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sabato 8 dicembre 2012

Addobbi e desideri.

Chi non muore si rivede!
Ebbene si, riemergo dalle ceneri, tra provette, rotavapor e funghi da ridurre in poltiglia, di un oscuro laboratorio nel seminterrato della merd grandiosa uniPv. 
Ma passiamo alle cose realmente interessanti:
1. Tra una settimana sono in Calafrica, torno a casa e riabbraccerò i miei tesori pelosi!
2. Il mio compleanno è tra 11 giorni e non posso credere che il 21 finisca il mondo, dato che il mio lo devo ancora iniziare a costruire.
3. Natale, Christmas, Noel, Weinachten, Navidad. Chiamatelo come volete ma è la festa migliore dell'anno. Ed è ad un passo da noi!
Tutti i punti si snodano in una serie di idee che probabilmente non verranno mai realizzate, data la mia fisiologica propensione al fancazzismo, ma che, per mia fortuna, trovano sfogo ossessivo compulsivo nelle meravigliose foto di Pinterest.
Ma che meraviglia! Ma come ho fatto a non iscrivermi prima?
Mi è venuta la sindrome del tunnel carpale a forza di ripinnare, praticamente, TUTTO.
Funziona più o meno così, pensi ad un centro tavola, o ad un outfit, ad un oggetto di arredamento o a dei biscottini fatti in casa per i dogs, ad una pianta o un disegno, ad un'acconciatura o un make-up, qualunque cosa insomma, la pensi, la digiti e ti si materializza davanti agli occhi declinata in ogni versione che il tuo piccolo cervelletto da pigra non si era nemmeno messo ad immaginare. Milioni e milioni di DIY, dai maxiDress alle chips di banane, dalle ghirlande da appendere fuori dal portone principale fino ai fiocchettini con cui decorare i pacchi regalo, la creatività, la bravura, la meraviglia realizzata in chissà quale parte del globo, si mostra al mondo intero ed è una cosa bellerrima!
Quindi, ho trovato le foto di tutto quello che avrei voluto realizzare se solo avessi avuto una casa mia e solomia, perchè dai miei funziona che Sua Maestà la Regina e Padrona del Regno ha sempre e solo la prima e l'ultima parola, si esatto, anche per una cazzata come gli addobbi natalizi, ma non fatemi rovinare questo post propositivo parlando del regime di WonderMommy, dicevo nevvero che avrei voluto realizzare un sacco di cose carine, molto semplici, niente di elaborato ma che trovo perfetto per la mia idea di Natale. Bene non perdiamoci in chiacchiere, regia!
Ecco il mio Natale dei sogni...
 
Infine ho una nota per Babbo Natale.
Caro Babbo, e non è che si sta a qui prendersi per i fondelli, vorrei solo farti notare che è ventitrè cazzo di anni che faccio la brava bambina! Penso sia ora che sotto l'albero tu metta un regalo come si deve...

E voi, a che punto siete con addobbi e desideri? Ci siamo quasi :)

                                                                                                    Isotta

martedì 27 novembre 2012

Sprazzi di ricordi.

L'odore del dopobarba di mio padre potrei riconoscerlo tra la popolazione mondiale. No, non il profumo, ma l'odore che ne viene fuori quando si mischia a quello della sua pelle. Gli stavo spalmata addosso quando lui era seduto su una delle due poltrone del salotto buono, quello che è accessibile solo la domenica o per le feste, Natale, Pasqua, i compleanni dei nonni, anche gli onomastici, a dire il vero, erano da festeggiare a casa loro. Tutt'intorno le voci degli adulti, l'argomento preferito, quello di cui non si stancavano, stancano ancora adesso, mai, ad animarle. A casa dei nonni paterni è tutto un parlare di calcio, i figli, le figlie i generi e le nuore, i nipoti grandi e quelli piccoli, i nonni stessi.
Mio padre è il quinto di sei figli, l'ultimo maschio, il piccolino che le due sorelle più grandi usavano come bambolotto e a cui così facevano anche da mammine. Quando poi è nata l'ultima davvero, allora le attenzioni sono irrimediabilmente ricadute su di lei, ma la distanza nel tempo non avrà di sicuro permesso a mio padre di rattristarsi, anzi, di godersi un po' più la sua adoloscenza da non più ultimo e iperprotetto. Gli altri due maschi il maggiore, e quello che a mio padre passa solo tre anni tendono a battibeccarsi più degli altri, per motivi che tutti possiamo immaginare. Era bello sentirli parlare.
In tutto adesso siamo tredici nipoti, ma quando io ero piccola eravamo solo sei. Andavano a combinare disastri nelle stanze lontane, quelle che per arrivarci bisognava attraversare un corridoio buio col marmo grigio. Trascinavo i piedi invece di sollevarli, e sotto le suole ogni tanto si avvertiva una resistenza, un segnale, quando la gomma delle scarpe incontrava il bordo di un marmo non perfettamente ad incastro. Mia madre mi tirava da un braccio e io tenevo gli occhi chiusi. Poi mi spingeva sulla soglia e diceva "Isotta vuole giocare con voi." Ma non era vero, Isotta voleva stare dove stava, che anche a cinque anni se hai un tipo di carattere con gli adulti ti ci trovi meglio o , più probabilmente, non mi piacevano i bambini già da quando lo ero io stessa.
Allora mi sedevo sulla sedia affianco all'armadio e dondolavo le gambe, scoordinate, tenevo le manine sotto le cosce, coi palmi piantati nel fondo in paglia, puntualmente poi ne rimanevano i segni. Guardavo i piedi comparire uno alla volta e ogni due contavo uno.
I miei cugini si dicevano cose nell'orecchio e poi ridevano, alcune volte facevano fare delle prove di coraggio ai più piccoli, cose come andare in cucina e rubare la bottiglia della coca-cola, le patatine o che so io. Io non ci sarei mai andata, non mi è mai piaciuto prendere le cose di nascosto ai grandi o forse avendo i miei nonni materni un bar, in cui mi era possibile accedere a qualsivoglia schifezza, senza nessuna limitazione, non capivo appieno il fascino di quell'esperienza, l'adrenalina di quel gioco.
Destro, sinistro. Uno
Destro, sinistro. Due
Tre, quattro, otto. All'otto ricominciavo da capo. Per otto volte.
Destro,Pim.
Sinistro,Pum.
Un salto a piedi uniti per scendere dalla sedia, Pam.
Correvo via, attraversando di corsa il corridoio. Era il lasso di tempo perfetto a non destare sospetti, troppo lungo per non aver partecipato ai giochi, troppo corto per far incuriosire gli altri e venire a vedere il mio cambiamento. Quello che avrebbero visto sarebbe stato unicamente la conferma di un dubbio.
Mi chiedevano se avessi giocato con gli altri e rispondevo sempre si. Quando gli adulti vogliono una cosa, la vogliono e basta, non importa quanto tu invece ne sia lontata e chiaramente infastidita. O almeno, così era mia madre.
La mediazione tra il mio volere e quello degli altri, avevo capito essere le piccole bugie. Innoque, dette a fin di bene, quelle mezze verità per non ferire, non turbare, non far arrabbiare, evitare le urla e la disapprovazione, sembrava accettabile infondo, scambiarle con la frustazione e la tristezza. Ma le piccole bugie si sommano e crescono, fanno l'abitudine, tanto da spuntare fuori all'occorrenza, senza controllo, come munite di vita propria, precise, credibili, azzeccate, in ogni situazione critica. Talmente affezionate, abituate, cresciute, da perderne il controllo, e da insolenti senza scrupoli quali sono, finirne con il diventarne il mezzo attraverso il quale si esprimono,
il gioco che si ribella al suo sviluppatore, un virus che subdolo si insinua nella cellula, che infinitesimale ma potente finisce per farle replicare il suo di genoma, invece che l'autoctono, e la cellula si ritrova così, inghiottita dal volere suo ospite, senza connotati.
Le bugie sono serpi che ti si rivoltano contro.

                                                                                  Isotta

martedì 8 maggio 2012

Mi perdonerete...spero!

"Non facevi altro che sorridere. Avevi un sorriso per chiunque, eri una bambina felice  Isotta. Io non so cosa ti sia successo."
Ne sei proprio sicura ma' ?
Questo diceva mia madre e il fuoco scoppiettava  alle sue spalle. Il rossore prodotto dalle fiamme illuminava la nostra grande cucina, e i nostri volti, accentuandone le ombre, risaltandone le sporgenze, smascherando i pensieri.
"Cosa ti è successo, cosa ti abbiamo fatto?" lei continua a protrarsi verso di me, ma io sono di ghiaccio, nonostante il fuoco. Non gocciolo. Fisso le fiamme, sono così impalpabili, sinuose e vive, non a caso si dice avere il fuoco dentro per chi riesce ad affrontare la vita come un leone. Bruciano di energia, sono energia, ne sono talmente piene che ce ne regalano in abbondanza sotto forma di calore. Forse per amare bisogna essere delle fiammelle, così pieni di vita, da poterne donare. Non fa per me.
Sentivo i suoi occhi scrutare la mia espressione impassibile, i suoi pieni di rammarico ed impotenza perdersi nei miei vuoti e mortali. Pensai che ero talmente immobile che avrebbero potuto chiamarmi per interpretare un cadavere in quei telefilm polizieschi, oddio riuscivo a respirare così lentamente!
Finalmente si arrende, varca la porta della cucina, la vestaglia sembra appesa ad una gruccia,le sue spalle spariscono in quella posizione arrendevole, assomiglia ad un fantasma. Ho avuto la tentazione di farle un applauso, ho evitato.
Mi risultò difficile credere a quella messinscena, io conosco relamente mia madre e quella donna impotente e rassegnata non aveva niente a che fare con lei.
Cosa mi è successo. Dove sono finiti i sorrisi. Vorrei potertelo dire, e prima ancora vorrei poterlo dire a me stessa. Vorrei prendere corda e moschettoni e scendere nelle gole più profonde della mia anima, vorrei portare il libretto di istruzioni e aggiustare qualcosa che si è rotto, risalire in superfice e trovare chi vorreste voi, perchè allora, risanata ed aggiustata non sarei più io. Io, non sono che un ingranaggio difettoso.
Sono il cancro che vive dell'ospite, il virus che ammorba chi non è vaccinato.
E' bene che tutti mi stiano lontano. Il più possibile.
Non sono fatta per vivere io!

Vi chiedo di scusarmi, ma è un periodo così nero, che brancolo più delle altre volte e fatico a trovare il salvagente. Vi chiedo di scusarmi se i vostri commenti non ricevono risposta o i vostri post mie commenti. Li leggo, ma quando provo a scrivere viene fuori solo il rigurgito del male che ho dentro. Evito di infestarvi gli splendidi, solari e gioiosi blog che tenete con tanto lerciume. Spero che possiate avere pazienza, ed essere ancora qui quando (si spera) tornerà il sereno, nella mia vita.
Vi seguo sempre.

                                                                         Isotta

domenica 8 gennaio 2012

Quando si dice un'epifania!

Mio disegn..aehm, scarabocchio!
Eccola, al buio, sotto le coperte a crogiolarsi nelle lacrime salate che vengon direttamente fuori dalla convinzione più ferma che lei è una poveraccia a cui nessuno vuole bene, un'incompresa tagliata fuori dalla famiglia, abbandonata a se stessa dal ragazzo sbagliato che non la ama, sola a combattere contro il mondo intero, lei un esserino fragile e indifeso...
Ma che testa ho?
Ma dico, come ho fatto a non accorgermene prima?Mi vanto di essere perspicace e poi? Inciampo sul mio stesso naso?

Ho passato così tanto tempo a lamentarmi di come gli altri si comportano nei miei confronti che ho perso di vista il modo in cui io mi comporto con gli altri. Ho guardato così a lungo allo specchio i miei occhi tristi da non riuscire a riconoscere quelli di nessun altro. Ho detto, scritto, talmente tante volte "io" da non sapere più che ci sono altri "io" da leggere o ascoltare. Ho una valanga dell'Himalaya di difetti, ma all'egoismo ed all'egocentrismo spetta senza dubbio il primo posto, parimerito.
Isotta, cosa vuole Isotta, di cosa ha bisogno Isotta, la mamma di Isotta, il papà di Isotta, la sorella di Isotta, i nonni di Isotta, il ragazzo di Isotta, gli amici di Isotta, i desideri di Isotta, cosa devono fare loro per Isotta. Solo me, sempre me.
E poi BUUM, in una serata un po' così, con gli occhi pesanti e la tivù in sottofondo, mentre penso come sempre a quanto tutti siano ingiusti con me, a quanto la vita sia stata cattiva, arriva l'illuminazione: uno squarcio di azzurro nel temporale, piccolo, piccolo ma talmente forte da spazzar via il brutto tempo; come la pioggia d'autunno a dissetare la terra d'agosto, come il risultato, finalmente, corretto nel compito di matematica. E la tua strada appare chiara manco avessi il GPS.
Ma io cosa sono per gli altri? Solo Isotta.
Mai figlia. Non ricordo mai di aver dato una mano, per nulla, dalle faccende, alle commissioni, al semplice offrire un orecchio o un'idea. Ho trascorso le ore lontano, non ho partecipato ai discorsi seri, alle preoccupazioni, agli inviti a tirar avanti; non ho mai alleviato un mal di testa porgendo un cuscino o prendendomi una responsabilità. Ho aggravato il tutto, appioppando colpe e cattivi pensieri, aggiungendo miei impegni delegandoli a loro, scrollandomi di dosso responsabilità mie senza curarmi che qualcuno le avesse raccolte. Non ho mai detto grazie per questo. Peggio, non ho mai capito di doverlo fare.
Mai nipote. I miei nonni materni sono parte integrante della famiglia al punto che da piccola li chiamavo spesso mamma o papà. Mi hanno cresciuta, e ancora adesso tutti gli sfizi che possiedo li devo a loro, noi gli dobbiamo tutto. Eppure non ho mai alzato il culo quando mi serve il bicchiere o la forchetta o la Luna, ho sempre chiesto e mi è stato dato. Non ho mai fatto una capatina in farmacia per loro, la fanno loro per me al massimo. Non ho mai ascoltato le storielle noiose della loro gioventù, gli sputo addosso la loro vecchiaia appena ne ho occasione, non ho soprasseduto ma inveito contro la loro non voluta ignoranza, contro i consigli sinceri, contro il desiderio di farmi una carezza non di riceverla. Non hanno mai chiesto niente, ma io ho avuto tutto e pure di più. Ancora non ho mai ringraziato, pensando che tutto mi sia dovuto.
Mai sorella. Ho chiuso i rapporti prima ancora che potessero nascere. Non l'ho mai presa in braccio quando era piccola e paffuta, non ci ho mai giocato quando era sola e traballante sulle gambe e mi chiamava con quell'appellativo buffo, non l'ho mai portata con me e le amichette a giocare fuori quando piangeva disperata perchè voleva solo stare con me. Non sono andata a vederla alle recite o a trovarla all'ospedale quando stava per lasciarci le penne, non le ho mai letto una storia o semplicemente fatta avvicinare abbastanza da potermi sfiorare. Ora non le ho mai detto che è brava a ballare più di me che sono il suo idolo, che è più bella di me indipendentemente da come ci vede e che no, non deve rammaricarsi se è più alta, e infine che è immensamente più capace di me a vivere. Mai una carezza a chi a sei anni scriveva su un giornalino delle Bratz che la persona a chi vuole assomigliare è sua sorella.
Mai amica vera. Non telefono mai, non mando nemmeno messaggi, manco per le feste, al massimo quando ci si incontra mi limito ad un "come stai?" di cortesia. Chiamo quando c'è da organizzare qualcosa, uscire o divertirsi. Ora, come faccio a lamentarmi del fatto che mi sento poco considerata da loro, che in fin dei conti quando incontrano mia madre in paese almeno domandano Isotta? mentre io per 9mesi l'anno manca poco mi dimentico come si chiamano? No comment.
E per concludere in bellezza:
Mai fidanzata.Non ricordo una volta, in cinque anni, che io abbia fatto qualcosa esclusivamente per lui, di suo esclusivo gradimento. Le volte che ho tentato o ho miseramente fallito o spacciato miei desideri per suoi. Non ho gioito ai suoi successi e non ho pianto con lui, non ho accolto le diversità ma ho imposto cambiamenti, non ho capito le sue ragioni ma ribadito le mie, ho imposto il mio totalitarissimo o come dico io o niente, ho chiesto milioni di volte mi ami? senza mai dire sai che ti amo?. Ho preteso cose, donato niente; dato orari senza rispettarli, chiesto mille e riscosso diecimila. E poi ho sbagliato, a dare tutto questo perscontato, ovvio, dovuto. Mai detto grazie, sempre "non è abbastanza"

Do' mattina non proverò nulla di tutto ciò e l'epifania è bella che andata, quindi anche se lo vorrei fortemente cambiare atteggiamento non può rientrare nei buoni propositi per il 2012. Non posso dopo 20anni alzarmi e preparare il caffè, svegliare mia sorella con un abbraccio, chiedere umilmente perdono ai miei nonni, chiamare tutti gli amici che non cago da una vita e soprattutto far sapere a lui che lo amo, che nonostante tutto credo sia ora di arrendersi all'evidenza, e che basta non ho più voglia di fare la guerra ma solo e instancabilmente l'amore.
No, non ce la posso proprio fare. Ormai è andato, I totally screwed up!

                                                                           Isotta

mercoledì 7 dicembre 2011

Un Candy per ricordare!

Quando sono un po' giù, una delle cose che faccio è andare a trovare Simo, il suo blog è accogliente proprio perchè ci si siede sul comodo divano e ci si sbellica dalle risate ascoltando le sue avventure. Partecipo molto volentieri al Candy di Natale, perchè mi è sembrata una bella idea festeggiare attraverso i ricordi che ognuno si porta nel cuore.
Ok il primo non posso ricordarlo, avevo solo una settimana, ma gli altri si:

I miei Natale sono stati più o meno tutti uguali: la sveglia presto, il cuore in gola che poi si scioglie alla vista dei pacchi regalo, e quanti pacchetti, tutti luccicosi e colorati, sotto l'albero addobbato dalle sapienti mani di mia madre, sempre lì, nel suo angolo vicino al caminetto, precedentemente acceso dal mio mattiniero papà, affinchè io e mia sorella non ci beccassimo un raffreddore proprio durante le feste. Le luci intermittenti dell'albero, il bambinello che la sera prima avevamo messo nella grotta, le ghirlande di aghi di pino, pigne e pungitopo sparse per casa a ricordare che è festa, La Festa, l'odore di caffè misto al leggero affumicato che ogni tanto sbuffava fuori dal camino. Scartare i regali, gli occhi di chi ti ama gioire per aver reso, i tuoi colmi di stupore ed entusiasmo, la telecamera che risprende ogni istante, per non perdere nulla di quei momenti magici. Le carte regalo distrutte dalla curiosità sparse sul parquet, a creare un caos che sa di famiglia e che rimarrà per tutto il giorno a testimone che qualcuno lì si è divertito come un pazzo. Il tempo vola quando sei felice, e infatti poi è un fuggi fuggi generale per arrivare in orario a Messa (tranne me). Lo scambio di auguri per le vie del mio paese, che ti consumi le guace a furia di schioccare bacetti a chi conosci, perchè ci conosciamo tutti, il "pranzo" a base di pennette col sugo semplice e cotoletta per gli altri, seitan per me, a casa dei nonni materni con la nonna che si dispera per il fatto che "vedo sempre gli altri comprare mille cose, fare mille prelibatezze, e in questa casa nessuno mangia niente!" e siamo fatti così, a noi mangiare non piace tanto! Le chiamate degli zii(ottavo grado circa) lontani, Nord, Canada, Australia, i messaggi degli amici e l'impossibilità di rispondere perchè il traffico telefonico è in tilt, le orecchie da renna al mio Buddy, coccole in più ai mie micioni, nel pomeriggio passare a salutare anche i nonni paterni, e tutti gli zii, quelli veri stavolta, i cuginetti che sfrecciano in una casa che a Natale torna ad essere piena di voci, com'era quando mio padre e i suoi fratelli erano piccoli, il pandoro che tutti mangiano tranne me, e la nonna che sapendolo mi fa trovare pronto il ciambellone e la nutella da spalmare sopra, accanto al vassoio. Ancora le luci, quelle negli occhi di tutti, perchè si sa, il Natale è una cosa meravigliosa!!
Ecco, io non ho un Natale che spicca sugli altri per un ricordo particolare, ma ho conservato nel cuore i ricordi dei particolari di questi 21 che ho vissuto! 
Ma se proprio mi sforzo, uno davvero speciale è stato quello precedente al prossimo. Per una serie sconosciuta di eventi, il mio ragazzo (oramai ex) decise di superare la timidezza e addirittura autoinvitarsi per la sera del 24. E' stato magnifico essere seduta a tavola, la sera della vigilia, con le persone che più amo a questo mondo! Non mancava nessuno, mio padre, mia madre, mia sorella, i miei nonni materni, quelli paterni sono sicura che erano lì lo stesso, Lui e, ciliegina sulla torta, i miei tesori pelosi al completo. Tutti avevamo un regalo, avevamo messo una musica natalizia di sottofondo durante "lo scarto" e niente, credevo di essere la protagonista di quei film americani sul Natale in cui, nella scena finale, tutti ridono e cantano, e sono stata felice, lo sono stata davvero!

P.S. Tra un'ora ho un esame..pensatemiiiii!!!

                                                                                    Isotta

martedì 27 settembre 2011

Il cordone ombelicale non esiste.



Se chiudo gli occhi e mi isolo un po' sento il profumo della crema, il cofanetto aprirsi roteando tra le mani, l'acqua che sgorga fresca dal rubinetto e i raggi arancioni che bucano i vetri, i pennelli e gli ombretti, i fard ed i rossetti. E' che lì seduta io ci sarei stata per ore, ipnotizzata dal sapore che avrebbe avuto il momento in cui sarei stata io, ad indossare un bel vestito, i tacchi alti, un profumo buono come il tuo, ad assomigliare a te. Ed ho ancora tra le mani i boccoli di lunghi capelli neri, il tintinnio nelle orecchie di grandi orecchini, i capelli sistemati, la guancia sporca di rossetto e il sorriso così alto da costringermi a socchiudere gli occhi. L'ho sempre vista quell'eleganza naturale scambiata per snobbismo, sbattuta in faccia così tante volte che alla fine forse è stata assorbita, che ti ha portata così lontano, sul tuo piedistallo immaginario di cristallo senza sbavature, dove l'impronta di una manina non è tollerabile e non esiste che il dover-saper-essere /fare-qualcuno-qualcosa. Sola e lontana, troppo orgogliosa per stringere tra le braccia, troppo severa per concepire uno sbaglio, troppo testarda per mollare il colpo, riconoscersi allo specchio vedendosi diversa.
Non so come si possa ingabbiare lontano chi hai tenuto sotto la pelle, non so come si possa essere così distanti da chi è stato la tua casa, la tua fonte di vita, ma mi viene così naturale non volerlo essere per nessuno. E' scontato.
Il mio dolore è un buco nero sentimentale, una voragine, sottovalutata da chi non aveva diritto di sottovalutare, ma il dovere di non farlo, che ha risucchiato me, e senza saziarsi chiede ancora, e ancora, brama, anela, semplicemente affetto. E non può darne. Non può neanche immaginare di farlo. Ma vorrebbe.

Ad ogni modo, auguri.

                                                                         Isotta

domenica 29 maggio 2011

Sunday Mornig..


Il locale è pieno di gente, luci soffuse, bella musica, al lungo bancone nero quasi ci vuole il numerino per prendere da bere, fortunatamente le ragazze avevano prenotato altrimenti col piffero che avremmo avuto il tavolo.
Mi distraggo a guardare quella gente in tiro che lancia occhiate ed ammiccamenti a destra ed a sinistra, in cerca, chi di qualche nuova conoscenza, chi del grande amore chi semplicemente un' amico/a per la notte. E poi eccolo lì, è splendido ma non sembra accorgersene, non lo avevo notato fin'ora, come ho potuto? Aspetta il suo turno al bancone, una gamba tesa per mantenere l'equilibrio, l'altra piegata, per via del piede puntato sulla barra che si trova in mezzo a quelle dello sgabello, è leggermente curvo su se stesso, gli avambracci appoggiati sulle cosce, giocherella con lo scontrino tra le mani, è sexy, tremendamente sexy, sospiro. Le ragazze mi hanno vista imbambolata ed iniziano con le battutine, puntualmente seguite dai tipici gridolini che sanno di alcol, sorrido ma torno a guardarlo, non posso smettere. Tutto quel vociare donnifero avrà attirato la sua attenzione, ci ha guardate, io mi volto verso di loro ma hanno già ripreso a brindare, non se ne sono nemmeno accorte, mi ri-volto verso di lui che sta ancora a guardare nella nostra direzione. Mi fissa un secondo negli occhi, io penso oddio si sarà accorto che è mezz'ora che ci fantastico su, guardandolo come se imparando a memoria il suo aspetto potessi riprodurmelo home-made, si starà chiedendo se sono una stalker probabilmente. Forse avrà letto i pensieri nella nuvoletta che si forma quando i personaggi dei fumetti pensano, perchè è scoppiato a ridere, e cacchio è ancora più bello, come se fosse possibile! Gli sorrido, un po' incerta ed eccolo che si alza in piedi, oddio o me mena o mi ha scambiato per sua sorella.

"Scusa non è che potresti rifare la faccia di un attimo fa, troppo divertente"
O.O "Ehm, mi prendi giro o mi stai offendendo?"
"Avresti preferito, ciao bella come va? Non credo, io sono .. Sbam sbam
No ma che fai, ma perchè sbatti la testa contro il tavolino??Capisco essere originali,ma così mi pare eccessivo!! Sbam sbam..
No aspè ma forse..
Sbam sbam..

Impreco in Aramaico nel momento in cui realizzo, nell'ordine, che:
1. Non ero vestita, truccata ed acconciata di tutto punto, ma struccata e col pigiama.
2. Che ero al buio nel letto e qualcuno mi stava buttando giù la porta.
3. Che dato che non era suonata la sveglia non era il momento di svegliarmi, ma qualcuno per qualche ragione sconosciuta lo stava facendo.
4. Che tutto era stato un collage meraviglioso (grazie sbronza!) tra la sera appena trascorsa e i miei film mentali alla Ally McBeal, che altrimenti il tizio non si sarebbe potuto interessare a me.
5. E che era finito. Avrei voluto continuare a dormire, a sognare ed a sentirmi protagonista di una favola

"Sono C. c'è quello che consegna i pacchi che ti sta aspettando giù davanti al cancello."
Con una voce da oltretomba ho sbiascicato un "arrivo", ho infilato una maglietta e i pantaloncini e mi sono precipitata.
Che bella domenica mattina! Avevo provato a ri-addormentarmi ma niente, l'adrenalina che lo spavento del sentirsi buttar giù la porta ha prodotto rende praticamente impossibile rimettersi a dormire. Okay apro il pacco, chissà cosa mi han mandato!!
Per chi non lo sapesse io sono un' emigrata, una calabrese che si è trasferita al nord per l'università, e come ogni buon calabrese emigrato che si rispetti, ogni tanto WonderMommy e Nonna infilano un 30 Kg di roba in uno scatolone e spediscono. Ovviamente vi immaginate soppressate,'nuja, formaggi e peperoncino, ma quando dico di essere atipica una ragione c'è; credo di essere l'unica calabrese nel mondo a non sapere nemmeno che gusto abbiano queste cose, non le ho mai
assaggiate in vita mia, mi hanno sempre fatto ribrezzo, non mangio piccante, odio le cipolle, sono vegetariana, insomma diciamo che non sono proprio un prodotto D.O.C. !
Nel mio pacco c'è pasta Barilla, riso Scotti (sappiate che io studio nella patria del riso Scotti: Pavia), purè Pfanny istantaneo, olive Saclà, alla faccia del cibo a Km 0 ed è inutile che gli spieghi quanto spreco ci sia in questa macabra visione che al nord non esistano supermercati! La giustificazione è che invece di andare a comprarla e quindi di stancare le mie povere braccina indifese, mi arriva tutto direttamente in dispensa.. -.-
Poi però prendo una busta, la apro e trovo i miei dolcetti preferiti, le cioccolate che prendo sempre al bar dei nonni, le patatine che prediligo ed un biglietto:

 Questo è il periodo più brutto,
un pò delle tue schifezze ti tireranno su il morale,
e ce la farai come sempre.
Con amore, da tutti noi.

 E allora capisci che non è che pensano che tu stia studiando in Burundi, ma che cercano sempre, instancabilmente e per l'ennesima volta di aiutarti, di rendere tutto meno brutto e più sopportabile. Che si sentono appagati mandandoti un pacco con la spesa dentro, perchè hanno fatto qualcosa per te, si sono resi utili, e nonostante 1200 Km siamo vicini, e che dovunque dovessi mai andare, fosse anche il Burundi, lo saremmo sempre ed anche lì avrei le mie schifezze preferite. Occhi gonfi di lacrime e cuore di nostalgia.

A noi calabresi mandano "il pacco" , perchè qualsiasi cosa ci sia dentro, quando lo scarti, ti arriva un’ondata di "casa".. E non ti dimentichi mai di volerci tornare.
        
                                                                                                       Isotta.

venerdì 20 maggio 2011

Che non si dica che in Italia l'università non serve a nulla...



Che non si dica che io, ad esempio, dopo cinque (se tutto andrà bene, perchè ancora sono al terzo anno) estenuanti anni di studio, dopo ore di lezioni di anatomia, fisiologia, patologia, tossicologia, innumerevoli esami di chimica e giornate infinite in laboratorio, finirò a fare la commessa sottopaga di una farmacia, non diciamo che dopo aver studiato e studiato e studiato ancora un pò io non possa prescrivere consigliare nemmeno un lassativo (del quale so tutto dalla sintesi del principio in lab fino al variare delle concentrazioni plasmatiche in base al digiuno o meno del paziente) e che invece sia il medico a farlo che se tutto va bene ha fatto un esame di farmacologia; ma questo è un altro post..diciamo invece cosa ci ho guadagnato:

Ho imparato il mio codice fiscale a memoria
a fare la lavatrice, a stirare
e (udite,udite) a cucinare!!!

E dovevi andare all'università, pagare tasse&Co, a 1200 Km da casa per fare quello che la gente fa proprio a casa sua??

Essi! Perchè io ho una madre, che dico una WonderMadre, che lavora dalle 8alle2 e dalle3alle6, cucina, lava i piatti senza lavastoviglie, che stira mutande,calzini e pure gli strofinacci, la cui casa brilla tutta la settimana, che se c'è da cambiare la presa lo fa da se' senza chiedere al Papi..insomma una di quelle persone autosufficientissime e ipermeticolose che se c'è una piega sul copriletto va rifatto da capo togliendo anche i copricuscini, che se il bicchiere passandoci la spugna non sgomma come le gomme di una Ferrari che fa un testa-coda non va bene, che "meglio che faccia io, altrimenti non viene come dovrebbe" ..Tutto ciò ha portato alle mie sindromi di ineguatezza e al fatto che non abbia mai lavato neanche una tazzina in tutta la mia vita, figuriamoci cucinato!
La prima volta che ho mi sono cimentata la pasta è venuta salatissima, non vi dico quando ho provato a fare il primo uovo fritto, l'olio è ancora sul soffitto!! Ma cucina oggi, cucina domani, cucina perchè tanto sei tu che te la devi mangiare e tu ti accontenti, fatto sta che adesso sono diventata bravina..
Ho iniziato a fare dolci, certi Muffins e torte al limone da far invidia a nonna papera, risotti, torte salate, la pizza, proprio l'impasto intendo e questo è stato quello che ha scatenato la passione, il cavatappi che ha dato libero sfogo alla casalinga terrona che è in me. Ho scoperto che cucinare mi rilassa, sono veloce e pulita in cucina e vi dirò che chi si è prestato a fare da cavia/invitato ha gradito, con mio grande stupore, e so che non mentivano perchè le volte in cui, successivamente, non venne bene qualcosa mi fu semplicemente detto, senza tanti giri di parole..Ed io apprezzo infinitamente l'onestà!
Ultimo esperimento, pasta fatta in casa, non avevo nemmeno il matterello per stenderla e mi sono arrangiata con un bicchiere ma il risultato mi ha reso comunque orgogliosa!




Ovviamente sono stati due pranzi diversi eh!!!

                                                                                         Isotta