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sabato 21 settembre 2013

Quando meno te lo aspetti

Ci eravamo lasciati. Sono sparita ad Aprile. 
L'arrivo della primavera è un momento particolarmente favorevole, la metereopatia trova in me una delle socie azionarie di maggioranza, quindi potete capire come il mio cambio d'umore vada a nozze con il tiepido sole della bella stagione.
Era stato un inverno lungo e difficile, S. ed io arrivammo ai ferri corti a Gennaio, quando dopo il mio ennesimo rifiuto ad essere sfiorata lui divenne di pietra e così rimase. 
Sarei partita per non tornare più, lontana senza rimedio. Era da un tempo infinito che le cose non andavano bene, eppure il tutto sembrò materializzarsi, diventare distanza tangibile, durante le vacanze di Natale, quando la sua presenza divenne indifferente, la mancanza inesistente e il desiderio qualcosa che non ci apparteneva. Non me la sento di prendermi la colpa, ma nemmeno di darla, quello che c'era tra noi, qualsiasi cosa fosse, si sciolse come un nodo fatto da un marinaio non troppo esperto. Dopo sei anni, senza batter ciglio.
I mesi che seguirono furono strani, il mio ritorno dalle vacanze sapeva di vita nuova e quel Gennaio, per me, rappresentava esattamente questo, un punto di partenza.
Avevo interrotto gli incontri con la psicologa, per non riprenderli mai più, a fine Novembre, pensandoci adesso, probabilmente, mi ero inconsapevolmente resa conto che solo io avrei potuto cambiare me stessa. Tuttavia se non ci fossi mai andata, forse, non sarei mai arrivata a questa conclusione.
Il quattro Febbraio diedi il mio ultimo esame e quando giorni dopo arrivò l'esito positivo scoppiai a piangere. Piansi forte e coi singhiozzi perchè io non ero pronta a finire, la sessione d'esami era appena iniziata ed io, almeno l'ultima, volevo godermela, rifiutai il voto. L'appello successivo era il 26. Non studiai, ovviamente, mi venne il panico per aver fatto un casino, riuscivo solo a pensare quanto stupida fossi ad aver rifiutato quel voto. Eppure è andata bene, benissimo lo stesso. Finì gli esami ed iniziai a vivere sul serio.

Da allora, ricordo tutto con una sensazione molto simile a quella quando si corre forte in sella ad una moto, da passeggero. Tutte le remore e le paure affogavano nei bicchieri di vodka urlati al cielo per onorare le nostre vittorie, i capelli si facevano profumati e gli occhi languidi in giro per le strade colme di vita, i vestiti nuovi sgomitavano nell'armadio soppiantando quelli vecchi, la porta della mia camera era spesso aperta, o era la camera ad essere vuota perchè chi ci si rifugiava dentro era ora impegnata a condividere i momenti, a parlare, a godere a vivere ogni briciolo del tempo che rimaneva.
Fu così che E. mi fece una corte spietata e mi portò a casa sua, dopo l'ennesimo drink. Mi diceva che ero bella, troppo bella per essere stata triste così a lungo e quando le sue mani sbottonarono i jeans lo lascia fare e lo baciai forte. Inspirai quell'odore nuovo come il primo boccone d'aria dopo anni di prigionia, era bello come non avevo mai pensato di meritare. Quando si alzava dal letto l'osservavo percorrere nudo la stanza e non riuscivo a paragonarlo a nient'altro che all'idea di perfezione umana che è l'uomo vitruviano. 
"Hai gli occhi da gatta sai?"
"Da circa una vita"
"E un culo da favola"
"Sapevo anche questo. Tu invece sei tutto perfetto, mi fai sentire quasi in imbarazzo"
"No, solo merito della palestra. Ho aspettato questa notte da Marzo scorso, quando ti ho conosciuta, seduta alla panchina intenta a studiare ed io tornavo dalla palestra, manco a farlo apposta"
"Possiamo affermare che sei un tantino fissato con la palestra quindi?"
"Possiamo affermare che sono un tantino fissato con te, mi piaci troppo."
Pescai una scusa a caso e raccolsi i vestiti sparsi per casa, mi feci riaccompagnare ignorando le sue richieste di dormire qualche ora e poi andare a fare colazione. Non gli scrissi, se non per declinare qualsiasi invito mi fece. 
Era giusto così. 
Ogni tanto adesso lo sento e mi chiede come sto, io rispondo che va tutto bene, ma la avverto quella domanda, quella che ha intrappolata nella gola e non riesce a farmi, ma nemmeno a cacciare giù nello stomaco dove verrebbe digerita.
Non saprei nemmeno cosa rispondergli poi. Ok che hai due bicipiti che ci rimarrei attaccata per mesi senza mangiare, e che tutto il resto è pure meglio se posso, e che fai il cantante metal, ma di metallaro non c'hai niente, e lo capisco che quelle ti lanciano occhiate di fuoco e pregherebbero non so quale santo per essere al posto mio, ma io proprio non ce la faccio. Non fa proprio per me, adesso.
Avevo preso la vita di petto qualche mese prima, non sarei tornata subito a cuccia.
Non sono tornata nemmeno ora a dire il vero, se l'avessi fatto, tutte le cose belle che mi sono accadute e mi stanno capitando, non avrebbero potuto prender forma.
Mi faccio plasmare dai desideri, ecco tutto, e va benissimo così.


                                                                                                  Isotta

martedì 27 novembre 2012

Sprazzi di ricordi.

L'odore del dopobarba di mio padre potrei riconoscerlo tra la popolazione mondiale. No, non il profumo, ma l'odore che ne viene fuori quando si mischia a quello della sua pelle. Gli stavo spalmata addosso quando lui era seduto su una delle due poltrone del salotto buono, quello che è accessibile solo la domenica o per le feste, Natale, Pasqua, i compleanni dei nonni, anche gli onomastici, a dire il vero, erano da festeggiare a casa loro. Tutt'intorno le voci degli adulti, l'argomento preferito, quello di cui non si stancavano, stancano ancora adesso, mai, ad animarle. A casa dei nonni paterni è tutto un parlare di calcio, i figli, le figlie i generi e le nuore, i nipoti grandi e quelli piccoli, i nonni stessi.
Mio padre è il quinto di sei figli, l'ultimo maschio, il piccolino che le due sorelle più grandi usavano come bambolotto e a cui così facevano anche da mammine. Quando poi è nata l'ultima davvero, allora le attenzioni sono irrimediabilmente ricadute su di lei, ma la distanza nel tempo non avrà di sicuro permesso a mio padre di rattristarsi, anzi, di godersi un po' più la sua adoloscenza da non più ultimo e iperprotetto. Gli altri due maschi il maggiore, e quello che a mio padre passa solo tre anni tendono a battibeccarsi più degli altri, per motivi che tutti possiamo immaginare. Era bello sentirli parlare.
In tutto adesso siamo tredici nipoti, ma quando io ero piccola eravamo solo sei. Andavano a combinare disastri nelle stanze lontane, quelle che per arrivarci bisognava attraversare un corridoio buio col marmo grigio. Trascinavo i piedi invece di sollevarli, e sotto le suole ogni tanto si avvertiva una resistenza, un segnale, quando la gomma delle scarpe incontrava il bordo di un marmo non perfettamente ad incastro. Mia madre mi tirava da un braccio e io tenevo gli occhi chiusi. Poi mi spingeva sulla soglia e diceva "Isotta vuole giocare con voi." Ma non era vero, Isotta voleva stare dove stava, che anche a cinque anni se hai un tipo di carattere con gli adulti ti ci trovi meglio o , più probabilmente, non mi piacevano i bambini già da quando lo ero io stessa.
Allora mi sedevo sulla sedia affianco all'armadio e dondolavo le gambe, scoordinate, tenevo le manine sotto le cosce, coi palmi piantati nel fondo in paglia, puntualmente poi ne rimanevano i segni. Guardavo i piedi comparire uno alla volta e ogni due contavo uno.
I miei cugini si dicevano cose nell'orecchio e poi ridevano, alcune volte facevano fare delle prove di coraggio ai più piccoli, cose come andare in cucina e rubare la bottiglia della coca-cola, le patatine o che so io. Io non ci sarei mai andata, non mi è mai piaciuto prendere le cose di nascosto ai grandi o forse avendo i miei nonni materni un bar, in cui mi era possibile accedere a qualsivoglia schifezza, senza nessuna limitazione, non capivo appieno il fascino di quell'esperienza, l'adrenalina di quel gioco.
Destro, sinistro. Uno
Destro, sinistro. Due
Tre, quattro, otto. All'otto ricominciavo da capo. Per otto volte.
Destro,Pim.
Sinistro,Pum.
Un salto a piedi uniti per scendere dalla sedia, Pam.
Correvo via, attraversando di corsa il corridoio. Era il lasso di tempo perfetto a non destare sospetti, troppo lungo per non aver partecipato ai giochi, troppo corto per far incuriosire gli altri e venire a vedere il mio cambiamento. Quello che avrebbero visto sarebbe stato unicamente la conferma di un dubbio.
Mi chiedevano se avessi giocato con gli altri e rispondevo sempre si. Quando gli adulti vogliono una cosa, la vogliono e basta, non importa quanto tu invece ne sia lontata e chiaramente infastidita. O almeno, così era mia madre.
La mediazione tra il mio volere e quello degli altri, avevo capito essere le piccole bugie. Innoque, dette a fin di bene, quelle mezze verità per non ferire, non turbare, non far arrabbiare, evitare le urla e la disapprovazione, sembrava accettabile infondo, scambiarle con la frustazione e la tristezza. Ma le piccole bugie si sommano e crescono, fanno l'abitudine, tanto da spuntare fuori all'occorrenza, senza controllo, come munite di vita propria, precise, credibili, azzeccate, in ogni situazione critica. Talmente affezionate, abituate, cresciute, da perderne il controllo, e da insolenti senza scrupoli quali sono, finirne con il diventarne il mezzo attraverso il quale si esprimono,
il gioco che si ribella al suo sviluppatore, un virus che subdolo si insinua nella cellula, che infinitesimale ma potente finisce per farle replicare il suo di genoma, invece che l'autoctono, e la cellula si ritrova così, inghiottita dal volere suo ospite, senza connotati.
Le bugie sono serpi che ti si rivoltano contro.

                                                                                  Isotta

domenica 28 ottobre 2012

Il sabato mattina

Le pagine bianche mi piacciono. Sono come quelle persone che, per indole o vocazione, più semplicemente bontà d'animo, stanno ad ascoltare. Tele bianche sulle quali riversare i tuoi colori, poco importa se poi le sfumature siano sempre e solo del tetro di un cielo senza stelle. Ce ne sono poche è vero, ma io le invidio. Non dire niente, magari, piuttosto, non volerlo dire, è segno di grande forza. Io sono una di quelle che va in giro con la tavolozza in mano e i colori freschi. Lo sono sempre stata. Non ci vuole niente che io ti racconti tutto. Condividendo i miei pensieri, vedendoli prendere forma alle orecchie di qualcuno, spingendoli fuori e gettandoli addosso a qualcun altro, mi alleggerisco inevitabilmente. Non ho spalle abbastanza larghe per custodirli intatti, sotto l'ala protettiva del pudore. Io ne regalo un pezzetto a chi se ne vuol prendere una briciola, come quando da bambina, dopo le feste mia madre sistemava equamente nei piattini, tutto ciò che era rimasto, lo imballava con cura e ad ogni ospite che faceva per andare, si rivolgeva con un "ah tieni, porta via questo". Come avremmo smaltito, da soli, quella roba, altrimenti.
Viaggiavo dietro il conducente e la pioggia picchiava il vetro di traverso, come piccoli chicchi di riso, l'autobus fermo al semaforo, se la godeva tutta, quella pioggia, come una sposa, il lancio propizio, all'uscita dalla chiesa. 
Rosso. Verde.
Il cielo grigio e pesante sopra le teste protette dagli ombrelli, i passi svelti delle scarpe ancora ostinatamente primaverili, la danza delle foglie nel vento che apre gli impermeabili e scombina le chiome, la prima passerella stagionale per le sciarpe.
Quanta vita c'è fuori dal finestrino, quello scorrere che non è tempo vuoto ma produttività, impegno, fatica, successo, fallimento o buco nell'acqua. Le immagini scorrono veloci, senza traffico, e io li osservo, come vorrei tuffarmici dentro e sguazzare. La signora compra i fiori nel negozietto alla sinistra della statua, il gruppetto di ragazzi gironzola con lo zaino penzoloni sulle spalle ad un orario troppo tardo per l'entrata e troppo anticipato per l'uscita, le macchine imboccano la via principale con meno foga, i cani al guinzaglio portano la coda alta e annusano l'aria in cerca di gocce, se ne incontrano una si leccano il muso.
" Isotta! " perdo il filo dei pensieri incrociando una voce amica, "non sapevo fossi tornata, ma poi ho guardato il riflesso, ed eri proprio tu." 
Gli occhi buoni di A. mi guardano sorridendo sotto una linea di eyeliner verde smeraldo.
" A. quanto tempo, come stai? Sono tornata da una ventina di giorni" abbasso la testa.
"potevi dirmelo, sarei venuta a trovarti, ci saremmo fatte una delle nostre chiacchierate"
"chiacchierate..." le stringo il braccio con cui si bilancia al mio sedile, ma è come trattenere me stessa "...nel senso che tu pazientemente ascolti e assecondi le mie turbe psichiche, mi consoli e regali pacche sulle spalle" sorrido.
" E' il compito degli amici. Come stai? " la sua voce è leggera quasi quanto dolce e interessato il suo sguardo a scorgere la verità nel mio.
" Come sempre "
" Allora avresti dovuto chiamarmi, e non capisco perchè non lo fai. "
" Perchè si finisce sempre che tu consoli me, per non si è capito nemmeno cosa. E invece lo so che anche tu avresti da lamentarti, anzi, che tu ce lo avresti davvero il motivo per lamentarti, tanti motivi, e invece non lo fai, ascolti me, consoli me, ti prendi anche il mio nero"
Le racconto di me, della mia estate spezzata da promesse non mantenute, della debolezza che ho nell'affrontare la vita, delle cose che non mi stanno bene ma che non ho il coraggio e la voglia, la forza, di cambiare, dei miei sogni per il futuro e della consapevolezza che saranno l'ennesimo disincanto, del buon punto dell'università e della voglia di togliermela dalle scatole, di ciò che mi fa incazzare di questo mondo di merda, del Natale e dell'inverno alle porte di un autunno ritardatario.
Nel frattempo lei annuisce e fa battute, mi incoraggia e dice che devo essere orgogliosa dei miei risultati, di non pensare troppo al futuro altrimenti si carica inevitabilmente di troppe aspettative, di averne fiducia però e che tutto andrà per il meglio, e se non per il meglio, come sarebbe dovuto andare comunque. Dribla le mie domande.
La saluto dopo un'oretta e i cappuccinoecornetto. 
Avrei dovuto fare la spesa, ma torno a casa con le tasche piene ugualmente, di più.
Gli esami non vanno, l'amore non è mai arrivato, la situazione non si sblocca, eppure questo lo capisci dall'ombra che le disegnano sul viso, gli angoli della bocca, dal velo lucido che le fa brillare le pupille per un istante, prima di sparire in una nuova domanda per te. Provo un innato senso di rispetto per chi riesce a tacere i propri dolori, per chi riesce a scenderci a patti da solo, ogni mattina davanti allo specchio assonnato, per chi ha pudore nel mostrarsi bisognoso di qualcosa, desideroso di speranza.
Ed A. è esattamente questo. Una persona che si impegna, anche quando avrebbe tutti i motivi per mollare il colpo, che sta male ma non te lo dice, non te lo fa nemmeno capire, che sente la mancanza di qualcuno ma non la colma con i piagnistei, che non si arrabbia col mondo, che piange di nascosto, ma quando esce mette l'eyeliner smeraldo per fugare i dubbi.
 A. è la mia tela bianca, silenziosa e in disparte che ti offre ogni suo angolino affinchè tu possa trovare un po' più di spazio e non vuole niente in cambio, assolutamente niente.
E siamo diversi, ognuno coi suoi bisogni e le proprie bizzarre soluzioni alla sofferenza. Ma questo mondo non va, in qualunque modo la vogliate mettere, così non va.

              
                                                                                          Isotta


domenica 12 agosto 2012

Un estate di merda.

Forse condannati lo siamo un po' tutti. Nessuno di noi ha chiesto di venire al mondo, siamo il capriccio o l'appagamento di un bisogno ancestrale, quello della vita, di perpetuarsi in modo continuo e nonostante tutto. Mamma e papà sono i nostri stessi carnefici. In effetti poi cambia tutto in base a come la vivi. Se sei un tipo che la prende con filosofia hai qualche chance in più di riuscita, ma se sei come me, ah se sei come me ti do un consiglio, fermati il prima possibile. Ed è anche un pochino questione di fortuna, e non facciamo i bacchettoni che "volere è potere" perchè sono stronzate, non importa quanto desideri qualcosa e non importa nemmeno quanto tu ti possa impegnare per far si che accada, se è così che deve andare, così andrà. 
Da bambina giocavo spesso da sola, chiusa nel mio mondo fantastico. Ero la principessa guerriera di un popolo strano, che non aveva una Terra, ma aveva costruito una specie di zattera gigante, e c'era tutto ma proprio tutto, il castello e la foresta, la piazza e il borgo, i perimetri erano la costa e viaggiavamo trasportati dalla corrente, solo quando la marea era abbastanza alta da farci navigare, senza meta.
Mi succedevano un sacco di cose bellissime, avevo amici fidati con cui galoppare per le colline, amiche con cui organizzare feste strepitose, valorosi guerrieri al mio fianco in battaglia, pronti a guardarmi le spalle, un cavaliere bello e coraggioso di cui schivare la corte. E poi c'erano i falò in spiaggia o le gite in barca, le escursioni alle cascate e i picnic sull'erba tagliata di fresco, ed erano sempre tutti allegri ed io ero felice ed io ero solo una bambina. E chi mi ha messo tutte queste idee per la testa io non lo so dire, ma la vita me la immaginavo così, con gli amici e le risate che risuanono in alto e confondono la musica.
"E' ora di dormire Isotta, adesso basta" e le mie mani paffutelle e chiare gironzolavano nella penombra della stanza preparata per la notte.
"Io non voglio dormire, Mamma. Se dormo mi perdo qualcosa, se io sto con gli occhi chiusi non vedo cosa succede di bello"
Magari le sarà scappato da ridere "Oh per l'amor del cielo, Isotta! Hai tutta la vita per tenere gli occhi aperti e vivere un sacco di belle cose, adesso è ora di dormire.."
Ora come ora è ora di dormire, sul serio. Quando dormi il dolore si assopisce ed anche se è steso al tuo fianco, come l'ombra che produrrebbe una luce puntata alle spalle, nonostante questo, si riposa anche lui e così racimoli qualche ora di pace, di pausa, la noia allenta la presa e la disperazione si fa leggermente meno presente.
E allora dormo! Quindici ore al giorno per l'esattezza, come i gatti!
Bisogna essere fortunati dicevo, si perchè io sono una tipa piuttosto noiosa a dire il vero, sono abitudinaria e pantofolaia di indole, ma poi uscire a far baldoria mi piace, sopratutto in estate. Oh ma mai nella vita che abbia trovato delle amiche che la pensano come me! Sono tutte delle suorine rompicojoni che tornano a casa a mezzanotte, come Cenerentola e non varcano i confini di Paesello! Ma mica fanno nulla per ribellarsi e spiegare ai genitori che a 23anni dovrebbero proprio farsi una vagonata di fattacci loro, eh no, son suorine e subiscono senza alzare la testa, la voce, senza tirare fuori le palle!
Sono contornata da inetti. E gli unici con cui posso uscire sono i ragazzi, ma per quanto mi piaccia stare in loro compagnia dopo un po' è scocciante, a loro poco interessa commentare i vestiti delle altre o fare gli occhi dolci a qualcuno solo per il gusto di vedere se ci casca, anzi mi rompono anche le scatole se qualcuno si avvicina a parlarmi, e quindi anche tutto l'uscire del mondo diventa inutile e noioso.
Avevo in mente un sacco di pazzie da fare ed avventure da vivere, a 14 anni credevo che quando avremmo finalmente preso la patente sarebbe arrivato il momento di mettere tutto in atto. Invece non è stato così, non erano così loro, e da sola a cosa sarebbe valso fare la ribelle scapestrata?
Questione di fortuna, nascere in un luogo del mondo poiuttosto che un altro, in una famiglia piuttosto che un' altra, avere un conto in banca o piuttosto non avercelo, incontrare gente figa e spericolata o sfigati del cazzo e farteli amici comunque, che è l'unica cosa che c'è in giro. Trovarsi nel gruppo giusto, piuttosto che in quello sbagliato. 
Fortuna, scelte, non lo so.
A me è andata una merda. Ed è inutile che io provi a spronare tutti, è inutile che mi impegni a cambiare le cose, perchè la gente non si può cambiare. Non posso cambiare il paesino piccolo e tranquillo ma bigotto e antiquato, non posso cambiare la mentalità della gente che ci è cresciuta, non posso scombinare il fisso presentarsi degli eventi.
Da chi sei non scappi, per quanto tu voglia o ti possa impegnare a farlo.
Se sfigato sei nato, sfigato muori. Ed io modestamente lo nacqui!

Spero che le vostre vacanze stiano andando molto meglio delle mie. Aspetti un anno intero e poi quello che peschi è la solita delusione...bah!
Sto seriamente pensando di chiudere questo postaccio lamentoso che è diventato il blog, forse lo è sempre stato, ma sinceramente me ne accorgo solo adesso.
E' che almeno prima quando ero triste scrivevo, ora non voglio nemmeno far quello!
Alla prossima, se ci sarà.

                                                                         Isotta

P.S. non scandalizzatevi se ci sono errori di battitura e quant'altro, non ho nemmeno riletto quello che ho digitato.

lunedì 11 giugno 2012

Come ce la complichiamo noi donne!

Forse il problema è che alle 13.40 a casa mia, c'è sempre stato Beautiful in tivù. Si perchè madre e nonna, lo hanno, da sempre, usato come sottofondo al lavaggio piatti, riassesto cucina, pulizia generale del dopo pranzo. Chi, invece, non avendo un bel niente da fare, lo guardava, ero io. E se mi chiedevi "allora Isotta, come fanno Brooke e Ridge quando si baciano?" io rispondevo "come i pissolini rossi!" e imitavo quello strano modo di mangiare che hanno i pesci, che aprono e chiudono esageratamente la bocca.
Che alla psicologa ancora non l'ho raccontata questa faccenda, ma in realtà, scommetto che ho interiorizzato concetti sbagliati del tipo siamotuttibelliricchiefamosi, gliuominisonoiperromantici, lavitaèuncontinuocolpodiscena.
Ma dagli uomini non puoi aspettarti niente, e il perchè è magnificamente spiegato qui.
Tuttavia, se ne siamo consapevoli, perchè ostinarsi a cercare quello diverso, perchè tormentarsi con la storia del principe azzurro quando l'esempio di principe che mi viene in mente è Emanuele Filiberto, che ha il sex appeal di un ottantenne con l'enfisema?
O vogliamo parlare di Alberto di Monaco, manco per idea che mi viene già da correre in bagno! Ed io non salvo neanche Felipe di Spagna o William d'Inghilterra, l'unico su cui farei un pensierino è Harry lo scapestrato ribelle, e diciamolo che scapestrato e ribelle si confà al mito del bastardo, mica a quello del principe azzurro.
Quindi donzelle, cosa vogliamo realmente? Perchè loro saranno anche semplici e lineari, banali e sul superficiale andante, ma noi donne, cosa pretendiamo che ci capiscano se non siamo in grado noi stesse di capirci?
Io, ad esempio, sono in conflitto perenne, e passi la storia del ciclo e degli ormoni, e passi che mi fa piacere e ci gongolo un sacco a credermi profonda come la Fossa delle Marianne, ma dammi dieci minuti e cambio idea una quindicina di volte. Esempio pratico:
Io: "Tu non mi ami!"
Lui:" Non è vero, io ti amo!"
Io: "No! Ti ho detto che non mi ami. E se mi ami non è abbastanza!"
Lui: "Ok. Allora non ti amo"
Io: "Come non mi ami? Allora mi hai preso in giro? Allora mi hai usata?!"
...
Io: "E comunque sono io che non ti amo, basta ti lascio!"
Lui: "Ma sei sicura di voler chiudere la nostra storia?"
Io: "Si! Sono certa, merito di meglio!"
Lui: "Ok"
Io: "Ok..come ok? Io non posso vivere senza di te e tu dici ok?"
Lui: "Allora non lasciamoci, se dobbiamo stare male entrambi!"
Io: "Ma chi ha detto che io starei male! Io starei meglio, basta lasciamoci."
E appena metto giù mi sento uno straccio, allora richiamo ma mi sento uno straccio, allora non so nemmeno io cosa cacchio voglio!E comunque uno straccio mi sento.
E diciamolo che siamo un po' tutte così, hai il belloccio e vuoi l'intellettuale, lo trovi ma ti mancano gli addominali, pensi che l'unica cosa necessaria per stare bene sia che ti faccia sentire speciale e al terzo sms smielato vorresti asfaltarlo con l'auto al prossimo appuntamento, non ti caga di striscio e soffri come se ti stessero operando a cuore aperto, è presente allora ti senti in gabbia, e via così all'infinito.
Cosa vorreste voi?
Io non lo so, o meglio dico che vorrei un italiano medio, amante degli animali e del calcio, e ce ne saranno milioni così, ma in realtà quando l'ho avuto non mi è andato bene, mi annoiavo. Allora ho preso l'opposto, ma sto male per la diversità, non mi sento appoggiata. Forse tendiamo troppo spesso a focalizzarci sugli aggettivi. E' facile e molto comodo categorizzare le persone in base a quello. Magari invece dovremmo soffermarci sulla sostanza, su chi è realmente l'altro, indipendentemente da che cosa fa o quali sono i suoi hobbies. Ma voi ci riuscite? Io no. Ancora, no. Dovrei giudicare in base a come ti comporti con me, a come vola il tempo quando siamo assieme e di quanto non mi stanchi di vederlo volare via, piuttosto che badare a che squadra tifi o di che colore dipingeresti la camera da letto. Eppure è così complicato, perchè io la persona che ho al fianco la devo stimare, e inevitabilmente la stimo in base ai valori, alle idee, che condivido, che abbiamo in comune. Posso passare delle giornate meravigliose con te, ma appena so che non ti piacciono gli animali, inevitabilmente mi scadi, per esempio. Ma cosa ha più valore? Come mi può esser piaciuto stare con te, se non ami gli animali o non giochi a calcio? Forse sono cose che non contano? E se non contano perchè mi pesano tanto?
Ecco è che siamo complicate! E non è giusto pretendere che esseri la cui unica aspirazione è il quieto vivere, almeno ci provino a comprenderci, a starci dietro!
Una frase che ripeto sempre è che l'unica cosa per cui non sarebbe valsa la pena nascere uomo è il dover avere a che fare con le donne! Ma immaginate il casino nella testa del poveretto quando viene incalzato da domande e dubbi esistenziali, mentre lui vorrebbe solo una birra? Quanto li invidio.
Comunque possiamo farci tutti i giri intergalattici che ci pare ma le alternative sono essenzialmente 3:
- Accontentarsi. Prendi il meno peggio, ti fai una famiglia consapevole che non tornerai mai a casa e ci sarà lui ad aspettarti con un bagno caldo e le candele profumate come nei migliori film d'ammore, ma piuttosto sarà stravaccato sul divano coi piedi sul tavolino e la prima frase che pronuncerà appena ti vede sarà "stasera che si mangia?"
- Non accontentarsi. Io valgo di più, perciò finchè non arriva chi mi capisce, chi mi ama anche coi baffi e la ricrescita, chi non pensa sia da pazzi uscire alle tre di notte perchè c'è un cane abbandonato, io aspetto! Allora c'è da comprare un vibratore e aspettare la morte, che è più facile vedere una vergine incinta che non l'uomo che hai creato nelle tue fantasie!
- Traghettare. Essì, la terza opzione potrebbe essere passare dall'altra sponda. Io personalmente rifiuto e vado avanti, ma c'è qualcuno a cui potrebbe interessare scambiare quattro chiacchiere davanti alla tivù con una persona che finalmente è isterica, profonda quanto te!

Sono fusa e confusa. S'era capito mi sa!

                                                                                 Isotta

martedì 5 giugno 2012

La strana questione del sisteraggio...

Quando avevo otto anni mi sentivo tanto tanto sola, allora rompevo a mia madre per avere una sorella, un fratello no, altrimenti mi avrebbe rubato l'amore di mio padre. Chi non ha presente quelle cose padre-figlio, che poi se avesse anche giocato a calcio, probabilmente io non sarei più potuta essere il suo maschiaccio, e invece di portare me alle partite ed a "litigare" coi suoi amici milanisti ed interisti, avrebbe di certo scelto lui. Quindi sono stata esaudita, ed è nata lei, a distanza di otto anni, un mese prima ed un giorno dopo rispetto a me. Ho scelto il nome, i vestiti, tutto quanto, ed è stato talmente forte il legame che ci ha unite fin da subito che quando l'ho vista la prima volta nella culletta della clinica ho esclamato "mamma, io quella cosa viola* non la voglio come sorella."
Si narra che mia madre non sapendo se scoppiare a ridere o a piangere stava per lanciarsi dal balcone, che lei dopo l'esperienza mia, tre anni di notti insonni, non ne voleva più sapere di marmocchi urlanti e lo aveva fatto esclusivamente per accontentarmi, ma già non mi stava più bene! In pratica io son così, tendo a stancarmi facilmente delle cose.
Il proseguo non è per niente andato meglio. Regina incontrastata per otto lunghi anni mi è risultato difficile "condividere" i genitori, i nonni, i giochi, la casa, le attenzioni. Ho quindi continuato la mia piccola esistenza, come se lei non esistesse, non degnandola di uno sguardo e considerandola insignificante.
Lei al contrario mi ha sempre vista come il suo modello, la prima parola che ha detto non è stata mamma o papà, ma il mio nome. Su un libro da colorare di quando andava alle elementari, alla domanda a chi vuoi assomigliare da grande, ha risposto col mio nome, ancora una volta.
Adesso ha quattordici anni, ed è impossibile non notarla. Quanto io sono chiusa, misantropa, sulla depressione andante, lei è solare, estroversa, piena di vita ed entusiasmo. Io sono biondina, con gli occhi verdi e le guance da bimba, lei è mora con gli occhi da cerbiatta e gli zigomi alti. Fortunatamente per lei è alta nella norma, sicuramente più di me, ma si ostina a dire che voleva proprio essere bassa, like me (???). La guardo e sento una strana malinconia, vorrei che fossimo nate al contrario. Se a quattordici anni avessi avuto lei come sorella maggiore, mi sarebbe stata vicino, mi avrebbe incitato, consigliato, spronato a vivere, la sua forza sarebbe stata d'aiuto e magari ora sarei una persona diversa. Lei sta crescendo da sola, esattamente come ho fatto io, ma lo sta facendo nel modo giusto, non avendo paura degli altri e isolandosi. E' piena di amiche che la adorano, di ragazzini che la ricoprono di messaggini e mi piace alle foto di facebook, coltiva mille interessi e non rinuncia a niente. Io in fondo sono proprio orgogliosa di lei. Lei è quello che ognuna di noi, adolescente, sarebbe dovuta essere, lei è quello che io avrei voluto essere. E non riesco a farle capire, che ad essere me, invece, non c'è nulla di buono, se non, al limite, la carriera scolastica.
Sicuramente meritava una vera sorella.
Questo inverno, per un breve periodo è stata assieme ad un ragazzino più grande, molto bello, gentile, che la riempiva di attenzioni e complimenti. Poi è finita, ma io non ho sentito il bisogno di chiederle se stava bene, mi sento quasi un'estranea con lei, e poi ripensando a me dieci anni fa, non mi avrebbe fatto piacere che qualcuno ficcasse il naso nelle mie cose, ma forse sbaglio, perchè lei non è me, lei è diversa.
Fatto sta che quando ho saputo che lui è un calciatore in erba, sono andata in crisi. Continuavo a pensare cose come "io non sono riuscita a trovarmi un calciatore. Forse perchè io sono troppo brutta. O magari sono troppo bassa. E se adesso mio padre vuole più bene a lei perchè ha trovato un ragazzo a cui interessa il calcio e io invece non ci sono riuscita?" insomma, le mie solite paranoie. 
Lei dal canto suo non ha battuto ciglio per aver rotto con questo tipo, ha continuato la sua vita tranquillamente, a me invece vengono ancora le paranoie, e mi domando se abbia fatto bene a lasciarlo/farsi lasciare non so, non tentare di ricostruire. Ma vi pare normale? Così di tanto in tanto vado sulla bacheca di questo ragazzino per cercare indizi e magari scoprire che pensa ancora a lei...invece vedo che è stato acquistato per giocare nell'Ancona, un sacco di articoli di giornale che lo descrivono come "nuova promessa" e penso definitivamente che mia sorella ha perso l'occasione della vita. Il fatto però è che tutti questi pensieri non derivano dal sapere che mia sorella sta male o ne soffre, a lei non sembra fregar più nulla di questo, derivano piuttosto dal pensare "se fossi stata io al suo posto, se avessi avuto io questa opportunità, non l'avrei di certo lasciato andare così.." ed allora capisco che c'è qualcosa che non va. Che provo una specie di invidia nei suoi confronti, di ineguatezza, nonostante lo abbia sempre nascosto col contrario. Vorrei poter tornare adoloscente, avere amiche come le sue, divertirmi come si divertono loro, raccogliere il consenso delle ragazze e l'approvazione dei ragazzi, vorrei ricostruire la mia vita da lì, e vorrei tutte queste cose perchè non sono soddisfatta di come ho vissuto io.
Sono una merda. E mi sento anche peggio.

                                                                                 Isotta

*aveva tre giri di cordono attorno al collo, dicono sia viva per miracolo del ginecologo.

lunedì 19 marzo 2012

I Nostri SuperEroi...

Batman, Spiderman, Ironman, LaCosa? No.
I SuperEroi sono fatti di carne ed ossa, non carta ed inchiostro, non volano tra un tetto e l'altro, piuttosto guidano nel traffico, e ce la fanno ad arrivare lo stesso, in orario, quando esci da scuola. Mio Padre è il mio SuperEroe.
Quando mi sentivo male, la notte, non gridavo mamma a squarciagola, ma chiamavo lui. Ed era sempre lui che veniva a prendermi quando stavo male a scuola, mi ricorderò sempre le prime volte che avevo il ciclo, e non sapevo ancora riconoscerne i segnali, capitava che non avevo l'occorrente e lo chiamavo, "Papi, mi fa male la pancia..." "se hai bisogno di qualcosa posso portartela, altrimenti se stai male ce ne andiamo a casa". Non mi sono mai vergognata di lui. Tutte le mattina per 18 anni mi ha svegliato portandomi la bottiglia prima e la tazza di latte dopo, a letto. Quando ero proprio piccola mi lavava e vestiva, lasciava a mia madre solo l'onere dei capelli. Agli incontri scuola-famiglia è sempre venuto lui, ad accompagnarmi e riprendermi da danza, pure. Mi ricordo lo spogliatoio freddo e lui che mi infilava di fretta il bodi e le scarpette. E' venuto a tutti i miei saggi, anche quando giocava la Juve, la nostra Juve, e mi ha scattato un numero indefinibile di foto, filmato ogni mia assurda richiesta di protagonismo. Non ho mai ricevuto uno schiaffo da lui, perchè mi bastava vederlo stanco dei miei capricci, per smettere immediatamente. Mi portava a vedere le sue partitelle con gli amici e una volta si è fatto male al ginocchio davvero tanto, piangevo a sighiozzi, ero terrorizzata. Quando ci vedevamo le partite della Juve invece io mi mettevo con l'orecchio sul suo petto e sentivo il cuore aumentare di battiti quando c'era un'azione rischiosa o potevamo fare goal. Non posso non ricordare il suo profumo. Potrei riconoscerlo tra mille, bendata. Lui è il mio Papà.
Abbiamo un'intesa speciale, i suoi interessi sono i miei, andiamo praticamente d'accordo su tutto. Sono io che lo aiuto a passare i fili nel muro, a "pluggare" il cavo eternet di internet, a sistemare la parabola, è a lui che affido il mio Buddy e i gattoni mentre sono via, perchè ama gli animali e mi capisce, come quella volta che per farmi passare la diffidenza nei confronti dei pennuti si è messo i chicchi di grano in mano e i passerotti li mangiavano senza la minima paura, infondo che paura si potrebbe mai avere di un Principe? Lui che ha rispetto di tutti, che quando dicevo "uh guarda...che schifo un verme!" mi riprendeva "ma sai che quel vermetto potrebbe pensare la stessa cosa di te? è un animaletto come un'altro!" . Mi ha insegnato a nuotare, ad andare in bicicletta, mi aiutava a fare i problemi di matematica, mi ha trasmesso l'amore per il calcio, la fede politica, la passione per la fotografia, mi ha fatto scoprire il mondo Apple ed il Mac quando ancora nessuno sapeva cosa fossero, la gentilezza verso ogni essere vivente, l'interesse per la storia ed i misteri, l'essere schizzinosi e precisini in maniera particolare verso il cibo, la lealtà e la moralità.
Mio padre è l'uomo più importante della mia vita, e ho seri dubbi sul fatto che prima o poi qualcuno possa oscurarne il primato, nel mio cuore.
La vita non è stata gentile con lui, è un uomo meraviglioso e giuro che non o dico perchè sono di parte, chiunque me ne ha parlato si è rivolto a lui col termine di Signore. Si è un Signore il mio papà, eppure in questo mondo le cose non vanno mai come devono andare. Ci ha provato tante volte a trovare un lavoro solido, ma succedeva sempre qualcosa di esterno, e mai per colpa sua, le cose andavano a rotoli. Io lo vedo quel velo di tristezza negli occhi, quel pensare che non sta facendo il suo dovere di padre, in realtà è una cosa senza senso, che pensa solo lui. Perchè per me papà, essere un padre è esattamente quello che sei stato tu, una figura solida e sempre presente, che mi ha fatto diventare la persona senza macchia che sono, con i suoi insegnamenti pacati ma incisivi, con l'intelligenza e la gentilezza, la complicità e l'amore.
Tu sei il mio Eroe papà...a prescindere dallo stipendio che porti a casa!
E sarà così per sempre.
Voglio anche fare doppi auguri al mio nonnino, che oggi è sia la festa del papà, che il suo onomastico. Il mio Geppetto che lavora il legno con grande maestria, parla tanto ed a volte mi fa arrabbiare, ma che al telefono mi dice "mancano tot giorni al tuo rientro..." ogni volta che ci sentiamo. Essì li conta. Ogni benedetta volta.
Gli uomini della mia vita...

P.S. stasera vedrò il Re Leone, mi sa...!
                                                                             Isotta

sabato 21 gennaio 2012

La mia "persona" speciale...

Sto studiando senza voglia, in maniera superficiale e presa totalmente da altre faccende. E non dovrei dato che lunedì ho il primo di una sfilza di esami, da sostenere. Comunque è inutile lottare con la mente, più cerchi di incollarla e tenerla ferma più sguscia via da ogni parte, fa i capricci e vince, in ogni caso, lei. Ti porta dove ne ha voglia, un po' come succede col mio Buddy quando lo mi porta a spasso. Un'odore, una palla, un bimbo che corre, una voce amica ed io sono la banderuola attaccata al guinzaglio, trascinata laddove SuaMaestàAmoreDellaMiaVita decide sia il caso di andare. E' che non sono stata in grado di educarlo mi dicono, ed è così senza dubbio, infondo però la verità è che io non mi sento la padrona di nessuno, non lo sono di me stessa come mai potrei interpretare il ruolo su qualcun'altro? C'è che il mio Buddy è libero di fare qualsiasi cosa gli passi per la testa, limitandosi ovviamente ad azioni che non prevedano ne' il suo male ne' di altri, ma del resto chi sono io per imporre qualsivoglia decisione? 
Buddy non è solo il mio cane, Buddy è un'amico sincero, un po' irrequieto e iperattivo si, ma impareggiabile. Buddy è una montagna di pelo colore del trench Burberry, con una morositas al posto del naso e gli occhi sfuggenti da erotomane, di un profondo nocciola e pagliuzze dorate. Buddy è il labrador a cui un pastore tedesco ha dovuto insegnare a nuotare, è il rincorritore di pecore e polli, è il cane che non gioca con la pallina ma la distrugge in 10 nano secondi o al limite la usa come chewingam, è il maniacale raccoglitore di bottiglie di plastica (e noi lo facevamo molto prima di sto tipetto gallese tale Tubby , vogliodì sapevatelo..), è l'improbabile cane che se lo chiami non viene ma ti gira il culo, pardon, la coda, a mo' di gatto, è quello che ti si struscia addosso quando esci dal portone per uscire appena docciata,truccata e pettinata, esattamente come un gatto, peccato pesi 35 Kg! E' il testone che fa boing boing col muso sulle più improbabili superfici morbide per testarne la morbidezza, anche nel caso in cui fosse la pancia di un diversamente magro, è il deficiente che immerge il naso nella ciotola stracolma d'acqua e facendo il sottomarino gonfia mille bolle d'acqua che esploderanno per terra. Ma è lui. Se io lo avessi ridotto ad un perfetto esemplare di canide educato e devoto, sarei stata la sua padrona, non la sua migliore amica..
 
 Io me lo ricordo il batticuore del messaggio in piena notte "Sono nati!", mi ricordo la mattina dopo undici galbanini con le zampe essere talmente piccoli da aver precluso qualsiasi movimento oltre la suzione, e gli occhi buoni di mamma Lucy vigilare su di loro e sorvegliarci nello stesso tempo. E poi l'attesa e le visite cadenzate, i bagni di cuccioli appena piegavi le ginocchia per accarezzare la più piccolina timida timida, la gioia, vera e totalizzante durante la telefonata "Dai dai, vieni a prenderlo che ormai son grandi!".
Tornavo da 5ore di danza, era il 26 Giugno del 2006, e quando guardai mio padre seduto al volante, lo vidi felice per "quello" che stavamo andando a prendere e preoccupato per le urla di mia madre, ma aveva un sorriso da ebete in volto. Quando arrivammo erano rimasti due maschietti. 
"Dai scegli.." 
"Non ce la faccio, F. Facciamo che il primo che mi viene in contro è mio?"
E il piccolo scalmanato sbaragliando il fratellino si buttava senza ritegno sui miei poveri stinchi..Ho toccato la felicità, era fatta di pelo e sapeva di cucciolo, di fiducia, di amicizia e di rispetto.
 Buddy è stancante, stressante, irruente, è difficile fare qualsiasi cosa con lui perchè non ascolta e fa letteralmente ciò che gli garba, quando e come decide, è vero, ma è lo stesso che quando mi vede piangere si fa serio, piega la testa e infila il muso sotto l'ascella che mi copre il viso per leccarmi le lacrime, o fa degli strani discorsi in una lingua tutta sua e io scoppio a ridere perchè è inevitabile, sfido chiunque. E' il cagnone che con i gattini appena nati nella sua cuccia, l'ha lasciata libera per mamma gatta e i piccoli, è il cane di cui mamma gatta si fida talmente tanto da partorirgli affianco, è il cane che gioca con i bambini a calcetto e si prende le coccole con pazienza, è l'unico che quando parto (non ho idea di come faccia!) ha gli occhi tristi e non mi si stacca di un passo, mentre quando arrivo temo sempre gli prenda un'infarto per la gioia, Argos'style..
Awwwwwww ho un puzzone come anima gemella!
Torno prestissimo amore mio..


                                                                                     Isotta

giovedì 19 gennaio 2012

Un premio? Il mio blog?

Da quanto tempo non pubblico un post? Da 13 giorni.. E non è una bella cosa. E' che un po' la partenza da casa, un po' gli esami imminenti e lo studio intensivo degli ultimi giorni disponibili, un po' la mancanza di "avventure", mi si sono inaridite le parole in bocca.
Oggi trovo un commento della dolcissima FruFru, che ho scoperto chiamarsi Elisa (un nome dolce proprio come lei!), nel quale mi dice che io proprio io ho vinto un premio sul suo blog!!!
Grazieeeeee, sono davvero felice che tu abbia scelto di includere me ed il mio piccolo semi-sconosciuto blogghino!! Non sarà il Pulitzer ma io sono entusiasta come Benigni quando ha vinto l'oscar!! Sono felice in particolar modo perchè spero che questo sia stato un imput con il quale riprendere regolarmente i miei sproloqui!

Bene, dopo i doverosi ringraziamenti, pare che io debba scrivere 7 cose su di me e poi passare il premio ad altri 15 blogger, che se ne avranno voglia continueranno il gioco!

1. Da bambina mi compravano il Didò per giocare, avete presente no la plastilina colorata che danno alla scuola materna? l'adoravo. Essì talmente tanto che invece di usarla per fare formine e pasticciare i divani, lo mangiavo. No comment!

2. Per quanto questa cosa mi faccia, non poco, girare le scatole, devo ammettere che non so guidare! Ho preso la patente al primo colpo, ma purtroppo essendo partita per l'università qualche mese dopo, non mi sono buttata tra le strade e quindi mi sento ancora impacciata nonostante l'abbia presa ormai da 4 anni, sigh!

3. Ho fatto danza dai tre ( si, non facevo altro che percorrere il perimetro della palestra a suon di capriole) fino ai 17, tuttavia per bene solo, si fa per dire, tredici anni di danza dato che i primi due non si possono realmente chiamare tali! Adoro ballare, appena sento la musica mi viene istintivo e naturale muovermi sul ritmo, e poi mi sento bella quando ballo, cosa che non guasta mai!

4. Ho alcune paranoie mentali del tipo: conto i gradini delle scale e se sono dispari o ne salto uno o lo ritocco in modo che l'universo non si sciolga per questo terribile errore architettonico; se inizio a contare non posso fermarmi ad un numero qualsiasi, deve per forza essere o una decina o un centinaio o un migliaio in base alla posizione del numero al quale sarei dovuta arrivare; non mi piace mettere il piede sulle righe tra le mattonelle o passare sui tombini, sono chiaramente un buco nero nell'ordine geometrico. Ciliegina sulla torta: le pennette vengono infilzate in tre per boccone, mai due o quattro ('siamai ), alla fine non ne devono rimanere nel piatto, nel caso rimanga una si mangia per difetto, due si lasciano per eccesso. E ce ne sarebbero altre da raccontare ma mi fermo qui..

5. Mi piace disegnare. E dipingere. E fotografare. E vorrei saper fare dei filmati. Amo l'estetica e le arti grafiche. Il mio prof mi disse una volta che gli avevo confidato che mi fermo ore a guardare le fiamme del camino bruciare di arancio e blu che succede perchè le immagini catturano la mia sensualità, intesa come percezione dei sensi, non altro! Da quella volta racconto a tutti sta storia della sensualità e mi faccio l'intellettuale!

6. Sono allergica, o meglio ero, ai gatti. Anche alla polvere ed alle pesche, ma non devo necessariamente rotolarmi nella prima e sbaciucchiarmi le seconde. Dei gatti invece non posso farne a meno. Ci sono stati periodi in cui ne ho avuti 14-15. Ovviamente tutti raccolti per strada, chi senza occhio, chi senza zampa, chi sordo, chi orfano, chi brutterrimo, ma tutti amati senza riserva! L'allergologo era incredulo, ma a furia di continuare a starci vicino (e aver rischiato lo shock anafilattico), mi sono autovaccinata!

7. Desidero ardentemente la vita perfetta seondo Isotta. Che non è poi così irraggiungibile in teoria: una casa accogliente, un lavoro discreto, un uomo di cui essere fiera e con cui andare d'accordo, al fianco, tanti gatti e cani a scaldarci il lettone nelle fredde notti d'inverno..ce la farò?

Ora i quindici blog(ovviamente l'ordine è casuale), che è un po' un'impresa trovare, dato che ne seguo si parecchi, ma commento in davvero pochi, non so ho questa sensazione di essere invadente (totalmente sbagliata nella blogosfera lo so!) :


Baci a tutti..

                                                                              Isotta

mercoledì 7 dicembre 2011

Un Candy per ricordare!

Quando sono un po' giù, una delle cose che faccio è andare a trovare Simo, il suo blog è accogliente proprio perchè ci si siede sul comodo divano e ci si sbellica dalle risate ascoltando le sue avventure. Partecipo molto volentieri al Candy di Natale, perchè mi è sembrata una bella idea festeggiare attraverso i ricordi che ognuno si porta nel cuore.
Ok il primo non posso ricordarlo, avevo solo una settimana, ma gli altri si:

I miei Natale sono stati più o meno tutti uguali: la sveglia presto, il cuore in gola che poi si scioglie alla vista dei pacchi regalo, e quanti pacchetti, tutti luccicosi e colorati, sotto l'albero addobbato dalle sapienti mani di mia madre, sempre lì, nel suo angolo vicino al caminetto, precedentemente acceso dal mio mattiniero papà, affinchè io e mia sorella non ci beccassimo un raffreddore proprio durante le feste. Le luci intermittenti dell'albero, il bambinello che la sera prima avevamo messo nella grotta, le ghirlande di aghi di pino, pigne e pungitopo sparse per casa a ricordare che è festa, La Festa, l'odore di caffè misto al leggero affumicato che ogni tanto sbuffava fuori dal camino. Scartare i regali, gli occhi di chi ti ama gioire per aver reso, i tuoi colmi di stupore ed entusiasmo, la telecamera che risprende ogni istante, per non perdere nulla di quei momenti magici. Le carte regalo distrutte dalla curiosità sparse sul parquet, a creare un caos che sa di famiglia e che rimarrà per tutto il giorno a testimone che qualcuno lì si è divertito come un pazzo. Il tempo vola quando sei felice, e infatti poi è un fuggi fuggi generale per arrivare in orario a Messa (tranne me). Lo scambio di auguri per le vie del mio paese, che ti consumi le guace a furia di schioccare bacetti a chi conosci, perchè ci conosciamo tutti, il "pranzo" a base di pennette col sugo semplice e cotoletta per gli altri, seitan per me, a casa dei nonni materni con la nonna che si dispera per il fatto che "vedo sempre gli altri comprare mille cose, fare mille prelibatezze, e in questa casa nessuno mangia niente!" e siamo fatti così, a noi mangiare non piace tanto! Le chiamate degli zii(ottavo grado circa) lontani, Nord, Canada, Australia, i messaggi degli amici e l'impossibilità di rispondere perchè il traffico telefonico è in tilt, le orecchie da renna al mio Buddy, coccole in più ai mie micioni, nel pomeriggio passare a salutare anche i nonni paterni, e tutti gli zii, quelli veri stavolta, i cuginetti che sfrecciano in una casa che a Natale torna ad essere piena di voci, com'era quando mio padre e i suoi fratelli erano piccoli, il pandoro che tutti mangiano tranne me, e la nonna che sapendolo mi fa trovare pronto il ciambellone e la nutella da spalmare sopra, accanto al vassoio. Ancora le luci, quelle negli occhi di tutti, perchè si sa, il Natale è una cosa meravigliosa!!
Ecco, io non ho un Natale che spicca sugli altri per un ricordo particolare, ma ho conservato nel cuore i ricordi dei particolari di questi 21 che ho vissuto! 
Ma se proprio mi sforzo, uno davvero speciale è stato quello precedente al prossimo. Per una serie sconosciuta di eventi, il mio ragazzo (oramai ex) decise di superare la timidezza e addirittura autoinvitarsi per la sera del 24. E' stato magnifico essere seduta a tavola, la sera della vigilia, con le persone che più amo a questo mondo! Non mancava nessuno, mio padre, mia madre, mia sorella, i miei nonni materni, quelli paterni sono sicura che erano lì lo stesso, Lui e, ciliegina sulla torta, i miei tesori pelosi al completo. Tutti avevamo un regalo, avevamo messo una musica natalizia di sottofondo durante "lo scarto" e niente, credevo di essere la protagonista di quei film americani sul Natale in cui, nella scena finale, tutti ridono e cantano, e sono stata felice, lo sono stata davvero!

P.S. Tra un'ora ho un esame..pensatemiiiii!!!

                                                                                    Isotta

sabato 3 dicembre 2011

Questo post non ha ragione di esistere...

Lo dicevo nel post precedente che Dicembre per me è un mese speciale...                                                                   
                                                                                    Come oggi, cinque anni fa.
Il freddo di un Dicembre appena iniziato, si appiccicava alle parti del corpo scoperte. L'aria era appesantita da quella solita umidità che fa capolino appena il sole si tuffa nella bocca del vulcano, e guardando verso l'infinito che si apre dalla vista della villetta puoi respirare quell'attimo di passaggio dalla luce al buio, devi essere fortunato però. 


Succede tutto nell'arco di un battito di ciglia, e devi costringerti a tenere gli occhi aperti e fissi lungo la linea tre cielo e mare, nonostante il freddo di Dicembre li pizzichi, devi essere forte, sbarrare gli occhi per far si che quello spettacolo ci possa entrare tutto e colorarli di rosa, azzurro, arancione o le eventuali sfumature di cui decide di tingersi quel giorno. Quel pomeriggio ero uscita in ritardo, probabilmente qualche pagina in più da studiare. Le stradine erano deserte, ancora. Nessuno squillo sul mio cellulare, a significare che ancora nessuno era uscito di casa, probabilmente erano in ritardo anche loro. Ne approfittai per camminare lentamente, per assaporare l'odore del freddo, quell'odore di muschio verde, parassita di vecchi muri cadenti, fermi a testimoniare nel tempo un tempo che è stato, un passato probabilmente meglio di questo presente, se ancora il ricordo resiste e non si è dato pervinto allo scadere degli anni. Che sa di brividi, i brividi provocati dal venticello che scendendo dai dirupi delle ispide montagne, sostenitrici del paese alle spalle, raccoglie gli odori e te li alita in viso. Avevo il naso ghiacciato e le guance rosse, potevo vederlo nitidamente nelle vetrine che in questi anni mi hanno visto sotto la pelle di mia madre, bambina per mano a mio padre, e poi ragazza, in un susseguirsi di stagioni e cambi di pelle.
Arrivando in piazza, il buio delle viuzze è accecato dalle luci arancioni, a cui si sommano quelle colorate intrecciate negli aghi di pino delle ghirlande che confezionano la via principale, annunciando il Natale. Mentre mi dirigevo verso la fontana centrale alla piazza a prendere il solito sorso d'acqua, non incontrai nessuno della mia compagnia, e rassegnata piegavo verso casa dei nonni. Dopo qualche chiacchiera vicino al calore del fuoco, il mio telefono tornava a rianimarsi, e finalmente la mia giornata avrebbe dato un senso al batticuore. Aveva gli occhi piccoli e le guance rosse ma non per il freddo, continuava a ridacchiare e io pensavo a quante fosse stupido ed immaturo, molto tempo dopo arriverò a capire a quanto lo sono stata io, ed a quanto un bicchiere in più di vino possa farti commettere sbagli, nonostante non sia stata nemmeno tu a berlo.
Non era il solito, ovviamente. Mi toccava i capelli mentre parlavo con le altre persone, mi teneva al riparo dal vento che ci inseguiva da dietro, coprendomi copletamente le spalle con la sua altezza e il giubotto pesante che lo faceva ancora più grosso, mi chiedeva di sedermi vicino a lui. Ed io ero una stupida, lo sono ancora. Ora credo che ho scambiato l'alcol con qualcosa che non è mai esistito. 
Il calore del mio corpo riscaldava le sue mani infreddolite, continuava ad accarezzarmi la pancia ed i fianchi, sotto il cappotto, a giocherellare con il fiocco che i laccetti di uno scaldacuore di lana formavano dietro la schiena. Non eravamo mai stati vicini in quel modo, lui si era sempre tenuto a debita distanza ed io mi ero sempre adeguata senza sbilanciarmi mai. Avevo resistito a non cadere da cavallo, mi ero aggrappata alle redini nonostante il galoppo mi facesse sobbalzare e non avevo più forza di reggere la presa. Poi ad un certo punto ho mollato, e sono finita in un pozzo scuro che ancora mi vede precipitare. Ho ceduto a quell'altra Isotta, ed ho sbgliato. Le campane della chiesa davano ragione alle lancette del mio orologio, era ora di cena, e mio padre l'unica cosa che non sopporta è che si arrivi in ritardo a tavola, e mai avrei fatto qualcosa che postesse lontanamente infastidire il mio amato papà. Mi alzai per andare via, ma lui mi disse di aspettare, che andava dalla stessa parte e mi avrebbe accompagnata. Avevo il cuore in gola, perchè nonostante l'avessimo fatto tante altre volte da amici, quella sera non mi sembrava la stessa cosa. Ripercorrendo al contrario la strada verso casa si passa dalla luce al buio, il buio che c'è nella mia testa ripensando a quei momenti, non ricordo come siano andate le cose, ricordo solo le sensazioni ed un ronzio nelle orecchie. Forse la sua mano ha preso la mia, o forse mi ha abbracciata, o forse sono stata io a mettermi sulle punte per arrivare più vicino al suo viso, il fatto è che ci siamo incontrati sulla soglia di un bacio. E il mio cuore deve aver perso un battito nel momento in cui le mie labbra hanno toccato le sue, e ancora non l'ho recuperato. Sono letteralmente scappata verso casa con la sua voce che mi diceva di aspettare un attimo, e a metà strada mi sono dovuta fermare un secondo, appoggiata al muro coi mattoni rossi e le parietarie, a riprendere fiato per la corsa e il filo logico dei pensieri. La prima cosa che mi è venuta in mente di fare è stato scrivergli un messaggio:
"Siamo degli stronzi."
Avevo totalmente ragione.
                                                                                      Isotta

giovedì 17 novembre 2011

Mon temps perdu..et retrouvé !

Stavo facendo merenda con patatine e coca-cola, che salutista sono eh?! Un paio di patatine in bocca, poi una sorsata di dolci bollicine e improvvisamente mi è tornata alla mente una sensazione, un ricordo, probabilmente seppellito sotto giga e giga di altri ricordi, altri pensieri, neanche poi più di spessore di quello o con più rilevanza. Voi conoscete À la recherche du temps perdu di Proust?  Io l'ho studiato al liceo, letteratura francese, con la Prof madrelingua - le "n" il-est nasale, nasale! es-tu capable de dire "n" pas "En"? - mi aveva colpito per il fatto che il tizio aveva scritto circa 3000 pagine, successivamente divise in sette volumi per ovvie ragioni, grazie alle quali voleva "vincere" il tempo. E secondo me ci è riuscito, il solo fatto che è stato capace di scrivere un'opera di sette volumi piazzata, a ben diritto, nella letteratura mondiale, lo dimostra. Leggemmo un brano tra i più conosciuti, quello sui mémoires che il dolcetto a forma di conchiglia, la madeleine, e un sorso di thè caldo, rievocano alla mente dello scrittore/protagonista. Vedendomi quasi in fase REM la prof decise che sarei stata io a leggerlo per tutti, mi fece un grande regalo quel giorno. Sono rimasta sedotta dal pensiero che trasudava dalle parole che mi correvano sotto gli occhi e fui felice quando notai che, senza un briciolo della sua poesia, comunque io quelle cose le avevo già pensate! E vissute. 
Inoltre il tema dei ricordi, della nostalgia, della vita che passa, del tempo, è un argomento su cui mi ritrovo spesso a riflettere, proprio per la sensazione di vuoto tra le mani che mi lascia questo scorrere via, senza possibilità di ritorno, questo conto alla rovescia verso la fine..
Prima quindi, ho rivissuto un attimo, una sensazione, mi sono infilata nel corpo di Isotta bambinatimidaalcompleannodell'amichetta, ed ho vinto il tempo. In quel piccolo, leggero e volatile istante sono tornata indietro ad un secondo di vita trascorsa, forzando le regole della fisica, incorruttibili ed immutabili. 
Secondo Proust solo così possiamo sconfiggere il grande tiranno, con quella memoria che lui chiama memoria "spontanea", arriva all'improvviso ti fa rivivere chi sei stato, senza una logica, grazie ai sensi, un odore, un gusto, una sensazione tra le dita; al contrario di quella "volontaria" di cui ci serviamo per richiamare un ricordo in maniera logica, appunto, e razionale.
Quando vivo questi momenti sento una profonda nostalgia per quelli che sono passati e non potranno materialmente tornare, ma il fatto che sia stata questa sorta di coscienza del ricordo a spolverarli, mi consola, capendo che per affiorare senza bisogno di un aiuto razionale, significa che li ho vissuti a pieno, inglobandoli in me stessa per sempre, ed è per questo che Proust sosteneva che possiamo battere il tempo, e io condivido il suo pensiero: perchè nella dimensione interiore quegli attimi non passano, sono ancorati a sensazioni indelebili.

“Quando d’un passato antico niente sussiste, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più fragili ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore restano ancora per lungo tempo, come anime, a ricordare, a attendere, a sperare, sulla rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile l’immenso edificio del ricordo”

A voi è mai capitata questa cosa? Bon Mercredi= metà settimana.. yuppie!!

                                                                                          Isotta.

martedì 8 novembre 2011

Di Voli..

Mi ricordo come è stata la prima volta. Avevo otto anni e sembravo averne sei, e mi è sembrato tutto più grande ed imponente rispetto a come lo vedo adesso.
Saluto il papà, i nonni, i gatti e Rocky (il mio vecchio cagnone che ora non c'è più..),tra le mani la valigia che in realtà era un borsone ed ero pronta per partire, per volare, direzione Milano. Una misera oretta e mezzo di viaggio,rispetto alle successive Londra, Barcellona,Toronto, New York, ma ero così emozionata e felice.
Andavamo con mia madre a trovare mio zio, suo fratello, partito tanti anni prima. Lui era il mio fratellone, quando sono nata aveva 19anni e facevamo la gara di rutti, litigavamo perchè io volevo vedere i cartoni e lui studio sport (o la versione di una quindicina d'anni fa), mi faceva rotolare nella neve fresca e immacolata di un parcheggio non in uso dove i miei non mi ci avrebbero mai portata, e potevamo anche andare a largo coi braccioli, quando non ci vedeva mia madre! All'asilo chiedevo sempre a mia nonna se sarebbe stato lui a portarmi a casa, all'uscita, e quasi sempre c'era, e quelle poche volte che non era lui a venire ero io a mandarlo a chiamare, e verso casa ce ne tornavamo sempre assieme, in una mano teneva la mia e nell'altra lo zainetto rosso.
Il lavoro lo ha portato via, per chi ha studiato per fare il professore l'unica chance è il Nord, ha vissuto da solo per tanto tempo e ogni tanto facevamo a turno per andare a trovarlo. Ora è sposato, ha due bambini simpatici ed ogni venerdì sera ci sentiamo, qualche weekend vado a casa da loro, mi faccio coccolare un po'. Però la gara dei rutti non la facciamo più, in ogni caso vinceva sempre e non mi piace perdere :P !
Ormai ho così tante miglia accumulate sulla card che potrebbero darmi il diploma di hostess, honoris causa, ho spompato la carta a furia di viaggi da 300 miglia all'andata e 300 al ritorno, quasi ogni mese, perchè ve lo devo dire a me viaggiare Alitalia piace un casino, e c'è una gran bella differenza coi low cost..che poi basta prenotare con lauto anticipo e alla fine il prezzo è lo stesso di un Ryanayr che ti chiede euri anche per andare a fare plin-plin e non ti offrono neanche biscottiosalatini? e quanto mi piacciono i salatini!
Il viaggio in aereo mi garba da matti ma quello che mi affascina di più è l'aeroporto. Arrivo sempre in anticipo, strano per me, ma è davvero l'unico posto verso cui mi incammino di buon'ora e di buon grado. Mi siedo ad un sedile scomodo (credo che gli arredatori li scelgano in modo tale che non ci si possa addormentare e perdere il volo!) ed inizio ad osservare tutta quella massa di gambe e braccia, volti ed espressioni, razze e lineamneti. L'areoporto è quello spazio senza confini tangibili, calpestato da suole che trasportano terra di ogni paese, un brusio di parole straniere, un collage delle lingue del mondo, il ritratto di tutte le sfumature di pelle e delle forme degli occhi, di età e atteggiamenti, senza nazionalità definita, ma bacino di tutte quante. E mi sento completamente immersa in questo flusso di ginocchia che corrono, salgono, volano, scendono, vanno o tornano, partono o arrivano, lasciano o prendono, sono in ritardo o in anticipo, salutano per la prima volta o per l'ultima, per rivedersi o per dirsi addio. E tutto questo glielo leggi in faccia, ai viaggiatori. Sono diventata bravissima ad individuare la tipologia, anche se ce ne sono alcune inconfondibili che anche una talpa noterebbe ad anniluce di distanza. Ditemi se non vi è mai capitato di vedere:
° Una modella vestita casual, con l'occhialone scuro e i capelli cenere legati come una ballerina, i leggins che disegnano gambe troppo lunghe e troppo magre per una comune mortale, la Tshirt larga che cade da una spalla lasciandola scoperta, la borsa firmata e capiente; e se uscissi io così si fermerebbero per darmi qualche spicciolo.. arrrrgh invidia!
° Poi c'è il gruppo dei ragazzi tedeschi, visi stravolti, maglietta bianco sporco che in origine sarebbe dovuta essere bianca e basta, pantaloni con tascone che arrivano fino al ginocchio anche a Dicembre, scarpe da skaters ultrausurate, e poi quel trasandatoall'avventura che fa proprio tedesco!
° Immancabile il SuperManager con vestito sartoriale, ventiquattr'ore in pelle, scarpe di lusso, orologio vistoso e profumo che lascia il segno del suo passaggio, alto e brizzolato, perennemente al telefono, ovviamente di ultima generazione!
Chi ho dimenticato?? Aggiungete pure..

P.S. Scusate per l'assenza, ho ricevuto in regalo un biglietto andata e ritorno e sono scappata a casa per una luuunga settimana! Mi spiegherò meglio nei prossimi post :)

domenica 2 ottobre 2011

A sweet Sunday morning


E' sicuramente la più comune e popolare delle consolazioni, ma funziona. E quando senti gli occhi sciogliersi senza possibilità di opporti, questo è quello che ti importa, che sia la diga che contiene le lacrime, il tappo del lavandino che si metta tra te e il buio, che faccia si che non scivoli nello scarico assieme all'acqua con cui hai provato a rinfrescarti il cuore.
Ho sempre avuto grossi problemi con il cibo, da bambina non mangiavo praticamente nulla. Non fosse stato per le tazzone di latte e i plasmon non sarei cresciuta nemmeno quel po' che è stato. Nonni e genitori le hanno provate tutte, ma è stata una zia, anzi un pro-zia. (credo si chiamino così le sorelle di tua nonna!) a farmi conoscere il prodotto che sarebbe diventato l'impalcatura su cui si fonda la mia misera alimentazione. Mi ricordo quanto ha insistito quel pomeriggio per farmi mangiare quella benedetta fetta biscottata con sopra una crema scura, ah ma io mica mi fidavo, continuavo a fare no con la testa, cocciuta come un mulo. E niente poi mi hanno ingannata,lei e mia madre, me ne hanno data una a testa in giù, non tipo che io avevo i piedi appesi al soffitto e loro mi rimpinzavano,ma piuttosto che la parte spalmata era quella che io non vedevo. Allora giocando mangiavo questa normale fetta biscottata e ad un certo punto, esattamente a metà fetta sento un piacere inondarmi le papille gustative, non ho afferrato subito il trucchetto e guardavo la mia pro-zia annuire col capo, poi ricordo che si è avvicinata, ha girato la fetta e mi ha detto " hai fatto tante storie, visto che buona la Nutella? Te lo avevo detto che ti sarebbe piaciuta. A tutti piace." E così ci siamo conosciute e amate di una passione sconvolgente per il resto della mia vita, e credo che sarà così finchè non muoio per iperglicemia. Quando io sto male lei è sempre lì per me, aspetta nella dispensa di sentire i miei singhiozzi ed io me la immagino mentre si sistema l'etichetta, da una controllata alla consistenza, fa il conto alla rovescia 3, 2, 1.


Il semplice sapere che c'è mi fa stare tranquilla, a casa, per quanto mi riguarda può mancare anche l'acqua, ma non la mia fidata amica. Che poi anni dopo ho scoperto che non è mica una suggestione, il cacao contiene delle sostanze che vengono chiamate endorfine, e il corpo ne ha di endongene che hanno proprio lo scopo di "calmare" i neuroni sovraeccitati cosa che capita durante gli attacchi d'ansia e così quando qualcuno è giù la somministrazione di endorfine esogene potenzia l'effetto di benessere di quelle endogene. Un'azione paragonabile a quella della morfina, tanto per capirci, anche se ovviamente diversa nelle conseguenze. 
Io non bevo, non fumo, non prendo nemmeno il caffè, ma la Nutella è decisamente la mia dipendenza, e non se ne parla di smettere!
Ad ogni modo, tutto questo per rendere pubblico che sto cercando di riprendermi (quindi non posterò per un po' di tempo mie menate noiose) da uno dei soliti attacchi depressivi che mi rincorrono come la leonessa fa con la gazzella, e solitamente, per quanto mi dispiaccia, la prima sbrana la sua preda, è la legge del più forte, ed io non lo sono per niente.
Buona domenica.


                                                                                       Isotta.

martedì 27 settembre 2011

Il cordone ombelicale non esiste.



Se chiudo gli occhi e mi isolo un po' sento il profumo della crema, il cofanetto aprirsi roteando tra le mani, l'acqua che sgorga fresca dal rubinetto e i raggi arancioni che bucano i vetri, i pennelli e gli ombretti, i fard ed i rossetti. E' che lì seduta io ci sarei stata per ore, ipnotizzata dal sapore che avrebbe avuto il momento in cui sarei stata io, ad indossare un bel vestito, i tacchi alti, un profumo buono come il tuo, ad assomigliare a te. Ed ho ancora tra le mani i boccoli di lunghi capelli neri, il tintinnio nelle orecchie di grandi orecchini, i capelli sistemati, la guancia sporca di rossetto e il sorriso così alto da costringermi a socchiudere gli occhi. L'ho sempre vista quell'eleganza naturale scambiata per snobbismo, sbattuta in faccia così tante volte che alla fine forse è stata assorbita, che ti ha portata così lontano, sul tuo piedistallo immaginario di cristallo senza sbavature, dove l'impronta di una manina non è tollerabile e non esiste che il dover-saper-essere /fare-qualcuno-qualcosa. Sola e lontana, troppo orgogliosa per stringere tra le braccia, troppo severa per concepire uno sbaglio, troppo testarda per mollare il colpo, riconoscersi allo specchio vedendosi diversa.
Non so come si possa ingabbiare lontano chi hai tenuto sotto la pelle, non so come si possa essere così distanti da chi è stato la tua casa, la tua fonte di vita, ma mi viene così naturale non volerlo essere per nessuno. E' scontato.
Il mio dolore è un buco nero sentimentale, una voragine, sottovalutata da chi non aveva diritto di sottovalutare, ma il dovere di non farlo, che ha risucchiato me, e senza saziarsi chiede ancora, e ancora, brama, anela, semplicemente affetto. E non può darne. Non può neanche immaginare di farlo. Ma vorrebbe.

Ad ogni modo, auguri.

                                                                         Isotta

giovedì 22 settembre 2011

Leica 24talenti x 36fotografie

Dunque, è da un po' di tempo che mi diletto a fare la caricatura della fotografa e diciamo che quello che ne viene fuori è più una cinese a Roma e ne avete prova dal fatto che ogni tanto in qualche post metto una, due caricature di foto, ma tant'è. Allora girovagando qua e la nel web (leggasi cazzeggiavo su facebook) ho scovato questa bella iniziativa di una nota casa di macchine fotografiche e l'ho trovata interessante, mi ha incuriosito e in men che non si dica ho deciso di partecipare con tre foto decenti che son riuscita a rimediare, che per un professionista sono una ciofeca, della serie che Chef Ramsay dovesse giudicare il piatto di un addetto alle pulizie del MacDonald's. In ogni caso l'iscrizione era veloce, non c'è nulla da perdere e se va bene la piacevole sorpresa è che ti arriva a casa una Leica X1 nuova di pacco in comodato d'uso e devi divertirti ad usarla in giro per la città, a quel punto non mi curo neanche più di cosa verrebbe dopo perchè una  volta arrivati lì sarabbero gli esperti a giudicare e se una piccola possibilità c'è di ricevera la Leica visto che vince chi riceve più "mi piace" su faccialibro, poi potrei finire solo a pulire gli obiettivi degli altri. E infondo il mio campo è tutt'altro, ho deciso di partecipare davvero solo per partecipare! Le grandi foto le lascio a chi è del mestiere!!
Quindi questo post per chiedervi un piccolo "mi piace", un'opportunità di farmi la tipa figa che fotografa i tramonti con una leika, in giro per la città.
Detto questo se le foto vi fanno venire dei conati, che manco se foste saliti sulle montagne russe dopo un pranzo alla sagra delle schifezze, vi prego di farmi ravvedere cosicchè io possa tornare ad occuparmi di molecole e lasciare in pace le macchine fotografiche.
Il mondo della fotografia però l'ho sempre sentito vicino. In casa avevamo una camera oscura dove mio padre sviluppava le sue foto, fatte proprio con una Leica ed era bellissimo vedere apparire le immagini sommerse dal liquido trasparente, aspettare che si asciugassero per poterle chiamare fotografia. Abbiamo cassetti colmi di ricordi impressi su carta, nella maggior parte ci sono io, e sono piccole opere d'arte perchè lui si che era bravo, lui si che faceva le foto. Forse non ho mai scritto quanto ami immensamente mio padre e quanto lo ammiri. Poi di colpo la macchina fotografica è diventata un soprammobile, e rimane lì a prendere polvere, mio padre non inquadra più e noi non ci mettiamo in posa. Vorrei che si vedesse attraverso i miei occhi, ma questo è un altro argomento. Sono così simile a mia madre esteticamente, in realtà mi vedo così uguale a lui, dentro, ed essere come lui è il regalo più bello che potesse farmi. Quindi mi piace fare le foto e voglio provarci.

Ho messo un nome di fantasia, comunque se volete regalarmi un voto e/o invitare qualcuno a fare altrettanto potete farlo qui
Per sapere dettagliatamente in cosa consiste il progetto e magari partecipare cliccate qui e qui.

                                                                                   Isotta