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domenica 12 agosto 2012

Un estate di merda.

Forse condannati lo siamo un po' tutti. Nessuno di noi ha chiesto di venire al mondo, siamo il capriccio o l'appagamento di un bisogno ancestrale, quello della vita, di perpetuarsi in modo continuo e nonostante tutto. Mamma e papà sono i nostri stessi carnefici. In effetti poi cambia tutto in base a come la vivi. Se sei un tipo che la prende con filosofia hai qualche chance in più di riuscita, ma se sei come me, ah se sei come me ti do un consiglio, fermati il prima possibile. Ed è anche un pochino questione di fortuna, e non facciamo i bacchettoni che "volere è potere" perchè sono stronzate, non importa quanto desideri qualcosa e non importa nemmeno quanto tu ti possa impegnare per far si che accada, se è così che deve andare, così andrà. 
Da bambina giocavo spesso da sola, chiusa nel mio mondo fantastico. Ero la principessa guerriera di un popolo strano, che non aveva una Terra, ma aveva costruito una specie di zattera gigante, e c'era tutto ma proprio tutto, il castello e la foresta, la piazza e il borgo, i perimetri erano la costa e viaggiavamo trasportati dalla corrente, solo quando la marea era abbastanza alta da farci navigare, senza meta.
Mi succedevano un sacco di cose bellissime, avevo amici fidati con cui galoppare per le colline, amiche con cui organizzare feste strepitose, valorosi guerrieri al mio fianco in battaglia, pronti a guardarmi le spalle, un cavaliere bello e coraggioso di cui schivare la corte. E poi c'erano i falò in spiaggia o le gite in barca, le escursioni alle cascate e i picnic sull'erba tagliata di fresco, ed erano sempre tutti allegri ed io ero felice ed io ero solo una bambina. E chi mi ha messo tutte queste idee per la testa io non lo so dire, ma la vita me la immaginavo così, con gli amici e le risate che risuanono in alto e confondono la musica.
"E' ora di dormire Isotta, adesso basta" e le mie mani paffutelle e chiare gironzolavano nella penombra della stanza preparata per la notte.
"Io non voglio dormire, Mamma. Se dormo mi perdo qualcosa, se io sto con gli occhi chiusi non vedo cosa succede di bello"
Magari le sarà scappato da ridere "Oh per l'amor del cielo, Isotta! Hai tutta la vita per tenere gli occhi aperti e vivere un sacco di belle cose, adesso è ora di dormire.."
Ora come ora è ora di dormire, sul serio. Quando dormi il dolore si assopisce ed anche se è steso al tuo fianco, come l'ombra che produrrebbe una luce puntata alle spalle, nonostante questo, si riposa anche lui e così racimoli qualche ora di pace, di pausa, la noia allenta la presa e la disperazione si fa leggermente meno presente.
E allora dormo! Quindici ore al giorno per l'esattezza, come i gatti!
Bisogna essere fortunati dicevo, si perchè io sono una tipa piuttosto noiosa a dire il vero, sono abitudinaria e pantofolaia di indole, ma poi uscire a far baldoria mi piace, sopratutto in estate. Oh ma mai nella vita che abbia trovato delle amiche che la pensano come me! Sono tutte delle suorine rompicojoni che tornano a casa a mezzanotte, come Cenerentola e non varcano i confini di Paesello! Ma mica fanno nulla per ribellarsi e spiegare ai genitori che a 23anni dovrebbero proprio farsi una vagonata di fattacci loro, eh no, son suorine e subiscono senza alzare la testa, la voce, senza tirare fuori le palle!
Sono contornata da inetti. E gli unici con cui posso uscire sono i ragazzi, ma per quanto mi piaccia stare in loro compagnia dopo un po' è scocciante, a loro poco interessa commentare i vestiti delle altre o fare gli occhi dolci a qualcuno solo per il gusto di vedere se ci casca, anzi mi rompono anche le scatole se qualcuno si avvicina a parlarmi, e quindi anche tutto l'uscire del mondo diventa inutile e noioso.
Avevo in mente un sacco di pazzie da fare ed avventure da vivere, a 14 anni credevo che quando avremmo finalmente preso la patente sarebbe arrivato il momento di mettere tutto in atto. Invece non è stato così, non erano così loro, e da sola a cosa sarebbe valso fare la ribelle scapestrata?
Questione di fortuna, nascere in un luogo del mondo poiuttosto che un altro, in una famiglia piuttosto che un' altra, avere un conto in banca o piuttosto non avercelo, incontrare gente figa e spericolata o sfigati del cazzo e farteli amici comunque, che è l'unica cosa che c'è in giro. Trovarsi nel gruppo giusto, piuttosto che in quello sbagliato. 
Fortuna, scelte, non lo so.
A me è andata una merda. Ed è inutile che io provi a spronare tutti, è inutile che mi impegni a cambiare le cose, perchè la gente non si può cambiare. Non posso cambiare il paesino piccolo e tranquillo ma bigotto e antiquato, non posso cambiare la mentalità della gente che ci è cresciuta, non posso scombinare il fisso presentarsi degli eventi.
Da chi sei non scappi, per quanto tu voglia o ti possa impegnare a farlo.
Se sfigato sei nato, sfigato muori. Ed io modestamente lo nacqui!

Spero che le vostre vacanze stiano andando molto meglio delle mie. Aspetti un anno intero e poi quello che peschi è la solita delusione...bah!
Sto seriamente pensando di chiudere questo postaccio lamentoso che è diventato il blog, forse lo è sempre stato, ma sinceramente me ne accorgo solo adesso.
E' che almeno prima quando ero triste scrivevo, ora non voglio nemmeno far quello!
Alla prossima, se ci sarà.

                                                                         Isotta

P.S. non scandalizzatevi se ci sono errori di battitura e quant'altro, non ho nemmeno riletto quello che ho digitato.

giovedì 5 luglio 2012

I'm Back!

Holaaaaaaaaaa!
Ehm, no direi che non è il caso, visto le quattro bombe che ci hanno rifilato!
Dicevo, sono viva eh! Sono viva, vegeta e in vacanza. Vi scrivo dal mio amato pasello e tutto va bene:
arrostiamo sotto i raggi cocenti del sole, i tg si meravigliano del fatto che in estate faccia caldo, e come sempre, anche questo è il più caldo degli ultimi trisbilioni di anni.
La Fico è stata impagnottata da Balotelli (dice lei)(quanto è figo lui? dico io), gli esami di maturità sono andati e siamo tutti un po' sorpresi del fatto che non ci sia stato nessun errore nelle tracce stavolta, poi la crisi, le zanzare, i costumi, le creme solari, i saldi (dioesiste)!
Siamo qui, ed è di nuovo estate, ed è questo che conta. Che si, siamo passati attraverso coltri di nebbia, interminabili ore in ufficio o a lezione, abbiamo indossato deprimenti cappellini di lana e rotto l'ennesimo ombrello contro vento, abbiamo acceso caminetti, starnutito a ripetizione, ingurgitato abominevoli quantità di echinacea senza risultato, siamo sopravvissuti ai virus influenzali, al naso rosso e le montagne di clinex, alle abbuffate natalizie, ai lunedì, all'ondata di freddo che mi pare venisse dall'est, alla neve a Roma, a calciopoli, a Monti, a Sara Tommasi che si smutanda in ogni dove, ai quiz delle sette in tivù, ai menù di Benedetta, al passaggio totale al digitale(ce l'abbiamo fatta ieri).
Siamo dei fottutissimi eroi, regà !
Adesso, è giunta la stagione, signori e signore, del dolcissimo, piacevolissimo, orgasmico farniente. Dopo degli esami (sappiate che me ne mancano quattro, 4, per laurearmi, ma io sono solo al quarto anno e la mia facoltà è quinquennale. In realtà potrebbero anche mancarmene tre, o due, perchè aspetto ancora due risultati. Gli autografi dopo, prego. Ok, ora la smetto. Ok, la modestia non è il mio forte. Ma cazzo sono un genio!) dicevo, dopo gli esami mi sono data alla pazza gioia. Ho fatto l'ultimo il 26 Giugno, la sera stessa abbiamo fatto le quattro di mattina. Il 27 le cinque e non vi dico in che stato di devasto, vi basti sapere che era la festa organizzata dal mio collegio e il tema erano le feste dei college americani. Il 28 è stata un'altra seratona perchè c'era da festeggiare la sconfitta dei crucchi. E il 29 era venerdì, il 30 sabato, e che fai non esci e ti ubriachi nel weekend? Certamente. L'1 gran finale, la partita confesso che l'ho guardata e non avrei dovuto farlo da animalista, ma alla finale non ho resistito! E come tutti sappiamo c'era da consolarsi per la sonora sconfitta...insomma erano le 4.00 e stavo ancora sistemando la valigia, la sveglia ha annunciato tre ore di sonno quando ho impostato l'orario per la mattina seguente e nel viaggio non ho neppure chiuso occhio perchè un tizio mi si è incollato addosso come una zecca al cane e mi ha raccontato la sua misera vita cercando di impressionarmi con l'accurata descrizione della sua infallibile tecnica dell'inserire catetari. Amico, seriously? 
I bonazzi, laureati ad Harvard, capitani delle squadre di football, seduti a fianco sull'aereo, capitano sempre a quelle stronzette delle commedie americane 'orcomondo!
Sappiate inoltre che i due giorni di piscina che credevi ti avessero regalato un'abbronzatura invidiabile per lo standar "una studentessa universitaria sottoesami", era invidiabile, appunto, solo tra gli universitari. Mi chiamano mozzarella e si mettono le mani a protezione degli occhi quando passo, i miei amichetti terroni, nullafacenti, bamboccioni. E non è che lo dico per invidia che si son fatti già due mesi di mare ed hanno il colore di Mustafà, ecco. Stronzi.
Ho rimandato l'inizio del tirocinio a "tra una settimana", dovevo riprendere le fila dei miei ritmi circadiani sballati da musica ed alcol, prima di poter cominciare, e me la godo, servita e riverita dalla famigliola, strapazzata dall'affetto del mio Buddy e dei micioni, interrogata sulle novità dagli amici.
Sempre il 26 ho avuto l'ultima seduta prima delle vacanze dalla psichi ( non è adorabile questo nomignolo *.* ? Come non mi è venuto in mente prima? ) m'ha detto di stare serena che io posso fare tutto quello che voglio e non ho bisogno di nessuno per farlo, e cacchio c'ha ragione, c'ha! 
Per adesso sto in piedi da sola, ed è una sensazione fantastica non dover dipendere, anche solo psicologicamente, da qualcuno, spero di continuare in questa direzione!
Questo è più o meno tutto quello che ho fatto, e la spiegazione al silenzio stampa.
Avevo bisogno di rigenerarmi, mi serviva una pausa dai pensieri contorti e le frasi strozzate in gola, ho preso una boccata d'aria come non avevo mai fatto finora, immergendomi in tutto quello che etichettavo "stupido palliativo" e che in realtà ho scoperto riesce a rendere la vita spensierata. Il tutto sempre con la moderazione e la serietà che inevitabilmente mi contraddistingue, nonostante invidi tanto e vorrei essere una scavezzacollo, non lo sono affatto! Comunque.
Io lo dico così, senza troppo rumore, che a gridarlo ho persino paura che le parole si possano disfare nell'aria, ma sto bene. 
Io. Sto. Bene.

Regia, musica prego:

Mi siete mancati ;)
                                                                           Isotta

mercoledì 13 giugno 2012

Va così...

Un attimo prima sei immersa in un mondo che esiste ogni notte, nella tua testa, quello dopo ti ritrovi in quello reale e a separarli ci sta solo la sottile pelle delle palpebre. Nessuna sveglia ha rotto le palle eppure io in piedi ci sono già, per quello strano orologio interno che mi fa svegliare giusto uno, due minuti prima che l'ingranaggio faccia partire il bip-bip fastidioso e snervante. Credo che il mio corpo sia disposto a svegliarsi da solo per non sentire quello strazio, è autoconservazione.
Dovrebbero essere abolite per crimini contro l'umanità, le sveglie. 
Quattro ore di sonno non sono abbastanza, e lo si legge chiaramente dalle striature violacee che mi ritrovo sotto gli occhi, e poi oggi va così, nemmeno il correttore, nemmeno il fondotinta, nemmeno l'amico mascara. Ma neanche la crema idratante. Mi lavo il viso con l'acqua tiepida anche in estate, ho perennemente freddo io e ogni volta che rifletto su 'sta cosa mi viene in mente mia madre, sei una vipera, sei una vipera. Le vipere effettivamente sono a sangue freddo. Non ne troverai mai una all'ombra, rubano l'energie al sole. Neanche a me piace l'ombra.
Così, senza trucco, senza maschera. Desidero che chi mi incrocia oggi per strada guardi me, la pelle bianchiccia e secca, gli occhi spenti, le labbra screpolate.
Quando salgo sull'autobus la prima scrematura sono i posti liberi, ovviamente, immediatamente dopo quelli liberi e singoli, che a me non piace il contatto con la gente, addirittura il prof di psicologia ci ha parlato di una ricerca che dimostra come il contatto forzato sui mezzi pubblici faccia aumentare notevolmente il cortisolo, l'ormone dello stress. Che se ci pensi è giusto così. Siamo pur sempre animali, e se tu sconosciuto invadi il mio sacrosanto spazio personale, mi viene da smadonnare. Avete mai visto due leoni strusciarsi al primo sguardo? è impossibile, lo spazio vitale è un diritto sacrosanto e biologicamente prestabilito. Regola che vale al mattino e si estende al pomeriggio, certe volte, la notte, strusciarsi con uno sconosciuto è lecito. Più che lecito.
Dicevo, mi accomodo, guardo sempre fuori dal finestrino, su qualsiasi mezzo mi trovi guardo fuori dal finestrino. Alla fermata c'è Kyla (nella mia mente il suo nome si scrive così) ha il giochino in bocca e come sempre appena scendo lo appoggia vicino ai miei piedi. E' una simil pastore tedesco, intelligentissima. E' il cane di uno che sta a chiedere l'elemosina, ma tutti portano croccantini e giochini solo a lei, ed è inevitabile. Se ne sta buona buona vicino al suo amico umano e osserva i passanti con quegli occhi svegli, poi capita che ne individua uno, magari chi passando è solito farle una carezza, allora si prepara, prende il giochino, si mette seduta e aspetta, appena il prescelto si avvicina abbastanza lei gli va incontro, gli molla il gioco ai piedi e piega la testa di lato come solo i cani sanno fare. Finchè non giochi non hai scampo, una volta ho fatto tardi ad un esame per accontentarla!
Due calci al gioco, una carezza ed ho il lascia-passare. Attraverso la gente senza fare lo slalom, oggi non ce la faccio, oggi cammino io e vi spostate voi. Il cielo preannuncia pioggia, è grigio e le nuvole sono basse e pesanti, vicine, ma fa caldo, quel caldo antipatico che ti toglie le forze e l'allegria. Un semaforo, un altro e un'altro, la Dea è sempre lì immobile, chissà dove guarda, dalla gloria millenaria del suo ateneo tragga auspicio a maggior fortune, c'è scritto. Gloria millenaria. Ateneo. Che si fotta. Cosa cazzo sono venuta a fare io qua. 
(Di Sergio Locatelli, dal Web)
Con questi presupposti ho affrontato il mio nono colloquio. Lei è giovane e carina, mi mette a mio agio, a parte quando mi chiede di parlare della mia relazione intima (sono una tipa riservata, che non si vede? certo.) Ma più che altro cosa vuole che le dica? Cosa vorrebbe sentirsi dire? 
"Ehm...Uhmp...Ecco...Ci stavo bene!"
Roba che nemmeno Freud, ah? Intanto scrive, riempie fogli bianchi di me e chissà cos'altro. Quando esco devo fare la spesa, penso, e guardo fuori dalla piccola finestra la signora che mette fuori il bucato. "Ma lo saprà che tra un po' piove" dico a voce alta.
Lei mi guarda "come prego?"
"ehm...no, dico, la signora...lo saprà che tra poco piove?"
"No. Oggi non piove, l'ha detto il meteo" e continua a scrivere senza guardare fuori.
Avrei voluto risponderle che il meteo non ne sa più di me. Non ne può sapere più di me. Che quando sono triste piove, o meglio, che quando sta per piovere io sono triste, e lo so sempre quando sta per piovere. E' una vita che piove. So quando piove.
Ma non mi è sembrato il caso. Avrà anche visto un sacco di pazzi e magari s'è pure fatta l'abitudine, ma delle volte piuttosto che fugare ogni dubbio, meglio tacere, mi pare di aver sentito dire, e se anche era riferito alla stupidità, chissenefrega.
I colloqui sono di 45/50 minuti, durante i quali io faccio tante pause, che poi i discorsi miei son sempre quelli, e allora io vorrei risposte, ma lei dice che risposte non può darmene, che non è questo il suo lavoro, che ci vuole tempo per le risposte. Sapesse quanto ne ho sprecato. E mi sono anche un po' rotta i coglioni di continuare a farlo.
Esco ogni volta con la stessa indecifrabile sensazione, un misto tra svuotamento e angoscia, spossatezza e malinconia. Ma sarà giusto così. Magari sta facendo effetto, come quando sai di aver effettivamente bruciato calorie, la mattina dopo, quando hai dolori dappertutto e anche scendere dal letto è un'impresa titanica.
Non ho nemmeno il tempo di raggiungere la fermata.
Piove.
Ed io non posso far altro che sorridere al cielo.

                                                                                      Isotta

lunedì 11 giugno 2012

Come ce la complichiamo noi donne!

Forse il problema è che alle 13.40 a casa mia, c'è sempre stato Beautiful in tivù. Si perchè madre e nonna, lo hanno, da sempre, usato come sottofondo al lavaggio piatti, riassesto cucina, pulizia generale del dopo pranzo. Chi, invece, non avendo un bel niente da fare, lo guardava, ero io. E se mi chiedevi "allora Isotta, come fanno Brooke e Ridge quando si baciano?" io rispondevo "come i pissolini rossi!" e imitavo quello strano modo di mangiare che hanno i pesci, che aprono e chiudono esageratamente la bocca.
Che alla psicologa ancora non l'ho raccontata questa faccenda, ma in realtà, scommetto che ho interiorizzato concetti sbagliati del tipo siamotuttibelliricchiefamosi, gliuominisonoiperromantici, lavitaèuncontinuocolpodiscena.
Ma dagli uomini non puoi aspettarti niente, e il perchè è magnificamente spiegato qui.
Tuttavia, se ne siamo consapevoli, perchè ostinarsi a cercare quello diverso, perchè tormentarsi con la storia del principe azzurro quando l'esempio di principe che mi viene in mente è Emanuele Filiberto, che ha il sex appeal di un ottantenne con l'enfisema?
O vogliamo parlare di Alberto di Monaco, manco per idea che mi viene già da correre in bagno! Ed io non salvo neanche Felipe di Spagna o William d'Inghilterra, l'unico su cui farei un pensierino è Harry lo scapestrato ribelle, e diciamolo che scapestrato e ribelle si confà al mito del bastardo, mica a quello del principe azzurro.
Quindi donzelle, cosa vogliamo realmente? Perchè loro saranno anche semplici e lineari, banali e sul superficiale andante, ma noi donne, cosa pretendiamo che ci capiscano se non siamo in grado noi stesse di capirci?
Io, ad esempio, sono in conflitto perenne, e passi la storia del ciclo e degli ormoni, e passi che mi fa piacere e ci gongolo un sacco a credermi profonda come la Fossa delle Marianne, ma dammi dieci minuti e cambio idea una quindicina di volte. Esempio pratico:
Io: "Tu non mi ami!"
Lui:" Non è vero, io ti amo!"
Io: "No! Ti ho detto che non mi ami. E se mi ami non è abbastanza!"
Lui: "Ok. Allora non ti amo"
Io: "Come non mi ami? Allora mi hai preso in giro? Allora mi hai usata?!"
...
Io: "E comunque sono io che non ti amo, basta ti lascio!"
Lui: "Ma sei sicura di voler chiudere la nostra storia?"
Io: "Si! Sono certa, merito di meglio!"
Lui: "Ok"
Io: "Ok..come ok? Io non posso vivere senza di te e tu dici ok?"
Lui: "Allora non lasciamoci, se dobbiamo stare male entrambi!"
Io: "Ma chi ha detto che io starei male! Io starei meglio, basta lasciamoci."
E appena metto giù mi sento uno straccio, allora richiamo ma mi sento uno straccio, allora non so nemmeno io cosa cacchio voglio!E comunque uno straccio mi sento.
E diciamolo che siamo un po' tutte così, hai il belloccio e vuoi l'intellettuale, lo trovi ma ti mancano gli addominali, pensi che l'unica cosa necessaria per stare bene sia che ti faccia sentire speciale e al terzo sms smielato vorresti asfaltarlo con l'auto al prossimo appuntamento, non ti caga di striscio e soffri come se ti stessero operando a cuore aperto, è presente allora ti senti in gabbia, e via così all'infinito.
Cosa vorreste voi?
Io non lo so, o meglio dico che vorrei un italiano medio, amante degli animali e del calcio, e ce ne saranno milioni così, ma in realtà quando l'ho avuto non mi è andato bene, mi annoiavo. Allora ho preso l'opposto, ma sto male per la diversità, non mi sento appoggiata. Forse tendiamo troppo spesso a focalizzarci sugli aggettivi. E' facile e molto comodo categorizzare le persone in base a quello. Magari invece dovremmo soffermarci sulla sostanza, su chi è realmente l'altro, indipendentemente da che cosa fa o quali sono i suoi hobbies. Ma voi ci riuscite? Io no. Ancora, no. Dovrei giudicare in base a come ti comporti con me, a come vola il tempo quando siamo assieme e di quanto non mi stanchi di vederlo volare via, piuttosto che badare a che squadra tifi o di che colore dipingeresti la camera da letto. Eppure è così complicato, perchè io la persona che ho al fianco la devo stimare, e inevitabilmente la stimo in base ai valori, alle idee, che condivido, che abbiamo in comune. Posso passare delle giornate meravigliose con te, ma appena so che non ti piacciono gli animali, inevitabilmente mi scadi, per esempio. Ma cosa ha più valore? Come mi può esser piaciuto stare con te, se non ami gli animali o non giochi a calcio? Forse sono cose che non contano? E se non contano perchè mi pesano tanto?
Ecco è che siamo complicate! E non è giusto pretendere che esseri la cui unica aspirazione è il quieto vivere, almeno ci provino a comprenderci, a starci dietro!
Una frase che ripeto sempre è che l'unica cosa per cui non sarebbe valsa la pena nascere uomo è il dover avere a che fare con le donne! Ma immaginate il casino nella testa del poveretto quando viene incalzato da domande e dubbi esistenziali, mentre lui vorrebbe solo una birra? Quanto li invidio.
Comunque possiamo farci tutti i giri intergalattici che ci pare ma le alternative sono essenzialmente 3:
- Accontentarsi. Prendi il meno peggio, ti fai una famiglia consapevole che non tornerai mai a casa e ci sarà lui ad aspettarti con un bagno caldo e le candele profumate come nei migliori film d'ammore, ma piuttosto sarà stravaccato sul divano coi piedi sul tavolino e la prima frase che pronuncerà appena ti vede sarà "stasera che si mangia?"
- Non accontentarsi. Io valgo di più, perciò finchè non arriva chi mi capisce, chi mi ama anche coi baffi e la ricrescita, chi non pensa sia da pazzi uscire alle tre di notte perchè c'è un cane abbandonato, io aspetto! Allora c'è da comprare un vibratore e aspettare la morte, che è più facile vedere una vergine incinta che non l'uomo che hai creato nelle tue fantasie!
- Traghettare. Essì, la terza opzione potrebbe essere passare dall'altra sponda. Io personalmente rifiuto e vado avanti, ma c'è qualcuno a cui potrebbe interessare scambiare quattro chiacchiere davanti alla tivù con una persona che finalmente è isterica, profonda quanto te!

Sono fusa e confusa. S'era capito mi sa!

                                                                                 Isotta

domenica 27 maggio 2012

Lo zucchero rovina i denti. Lo so, in teoria!

[Scusate per l'assenza, ma sto risolvendo un problemino di salute, niente di che, in più 
 ho avuto un esame, quindi pochissimo tempo per il blog, anche se mi dispiace tantissimo!
 Inoltre ho una sorta di blocco, per cui non riesco a scrivere un post decente, allora mi è venuto in mente di condividere uno di quelli che io chiamo "sfoghi romantici". Sono delle caSSate che ogni tanto mi viene voglia di scrivere. Mi immagino dei personaggi, una situazione e ci ricamo un po' su. Questo è uno dei più brevi. Spero mi perdoniate e nel caso dovessi vergognarmi di me stessa, vi supplico di farmelo sapere :P ! ]

Lui la guardava attraverso le inferriate e lei non sembrava accorgersene, intenta a sistemare qualcosa dentro la borsa, sembrava piuttosto imbronciata, credeva non li avrebbe notati. In realtà uno dei punti deboli di lei sono gli sportivi.
Cercava il burrocacao, nascostosi da qualche parte nello sconfinato universo parallelo che sono le borse delle donne, di quelle ordinate, figuriamoci di quelle con la testa per aria.
Passi cadenzati e voci maschili le giunsero all'orecchio sinistro, catturando inevitabilmente la sua attenzione. I raggi di sole si dividevano in maniera equa tra ogni singola barra del metallo che compone l'inferriata, e c'era profumo di gelsomino, di quei fiorellini bianchi appena sbocciati. In venti correvano aldilà del metallo e in controluce, magliette uguali, gambe muscolose. 
Quello davanti a tutti, che imponeva il ritmo alla corsa, correva con la testa rivolta verso destra, non capì il motivo fin quando sfiorandosi con lo sguardo verso direzioni opposte, in un punto preciso talmente vicini, lui non le sorrise con tutta l'intenzione del mondo.
Lei vide disegnarsi un'espressione che non attendeva sul volto di chi non si aspettava, istintivamente si guardò al di là per vedere non ci fosse qualcun altro, ma era sola e quel sorriso era proprio per lei. Credo che in quel momento capì qualcosa.
Lui si augurò che lei avesse capito.
Anni di presenze sfuggenti e occhiate reciproche, imbarazzo nel ritrovarsi con lo sguardo, allo stesso momento. Silenzi in ascensore e timidi "ciao".
Avete presente la snervante e sempre verde storia del io sono single-tu sei impegnato-io sono impegnata-tu ti sei appena mollato. Sicuramente anche questi due.
C'era stato un momento, nel quale entrambi svincolati, avrebbero potuto provarci, ma quella puara tutta umana, il timore di sciupare le cose, rovina sempre tutto, e si finisce a chiacchierare tramite amici comuni, fingendo di non conoscersi, bypassando le volontà con forse e ma se poi , a vivere senza coraggio.
La notte era estiva e nel cielo le stelle cucite a casaccio si riuscivano a vedere persino nonostante lo strob, quando in quei momenti di pausa riprendi fiato e per respirare a fondo mandi in dietro la testa e scosti i capelli che indugiano sul collo bagnato, quel attimo in cui la musica rallenta e ne approfitti per cercare un istante di refrigerio, sai che tra poco il ritmo forsennato tornerà a sconquassare le casse e farti vibrare il corpo. Deve essere stato in uno di quei momenti che perdendo un battito, le luci durarono giusto il tempo affinchè lei lo notasse, in piedi e immobile al centro della pista, con l'ennesimo cocktail in mano, mentre la fissava.
Subito arrivò il sorriso, esattamente uguale a quello che lei conservava nei ricordi, quello di tempo fa.
Lui era stato in disparte, e avrebbe continuato a farlo, si sarebbe limitato a guardarla ballare da lì, fare la stupida con qualcuno magari, perchè ora era libera, e non avrebbe fatto del male a nessuno, facendolo. Era, libera e bella, con la pelle rossa del primo sole e quegli occhi che fanno venire i capogiri, un vestitino bianco e la sensualità innocente di una ragazza ingenua. Eppure ancora una volta, lui sarebbe stato in disparte.
Provò a dissimulare, come aveva fatto allora, ma quegli occhi puntati addosso le bruciavano dietro la schiena, le invadevano il cervello, sapeva di essere un suo punto debole, glielo avevano detto in tanti, quanto lui la vedesse bella e desiderabile. E lei si divertiva ad esserlo, per lui, a stuzzicare il suo interesse nonostante sapesse che il caso aveva fatto si che, ancora una volta, non ci potesse essere niente tra loro.
Capita poi, che la vita decida di imboccare strade strane e si arriva in luoghi che non avresti mai pensato di raggiungere e dopotutto il cuore è furbo, e approfitta della debolezza cerebrale causata dall'alcool appena ne ha l'occasione.
Non riuscì a resistere alla spinta del cuore, si avvicinò da dietro senza toglierle gli occhi da dosso, le strinse i fianchi con entrambe le mani, avvicinò i loro corpi, annusò il profumo buono dei suoi capelli, e sussurrò "è una vita che sogno il tuo odore".
Quando sentì quelle mani sul tessuto leggero, quasi sulla pelle, avvertì un brivido affiorare in superficie. Sentì le parole che avrebbe voluto sentire arrivargli all'orecchio come una boccata d'aria fresca. Scostò i capelli, ricoprì le mani di lui con le sue, gli offrì il collo. Il cuore le galoppava nel petto. 
Lui la respirò a fondo, iniziarono a ballare vicini, stretti stretti. Nel girarsi verso di lui in maniera da poterlo guardare negli occhi, lo vide palesemente emozionato.
Ne fù felice, ma cercò di mascherare come poteva.
Una notte vicini, viso a viso, petto contro petto, mentre lui le cingeva i fianchi e le afferrava la pelle tra le mani come a non volerla più lasciar andare via, lei gli accarezzava la nuca, con entrambe le mani e sorrideva dentro.
Non c'è stato un bacio e non c'è stato seguito. Semplicemente uno di quegli attimi per cui val la pena di vivere, uno di quegli attimi che il respiro te lo tolgono e ai quali ripensi con una fitta allo stomaco e le guance che ti si infiammano di rosso.
Ma realtà rimane ancora, incrociarsi per le scale come se nulla fosse. Non guardarsi nemmeno, forse per paura di crederci di nuovo.

                                                                         Isotta.

domenica 13 maggio 2012

Sunday afternoon thoughts...



Lo schermo della tivù fa le grinze e io allora aspetto che passi, guardando fuori dalla finestra. Quello è il segnale che annuncia il passaggio di un aereo. Incidono l'azzurro lasciandosi dietro linee bianche che poco a poco colano verso terra, sparendo. Quante vite lassù. Chissà che fanno in quel preciso istante, dove sono diretti, chissà per chi di loro è un arrivo e per chi un ritorno. Che buffo che un luogo possa essere casa per alcuni e una vacanza per altri. Magari mentre sorvolano c'è qualcuno che guarda fuori dal finestrino, si domanderà cosa sono quei sei palazzoni tutti uguali, non ci crederesti amico che viviamo in 600 studenti qua dentro ah? si, ce la si fa perchè le stanze sono un po' più grandi di un loculo. Forse qualcuno pensa a cosa stia facendo io. Dentro un buco a guardare il cielo oltre la finestra, ad immaginare la vita, come scorre per gli altri, se se la sono caricata addosso come un peso o la vestono e ne fanno il loro miglior outfit di sempre.

Strana la vita, chi viene, chi va.
A me sembra di esserci stata sempre, mentre tutti attorno volano via. E poi tornano e poi vanno. A volte scompaiono, e la maggior parte è un bene. Delle volte fa male. Delle volte vorresti partire anche tu, che restare è sempre restare, sa di noia. Eh, ma anche per partire ci vuole coraggio.

Chissà se sull'aereo di oggi qualcuno è partito con coraggio, chessò per il lavoro dei sogni, l'opportunità della vita, l'anima gemella...un ideale!
Ma esistono ancora i coraggiosi? Bah...inutile tentare di darli per dispersi giustificandone con l'assenza la mancanza quando ti guardo allo specchio. Esistono si.
Fattene una ragione, a non esserlo.

Che poi chi ha deciso cosa. Nel senso, dove finisce il coraggio ed inizia l'opportunismo? Qual è il confine tra giusto e sbagliato? Chi può dire bene o male?
 Sai che se disegni un 9 per terra, per chi lo guarderà dalla testa sarà sempre un 6. Me lo disse una volta il mio anziano Prof d'Inglese, mi pare stessi contestando la colazione inglese, in favore ovviamente, di brioche e cappuccino.

Ma si. Infondo siamo qua ed è questo che conta.

Minchiate.
Io pretendo il meglio. Io di tutto questo respirare, pompare sangue, fare scorie, non me ne faccio niente. Ma niente proprio.
Per cosa vivete voi? 
Cosa è che la mattina quando aprite gli occhi non vi fa richiuderli e mandare tutto affanculo, per chi vivete, per quale grande amore o ideale? 
Come fate a sorridere? 
Ma non ci pensate mai agli animali torturati da tutte le parti del globo, in tutti i campi d'applicazione dello sfruttamento? 
Non ci pensate mai ai barboni bruciati da ragazzini annoiati, ed ai cittadini tenuti a catena stretta dalle mafie? 
Non vi fa incazzare pensare che poteste aver faticato una vita e poi beccarvi una malattia terminale? Non vorreste avere la forza di cambiare il mondo e sapere che essendo alti un metro e uno sputo e contando molto meno di niente, non farete mai un cazzo in questa cazzo di vita?
Come sopportate che niente è andato come avreste voluto, come sarebbe dovuto essere?

Io non voglio mettere al mondo nessuno per fargli vivere 'sto strazio! Siete dei sadici se vi siete o avete intenzione di riprodurvi! Abbiate pietà, risparmiate ai vostri figli questa giostra perversa!

Festa della mamma, un corno. Se la mia avesse evitato, io a quest ora non starei così.
Anzi, meglio. Non sarei proprio.

E non comprate azalee o mele o pere o quel che è, finanziereste solo una falsa scienza che sfrutta la vivisezione per offuscare i fallimenti e ricevere fondi in modo da mandare avanti questa pantomima della ricerca.
Ricordate: non vinceremo le malattie guarendo i topi fatti ammalare artificialmente.
"FARLI AMMALARE NON CI FARA' GUARIRE!"

                                                                                            Isotta.


mercoledì 18 aprile 2012

(s)Connessioni cerebrali...

Il cielo è chiaro ad ore improponibili, ma non te ne fai nulla.
Non ti attardi appesa alle chiacchiere da passeggio, non ci sono vulcani golosi di sole, nastri d'acqua all'orizzonte da rendere visibili il più a lungo possibile, bicchieri che tintinnano di cin-cin sotto i riflettori del giorno che resiste alla notte. Mi fa incazzare tutta questa luce sprecata. Mi fa incazzare lo spreco.
Mangiare un gelato ed affezionarsi al cucchiaino, this is me.

Uno sputo di gente davanti all'entrata e la comunione davanti alla cassa. La porta a vetri di sinistra piegata a far spazio al cliente, i frutti secchi già sbucciati, quelli freschi ancora vestiti, le insalate ed i panini i farciti, le verdure al vapore, il farro e l'orzo da condire a piacere. Entrare e non sentire puzza di cadavere, non vedere pezzi di morte in mezzo a due fette di pane. Sentirsi fottutamente positiva, ilare, dopo aver realizzato che il bar vegano/biologico della Stazione Centrale concorre "al fianco", in modalità spina s'intende, di BK. Felice, sia pure per 15 secondi. Pieni, però.

Rimbalzare da un letto all'altro. Mio. Non di altri. Tra due a dire il vero: il mio di sempre e il mio da quattro anni a questa parte. Non cucinare, non mangiare. Non dormire a dovere. Leggere nuovi blog di gente che pare fichissima, che si sente fichissima, che dice fare cose fichissime. Allora deprimersi un po' , finchè non afferri che per tenere un blog ho queste/a è depressa senza un cazzo da fare esattamente come me o ha una gemella bionica costretta a ticchettare sulla tastiera le mirabolanti avventure della consanguinea nel mentre lei è a compierne di nuove e mirabolanti o è WonderBlogger . E adesso ho questo dubbio esistenziale che mi tormenta: che tutino vestirà WonderBlogger?

Poi, non so come voi vi rapportiate al calendario. Io lo subisco. A parte che il " :( " segnato ogni ventotto giorni, è già un motivo più che ragionevole ed universalmente accettato, per avere le balle girate, ma ti si schiantano al suolo, come i vasi di tua madre irrimediabilmente rotti dopo aver giocato dentro casa con la palla quando ti era stato palesamente detto di non farlo, nel momento in cui conti almeno settantasei giorni a separare te dall'ozio fancazzista delle vacanze estive. Non ce la posso fare. Morirò prima. Quindi se l'aggiornamento del blog supera di molto la mia fisiologica, altalenante mancanza, oltre il livello settimanale. Sentitevi autorizzati a mandare dei fiori.

Ho il cervello in pappa. E meno di una settimana dai primi due esami del semestre che apriranno le danze, agli altri.
Ditemi che voi non state peggio e la vita è bella, peace.

                                                                                      Isotta

mercoledì 14 marzo 2012

Il mio messaggio nella bottiglia...


"Forse ti chiederai perchè sei solo. Per quale motivo ogni mattina, quando ti chiudi la porta alle spalle ti senti come se avessi lasciato indietro qualcosa. E magari ti incazzi pure per non riuscire a capire cosa sia. Mi sembra di vederti, seduto nell'abitacolo, un po' impaziente, attendere che il rosso diventi verde e ti conceda di correre via, all'università? a fare la spesa? al lavoro? fai un lavoro? chi può dirlo.
Ti immagino tornare a casa la sera, buttare il giubbino sulla prima superficie utile, lasciare le scarpe in disordine e aprirti una birra davanti alla tivù. Guardare quella scatola luminosa e non vederla nemmeno. Non voglio pensarti a cenare da solo, spero che ti venga a trovare qualcuno e mi auguro anche che tu abbia avuto la splendida idea di prendere con te un amico a quattro zampe, saprai sicuramente come il loro pelo scalda il cuore, ecchissene se si appiccica pure ai divani. E ai vestiti. E okay, a volte, anche al viso.
Il tuo viso. Se avessi guadagnato un centesimo per ogni volta che provo ad immaginarlo, potrei mandare a quel paese lo studio, il sacrificio, il lavoro. 
Ecco, magari ti senti solo quando le luci si spengono, la città è arancione e la vita rallenta la sua corsa, ma non lo sei.
Si, diciamo che non so quanto tu ti possa ritenere fortunato, ma vorrei dirti, vorrei farti sapere che anche io sono qui, e sto aspettando proprio te.
Caro sconosciuto, non lamentarti del fatto che potrei essere io a prendere l'iniziativa e venire a scovarti in qualsiasi parte del mondo in cui ti trovi, poi capirai che non è pigrizia, o essere snob, ma paura, di non riuscire a trovarti. Stando qui invece, buona buona, posso almeno sperare che esisti.
 Che poi cosa cambia, in fondo? Se non è adesso e non è qui, c'è solo da aspettare, e sono una maestra dell'attesa te l'assicuro, ti prego aspetta anche tu.
Un giorno qualunque, magari con la pioggia, o forse con il sole, in un posto a cui non avresti mai pensato o esattamente in quello che ci eravamo costruiti nei sogni, di sera o la mattina presto, accadrà.
Ci incontreremo, perchè funziona così. E non devo stare mica io a spiegarti come funziona. Quando meno te l'aspetti, dicono. E sarà pure 'na stronzata, però io ci credo!
Forse sarà lo sguardo, un profumo, un'idea, ma qualcosa ci farà riconoscere. Ed io ti sembrerò bellissima, pur non essendolo, mi troverai perfetta... per te. Penserai che è buffa la mia voce, che ti fa ridere il modo in cui alzo il sopracciglio quando faccio una domanda, che le mie guance sembrano fatte a posta per i tuoi baci, le mie spalle per incastonarsi tra le tue braccia e le mie dita per intrecciare le tue. 
Probabilmente non sopporterai la mia presunzione allora litigheremo un pochino, ma giusto quel poco per poi poter fare pace, e ti prometto che ci sarà ogni volta una nuova, più forte, intesa. Ti racconterò tutto di me e a differenza degli altri non mi dirai che non ho nulla di cui lamentarmi e che sono una bambina viziata, sai che non lo sono perchè tu mi guardi negli occhi, e senza dire niente mi stringerai fortissimo, da sentire il tuo cuore che mi tuona direttamente nelle orecchie. Ecco perchè voglio aspettarti.
Ti farò fidare di me, perchè ti confesserò chi sono e capirai che sono due aspetti imprescindibili. Mi occuperò di te non per dovere, ma perchè vorrei restituire in minima parte l'amore che sento di ricevere. Guarderemo il calcio, verrò a tifare per te alla partitella con gli amici, porteremo a spasso i cani, cucineremo, faremo viaggi, faremocose, vedremogente. Saremo una squadra, non andremo sempre d'accordo su tutto, certo, ma il nostro segreto sarà la fortuna di guardare nella stessa direzione, solo così si raggiungono obiettivi comuni. Sarò sempre dalla tua parte perchè sarà la mia parte.
Quindi non essere triste, basto io, abbi un po' di pazienza piuttosto.
Sono certa che prima o poi, vivremo insieme, felici e contenti, come in ogni favola che si rispetti.

                                                                      Isotta."

mercoledì 22 febbraio 2012

Volevo fare la Velina...

Si. Lo ripetevo ossessivamente.
I miei mi hanno sempre raccontato di quella volta che duenne ballavo sculettavo davanti al televisore, con la pancia fuori, per imitare la Pamela Prati dei tempi d'oro del bagaglino.
Dovevano cominciare a farsi qualche domanda da allora, presumo, e magari iniziare con le sedute di psicoterapia già dall'asilo. Che una cresce e si porta dietro anche i tarli nella testa. Non ho mai giocato a fare la mamma o, che ne so, la maestra, tipici giochi da bambina normale. No, io ero modella, ballerinaindiscotecasulcubo che allora non sapevo trattasi di cubista, ballerina di tivù, attrice, e persino, dopo aver visto un telefilm, non ricordo bene, volevo ardentemente imparare la lap-dance, aivoja che tutti mi ripetevano che non sta bene, io mi ero innamorata delle acrobazie per aria, dei vestitini-ini-ini sbrilluccicanti, del trucco pesante. 
Non chiedetemi il motivo di tali scelte, obiettivamente opinabili, ma i fatti così stanno e tanto vale dichiarali. E niente, passavo le giornate rubando foulard e scialletti vari a madre e nonna, piazzandomeli addosso a mo' di abiti da gran sera e poi sfilavo sotto i faretti del corridoio che erano i miei riflettori, le luci della ribalta, i flash dei fotografi, ore a fare su e giu, consumare il parquet, a truccarmi e pettinarmi di nascosto prima, che se mi vedeva mia madre erano cavoletti, e nel caso mi avesse sgamato, praticamente sempre, la regola era mentire, mentire a tutti i costi, anche sotto tortura, anche nonostante le palpebre di un non molto elegante blu e le labbra truccate da un makeup-artist cieco, di quel rosa che mi piaceva tanto. Immaginavo gli occhi di tutti puntati addosso, gli applausi, l'approvazione della gente, e decretavo che non ci sarebbe stato niente di più bello da poter fare per tutta la vita.
Poi i fatti non seguono praticamente mai i desideri della gente, e se da bambina non lo capisci che devi avere certi requisiti, da grandicella te ne accorgi. Ti accorgi di avere qualcosa che non va quando i tuoi vestiti sono ancora otto anni e gli altri è da un bel po' che sono passati ai sedici; quando passeggiando con le amiche per dire loro qualcosa nell'orecchio devi alzarti sulle punte, e mille volte ancora. Che purtroppo pare che le modelle debbano avere un' altezza minima a cui tu non arrivi nemmeno se ti fai la cofana sulla testa, e le  ballerine di tivù uguale, e le veline idem. Che il bel faccino, il corpo atletico e il sapersi muovere non bastano, se non distribuiti su almeno un metro e settanta. Così iniziano a partire la sfilza di luoghi comuni/consolazioni/pacchesullespalle/spallucce desolate "nella botte piccola c'è il vino buono e blablabla..." , o la cosa che proprio odio "ma quelle sono galline!Tu sei intelligente!" 
E che me ne faccio dell'intelligenza non si sa. Stuidiamo, studiamo, studiamo e poi? Se ti va bene per trovare considerazione nel ruolo che hai faticato per raggiungere devi espatriare, con tutto quello che ne consegue, lontanaza, solitudine, saudaji. O trovi un lavoro sottopagato o non lo trovi proprio un lavoro.
Essere bella è tutta un'altra cosa. Tanto per incominciare, nel nostro Paese è l'unica cosa che fa reddito, ti da una posizione (non fate i maliziosi...), addirittura ti assicura la pensione da ministro, inoltre non bisogna impegnarsi più di tanto , spesso chi è bella non ha un pelo, ha i denti bianchissimi e la pelle perfetta, i capelli fluenti anche dopo la sauna, non deve sforzarsi in palestra o patire le torture di HannibalL'Estetista. Non bisogna neanche impegnarsi ad essere simpatiche, interessanti, alla mano, allegre o cordiali, basta un sorriso e l'individuo dall'altra parte già è perdutamente innamorato, al massimo impegnato a fissarti il fondoschiena. Se fossi bella e nemmeno in grado di sculettare su un bancone, non temere, c'è e ci sarà sempre un imprenditore pronto a pagare a vita i tuoi stravizi pur di potersi fare un giro sulla giostra; e se tu invece volessi il vero amore, stai tranquilla, potresti anche essere cattiva ed acida come Malefica, avresti sempre accanto l'uomo che hai scelto, fedele come il tuo pincher nano!
Se possiedi spirito di indipendenza da vendere e vuoi mantenerti da sola, dovresti posare per qualche scatto fotografico o farti truccare e pettinare per sorridere davanti ad una telecamera. Lo so, lo so... so' sacrifici!
Avete presente la tipica domanda "ma se tu potessi sciegliere, no.." 
"Stavi per chiedermi se rinuncerei al mio cervello, all'integrità morale nei confronti dei miei genitori, alla vita privata che possa chiamarsi tale, la cucina calorica della nonna e l'anonimato, per essere una lobotomizzata, mezza nuda ma con uno stacco di coscia che 'llevate...non è necessario nemmeno che continui. C'è solo una risposta. Si."
E se siete di quelle che affermano con sincera invidia convinzione, che voi non scambiereste il cervello con la bellezza... vediamo se siete di questo avviso dopo quanto segue:
Di Natale e Iaquinta, mutanda/boxer nero..
 
E poi lui. L'uomo più bello che abbia mai visto. Il mio ideale più ideale che c'è! *.*
Marco, lo hanno fatto  su misura per me...
E adesso gioca pure nella mia Juve. Perfetto!

Se sieta ancora di quell'avviso? Sicure, sicure, sicure?
Io ribadisco: 
"Volevo fare la Velina!"


P.S. Comunque, si capisce che mi piacciono i moroni? :P

P.P.S. Ma lo sapete che me ne sbatto dell'esame cancellato?
Olè!
Vi bacio tutteeee!!!

Isotta





martedì 31 gennaio 2012

La consolazione dello studente(pigro) sotto esami!

Al telefono...



"...Che poi chi me la fa fare, voglio dire, mica i miei mi hanno minacciato dicendo che mi tagliano i viveri se mi laureo con qualche anno di ritardo?!"
"Aehm..Isotta, diciamo che ti sei minacciata da sola. Sempre."
"Si okay..ma non ne capisco il motivo! Tutta questa anzia di finire da dove mi viene?"
"Dal fatto, ad esempio che mentre gli altri studiano per fare gli esami con calma tu sei a casa stravaccata sul divano o al parco con Buddy o in giro con me.."
"Vorresti dire che non faccio niente??????"
"No. Che però facendo 7 esami in una settimana e mezzo, il resto del tempo lo dedichi ad altro...Nel tuo caso, a dormire per esempio."
"Si, si so quello che faccio..ma vorrei sapere perchè lo faccio! Che come sempre sono io la causa dei miei mali!"
"..."
"Pronto?!"
"Facendo due calcoli: stai a casa sei mesi all'anno, a fare niente, i restanti sei mesi studi e fai gli esami. Ciò significa che se sono passati quattro anni, di studio reale tu ne hai fatti 2...
"Non ti seguo..."
"Si lo so che la matematica di prima elementare non fa per te...comunque questo significa che se continui così, ti sarai laureata in due anni e mezzo!"
"..." (Elaborazione del concetto in corso)
"Sai che mi sa proprio che ho fatto più che bene a far così!"
"Torna a studiare va'...e smettila di lamentarti."

Scusate se non sono presente sui vostri blog! Scusate perchè non ho ancora risposto per l' indirizzo e-mail, per non aver ancora partecipato al GiveAway e per non avere il tempo di scrivere degli altri premietti ricevuti...
Mi rifarò appena possibile!
Intanto, sperando che il cervello non mi lasci a piedi proprio come una vecchia macchina che esplode a pochi metri dall'arrivo in collina, vi lascio un salutino..mi rimetto a studiare.
Baci a tutti!

P.S. Mamma mia che freddo...e come nevica!

                                                                                  Isotta

mercoledì 25 gennaio 2012

Segni evidenti della fine del mondo: terremoto a Pavia!

Ponte Coperto, Pavia (PV)

Da queste parti c'è un sole e un'arietta primaverile da far invidia a qualsiasi cittadina del Sud, ma l'insolito non si limita a questo. Mentre stavo riguardando un' ultima volta gli appunti prima di andare a fare l'esame, il letto ha tremato, la tivù ha vacillato, e le casse d'acqua hanno dato un colpo di coda. Io sono abituata ai terremoti, i racconti dei bis-nonni, dei nonni e degli anziani in generale si sprecano su quello catastrofico del 1908, ne ho vissuti tre nell'arco della mia vita e tutti di magnitudo abbastanza elevato, eppure oggi me la sono fatta sotto. Sono una abbastanza tranquilla da questo punto di vista, non c'è nulla che mi manda nel panico, il mare mosso o le tempeste, i fulmini o i terremoti, li ho sempre valutati per quello che sono: eventi naturali, incontrollabili e incontenibili. Forse si sta sviluppando in me il senso del "pericolo", non ce l'ho mai avuto in effetti, da bambina mi lanciavo da qualsiasi altezza, per i tuffi dagli scogli idem, la velocità folle mi eccita non mi spaventa, uno dei miei desideri è fare bungee jumping!!!
Invece questa mattina ho pensato "ecco ora crepo e non ho fatto niente nella vita di quello che volevo fare!"..
"Perchè?" Perchè sono una procrastinatrice cronica e no, no, no non si fa!
Isotta-testabucata non devi aspettare ad essere felice quando arriva l'estate, la laurea, l'inverno, la pensione, quel giorno o quel mese. Devi essere felice ora. E per essere felice, cara la mia zuccavuota, devi fare delle scelte. Non puoi stare davanti alla vetrina a fissare tutti quei gusti di gelato, a valutare, a rimuginare, che gli altri lo scontrino lo hanno già fatto da tempo e stanno assaggiando quel gelato di cui tu ancora tenti di indovinare il sapore. Bisogna avere coraggio, di lasciare indietro chi non ti rende felice, di andare a riprendere chi lo faceva, di aspettare chi lo farà e ringraziare chi lo sta già facendo. Coraggio serve per cogliere le occasioni o ammettere "non ce la faccio, è una cosa più grande di me", a prendere una posizione e restarci se sai che quella è la strada per la tua felicità, qualsiasi cosa ti dicano amici e parenti tutti, solo tu puoi sapere cosa fa bene a te!
Quindi ho risposto di si, che ci vado stasera per l'aperitivo.
Poi ho prenotato il biglietto per tornare a casa, in qualsiasi modo vadano gli esami.
Ho parlato al telefono con mio nonno, oggi è il suo compleanno.
E con mia nonna, senza fare la voce annoiata e costringerla a chiudere.
Con mia madre, dicendole di non preoccuparsi, che so cosa fare, ma senza astio.
Pomeriggio invece andrò a mangiare un bel gelato in centro. E so già che gusto lo voglio.

Vuoi vedere che doveva arrivare il terremoto nella Pianura Padana (zona sismica zero) perchè Isotta imparasse qualcosa?!

Have fun, girls!

                                                                                  Isotta

giovedì 19 gennaio 2012

Un premio? Il mio blog?

Da quanto tempo non pubblico un post? Da 13 giorni.. E non è una bella cosa. E' che un po' la partenza da casa, un po' gli esami imminenti e lo studio intensivo degli ultimi giorni disponibili, un po' la mancanza di "avventure", mi si sono inaridite le parole in bocca.
Oggi trovo un commento della dolcissima FruFru, che ho scoperto chiamarsi Elisa (un nome dolce proprio come lei!), nel quale mi dice che io proprio io ho vinto un premio sul suo blog!!!
Grazieeeeee, sono davvero felice che tu abbia scelto di includere me ed il mio piccolo semi-sconosciuto blogghino!! Non sarà il Pulitzer ma io sono entusiasta come Benigni quando ha vinto l'oscar!! Sono felice in particolar modo perchè spero che questo sia stato un imput con il quale riprendere regolarmente i miei sproloqui!

Bene, dopo i doverosi ringraziamenti, pare che io debba scrivere 7 cose su di me e poi passare il premio ad altri 15 blogger, che se ne avranno voglia continueranno il gioco!

1. Da bambina mi compravano il Didò per giocare, avete presente no la plastilina colorata che danno alla scuola materna? l'adoravo. Essì talmente tanto che invece di usarla per fare formine e pasticciare i divani, lo mangiavo. No comment!

2. Per quanto questa cosa mi faccia, non poco, girare le scatole, devo ammettere che non so guidare! Ho preso la patente al primo colpo, ma purtroppo essendo partita per l'università qualche mese dopo, non mi sono buttata tra le strade e quindi mi sento ancora impacciata nonostante l'abbia presa ormai da 4 anni, sigh!

3. Ho fatto danza dai tre ( si, non facevo altro che percorrere il perimetro della palestra a suon di capriole) fino ai 17, tuttavia per bene solo, si fa per dire, tredici anni di danza dato che i primi due non si possono realmente chiamare tali! Adoro ballare, appena sento la musica mi viene istintivo e naturale muovermi sul ritmo, e poi mi sento bella quando ballo, cosa che non guasta mai!

4. Ho alcune paranoie mentali del tipo: conto i gradini delle scale e se sono dispari o ne salto uno o lo ritocco in modo che l'universo non si sciolga per questo terribile errore architettonico; se inizio a contare non posso fermarmi ad un numero qualsiasi, deve per forza essere o una decina o un centinaio o un migliaio in base alla posizione del numero al quale sarei dovuta arrivare; non mi piace mettere il piede sulle righe tra le mattonelle o passare sui tombini, sono chiaramente un buco nero nell'ordine geometrico. Ciliegina sulla torta: le pennette vengono infilzate in tre per boccone, mai due o quattro ('siamai ), alla fine non ne devono rimanere nel piatto, nel caso rimanga una si mangia per difetto, due si lasciano per eccesso. E ce ne sarebbero altre da raccontare ma mi fermo qui..

5. Mi piace disegnare. E dipingere. E fotografare. E vorrei saper fare dei filmati. Amo l'estetica e le arti grafiche. Il mio prof mi disse una volta che gli avevo confidato che mi fermo ore a guardare le fiamme del camino bruciare di arancio e blu che succede perchè le immagini catturano la mia sensualità, intesa come percezione dei sensi, non altro! Da quella volta racconto a tutti sta storia della sensualità e mi faccio l'intellettuale!

6. Sono allergica, o meglio ero, ai gatti. Anche alla polvere ed alle pesche, ma non devo necessariamente rotolarmi nella prima e sbaciucchiarmi le seconde. Dei gatti invece non posso farne a meno. Ci sono stati periodi in cui ne ho avuti 14-15. Ovviamente tutti raccolti per strada, chi senza occhio, chi senza zampa, chi sordo, chi orfano, chi brutterrimo, ma tutti amati senza riserva! L'allergologo era incredulo, ma a furia di continuare a starci vicino (e aver rischiato lo shock anafilattico), mi sono autovaccinata!

7. Desidero ardentemente la vita perfetta seondo Isotta. Che non è poi così irraggiungibile in teoria: una casa accogliente, un lavoro discreto, un uomo di cui essere fiera e con cui andare d'accordo, al fianco, tanti gatti e cani a scaldarci il lettone nelle fredde notti d'inverno..ce la farò?

Ora i quindici blog(ovviamente l'ordine è casuale), che è un po' un'impresa trovare, dato che ne seguo si parecchi, ma commento in davvero pochi, non so ho questa sensazione di essere invadente (totalmente sbagliata nella blogosfera lo so!) :


Baci a tutti..

                                                                              Isotta

giovedì 15 dicembre 2011

Voci e parole...

Vi è mai capitato di ascoltare la vostra voce registrata? E' terrificante. Almeno per me.
Io odio il fatto che quel suono non mi rappresenta. E' lontano anni luce dalla voce che ascolto mentre le parole abbandonano la mia gola, ed è ancora più differente dalla voce con cui i pensieri e le idee affollano lo spazio disponibile tra le tempie. In sostanza io ho tre voci, quella orribile, con cui gli altri mi ascoltano, che devo aver rubato a qualche fatina delle numerose favole che mi leggeva mio padre, alla sera, al buio, prima di andare a letto; quella che percepisco ed ha un tono prepotente, perentorio, delle volte anche quando non sarebbe proprio il caso o non c'è proprio la volontà, quella che mi fa va di sentire forte e decisa. E infine quella che io chiamo "la voce dei pensieri", quella che dovrà di sicuro appartenere ad una donna realmente forte. Non urla mai, si affaccia in punta di piedi, non vi è traccia di inflessioni spiacevoli, toni esagerati, vocali troppo aperte o doppie troppo forti. E' una voce sicura, ferma, decisa ma non imponitiva, saggia, materna. E' come la voce di quelle persone che hanno vissuto tanto e tanto hanno da raccontare, ma sono così intelligenti da non credere di esserlo, o pretende a tutti i costi di dimostrarlo. Butta lì un consiglio senza aspettative, a smuovere con cerchi concentrici il laghetto arginato che ti sei costruita, e attende; aspetta che che anche tu ti accorga chi sei. Non è una voce familiare, è una sconosciuta che alberga tra le mie orecchie, ma che mi conosce talmente bene da farmi sentire estranea a me stessa. E' onesta, perchè non conosce menzogna il filo irrazionale dei pensieri, ma solo la genuinità di quello che siamo. 
Una cosa che ho sempre fatto è non ascoltarla, rivestendo di valore, piuttosto, lo squittio delle voci degli altri, che la sua, la mia.
Poi, per quella strana abitudine che abbiamo di infilare una maschera, e portarla giorno e notte per così tanto tempo da non ricordare nemmeno più i lineamenti che abbiamo nascosto, mi sono inventata un'Isotta diversa, sul cui altare immolavo in sacrificio emozioni nascoste, opportunità cadute nel silenzio, sogni fatti di poco, troppo piccoli per avere valore, avere le ali, sapere volare, il coraggio di scegliere per me, non per gli altri, per l'adesso e non il futuro.
Quella sensazione all'etanolo, con la testa leggera e il cuore svuotato, io l'ho sempre provata. E la provo ogni volta che picchietto sulla tastiera e strappo parole ai pensieri, capriolo le frasi, imbratto una pagina del mio odore più vero. Scrivere è una boccata d'aria fresca, nell'aria di Dicembre, dopo due ore di fila nel locale con l'aria viziata; è il coraggioso tuffo nel mare di fine Aprile, dopo un'attesa lunga un inverno; è il pezzo di torta al triplo cioccolato quando la dieta è finita, affondare il naso nel pelo del tuo cane che freme di gioia dopo averti aspettata a lungo, è il primo bacio con la persona che ti ha fatto faticare tanto per averlo. Scrivere è una liberazione. E leggere è il suo sposo. 
Non lo so, ho sempre questa sensazione di non aver fatto le scelte giuste appiccicata alla pelle, di non aver vissuto per come avrei dovuto, di non essermi sfruttata il tempo, di averlo sprecato rincorrendo un'immagine che non ero io. Se così non fosse, non avrei rimpianti, timori o quel che è, sarei serena e felice. O forse no. Che quelli come me se non hanno qualcosa di cui lamentarsi la trovano, e nel caso in cui non la trovassero, fanno in modo di averla lo stesso.
Oggi va così, il grigiume dalla finestra e un esame inutile e noioso fanno il resto. Ma io sono qui, e non riesco a pensare che tra due giorni sono a casa, che riabbraccio i miei amori pelosi, che lui è venuto e, per ora, abbiamo risolto, che è il mio compleanno tra poco e c'è da festeggiare anche Natale, Capodanno e la Befana. No. Oggi l'unica cosa che la voce mi ripete è "ma non dicevi che odiavi le materie umanistiche e volevi solo vivere tra chimica e biologia?", poi tace.

                                                                               Isotta

giovedì 1 dicembre 2011

Che sia l'inizio di un dolce Dicembre...

Ohhhh. Era ora. E' Dicembre. 
Novembre mi sta davvero antipatico, e poi questo è il mio mese! Si, sono una dicembrina, sagittario ascendente sagittario, ed essendo una "donna di scienza" non dovrei manco dirlo, ma chi ha a che fare con un sagittario, capirà il perchè della mia sottolineatura, che in fondo l'oroscopo è quella cosa a cui nessuno crede, ma che tutti la si legge o la si ascolta volentieri. 
Sicuramente sarà la suggestione, ma vi capita, quando date un'occhiata alle caratteristiche del vostro segno di pensare "ommioddio sono io!"? A me sempre: -cocciuti, irrequieti, prepotenti..- ok sono io! . Si che a mettere un'accozzaglia di aggettivi di tutti i tipi assieme, si finisce per andar bene a tutti, ma leggerli e trovarci qualcosa che ti rappresenta è divertente, e volendo la si può buttar lì come scusa quando non si sa cosa ribattere: sono così, ma è colpa del mio segno zodiacale, cerca di capire!
Comunque è Dicembre, mancano 16 giorni per il mio ritorno a casuccia, 17 al compimento del mio 22esimo anno di vita, è il giro di boa del semestre universitario (e siamo a quota 3,5 anni..più della metà.. yeah!), mancano 24 giorni al Natale e 30 all'inizio di un nuovo anno, che come diciamo sempre tutti (ma questo dopo l'oroscopo è il post delle ovvietà) speriamo sia meglio di quello passato! 
A livello regali sono al punto di partenza, non ho nemmeno mezza idea in testa, e le finanze non sono da meno, panico. Ieri ho fatto l'esame e i risultati li avremo tra una decina di giorni, nel frattempo ne farò altri due, uno il 7, ed uno il 16, giusto giusto prima di partire. La nebbia pare si sia finalmente levata di torno e ci ha lasciato uno splendido cielo grigio carico di pioggia, ah quando dicono di essere ottimisti! Io invece sono metereopatica e qui in val padana è come avere il diabete e lavorare in una pasticceria.
Per festeggiare il mio mese e anche per gratificare il mio povero animo di studentessasinglepostesame, ho preparato, udite, udite: il Semifreddo Pan di Stelle. Okay, lo sanno fare tutti e non è proprio una novità, ma quando ne metti un cucchiaino in bocca le papille gustative mettono su un rave party. Per chi non conoscesse la ricetta, butto lì due ingredienti e un procedimento, che questo non è un foodblog ;).
Doverosa premessa: se siete a dieta, abbandonate il post, la sola lettura degli ingredienti potrebbe farvi mettere su cinque etti.
Ingredienti:
1 confezione di mascarpone da 250g
1 di panna zuccherata per dolci, quelle piccole (non so la dose)
3 uova
1 cucchiaio di zucchero
1 pacco di Pan di Stelle, o biscotti simili
latte q.b. (ho sempre sognato scrivere q.b.!)
Procedimento:
Separare l'albume in una terrina e montarlo a neve, successivamente montare anche la panna (okay questo lo faccio io, non c'era nella ricetta originale ma la crema viene più consistente ed io la preferisco) e mettere entrambi i composti in frigo. Unire ai tuorli il cucchiaio di zucchero ed il mascarpone, amalgamare per bene cercando di togliere tutti i grumi (sbattitore grazie di esistere!). Ora bisogna incorporare gli albumi montati a neve e la panna alla crema di mascarpone, ed ovviamente è necessario farlo in modo delicato, mescolando dal basso verso l'alto e lentamente. A questo punto dovreste avere una crema gonfia e cremosa. Si prendono i biscotti, si intingo appena nel latte, e si iniziano a disporre sulla base di una pirofila (calcolate che le quantità sono stimate per riempire una di quelle teglie in alluminio, grandi!). Essendo rotondi rimarranno dei buchini, che provvederemo a coprire semplicemente rompendo dei pezzettini di biscotto, evitate di far si che si sovrappongano, altrimenti viene un strato troppo spesso ed irregolare. Finito il "pavimento" ricoprirlo interamente con la crema. Poi un altro strato di biscotti ed uno di crema fino ad esaurimento. L'ultimo strato deve essere ovviamente di crema, e potete guarnirlo o con il solito cacao proprio come fosse un tiramusù, oppure (io opto per quest'ultima) sbriciolarci sopra i biscotti che sono avanzati e le briciole che si trovano in fondo al pacco.[Se avete idee migliori, suggerite!] E' necessario che rimanga in frigo almeno due ore, affinchè i biscotti si ammorbidiscano e il gusto si amalgami, è perfetto fatto la sera, per il giorno dopo!
 Questo è il mio risultato: 

Questa è una porzione, del dolce fatto un mesetto fa, la cui crema mi era venuta un po' troppo liquida..
Tra poco arriveranno le mie compianine (coinquiline del piano) e qualche amico. Ho il presentimento che lo spolvereremo nel giro di qualche minuto, voi che dite, ne avanza un pezzetto per la colazione? :P  

                                                                                         Isotta

lunedì 28 novembre 2011

La vita non è un film..ahimè!

E' già lunedì. Essì, inizia un'altra settimana e io proprio fisicamente non ce la posso fare:
punto numero uno, non ho studiato un cacchio e l'esame è mercoledì.
punto numero due, c'è una nebbia depressiva che la metà bastava.
punto numero tre, ho i dolori di un'ottantenne causa umidità e imminente arrivo ciclo.
Se, come si suol dire, il buon giorno si vede dal mattino, direi che anche per questa settimana, siamo apposto
Ho letto un link su faccialibro su una cosa che io ho sempre pensato, e cioè che un film è bello perchè si tagliano via i momenti "morti", di stallo, allora tutto appare avvincente e possibile. Togliendo il tempo dell'attesa, della banalità, anche le nostre vite potrebbero diventare dei capolavori. Togliamo tutta quella robaccia di ore di sonno inutili, visitine in bagno per assolvere i doveri fisiologici, gli spuntini a casa o i pranzi coi parenti tutti ultrasessantenni, i periodacci da single e depresse, in casa a vedere C'è Posta Per Te, per me? per gli altri! A me chi vuoi mi mandi nulla, se la mia vita sociale si riduce allo scambio di battute con la commessa dell'Esselunga per sapere se voglio o meno la busta!?
E le attese alla fermata, alla mensa, dalla parrucchiera? tutto e.l.i.m.i.n.a.t.o !!
Che nei film le uniche scene in cui si intravede un letto è perchè lo stanno usando non per dormire, il bagno esiste solo per bagni caldi e rilassanti, con la schiuma e le candele, gli spuntini a casa li organizza il figone/amicoinnamoratomacheleinonfila di turno, ultrasessantenni non ce ne stanno proprio, e le single e depresse assomigliano a Cameron Diaz, Jennifer Aniston, ecc.. ma adesso secondo voi, queste, quando mai nella vita potrebbero lontanamente essere single e depresse?
Ecco, se adesso potessi girare il mio film personale si svolgerebbe così:
Isotta, sedicenne, è una quasiragazza razionale ed indipendente, dedita allo studio con un'amore sconfinato per gli animali, e poca, pochissima fiducia nel genere maschile. Tanti amici maschi, nemmeno una femminuccia con cui parlare di smalti. Un giorno inciampa nel ragazzo trasferitosi al paesello, alto, moro e simpatico. Il suddetto ha un cane, si mettono a chiacchierare, si scoprono ogni giorno più vicini, tanto che dopo qualche mese sono tanto vicini che Isotta s'è giocata il jolly. Tutto sembra andare a gonfie vele. FIRST CUT. Isotta si diploma con il massimo e non può sprecarsi nell'università vicino al paesello, no, deve andare via, lontano, "sfruttare i suoi talenti" le aveva detto qualcuno. Il rapporto si incrina, lui la vuole accanto a se', lei deve spiegare le vele del suo futuro e col cuore trafitto prende l'aereo. SECOND CUT. Sono passati tre anni, dopo i primi due in cui il rapporto aveva retto, adesso si sfalda completamente, iniziano le bugie, il rancore, le lacrime, l'odio, la rottura. Isotta è vuota, si sente persa, ma rimane aggrappata al suo dovere e si dedica anima e corpo al conseguimento della laurea. TIRD CUT(quello che vorrei adesso!). Il sole brilla alto in un insolito azzurro cielo di Ottobre, e la ragazza esce dalla sala, una corona d'alloro intrecciata con fili rossi in testa ed un sorriso talmente grande da ricoprirle il viso, gli occhi dei suoi genitori brillano come quel sole. Alla fine delle imponenti scale, sotto il porticato dell'università, c'è un mazzo di tulipani e un biglietto "Dottoressa, adesso potrò averla per me?". Un ragazzo vestito di blu, fermo tre passì più in la del mazzetto, la guarda con i suoi occhi chiari, col suo viso dolce e incorniciato dai capelli castani. Isotta gli si avvicina, alza il viso per guardarlo bene e con fare ironico dice "credo, proprio di si". 


FOURTH CUT. Isotta e il bel ragazzo si sposano felici e contenti e lei indossa un amazing vestito bianco sporco, a sirena, in organza e inserti in pizzo adagiati sulle curve del busto, la schiena scoperta, e un velo delicato. Vivranno per sempre felici e contenti e nella scena finale, sullo sfondo la festa nuziale nella villa di-lui famiglia, loro due con i calici in mano si guardano teneramente negli occhi, "Sono onorato che tu mi abbia concesso di starti accanto per il resto della vita, ti amo". Lei poggia la testa sulla sua spalla e dice "Ti amo".. e sbeng! Nel momento in cui pronuncia quelle parole rivede il viso del suo primo amore.
                                                            The End.

Morale: Isotta non è una scenegiatrice e s'era capito. Altresì la vita è una vera merda!
Vi prego non fatemi sentire una scema totale e descrivete il film che vorreste della vostra vita, oppure di come si è rivelato meglio di quello che desideravate, anche con un post se l'idea vi garba :)
Buon inizio settimana. Sto superando, anyway..

                                                                                 Isotta

martedì 22 novembre 2011

Sarà il freddo..che confonde!

Mercatini di Budapest (dal Web)
A chi non piace il Natale alzi la mano? Ecco nemmeno l'ombra di un dito. Si perchè il Natale è la festa per eccellenza, quella che aspetti da dopo Santo Stefano fino alla prossima vigilia! A Natale siamo tutti più buoni, ma sul serio, mia madre che è una di quelle talmente risparmiatrici (tirchia suona male, ma quello è) da avere le mani direttamente attaccate alla spalla, spende e spande per comprarci i regali che desideriamo, per farci contenti, pare che a Natale gliene importi qualcosa, quindi si, questa festa ci rende decisamente più buoni! E poi, le vetrine non sono meravigliose? Dar fuoco ai risparmi in pacchetti colorati ed essere giustificati non è bellissimo? Le luci e gli addobbi non rendono l'aria magica e romantica? E Mariah che canta ininterrottamente "baby, all I want for Christmas is you.." ? Ho gli occhi a cuoricino! Io non sono credente, anzi sono proprio atea convinta dalla tenera età di otto anni, ma quest'atmosfera meravigliosa mi ispira davvero tanto amore, e anche io non vedo l'ora che arrivi la mezzanotte per scartare i regali, anche perchè la mia borsa firmata me la cucco quasi ogni anno hihihi(ghigno da matrigna di Biancaneve), dopo aver cenato, aehm aver visto gli altri cenare, e poi uscire e fare gli auguri a tutti gli amici, in piazza fino a notte inoltrata per aspettare il resto della compagnia che, da bravi cristiani, sono andati a messa! magnifico, magnifico!
Bene Buon Natale a tutti quanti, alle vostr... che è?
Non è ora? Ma come, è il 21, ci siamo quasi, non è che proprio il giorno di Natale mi metto a smanettare sul blog, li faccio adesso gli auguri ai miei nuovi amici della blogosfera! 
E' il v.e.n.t.u.n.o si, ma di N.o.v.e.m.b.r.e!
Alt. E tutti quegli addobbi per le strade? E le musichette natalizie? E le signore impellicciate (assassine) con i pacchetti? E le vetrine che trasudano Dicembre? 
Eh niente, pare che dal prossimo anno tireremo fuori l'albero a fine Agosto, così il marketing ci guadagna e a me si sballa l'orologio biologico. Ma dico, gli addobbi non dovevano uscire dagli scatoloni della cantina, la mattina dell'Immacolata? E che ci fa già tutto pronto il 21 Novembre? Di questo passo svanirà la magia, l'attesa è ciò che rende più desiderabile il tutto, la differenza la fanno l'unicità di quei giorni, perchè in fondo io 365 giorni all'anno mangio mangiavo con i miei, mia sorella e i miei nonni, e se ci fosse sempre la tovaglia rossa, il centrotavola col pungitopo, l'albero e il presepe, non sarebbe nulla di speciale, il Natale (ovviamente parlo per me che non sono coinvolta dal punto di vista religioso ma esclusivamente materiale!). Quindi perchè signori del marketing, perchè rovinare una delle poche cose belle che ci sono rimaste? Perchè distruggere la meraviglia di aspettare fino, almeno, a Dicembre, l'aria della festa? Tanto chi compra i pacchettini adesso, non lo farà dopo, non è che festeggiamo due volte, perchè vi credete talmente intelligenti rispetto a noi, da pensare che ci prendete per fessi tanto da farci festeggiare due volte il Santo Natale? O se no, cosa altro può essere questa frenesia, un macabro piacere nel torturarci psicologicamente visto che contando da adesso manca più di un mese ai tanti agognati giorni di ferie, mentre dall'Immacolata un due settimane circa? Ma cosa siete dei sadici? Eh ma loro fanno le strategie di vendita!
Evidentemente questa notte i folletti di Santa hanno impacchettato la città con ghirlande di aghi di pino e fiocchi rossi, lucine come se piovesse, tappeti rossi che augurano buone feste per le vie dello sCiopping e i suonatori ambulanti si sono adeguati. Sono rimasta di stucco, sabato non c'era niente di tutto questo!
E adesso la mia frenesia di tornare a casa è aumentata a dismisura, resisterò fino al 17 Dicembre? Si dai devo concentrarmi che ho un esamino..
E nel frattempo devo iniziare a pensare ai regalini. Le vostre città si sono già trasformate? Voi siete già entrate nel mood? E le idee per i regali ci sono o siete da ultimo momento utile?
Saluti e buon inizio settimana!
                                                                              Isotta