamate, distruggeva i ponti che lui cercava di costruire. E l'altra sera, sul mio divano, mi ha confessato di essersene pentita. Che dopo sette anni e quell'incomprensioni credeva di non amarlo più, credeva che lui non l'amasse come avrebbe meritato. E invece non era vero niente. C'erano i problemi, ma quelli chi non li ha! C'erano le differenze di carattere, senza dubbio, ma c'era la cosa fondamentale e lei invece non la vedeva più. Era troppo occupata a pensare all'esame che era andato male, a sentirsi in colpa per i soldi che mamma e papà le mandano da caso, ancora a 26 anni, era offuscata da questo e non vedeva più lui, piuttosto un peso, la causa della lontananza dalla sua terra, dei giorni in moto per accontentarlo invece di stare china sui libri, dei sacrifici, la fonte della frustrazione.
Eppure sembrava convinta. Mi è sembrata convinta ed incredibilmente matura anche quando ci ha detto " A. si sposa. A Giugno." dopo soli due mesi che si erano lasciati. Io a sapere una cosa del genere mi andrebbero in pappa gli ultimi due neuroni che mi separano dalla pazzia clinicamente comprovata. Io avrei gridato. E pianto. E urlato. E sarei andata a dirgli che non si fa, che non ci si sposa un chiodo. Che se fino a due mesi fa piangevi alla mia porta, implorandomi di tornare assieme, adesso non puoi sposare un fottutissimo chiodo arruginito! Che quella regola vale per chi è stato assieme due mesi e si butta nella mischia alla ricerca di qualcuno con cui accusare il colpo, passare il tempo, togliere il ricordo, non chi si è lasciato dopo sette anni!
E niente, dice che è andata dirglielo, tutto quello che da quando ha saputo si è tenuta in fondo allo stomaco, che ha cercato di digerire e invece è lievitato. Talmente tanto da toglierle la forza di vivere, da spegnerle lo sguardo. Glielo ha detto che non le stava bene, che stava facendo uno sbaglio, e soprattutto che non l'ha dimenticato e lo ama ancora. Più di prima.
Adesso io me lo immagino A. , con gli intestini aggrovigliati e la consapevolezza che si è buttato in qualcosa di più grande di lui, che non ci si sposa con una dopo due mesi per cercare di riprodurre la vita che hai sognato e ti sei impegnato a costruire, con un'altra donna per sette fottutissimi anni, con la tua donna, con quella di cui conosci a memoria ogni piega della pelle, con quella con cui hai condiviso i momenti fondamentali della crescita, con quella che è stata tutto, per tantissimo tempo. Con quella con cui so, che se adesso potessi, torneresti insieme all'istante. E sai cosa mi fa capire questo, una semplice frase "perchè non sei venuta prima?". Una frase e il rammarico, gli sbagli, l'impotenza, l'Amore, quello vero, quello finto, i rimorsi e le notti insonni. Soprattutto le notti insonni che ti capiterà di affrontare prima a poi, con gli occhi sbarrati nel buio, affianco ad una donna che non sarà mai quella che realmente volevi avere sdraiata vicino, a chiederti perchè, perchè hai fatto il passo più lungo della gamba?
Lei ha sbagliato, quando lo ha lasciato senza possibilità, in maniera categorica, brusca, chiudendosi la porta alle spalle. Quando si è sentita morire perchè lui era di un'altra e non gli ha detto la verità finchè era in tempo. Quando ha scambiato le incomprensioni con la mancanza d'Amore. 
Ma tu. Tu hai sbagliato a mollare. Hai sbagliato a credere che potesse realmente finire, a credere che era vero che non ti amava più, a non dare fiducia a quell'amore lungo sette anni. Hai sbagliato a rifugiarti in una certezza senza sentimento, in una casa nuova e una proposta di matrimonio flash, senza logica, senza sentimento, senza nulla. Forse per ripicca, forse per paura di restare solo, forse per far passare quel dolore.
Ma non era il modo giusto. Ed ora soffriranno entrambi. 
E mi dispiace immensamente, per entrambi.
Non riesco a concepire parole che possano alleviarle, anche in minima parte, questa sofferenza. Non sono abbastanza per riuscire a farlo.
Spero davvero che ci riesca la vita, a sistemare le cose, che in fondo, ancora, ci spero anche per me.

                                                                                   Isotta.

sabato 11 febbraio 2012

Un nuovo giorno...

Ci siamo arrivati vicino così tante volte. Dicevamo basta e poi puntualmente non lo era, capitava di sfiorarsi la mano ed allora era un casino o guardando a fondo negli occhi potevi vederci il punto esatto del cuore dal quale sgorgano le lacrime e non era mai un'addio. Una volta ci siamo persino lasciati con un bacio...maddai, è un ossimoro!
Stasera è stato diverso. Lo guardavo spiegarsi, cercare di farmi capire che avevo frainteso e non vedevo nient'altro che una persona, un ragazzo un po' troppo cocciuto e pragmatico, presuntuoso e orgoglioso, ma di quell'orgoglio da bambino più che da uomo. E un po' mi dispiaceva pure. Ma di quello che c'era prima, quegli occhi che credevo innamorati, quelle braccia forti che erano il mio rifugio, quel profumo della pelle che mi faceva partire per la tangente. Oggi non era più Lui, oggi era un tale.
E sono pronta a scommettere che per lui è stata esattamente la stessa cosa.
Non so decidere se sia una cosa negativa o positiva, ci devo ragionare bene questa notte, ma a mente calda opto per la seconda. E non so come sia potuto succedere che in tre miseri giorni mi sia passata! Quella notte ho creduto veramente di morire per il dolore. Forse è stato proprio questo exploit, è esploso tutto ed ha bruciato i sentimenti e asciugato le lacrime in un colpo solo, rapido e (sifaperdì ) indolore! 
E' finita. Chiusa. Andata. Basta.
Ci siamo chiariti, abbiamo spiegato le nostre ragioni senza alzare la voce, aspettando che l'altro finisse e, meraviglia, siamo stati d'accordo su molte cose, tra cui, le principali: che ci abbiamo provato, che siamo incompatibilmente diversi in ognicosapossibileedimmaginabile, che è giusto lasciarsi, ma facciomolo civilmente che, perdiamine, abbiamo un'età! Ah dimenticavo, che nonostante tutto ci servirà in futuro per non commettere gli stessi errori!
Cioè, in pratica i tizi dei fotoromanzi ci fanno una MiddletonJunior (= pippa, tanto pe' dì).
Devo ammettere che continuo a non credere ad una sola parola che mi ha raccontato, ma comunque un paio di cose le avevo travisate per davvero, facendo un quadro più tragico di quel che in realtà era, ma che comunque già di per se' bastava.
Un'altra cosa strana, per noi me e il tale, è che abbiamo discusso per un tempo ragionevole, sono uscita alle 10.30 circa, allo scoccare della mezzanotte mi chiudevo la porta di casa alle spalle, a proposito sono tornata a casa tra un trambusto e l'altro mi ero dimenticata di dirlo, essì che non siete mica tonte, altrimenti come ci parlavo con lui, ma tanto per esplicitare. 
Adesso però passiamo alle note dolenti, va bene tutto, e vi garantisco che la mattina dell'otto mi sono svegliata dopo una dormita da Re e mi sentivo più leggera, ma quando gli ho detto "allora ciao", aperto lo sportello, messo un piede fuori e lui ha risposto "ciao", ho sentito una fitta allo stomaco e per paura non l'ho nemmeno guardato in faccia, non saprò mai che faccia aveva fatto! La tristezza che sento però non è dovuta alla rottura, su quello ci abbiamo meditado a lungo ma è veramente l'unica cosa ragionevole da fare per far stare bene entrambi, è più una malinconia per il fatto che si è chiuso un capitolo della mia vita che, nel bene e e nel male, è stato significativo. Non solo per quando col cuore impazzito e la voce intrisa di timore gli ho sussurrato "spogliami" e quello che ne è seguito, non solo per l'aver scoperto che è bello avere qualcuno vicino e non voglio impormi di farne a meno o per le pochissime volte in cui l'ho visto felice a causa mia, più che altro per ciò che è cambiato dentro di me, per i sentimenti mai provati prima e di cui ora so non posso e voglio fare a meno, per lo schizzo dell'abito da sposa che prima ripudiavo come idea immonda e invece ora vorrei indossare, per l'aver capito che andarsene non è la soluzione se i fantasmi te li porti dentro, come si fa la parmigiana e si riparte in salita. Per aver imparato a mie spese che le Bestie non si trasformano automaticamente in principi, che non è scontato o automatico, ci vuole un Amore grande, immenso, dedito, e quello no, non l'ho imparato per niente. Quello ancora, devo impararlo. 

P.S.  Non essendo una bloggher, ma una che scrive cagate su internet, non avevo considerato fondamentale ai fini della mia esistenza una casella di posta per il blog.
Mi pento amaramente, ho rimediato, ma a mio favore voglio dire, signor giudice :P, che non credevo che qualcuno potesse mai leggere le mie svalvolate e addirittura volermi mandare una mail! Quindi sappiate che so che può sembrare scontato e banale, ma vi ringrazio tanto per esserci, essì la mia vita è così patetica che i vostri commenti mi fanno commuovere, mi spronano e mi incoraggiano...Grazie, sincero!
Bando alle ciance la mail è piecesofagreeneyesgirl@hotmail.it , aspetto eh!

                                                                          Isotta