L'odore del dopobarba di mio padre potrei riconoscerlo tra la popolazione mondiale. No, non il profumo, ma l'odore che ne viene fuori quando si mischia a quello della sua pelle. Gli stavo spalmata addosso quando lui era seduto su una delle due poltrone del salotto buono, quello che è accessibile solo la domenica o per le feste, Natale, Pasqua, i compleanni dei nonni, anche gli onomastici, a dire il vero, erano da festeggiare a casa loro. Tutt'intorno le voci degli adulti, l'argomento preferito, quello di cui non si stancavano, stancano ancora adesso, mai, ad animarle. A casa dei nonni paterni è tutto un parlare di calcio, i figli, le figlie i generi e le nuore, i nipoti grandi e quelli piccoli, i nonni stessi.
Mio padre è il quinto di sei figli, l'ultimo maschio, il piccolino che le due sorelle più grandi usavano come bambolotto e a cui così facevano anche da mammine. Quando poi è nata l'ultima davvero, allora le attenzioni sono irrimediabilmente ricadute su di lei, ma la distanza nel tempo non avrà di sicuro permesso a mio padre di rattristarsi, anzi, di godersi un po' più la sua adoloscenza da non più ultimo e iperprotetto. Gli altri due maschi il maggiore, e quello che a mio padre passa solo tre anni tendono a battibeccarsi più degli altri, per motivi che tutti possiamo immaginare. Era bello sentirli parlare.
In tutto adesso siamo tredici nipoti, ma quando io ero piccola eravamo solo sei. Andavano a combinare disastri nelle stanze lontane, quelle che per arrivarci bisognava attraversare un corridoio buio col marmo grigio. Trascinavo i piedi invece di sollevarli, e sotto le suole ogni tanto si avvertiva una resistenza, un segnale, quando la gomma delle scarpe incontrava il bordo di un marmo non perfettamente ad incastro. Mia madre mi tirava da un braccio e io tenevo gli occhi chiusi. Poi mi spingeva sulla soglia e diceva "Isotta vuole giocare con voi." Ma non era vero, Isotta voleva stare dove stava, che anche a cinque anni se hai un tipo di carattere con gli adulti ti ci trovi meglio o , più probabilmente, non mi piacevano i bambini già da quando lo ero io stessa.
Allora mi sedevo sulla sedia affianco all'armadio e dondolavo le gambe, scoordinate, tenevo le manine sotto le cosce, coi palmi piantati nel fondo in paglia, puntualmente poi ne rimanevano i segni. Guardavo i piedi comparire uno alla volta e ogni due contavo uno.
I miei cugini si dicevano cose nell'orecchio e poi ridevano, alcune volte facevano fare delle prove di coraggio ai più piccoli, cose come andare in cucina e rubare la bottiglia della coca-cola, le patatine o che so io. Io non ci sarei mai andata, non mi è mai piaciuto prendere le cose di nascosto ai grandi o forse avendo i miei nonni materni un bar, in cui mi era possibile accedere a qualsivoglia schifezza, senza nessuna limitazione, non capivo appieno il fascino di quell'esperienza, l'adrenalina di quel gioco.
Destro, sinistro. Uno
Destro, sinistro. Due
Tre, quattro, otto. All'otto ricominciavo da capo. Per otto volte.
Destro,Pim.
Sinistro,Pum.
Un salto a piedi uniti per scendere dalla sedia, Pam.
Correvo via, attraversando di corsa il corridoio. Era il lasso di tempo perfetto a non destare sospetti, troppo lungo per non aver partecipato ai giochi, troppo corto per far incuriosire gli altri e venire a vedere il mio cambiamento. Quello che avrebbero visto sarebbe stato unicamente la conferma di un dubbio.
Mi chiedevano se avessi giocato con gli altri e rispondevo sempre si. Quando gli adulti vogliono una cosa, la vogliono e basta, non importa quanto tu invece ne sia lontata e chiaramente infastidita. O almeno, così era mia madre.
La mediazione tra il mio volere e quello degli altri, avevo capito essere le piccole bugie. Innoque, dette a fin di bene, quelle mezze verità per non ferire, non turbare, non far arrabbiare, evitare le urla e la disapprovazione, sembrava accettabile infondo, scambiarle con la frustazione e la tristezza. Ma le piccole bugie si sommano e crescono, fanno l'abitudine, tanto da spuntare fuori all'occorrenza, senza controllo, come munite di vita propria, precise, credibili, azzeccate, in ogni situazione critica. Talmente affezionate, abituate, cresciute, da perderne il controllo, e da insolenti senza scrupoli quali sono, finirne con il diventarne il mezzo attraverso il quale si esprimono,
il gioco che si ribella al suo sviluppatore, un virus che subdolo si insinua nella cellula, che infinitesimale ma potente finisce per farle replicare il suo di genoma, invece che l'autoctono, e la cellula si ritrova così, inghiottita dal volere suo ospite, senza connotati.
Le bugie sono serpi che ti si rivoltano contro.
Isotta
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martedì 27 novembre 2012
Sprazzi di ricordi.
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giovedì 19 luglio 2012
...better and better!
Altro giro, altre cose belle!
Oggi una mia gattina è stata operata, per essere sterilizzata. E' andato tutto per il meglio, anche se io mi sento sempre in colpa quando faccio queste cose, perchè a loro non puoi spiegare che è per il loro bene. Loro si vedono solo infilati in un trasportino, messi in viaggio su una macchina infernale e spaventosa, portati via da casa per poi finire nelle mani di qualcuno che li tagliuzzerà per portargli via un paio di etti di organi interni. Capite che così non è proprio piacevole. E tutto questo credevo che l'avrei affrontato da sola. Invece mio padre mi ha aiutata come non faceva da tanto. Ci siamo svegliati presto, abbiamo preso la gattina e l'abbiamo tenuta con noi, perchè non poteva mangiare in vista dell'operazione. Poi lui ha recuperato un trasportino, visto che il mio era rotto e ce ne siamo accorti tardi, l'ha tenuta in braccio e accarezzata, mi diceva di non preoccuparmi che sarebbe andato tutto bene. Quando mia madre mi ha accusata di agire non per il bene della gatta, mi ha detto che lui lo sa che è la cosa giusta da fare. E' stato con me dal veterinario tutto il tempo dell'operazione e per distrarmi mi faceva parlare di mille cose, incalzandomi di domande. Siamo corsi a casa e poi lui è andato a lavoro. Finita la cena ci siamo precipitati a vedere come stava e lui se l'è spupazzata per bene, l'ha tenuta in braccio, le diceva "piccolina stai bene?" :') .
Il mio papà mi vuole bene come prima. Di nuovo. Finalmente. C'era stato un grande ostacolo tra noi due, ed io ho finalmente capito cos'era!
Tutti mi chiedono: "Isotta vuoi venire a correre con me?" . Ok, passi la prima persona che magari cercava compagnia. E passi pure la seconda che forse me ne offriva un po'. Ma dalla terza in poi mi sa che c'è da preoccuparsi! Forse si sono accorti di qualcosa che io ho bellamente sottovalutato, tipo che ho un culone enorme e me lo porto dietro senza accorgermene!! Dunque gli amici mi invitano a correre perchè non hanno il coraggio di dirmi che sono ingrassata??Ohibò saran mica diventati, realmente, tutti salutisti?!
Mia nonna mi ha chiesto di fare un dolce. Il 24 pare sia l'onomastico della mia cuginetta e vuole farle una sorpresa, tuttavia nonostante lei sia una cuoca fantastica come tutte le nonne, a differenza della stragrande maggioranza, dolci non ne ha mai fatti e non conosce nemmeno le basi, perciò ha chiesto il mio aiuto ed io voglio proprio darglielo. Modestamente di dolcezza me ne intendo, almeno a livello culinario, dato che per il 70% la mia alimentazione è composta da saccarosio e poi mangio la nutella anche ad agosto quando è tutta sciolta sciolta ed alla gente normale fa venire il cagotto!! In realtà io rigiro l'aiuto a voi e vi chiedo, sareste così gentili da postarmi un dolce inusuale, fresco magari, che conoscete e sapete con certezza essere buonissimo?! Vi lovvo (sopprimetemi! ho scritto vi lovvo O.o io?) già!
Non vi lascio a bocca asciutta e non mi sono dimenticata, come potrei?
Ci avete azzeccato tutte sull'appuntamento, ma non potevate sapere con chi, quindi avete cannato sull'informatore. Il punto è che non vi ho mai parlato di questo altro ragazzo, fondamentalmente perchè l'ho sempre sottovalutato. E' un po' di tempo, un annetto circa, che mi chiede di vederci per bere qualcosa e fare quattro chiacchiere. E' mooolto carino, è del mio paese, e non è mai passato inosservato agli occhi di Isotta, ma non so per quale motivo lo catalogavo come "partita persa in partenza". In realtà non sembra affatto male, anche se non posso ancora dire nulla visto che ci ho scambiato di sfuggita solo qualche battuta. Me ne hanno anche parlato come il bravo ragazzo per eccellenza, ma sinceramente io non lo vedo proprio così, anzi è proprio pericoloso, bello, calciatore, ben vestito, alto, bel fisico. Comunque l'altra sera mi ha salutata e quando per l'ennesima volta mi ha chiesto di uscire gli ho detto di si! Tanto non ho nulla da perdere, mica devo sposarmelo! Mal che vada avrò passato una serata diversa, in compagnia di un bel figliuolo, che non guasta mai!
E' aperta la caccia all'abito perfetto, se avete idee, sono più che bene accette!!
Inutile dire che posterò tutti i dettagli alla velocità della luce...certo quando sarà, visto che il poverino lavora e non è un nullafacente come quello a cui ero abituata!
Insomma staremo a vedere... stay tuned ;)Isotta
lunedì 19 marzo 2012
I Nostri SuperEroi...
Batman, Spiderman, Ironman, LaCosa? No.
I SuperEroi sono fatti di carne ed ossa, non carta ed inchiostro, non volano tra un tetto e l'altro, piuttosto guidano nel traffico, e ce la fanno ad arrivare lo stesso, in orario, quando esci da scuola. Mio Padre è il mio SuperEroe.
Quando mi sentivo male, la notte, non gridavo mamma a squarciagola, ma chiamavo lui. Ed era sempre lui che veniva a prendermi quando stavo male a scuola, mi ricorderò sempre le prime volte che avevo il ciclo, e non sapevo ancora riconoscerne i segnali, capitava che non avevo l'occorrente e lo chiamavo, "Papi, mi fa male la pancia..." "se hai bisogno di qualcosa posso portartela, altrimenti se stai male ce ne andiamo a casa". Non mi sono mai vergognata di lui. Tutte le mattina per 18 anni mi ha svegliato portandomi la bottiglia prima e la tazza di latte dopo, a letto. Quando ero proprio piccola mi lavava e vestiva, lasciava a mia madre solo l'onere dei capelli. Agli incontri scuola-famiglia è sempre venuto lui, ad accompagnarmi e riprendermi da danza, pure. Mi ricordo lo spogliatoio freddo e lui che mi infilava di fretta il bodi e le scarpette. E' venuto a tutti i miei saggi, anche quando giocava la Juve, la nostra Juve, e mi ha scattato un numero indefinibile di foto, filmato ogni mia assurda richiesta di protagonismo. Non ho mai ricevuto uno schiaffo da lui, perchè mi bastava vederlo stanco dei miei capricci, per smettere immediatamente. Mi portava a vedere le sue partitelle con gli amici e una volta si è fatto male al ginocchio davvero tanto, piangevo a sighiozzi, ero terrorizzata. Quando ci vedevamo le partite della Juve invece io mi mettevo con l'orecchio sul suo petto e sentivo il cuore aumentare di battiti quando c'era un'azione rischiosa o potevamo fare goal. Non posso non ricordare il suo profumo. Potrei riconoscerlo tra mille, bendata. Lui è il mio Papà.
Quando mi sentivo male, la notte, non gridavo mamma a squarciagola, ma chiamavo lui. Ed era sempre lui che veniva a prendermi quando stavo male a scuola, mi ricorderò sempre le prime volte che avevo il ciclo, e non sapevo ancora riconoscerne i segnali, capitava che non avevo l'occorrente e lo chiamavo, "Papi, mi fa male la pancia..." "se hai bisogno di qualcosa posso portartela, altrimenti se stai male ce ne andiamo a casa". Non mi sono mai vergognata di lui. Tutte le mattina per 18 anni mi ha svegliato portandomi la bottiglia prima e la tazza di latte dopo, a letto. Quando ero proprio piccola mi lavava e vestiva, lasciava a mia madre solo l'onere dei capelli. Agli incontri scuola-famiglia è sempre venuto lui, ad accompagnarmi e riprendermi da danza, pure. Mi ricordo lo spogliatoio freddo e lui che mi infilava di fretta il bodi e le scarpette. E' venuto a tutti i miei saggi, anche quando giocava la Juve, la nostra Juve, e mi ha scattato un numero indefinibile di foto, filmato ogni mia assurda richiesta di protagonismo. Non ho mai ricevuto uno schiaffo da lui, perchè mi bastava vederlo stanco dei miei capricci, per smettere immediatamente. Mi portava a vedere le sue partitelle con gli amici e una volta si è fatto male al ginocchio davvero tanto, piangevo a sighiozzi, ero terrorizzata. Quando ci vedevamo le partite della Juve invece io mi mettevo con l'orecchio sul suo petto e sentivo il cuore aumentare di battiti quando c'era un'azione rischiosa o potevamo fare goal. Non posso non ricordare il suo profumo. Potrei riconoscerlo tra mille, bendata. Lui è il mio Papà.
Abbiamo un'intesa speciale, i suoi interessi sono i miei, andiamo praticamente d'accordo su tutto. Sono io che lo aiuto a passare i fili nel muro, a "pluggare" il cavo eternet di internet, a sistemare la parabola, è a lui che affido il mio Buddy e i gattoni mentre sono via, perchè ama gli animali e mi capisce, come quella volta che per farmi passare la diffidenza nei confronti dei pennuti si è messo i chicchi di grano in mano e i passerotti li mangiavano senza la minima paura, infondo che paura si potrebbe mai avere di un Principe? Lui che ha rispetto di tutti, che quando dicevo "uh guarda...che schifo un verme!" mi riprendeva "ma sai che quel vermetto potrebbe pensare la stessa cosa di te? è un animaletto come un'altro!" . Mi ha insegnato a nuotare, ad andare in bicicletta, mi aiutava a fare i problemi di matematica, mi ha trasmesso l'amore per il calcio, la fede politica, la passione per la fotografia, mi ha fatto scoprire il mondo Apple ed il Mac quando ancora nessuno sapeva cosa fossero, la gentilezza verso ogni essere vivente, l'interesse per la storia ed i misteri, l'essere schizzinosi e precisini in maniera particolare verso il cibo, la lealtà e la moralità.
Mio padre è l'uomo più importante della mia vita, e ho seri dubbi sul fatto che prima o poi qualcuno possa oscurarne il primato, nel mio cuore.
La vita non è stata gentile con lui, è un uomo meraviglioso e giuro che non o dico perchè sono di parte, chiunque me ne ha parlato si è rivolto a lui col termine di Signore. Si è un Signore il mio papà, eppure in questo mondo le cose non vanno mai come devono andare. Ci ha provato tante volte a trovare un lavoro solido, ma succedeva sempre qualcosa di esterno, e mai per colpa sua, le cose andavano a rotoli. Io lo vedo quel velo di tristezza negli occhi, quel pensare che non sta facendo il suo dovere di padre, in realtà è una cosa senza senso, che pensa solo lui. Perchè per me papà, essere un padre è esattamente quello che sei stato tu, una figura solida e sempre presente, che mi ha fatto diventare la persona senza macchia che sono, con i suoi insegnamenti pacati ma incisivi, con l'intelligenza e la gentilezza, la complicità e l'amore.
Tu sei il mio Eroe papà...a prescindere dallo stipendio che porti a casa!
E sarà così per sempre.
Voglio anche fare doppi auguri al mio nonnino, che oggi è sia la festa del papà, che il suo onomastico. Il mio Geppetto che lavora il legno con grande maestria, parla tanto ed a volte mi fa arrabbiare, ma che al telefono mi dice "mancano tot giorni al tuo rientro..." ogni volta che ci sentiamo. Essì li conta. Ogni benedetta volta.
Gli uomini della mia vita...P.S. stasera vedrò il Re Leone, mi sa...!
Isotta
sabato 21 gennaio 2012
La mia "persona" speciale...
Sto studiando senza voglia, in maniera superficiale e presa totalmente da altre faccende. E non dovrei dato che lunedì ho il primo di una sfilza di esami, da sostenere. Comunque è inutile lottare con la mente, più cerchi di incollarla e tenerla ferma più sguscia via da ogni parte, fa i capricci e vince, in ogni caso, lei. Ti porta dove ne ha voglia, un po' come succede col mio Buddy quando lo mi porta a spasso. Un'odore, una palla, un bimbo che corre, una voce amica ed io sono la banderuola attaccata al guinzaglio, trascinata laddove SuaMaestàAmoreDellaMiaVita decide sia il caso di andare. E' che non sono stata in grado di educarlo mi dicono, ed è così senza dubbio, infondo però la verità è che io non mi sento la padrona di nessuno, non lo sono di me stessa come mai potrei interpretare il ruolo su qualcun'altro? C'è che il mio Buddy è libero di fare qualsiasi cosa gli passi per la testa, limitandosi ovviamente ad azioni che non prevedano ne' il suo male ne' di altri, ma del resto chi sono io per imporre qualsivoglia decisione?
Buddy non è solo il mio cane, Buddy è un'amico sincero, un po' irrequieto e iperattivo si, ma impareggiabile. Buddy è una montagna di pelo colore del trench Burberry, con una morositas al posto del naso e gli occhi sfuggenti da erotomane, di un profondo nocciola e pagliuzze dorate. Buddy è il labrador a cui un pastore tedesco ha dovuto insegnare a nuotare, è il rincorritore di pecore e polli, è il cane che non gioca con la pallina ma la distrugge in 10 nano secondi o al limite la usa come chewingam, è il maniacale raccoglitore di bottiglie di plastica (e noi lo facevamo molto prima di sto tipetto gallese tale Tubby , vogliodì sapevatelo..), è l'improbabile cane che se lo chiami non viene ma ti gira il culo, pardon, la coda, a mo' di gatto, è quello che ti si struscia addosso quando esci dal portone per uscire appena docciata,truccata e pettinata, esattamente come un gatto, peccato pesi 35 Kg! E' il testone che fa boing boing col muso sulle più improbabili superfici morbide per testarne la morbidezza, anche nel caso in cui fosse la pancia di un diversamente magro, è il deficiente che immerge il naso nella ciotola stracolma d'acqua e facendo il sottomarino gonfia mille bolle d'acqua che esploderanno per terra. Ma è lui. Se io lo avessi ridotto ad un perfetto esemplare di canide educato e devoto, sarei stata la sua padrona, non la sua migliore amica..
Io me lo ricordo il batticuore del messaggio in piena notte "Sono nati!", mi ricordo la mattina dopo undici galbanini con le zampe essere talmente piccoli da aver precluso qualsiasi movimento oltre la suzione, e gli occhi buoni di mamma Lucy vigilare su di loro e sorvegliarci nello stesso tempo. E poi l'attesa e le visite cadenzate, i bagni di cuccioli appena piegavi le ginocchia per accarezzare la più piccolina timida timida, la gioia, vera e totalizzante durante la telefonata "Dai dai, vieni a prenderlo che ormai son grandi!".
Tornavo da 5ore di danza, era il 26 Giugno del 2006, e quando guardai mio padre seduto al volante, lo vidi felice per "quello" che stavamo andando a prendere e preoccupato per le urla di mia madre, ma aveva un sorriso da ebete in volto. Quando arrivammo erano rimasti due maschietti.
"Dai scegli.."
"Non ce la faccio, F. Facciamo che il primo che mi viene in contro è mio?"
E il piccolo scalmanato sbaragliando il fratellino si buttava senza ritegno sui miei poveri stinchi..Ho toccato la felicità, era fatta di pelo e sapeva di cucciolo, di fiducia, di amicizia e di rispetto.
Buddy è stancante, stressante, irruente, è difficile fare qualsiasi cosa con lui perchè non ascolta e fa letteralmente ciò che gli garba, quando e come decide, è vero, ma è lo stesso che quando mi vede piangere si fa serio, piega la testa e infila il muso sotto l'ascella che mi copre il viso per leccarmi le lacrime, o fa degli strani discorsi in una lingua tutta sua e io scoppio a ridere perchè è inevitabile, sfido chiunque. E' il cagnone che con i gattini appena nati nella sua cuccia, l'ha lasciata libera per mamma gatta e i piccoli, è il cane di cui mamma gatta si fida talmente tanto da partorirgli affianco, è il cane che gioca con i bambini a calcetto e si prende le coccole con pazienza, è l'unico che quando parto (non ho idea di come faccia!) ha gli occhi tristi e non mi si stacca di un passo, mentre quando arrivo temo sempre gli prenda un'infarto per la gioia, Argos'style..
Awwwwwww ho un puzzone come anima gemella!
Torno prestissimo amore mio..
domenica 8 gennaio 2012
Quando si dice un'epifania!
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| Mio |
Eccola, al buio, sotto le coperte a crogiolarsi nelle lacrime salate che vengon direttamente fuori dalla convinzione più ferma che lei è una poveraccia a cui nessuno vuole bene, un'incompresa tagliata fuori dalla famiglia, abbandonata a se stessa dal ragazzo sbagliato che non la ama, sola a combattere contro il mondo intero, lei un esserino fragile e indifeso...
Ma che testa ho?
Ma dico, come ho fatto a non accorgermene prima?Mi vanto di essere perspicace e poi? Inciampo sul mio stesso naso?
Ho passato così tanto tempo a lamentarmi di come gli altri si comportano nei miei confronti che ho perso di vista il modo in cui io mi comporto con gli altri. Ho guardato così a lungo allo specchio i miei occhi tristi da non riuscire a riconoscere quelli di nessun altro. Ho detto, scritto, talmente tante volte "io" da non sapere più che ci sono altri "io" da leggere o ascoltare. Ho una valanga dell'Himalaya di difetti, ma all'egoismo ed all'egocentrismo spetta senza dubbio il primo posto, parimerito.
Isotta, cosa vuole Isotta, di cosa ha bisogno Isotta, la mamma di Isotta, il papà di Isotta, la sorella di Isotta, i nonni di Isotta, il ragazzo di Isotta, gli amici di Isotta, i desideri di Isotta, cosa devono fare loro per Isotta. Solo me, sempre me.
E poi BUUM, in una serata un po' così, con gli occhi pesanti e la tivù in sottofondo, mentre penso come sempre a quanto tutti siano ingiusti con me, a quanto la vita sia stata cattiva, arriva l'illuminazione: uno squarcio di azzurro nel temporale, piccolo, piccolo ma talmente forte da spazzar via il brutto tempo; come la pioggia d'autunno a dissetare la terra d'agosto, come il risultato, finalmente, corretto nel compito di matematica. E la tua strada appare chiara manco avessi il GPS.
Ma io cosa sono per gli altri? Solo Isotta.
Mai figlia. Non ricordo mai di aver dato una mano, per nulla, dalle faccende, alle commissioni, al semplice offrire un orecchio o un'idea. Ho trascorso le ore lontano, non ho partecipato ai discorsi seri, alle preoccupazioni, agli inviti a tirar avanti; non ho mai alleviato un mal di testa porgendo un cuscino o prendendomi una responsabilità. Ho aggravato il tutto, appioppando colpe e cattivi pensieri, aggiungendo miei impegni delegandoli a loro, scrollandomi di dosso responsabilità mie senza curarmi che qualcuno le avesse raccolte. Non ho mai detto grazie per questo. Peggio, non ho mai capito di doverlo fare.
Mai nipote. I miei nonni materni sono parte integrante della famiglia al punto che da piccola li chiamavo spesso mamma o papà. Mi hanno cresciuta, e ancora adesso tutti gli sfizi che possiedo li devo a loro, noi gli dobbiamo tutto. Eppure non ho mai alzato il culo quando mi serve il bicchiere o la forchetta o la Luna, ho sempre chiesto e mi è stato dato. Non ho mai fatto una capatina in farmacia per loro, la fanno loro per me al massimo. Non ho mai ascoltato le storielle noiose della loro gioventù, gli sputo addosso la loro vecchiaia appena ne ho occasione, non ho soprasseduto ma inveito contro la loro non voluta ignoranza, contro i consigli sinceri, contro il desiderio di farmi una carezza non di riceverla. Non hanno mai chiesto niente, ma io ho avuto tutto e pure di più. Ancora non ho mai ringraziato, pensando che tutto mi sia dovuto.
Mai sorella. Ho chiuso i rapporti prima ancora che potessero nascere. Non l'ho mai presa in braccio quando era piccola e paffuta, non ci ho mai giocato quando era sola e traballante sulle gambe e mi chiamava con quell'appellativo buffo, non l'ho mai portata con me e le amichette a giocare fuori quando piangeva disperata perchè voleva solo stare con me. Non sono andata a vederla alle recite o a trovarla all'ospedale quando stava per lasciarci le penne, non le ho mai letto una storia o semplicemente fatta avvicinare abbastanza da potermi sfiorare. Ora non le ho mai detto che è brava a ballare più di me che sono il suo idolo, che è più bella di me indipendentemente da come ci vede e che no, non deve rammaricarsi se è più alta, e infine che è immensamente più capace di me a vivere. Mai una carezza a chi a sei anni scriveva su un giornalino delle Bratz che la persona a chi vuole assomigliare è sua sorella.
Mai amica vera. Non telefono mai, non mando nemmeno messaggi, manco per le feste, al massimo quando ci si incontra mi limito ad un "come stai?" di cortesia. Chiamo quando c'è da organizzare qualcosa, uscire o divertirsi. Ora, come faccio a lamentarmi del fatto che mi sento poco considerata da loro, che in fin dei conti quando incontrano mia madre in paese almeno domandano Isotta? mentre io per 9mesi l'anno manca poco mi dimentico come si chiamano? No comment.
E per concludere in bellezza:
Mai fidanzata.Non ricordo una volta, in cinque anni, che io abbia fatto qualcosa esclusivamente per lui, di suo esclusivo gradimento. Le volte che ho tentato o ho miseramente fallito o spacciato miei desideri per suoi. Non ho gioito ai suoi successi e non ho pianto con lui, non ho accolto le diversità ma ho imposto cambiamenti, non ho capito le sue ragioni ma ribadito le mie, ho imposto il mio totalitarissimo o come dico io o niente, ho chiesto milioni di volte mi ami? senza mai dire sai che ti amo?. Ho preteso cose, donato niente; dato orari senza rispettarli, chiesto mille e riscosso diecimila. E poi ho sbagliato, a dare tutto questo perscontato, ovvio, dovuto. Mai detto grazie, sempre "non è abbastanza"
Do' mattina non proverò nulla di tutto ciò e l'epifania è bella che andata, quindi anche se lo vorrei fortemente cambiare atteggiamento non può rientrare nei buoni propositi per il 2012. Non posso dopo 20anni alzarmi e preparare il caffè, svegliare mia sorella con un abbraccio, chiedere umilmente perdono ai miei nonni, chiamare tutti gli amici che non cago da una vita e soprattutto far sapere a lui che lo amo, che nonostante tutto credo sia ora di arrendersi all'evidenza, e che basta non ho più voglia di fare la guerra ma solo e instancabilmente l'amore.
No, non ce la posso proprio fare. Ormai è andato, I totally screwed up!
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mercoledì 7 dicembre 2011
Un Candy per ricordare!
Quando sono un po' giù, una delle cose che faccio è andare a trovare Simo, il suo blog è accogliente proprio perchè ci si siede sul comodo divano e ci si sbellica dalle risate ascoltando le sue avventure. Partecipo molto volentieri al Candy di Natale, perchè mi è sembrata una bella idea festeggiare attraverso i ricordi che ognuno si porta nel cuore.
Ok il primo non posso ricordarlo, avevo solo una settimana, ma gli altri si:
I miei Natale sono stati più o meno tutti uguali: la sveglia presto, il cuore in gola che poi si scioglie alla vista dei pacchi regalo, e quanti pacchetti, tutti luccicosi e colorati, sotto l'albero addobbato dalle sapienti mani di mia madre, sempre lì, nel suo angolo vicino al caminetto, precedentemente acceso dal mio mattiniero papà, affinchè io e mia sorella non ci beccassimo un raffreddore proprio durante le feste. Le luci intermittenti dell'albero, il bambinello che la sera prima avevamo messo nella grotta, le ghirlande di aghi di pino, pigne e pungitopo sparse per casa a ricordare che è festa, La Festa, l'odore di caffè misto al leggero affumicato che ogni tanto sbuffava fuori dal camino. Scartare i regali, gli occhi di chi ti ama gioire per aver reso, i tuoi colmi di stupore ed entusiasmo, la telecamera che risprende ogni istante, per non perdere nulla di quei momenti magici. Le carte regalo distrutte dalla curiosità sparse sul parquet, a creare un caos che sa di famiglia e che rimarrà per tutto il giorno a testimone che qualcuno lì si è divertito come un pazzo. Il tempo vola quando sei felice, e infatti poi è un fuggi fuggi generale per arrivare in orario a Messa (tranne me). Lo scambio di auguri per le vie del mio paese, che ti consumi le guace a furia di schioccare bacetti a chi conosci, perchè ci conosciamo tutti, il "pranzo" a base di pennette col sugo semplice e cotoletta per gli altri, seitan per me, a casa dei nonni materni con la nonna che si dispera per il fatto che "vedo sempre gli altri comprare mille cose, fare mille prelibatezze, e in questa casa nessuno mangia niente!" e siamo fatti così, a noi mangiare non piace tanto! Le chiamate degli zii(ottavo grado circa) lontani, Nord, Canada, Australia, i messaggi degli amici e l'impossibilità di rispondere perchè il traffico telefonico è in tilt, le orecchie da renna al mio Buddy, coccole in più ai mie micioni, nel pomeriggio passare a salutare anche i nonni paterni, e tutti gli zii, quelli veri stavolta, i cuginetti che sfrecciano in una casa che a Natale torna ad essere piena di voci, com'era quando mio padre e i suoi fratelli erano piccoli, il pandoro che tutti mangiano tranne me, e la nonna che sapendolo mi fa trovare pronto il ciambellone e la nutella da spalmare sopra, accanto al vassoio. Ancora le luci, quelle negli occhi di tutti, perchè si sa, il Natale è una cosa meravigliosa!!
Ecco, io non ho un Natale che spicca sugli altri per un ricordo particolare, ma ho conservato nel cuore i ricordi dei particolari di questi 21 che ho vissuto!
Ma se proprio mi sforzo, uno davvero speciale è stato quello precedente al prossimo. Per una serie sconosciuta di eventi, il mio ragazzo (oramai ex) decise di superare la timidezza e addirittura autoinvitarsi per la sera del 24. E' stato magnifico essere seduta a tavola, la sera della vigilia, con le persone che più amo a questo mondo! Non mancava nessuno, mio padre, mia madre, mia sorella, i miei nonni materni, quelli paterni sono sicura che erano lì lo stesso, Lui e, ciliegina sulla torta, i miei tesori pelosi al completo. Tutti avevamo un regalo, avevamo messo una musica natalizia di sottofondo durante "lo scarto" e niente, credevo di essere la protagonista di quei film americani sul Natale in cui, nella scena finale, tutti ridono e cantano, e sono stata felice, lo sono stata davvero!P.S. Tra un'ora ho un esame..pensatemiiiii!!!
Isotta
giovedì 6 ottobre 2011
Stay Hungry. Stay Foolish.. Goodbye Steve!
Ogni tanto capita. Per qualche strano momento di bontà del destino, o un allineamento particolare dei pianeti capita che nasca una persona così.
Steve Jobs è stato un regalo per l'umanità, e non parlo del primo Macintosh, di iTunes, dell'iPhone, dell'iPad, parlo piuttosto dell'ispirazione che ti rimane sotto la pelle dopo aver letto o ascoltato la sua storia, la sua vita incredibile, difficile ma perfetta.
Seguite il cuore, abbiate coraggio, amate quello che fate, pensate positivo, sempre, io così ce l'ho fatta, solo così vi sentirete realizzati.
Ma tutto questo non c'è modo migliore di assorbirlo se non ascoltarlo direttamente da lui:
E' stato mio padre ad "iniziarmi" alla Apple, a comprarmi un MacBook e non un PC.. A spiegarmi cosa fa la differenza, e mi ha insegnato ad apprezzare lo splendido lavoro che quest'uomo ha costruito partendo da un garage.
Perciò grazie genio.
giovedì 22 settembre 2011
Leica 24talenti x 36fotografie
Dunque, è da un po' di tempo che mi diletto a fare la caricatura della fotografa e diciamo che quello che ne viene fuori è più una cinese a Roma e ne avete prova dal fatto che ogni tanto in qualche post metto una, due caricature di foto, ma tant'è. Allora girovagando qua e la nel web (leggasi cazzeggiavo su facebook) ho scovato questa bella iniziativa di una nota casa di macchine fotografiche e l'ho trovata interessante, mi ha incuriosito e in men che non si dica ho deciso di partecipare con tre foto decenti che son riuscita a rimediare, che per un professionista sono una ciofeca, della serie che Chef Ramsay dovesse giudicare il piatto di un addetto alle pulizie del MacDonald's. In ogni caso l'iscrizione era veloce, non c'è nulla da perdere e se va bene la piacevole sorpresa è che ti arriva a casa una Leica X1 nuova di pacco in comodato d'uso e devi divertirti ad usarla in giro per la città, a quel punto non mi curo neanche più di cosa verrebbe dopo perchè una volta arrivati lì sarabbero gli esperti a giudicare e se una piccola possibilità c'è di ricevera la Leica visto che vince chi riceve più "mi piace" su faccialibro, poi potrei finire solo a pulire gli obiettivi degli altri. E infondo il mio campo è tutt'altro, ho deciso di partecipare davvero solo per partecipare! Le grandi foto le lascio a chi è del mestiere!!
Quindi questo post per chiedervi un piccolo "mi piace", un'opportunità di farmi la tipa figa che fotografa i tramonti con una leika, in giro per la città.
Detto questo se le foto vi fanno venire dei conati, che manco se foste saliti sulle montagne russe dopo un pranzo alla sagra delle schifezze, vi prego di farmi ravvedere cosicchè io possa tornare ad occuparmi di molecole e lasciare in pace le macchine fotografiche.
Il mondo della fotografia però l'ho sempre sentito vicino. In casa avevamo una camera oscura dove mio padre sviluppava le sue foto, fatte proprio con una Leica ed era bellissimo vedere apparire le immagini sommerse dal liquido trasparente, aspettare che si asciugassero per poterle chiamare fotografia. Abbiamo cassetti colmi di ricordi impressi su carta, nella maggior parte ci sono io, e sono piccole opere d'arte perchè lui si che era bravo, lui si che faceva le foto. Forse non ho mai scritto quanto ami immensamente mio padre e quanto lo ammiri. Poi di colpo la macchina fotografica è diventata un soprammobile, e rimane lì a prendere polvere, mio padre non inquadra più e noi non ci mettiamo in posa. Vorrei che si vedesse attraverso i miei occhi, ma questo è un altro argomento. Sono così simile a mia madre esteticamente, in realtà mi vedo così uguale a lui, dentro, ed essere come lui è il regalo più bello che potesse farmi. Quindi mi piace fare le foto e voglio provarci.
Ho messo un nome di fantasia, comunque se volete regalarmi un voto e/o invitare qualcuno a fare altrettanto potete farlo qui
Isotta
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