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sabato 8 dicembre 2012

Addobbi e desideri.

Chi non muore si rivede!
Ebbene si, riemergo dalle ceneri, tra provette, rotavapor e funghi da ridurre in poltiglia, di un oscuro laboratorio nel seminterrato della merd grandiosa uniPv. 
Ma passiamo alle cose realmente interessanti:
1. Tra una settimana sono in Calafrica, torno a casa e riabbraccerò i miei tesori pelosi!
2. Il mio compleanno è tra 11 giorni e non posso credere che il 21 finisca il mondo, dato che il mio lo devo ancora iniziare a costruire.
3. Natale, Christmas, Noel, Weinachten, Navidad. Chiamatelo come volete ma è la festa migliore dell'anno. Ed è ad un passo da noi!
Tutti i punti si snodano in una serie di idee che probabilmente non verranno mai realizzate, data la mia fisiologica propensione al fancazzismo, ma che, per mia fortuna, trovano sfogo ossessivo compulsivo nelle meravigliose foto di Pinterest.
Ma che meraviglia! Ma come ho fatto a non iscrivermi prima?
Mi è venuta la sindrome del tunnel carpale a forza di ripinnare, praticamente, TUTTO.
Funziona più o meno così, pensi ad un centro tavola, o ad un outfit, ad un oggetto di arredamento o a dei biscottini fatti in casa per i dogs, ad una pianta o un disegno, ad un'acconciatura o un make-up, qualunque cosa insomma, la pensi, la digiti e ti si materializza davanti agli occhi declinata in ogni versione che il tuo piccolo cervelletto da pigra non si era nemmeno messo ad immaginare. Milioni e milioni di DIY, dai maxiDress alle chips di banane, dalle ghirlande da appendere fuori dal portone principale fino ai fiocchettini con cui decorare i pacchi regalo, la creatività, la bravura, la meraviglia realizzata in chissà quale parte del globo, si mostra al mondo intero ed è una cosa bellerrima!
Quindi, ho trovato le foto di tutto quello che avrei voluto realizzare se solo avessi avuto una casa mia e solomia, perchè dai miei funziona che Sua Maestà la Regina e Padrona del Regno ha sempre e solo la prima e l'ultima parola, si esatto, anche per una cazzata come gli addobbi natalizi, ma non fatemi rovinare questo post propositivo parlando del regime di WonderMommy, dicevo nevvero che avrei voluto realizzare un sacco di cose carine, molto semplici, niente di elaborato ma che trovo perfetto per la mia idea di Natale. Bene non perdiamoci in chiacchiere, regia!
Ecco il mio Natale dei sogni...
 
Infine ho una nota per Babbo Natale.
Caro Babbo, e non è che si sta a qui prendersi per i fondelli, vorrei solo farti notare che è ventitrè cazzo di anni che faccio la brava bambina! Penso sia ora che sotto l'albero tu metta un regalo come si deve...

E voi, a che punto siete con addobbi e desideri? Ci siamo quasi :)

                                                                                                    Isotta

martedì 13 novembre 2012

La Vita è un' Aguzzina.


Il fumo saliva denso arrampicandosi all'aria stagnate, tesseva una ragnatela sinuosa per poi sparire nell'afa dell'ultimo piano. Il buio attorno, il bruciore intermittente, tenuto in vita dalle inspirazioni, lunghe e cadenzate di una bocca senza più parole.
Le tapparelle abbassate lasciavano sullo spazio tutto intorno le tinte del nero, traforato da puntini di luce che sfruttando lo spazio, non chiuso a dovere, rendevano la situazione ancora più irreale.
Se ne stava dietro uno di quei buchi, le ginocchia strette al petto e la schiena curva, il tramonto le colpiva l'occhio con cui era intenta ad osservare fuori. Assaporava ogni boccata di nicotina, trattenendo il respiro un attimo in più del dovuto, tanto da far lacrimare gli occhi e accelerare i battiti. I tetti sembravano più rossi del solito, mentre dalla stradina arrivavano le voci della gente. Un ragazzo parlava al telefono di cose che probabilmente non provava sul serio ma che sarebbe valse un appuntamento o, nel caso avesse giocato bene le sue carte, qualcosa di più, la visuale limitata tuttavia non le permetteva di scorgerne la figura, si limitò ad immaginare l’aspetto.
Due bambine facevano su e giù per il percorso consentitogli dai genitori, sui pattini a rotelle, cantavano a squarciagola una canzone famigliare fino allo sfinimento, parlava di fiori e pesci rossi. Dal balcone di fronte, spalancato, era possibile vedere la signora preparare la cena, si sentivano i rumori tipici delle cucine, le posate e i bicchieri sistemati sul tavolo, la teglia che entra nel forno, il frigo che si apre e verrà chiuso per l'ennesima volta, la si sente rispondere alla domande del quiz in tivù, spesso sbagliando le risposte, fa tenerezza e un po' di pena, invidia.
Quante ore sarà stata nella stessa posizione? A giudicare dalla sensazione di anestesia generale almeno un paio. L'unica parte che avvertiva del suo corpo era la testa, ne sentiva il peso, ma non ricadeva su niente. Non aveva più le gambe, le braccia, un tronco, spariti, ingoiati dal buio. Una volta aveva sentito dire che quella strana sensazione è una forma di ipnosi. Che ci si concentra così tanto su un'area specifica del corpo, tanto da dimenticare il resto, lasciarlo indietro, addirittura furono condotte delle operazioni senza anestesia grazie a questa tecnica, diceva il servizio. Come avrebbe voluto potesse funzionare altrettanto bene coi ricordi. Le succedeva anche da bambina, quando dopo aver finito i compiti prendeva la sediolina, le cuffie e si piazzava davanti al televisore, guardava i cartoni animati per ore, per ingannare il tempo e la mancanza, in attesa che tornassero i genitori dai rispettivi luoghi di lavoro. Quando finivano le trasmissioni, era come svegliarsi da una trance e non ricordava nulla, oltre a non avvertire le estremità.
Non ricordava se aveva mangiato o se avesse detto qualcosa o se si fosse spostata per fare pipì magari, niente. Sorrise serrando la mascella.
Aveva gli occhi gonfi e striati dal rosso intenso dei capillari sotto sforzo, le doleva immediatamente dietro i bulbi oculari, un dolore pungente e materiale di cui si compiacque. Finita la sigaretta, lasciò cadere quello che ne rimaneva accanto alla cenere, che nel consumarsi aveva prodotto. "Ecco il tuo posto" sentenziò con fare solenne per poi scoppiare a ridere forte. Una risata lunga, esagerata, che tuonava nella casa vuota, rimbalzando di parete in parete, prepotente, sfacciata, inopportuna, falsa, talmente falsa da portarsi dietro come un fedele amico a quattro zampe, un cappio per la gola, che annoda, affoga, agogna fino a farti tossire, forte, forte, il viso paonazzo e la saliva immobile a toglierti la salvezza di un respiro che in realtà si trasforma in un rigurgito. Il vomito amico. Di vecchia data.
Provava pena per se stessa, mucchio d'ossa abbandonato su un pavimento costoso imbrattato da mozziconi e rigurgiti di se, ma come un oggetto non può separarsi dalla propria ombra, così questo sentimento non era nulla separato dal perverso senso di compiacimento per la sua condizione. Così sola al mondo e così profonda da accogliere ogni singolo centimetro di quella solitudine, delle conseguenze che si trascina come ingombranti gioielli. Non c'erano mica altri modi per sentirsi vivi. Attraverso lo strazio, la disperazione e il dolore, poteva dimostrare a se stessa che non era morta, che anche se è proprio un cadavere che si sentiva, poteva ancora provare qualcosa e poco importa non fosse nulla di buono. Era viva perchè era in grado di percepirla, distintamente, la punta di metallo insinuarsi sotto la pelle, farsi largo separando il tessuto, liberando dalla costrizione di un circolo chiuso e ripetitivo, quel fluido rosso e corposo, ostinato girovago di un corpo che tiene vivo, senza averne voglia o coscienza. Finchè senti qualcosa, esisti. La rabbia, la solitudine, il rancore, l'abbandono, corrono via, tutto si allontana, seguendo la scia rossa che si disegna tutto intorno, come lasciare una barchetta di carta lungo un rigagnolo, prima che si imboni e scompaia sotto il peso del suo stesso essere, sopraffatto dalle leggi della fisica, per un po' è possibile osservarla navigare, perseguire, assecondare il tragitto e allontanarsi.
"Vai via da me". Si sentiva sollevata ad ogni battito, ogni attimo. La testa sembrava più leggera e il cuore sollevato, persino i tagli non facevano più male. Stava bene mentre quello che l'aveva condannata per anni finalmente la lasciava in pace.
C'era un buon odore nell'aria, ricordava quello che sentiva da bambina quando prima di tornare a lavoro la madre la teneva in braccio. Se ne stavano sul divano e lei incastrava il naso nell'angolo che formano spalla e collo, sulla pelle nuda, un braccio rannicchiato vicino al proprio petto e l'altro libero di abbracciare la nuca, arrivare ai ciuffi di capelli per farli gironzolare tra le dita paffute e dai movimenti ancora poco raffinati.
"E' bello toccarti i capelli" ripeteva senza ben articolare con un filo di voce.
Provava quella stessa pace, quello stesso senso di abbandono, di serenità piena, gioia, gli occhi si lasciavano andare al buio, esattamente come allora.
Intanto una chiazza rossa si dilatava sul pavimento e finchè non si fosse spontaneamente esaurita la fonte, nessuno avrebbe potuto evitarlo.
Ora sarebbe stata finalmente libera dalla sua aguzzina.

N.B. Questo è solo un racconto frutto di fantasia. Non è ne un'esperienza reale ne una celata richiesta d'aiuto. Stasera è girata così e quello che ne è venuto fuori è questo.
Niente di più.

Spero ve la passiate meglio di me, ma mi riprendo!

                                                                                     Isotta

domenica 12 agosto 2012

Un estate di merda.

Forse condannati lo siamo un po' tutti. Nessuno di noi ha chiesto di venire al mondo, siamo il capriccio o l'appagamento di un bisogno ancestrale, quello della vita, di perpetuarsi in modo continuo e nonostante tutto. Mamma e papà sono i nostri stessi carnefici. In effetti poi cambia tutto in base a come la vivi. Se sei un tipo che la prende con filosofia hai qualche chance in più di riuscita, ma se sei come me, ah se sei come me ti do un consiglio, fermati il prima possibile. Ed è anche un pochino questione di fortuna, e non facciamo i bacchettoni che "volere è potere" perchè sono stronzate, non importa quanto desideri qualcosa e non importa nemmeno quanto tu ti possa impegnare per far si che accada, se è così che deve andare, così andrà. 
Da bambina giocavo spesso da sola, chiusa nel mio mondo fantastico. Ero la principessa guerriera di un popolo strano, che non aveva una Terra, ma aveva costruito una specie di zattera gigante, e c'era tutto ma proprio tutto, il castello e la foresta, la piazza e il borgo, i perimetri erano la costa e viaggiavamo trasportati dalla corrente, solo quando la marea era abbastanza alta da farci navigare, senza meta.
Mi succedevano un sacco di cose bellissime, avevo amici fidati con cui galoppare per le colline, amiche con cui organizzare feste strepitose, valorosi guerrieri al mio fianco in battaglia, pronti a guardarmi le spalle, un cavaliere bello e coraggioso di cui schivare la corte. E poi c'erano i falò in spiaggia o le gite in barca, le escursioni alle cascate e i picnic sull'erba tagliata di fresco, ed erano sempre tutti allegri ed io ero felice ed io ero solo una bambina. E chi mi ha messo tutte queste idee per la testa io non lo so dire, ma la vita me la immaginavo così, con gli amici e le risate che risuanono in alto e confondono la musica.
"E' ora di dormire Isotta, adesso basta" e le mie mani paffutelle e chiare gironzolavano nella penombra della stanza preparata per la notte.
"Io non voglio dormire, Mamma. Se dormo mi perdo qualcosa, se io sto con gli occhi chiusi non vedo cosa succede di bello"
Magari le sarà scappato da ridere "Oh per l'amor del cielo, Isotta! Hai tutta la vita per tenere gli occhi aperti e vivere un sacco di belle cose, adesso è ora di dormire.."
Ora come ora è ora di dormire, sul serio. Quando dormi il dolore si assopisce ed anche se è steso al tuo fianco, come l'ombra che produrrebbe una luce puntata alle spalle, nonostante questo, si riposa anche lui e così racimoli qualche ora di pace, di pausa, la noia allenta la presa e la disperazione si fa leggermente meno presente.
E allora dormo! Quindici ore al giorno per l'esattezza, come i gatti!
Bisogna essere fortunati dicevo, si perchè io sono una tipa piuttosto noiosa a dire il vero, sono abitudinaria e pantofolaia di indole, ma poi uscire a far baldoria mi piace, sopratutto in estate. Oh ma mai nella vita che abbia trovato delle amiche che la pensano come me! Sono tutte delle suorine rompicojoni che tornano a casa a mezzanotte, come Cenerentola e non varcano i confini di Paesello! Ma mica fanno nulla per ribellarsi e spiegare ai genitori che a 23anni dovrebbero proprio farsi una vagonata di fattacci loro, eh no, son suorine e subiscono senza alzare la testa, la voce, senza tirare fuori le palle!
Sono contornata da inetti. E gli unici con cui posso uscire sono i ragazzi, ma per quanto mi piaccia stare in loro compagnia dopo un po' è scocciante, a loro poco interessa commentare i vestiti delle altre o fare gli occhi dolci a qualcuno solo per il gusto di vedere se ci casca, anzi mi rompono anche le scatole se qualcuno si avvicina a parlarmi, e quindi anche tutto l'uscire del mondo diventa inutile e noioso.
Avevo in mente un sacco di pazzie da fare ed avventure da vivere, a 14 anni credevo che quando avremmo finalmente preso la patente sarebbe arrivato il momento di mettere tutto in atto. Invece non è stato così, non erano così loro, e da sola a cosa sarebbe valso fare la ribelle scapestrata?
Questione di fortuna, nascere in un luogo del mondo poiuttosto che un altro, in una famiglia piuttosto che un' altra, avere un conto in banca o piuttosto non avercelo, incontrare gente figa e spericolata o sfigati del cazzo e farteli amici comunque, che è l'unica cosa che c'è in giro. Trovarsi nel gruppo giusto, piuttosto che in quello sbagliato. 
Fortuna, scelte, non lo so.
A me è andata una merda. Ed è inutile che io provi a spronare tutti, è inutile che mi impegni a cambiare le cose, perchè la gente non si può cambiare. Non posso cambiare il paesino piccolo e tranquillo ma bigotto e antiquato, non posso cambiare la mentalità della gente che ci è cresciuta, non posso scombinare il fisso presentarsi degli eventi.
Da chi sei non scappi, per quanto tu voglia o ti possa impegnare a farlo.
Se sfigato sei nato, sfigato muori. Ed io modestamente lo nacqui!

Spero che le vostre vacanze stiano andando molto meglio delle mie. Aspetti un anno intero e poi quello che peschi è la solita delusione...bah!
Sto seriamente pensando di chiudere questo postaccio lamentoso che è diventato il blog, forse lo è sempre stato, ma sinceramente me ne accorgo solo adesso.
E' che almeno prima quando ero triste scrivevo, ora non voglio nemmeno far quello!
Alla prossima, se ci sarà.

                                                                         Isotta

P.S. non scandalizzatevi se ci sono errori di battitura e quant'altro, non ho nemmeno riletto quello che ho digitato.

giovedì 5 luglio 2012

I'm Back!

Holaaaaaaaaaa!
Ehm, no direi che non è il caso, visto le quattro bombe che ci hanno rifilato!
Dicevo, sono viva eh! Sono viva, vegeta e in vacanza. Vi scrivo dal mio amato pasello e tutto va bene:
arrostiamo sotto i raggi cocenti del sole, i tg si meravigliano del fatto che in estate faccia caldo, e come sempre, anche questo è il più caldo degli ultimi trisbilioni di anni.
La Fico è stata impagnottata da Balotelli (dice lei)(quanto è figo lui? dico io), gli esami di maturità sono andati e siamo tutti un po' sorpresi del fatto che non ci sia stato nessun errore nelle tracce stavolta, poi la crisi, le zanzare, i costumi, le creme solari, i saldi (dioesiste)!
Siamo qui, ed è di nuovo estate, ed è questo che conta. Che si, siamo passati attraverso coltri di nebbia, interminabili ore in ufficio o a lezione, abbiamo indossato deprimenti cappellini di lana e rotto l'ennesimo ombrello contro vento, abbiamo acceso caminetti, starnutito a ripetizione, ingurgitato abominevoli quantità di echinacea senza risultato, siamo sopravvissuti ai virus influenzali, al naso rosso e le montagne di clinex, alle abbuffate natalizie, ai lunedì, all'ondata di freddo che mi pare venisse dall'est, alla neve a Roma, a calciopoli, a Monti, a Sara Tommasi che si smutanda in ogni dove, ai quiz delle sette in tivù, ai menù di Benedetta, al passaggio totale al digitale(ce l'abbiamo fatta ieri).
Siamo dei fottutissimi eroi, regà !
Adesso, è giunta la stagione, signori e signore, del dolcissimo, piacevolissimo, orgasmico farniente. Dopo degli esami (sappiate che me ne mancano quattro, 4, per laurearmi, ma io sono solo al quarto anno e la mia facoltà è quinquennale. In realtà potrebbero anche mancarmene tre, o due, perchè aspetto ancora due risultati. Gli autografi dopo, prego. Ok, ora la smetto. Ok, la modestia non è il mio forte. Ma cazzo sono un genio!) dicevo, dopo gli esami mi sono data alla pazza gioia. Ho fatto l'ultimo il 26 Giugno, la sera stessa abbiamo fatto le quattro di mattina. Il 27 le cinque e non vi dico in che stato di devasto, vi basti sapere che era la festa organizzata dal mio collegio e il tema erano le feste dei college americani. Il 28 è stata un'altra seratona perchè c'era da festeggiare la sconfitta dei crucchi. E il 29 era venerdì, il 30 sabato, e che fai non esci e ti ubriachi nel weekend? Certamente. L'1 gran finale, la partita confesso che l'ho guardata e non avrei dovuto farlo da animalista, ma alla finale non ho resistito! E come tutti sappiamo c'era da consolarsi per la sonora sconfitta...insomma erano le 4.00 e stavo ancora sistemando la valigia, la sveglia ha annunciato tre ore di sonno quando ho impostato l'orario per la mattina seguente e nel viaggio non ho neppure chiuso occhio perchè un tizio mi si è incollato addosso come una zecca al cane e mi ha raccontato la sua misera vita cercando di impressionarmi con l'accurata descrizione della sua infallibile tecnica dell'inserire catetari. Amico, seriously? 
I bonazzi, laureati ad Harvard, capitani delle squadre di football, seduti a fianco sull'aereo, capitano sempre a quelle stronzette delle commedie americane 'orcomondo!
Sappiate inoltre che i due giorni di piscina che credevi ti avessero regalato un'abbronzatura invidiabile per lo standar "una studentessa universitaria sottoesami", era invidiabile, appunto, solo tra gli universitari. Mi chiamano mozzarella e si mettono le mani a protezione degli occhi quando passo, i miei amichetti terroni, nullafacenti, bamboccioni. E non è che lo dico per invidia che si son fatti già due mesi di mare ed hanno il colore di Mustafà, ecco. Stronzi.
Ho rimandato l'inizio del tirocinio a "tra una settimana", dovevo riprendere le fila dei miei ritmi circadiani sballati da musica ed alcol, prima di poter cominciare, e me la godo, servita e riverita dalla famigliola, strapazzata dall'affetto del mio Buddy e dei micioni, interrogata sulle novità dagli amici.
Sempre il 26 ho avuto l'ultima seduta prima delle vacanze dalla psichi ( non è adorabile questo nomignolo *.* ? Come non mi è venuto in mente prima? ) m'ha detto di stare serena che io posso fare tutto quello che voglio e non ho bisogno di nessuno per farlo, e cacchio c'ha ragione, c'ha! 
Per adesso sto in piedi da sola, ed è una sensazione fantastica non dover dipendere, anche solo psicologicamente, da qualcuno, spero di continuare in questa direzione!
Questo è più o meno tutto quello che ho fatto, e la spiegazione al silenzio stampa.
Avevo bisogno di rigenerarmi, mi serviva una pausa dai pensieri contorti e le frasi strozzate in gola, ho preso una boccata d'aria come non avevo mai fatto finora, immergendomi in tutto quello che etichettavo "stupido palliativo" e che in realtà ho scoperto riesce a rendere la vita spensierata. Il tutto sempre con la moderazione e la serietà che inevitabilmente mi contraddistingue, nonostante invidi tanto e vorrei essere una scavezzacollo, non lo sono affatto! Comunque.
Io lo dico così, senza troppo rumore, che a gridarlo ho persino paura che le parole si possano disfare nell'aria, ma sto bene. 
Io. Sto. Bene.

Regia, musica prego:

Mi siete mancati ;)
                                                                           Isotta

lunedì 11 giugno 2012

Come ce la complichiamo noi donne!

Forse il problema è che alle 13.40 a casa mia, c'è sempre stato Beautiful in tivù. Si perchè madre e nonna, lo hanno, da sempre, usato come sottofondo al lavaggio piatti, riassesto cucina, pulizia generale del dopo pranzo. Chi, invece, non avendo un bel niente da fare, lo guardava, ero io. E se mi chiedevi "allora Isotta, come fanno Brooke e Ridge quando si baciano?" io rispondevo "come i pissolini rossi!" e imitavo quello strano modo di mangiare che hanno i pesci, che aprono e chiudono esageratamente la bocca.
Che alla psicologa ancora non l'ho raccontata questa faccenda, ma in realtà, scommetto che ho interiorizzato concetti sbagliati del tipo siamotuttibelliricchiefamosi, gliuominisonoiperromantici, lavitaèuncontinuocolpodiscena.
Ma dagli uomini non puoi aspettarti niente, e il perchè è magnificamente spiegato qui.
Tuttavia, se ne siamo consapevoli, perchè ostinarsi a cercare quello diverso, perchè tormentarsi con la storia del principe azzurro quando l'esempio di principe che mi viene in mente è Emanuele Filiberto, che ha il sex appeal di un ottantenne con l'enfisema?
O vogliamo parlare di Alberto di Monaco, manco per idea che mi viene già da correre in bagno! Ed io non salvo neanche Felipe di Spagna o William d'Inghilterra, l'unico su cui farei un pensierino è Harry lo scapestrato ribelle, e diciamolo che scapestrato e ribelle si confà al mito del bastardo, mica a quello del principe azzurro.
Quindi donzelle, cosa vogliamo realmente? Perchè loro saranno anche semplici e lineari, banali e sul superficiale andante, ma noi donne, cosa pretendiamo che ci capiscano se non siamo in grado noi stesse di capirci?
Io, ad esempio, sono in conflitto perenne, e passi la storia del ciclo e degli ormoni, e passi che mi fa piacere e ci gongolo un sacco a credermi profonda come la Fossa delle Marianne, ma dammi dieci minuti e cambio idea una quindicina di volte. Esempio pratico:
Io: "Tu non mi ami!"
Lui:" Non è vero, io ti amo!"
Io: "No! Ti ho detto che non mi ami. E se mi ami non è abbastanza!"
Lui: "Ok. Allora non ti amo"
Io: "Come non mi ami? Allora mi hai preso in giro? Allora mi hai usata?!"
...
Io: "E comunque sono io che non ti amo, basta ti lascio!"
Lui: "Ma sei sicura di voler chiudere la nostra storia?"
Io: "Si! Sono certa, merito di meglio!"
Lui: "Ok"
Io: "Ok..come ok? Io non posso vivere senza di te e tu dici ok?"
Lui: "Allora non lasciamoci, se dobbiamo stare male entrambi!"
Io: "Ma chi ha detto che io starei male! Io starei meglio, basta lasciamoci."
E appena metto giù mi sento uno straccio, allora richiamo ma mi sento uno straccio, allora non so nemmeno io cosa cacchio voglio!E comunque uno straccio mi sento.
E diciamolo che siamo un po' tutte così, hai il belloccio e vuoi l'intellettuale, lo trovi ma ti mancano gli addominali, pensi che l'unica cosa necessaria per stare bene sia che ti faccia sentire speciale e al terzo sms smielato vorresti asfaltarlo con l'auto al prossimo appuntamento, non ti caga di striscio e soffri come se ti stessero operando a cuore aperto, è presente allora ti senti in gabbia, e via così all'infinito.
Cosa vorreste voi?
Io non lo so, o meglio dico che vorrei un italiano medio, amante degli animali e del calcio, e ce ne saranno milioni così, ma in realtà quando l'ho avuto non mi è andato bene, mi annoiavo. Allora ho preso l'opposto, ma sto male per la diversità, non mi sento appoggiata. Forse tendiamo troppo spesso a focalizzarci sugli aggettivi. E' facile e molto comodo categorizzare le persone in base a quello. Magari invece dovremmo soffermarci sulla sostanza, su chi è realmente l'altro, indipendentemente da che cosa fa o quali sono i suoi hobbies. Ma voi ci riuscite? Io no. Ancora, no. Dovrei giudicare in base a come ti comporti con me, a come vola il tempo quando siamo assieme e di quanto non mi stanchi di vederlo volare via, piuttosto che badare a che squadra tifi o di che colore dipingeresti la camera da letto. Eppure è così complicato, perchè io la persona che ho al fianco la devo stimare, e inevitabilmente la stimo in base ai valori, alle idee, che condivido, che abbiamo in comune. Posso passare delle giornate meravigliose con te, ma appena so che non ti piacciono gli animali, inevitabilmente mi scadi, per esempio. Ma cosa ha più valore? Come mi può esser piaciuto stare con te, se non ami gli animali o non giochi a calcio? Forse sono cose che non contano? E se non contano perchè mi pesano tanto?
Ecco è che siamo complicate! E non è giusto pretendere che esseri la cui unica aspirazione è il quieto vivere, almeno ci provino a comprenderci, a starci dietro!
Una frase che ripeto sempre è che l'unica cosa per cui non sarebbe valsa la pena nascere uomo è il dover avere a che fare con le donne! Ma immaginate il casino nella testa del poveretto quando viene incalzato da domande e dubbi esistenziali, mentre lui vorrebbe solo una birra? Quanto li invidio.
Comunque possiamo farci tutti i giri intergalattici che ci pare ma le alternative sono essenzialmente 3:
- Accontentarsi. Prendi il meno peggio, ti fai una famiglia consapevole che non tornerai mai a casa e ci sarà lui ad aspettarti con un bagno caldo e le candele profumate come nei migliori film d'ammore, ma piuttosto sarà stravaccato sul divano coi piedi sul tavolino e la prima frase che pronuncerà appena ti vede sarà "stasera che si mangia?"
- Non accontentarsi. Io valgo di più, perciò finchè non arriva chi mi capisce, chi mi ama anche coi baffi e la ricrescita, chi non pensa sia da pazzi uscire alle tre di notte perchè c'è un cane abbandonato, io aspetto! Allora c'è da comprare un vibratore e aspettare la morte, che è più facile vedere una vergine incinta che non l'uomo che hai creato nelle tue fantasie!
- Traghettare. Essì, la terza opzione potrebbe essere passare dall'altra sponda. Io personalmente rifiuto e vado avanti, ma c'è qualcuno a cui potrebbe interessare scambiare quattro chiacchiere davanti alla tivù con una persona che finalmente è isterica, profonda quanto te!

Sono fusa e confusa. S'era capito mi sa!

                                                                                 Isotta

domenica 27 maggio 2012

Lo zucchero rovina i denti. Lo so, in teoria!

[Scusate per l'assenza, ma sto risolvendo un problemino di salute, niente di che, in più 
 ho avuto un esame, quindi pochissimo tempo per il blog, anche se mi dispiace tantissimo!
 Inoltre ho una sorta di blocco, per cui non riesco a scrivere un post decente, allora mi è venuto in mente di condividere uno di quelli che io chiamo "sfoghi romantici". Sono delle caSSate che ogni tanto mi viene voglia di scrivere. Mi immagino dei personaggi, una situazione e ci ricamo un po' su. Questo è uno dei più brevi. Spero mi perdoniate e nel caso dovessi vergognarmi di me stessa, vi supplico di farmelo sapere :P ! ]

Lui la guardava attraverso le inferriate e lei non sembrava accorgersene, intenta a sistemare qualcosa dentro la borsa, sembrava piuttosto imbronciata, credeva non li avrebbe notati. In realtà uno dei punti deboli di lei sono gli sportivi.
Cercava il burrocacao, nascostosi da qualche parte nello sconfinato universo parallelo che sono le borse delle donne, di quelle ordinate, figuriamoci di quelle con la testa per aria.
Passi cadenzati e voci maschili le giunsero all'orecchio sinistro, catturando inevitabilmente la sua attenzione. I raggi di sole si dividevano in maniera equa tra ogni singola barra del metallo che compone l'inferriata, e c'era profumo di gelsomino, di quei fiorellini bianchi appena sbocciati. In venti correvano aldilà del metallo e in controluce, magliette uguali, gambe muscolose. 
Quello davanti a tutti, che imponeva il ritmo alla corsa, correva con la testa rivolta verso destra, non capì il motivo fin quando sfiorandosi con lo sguardo verso direzioni opposte, in un punto preciso talmente vicini, lui non le sorrise con tutta l'intenzione del mondo.
Lei vide disegnarsi un'espressione che non attendeva sul volto di chi non si aspettava, istintivamente si guardò al di là per vedere non ci fosse qualcun altro, ma era sola e quel sorriso era proprio per lei. Credo che in quel momento capì qualcosa.
Lui si augurò che lei avesse capito.
Anni di presenze sfuggenti e occhiate reciproche, imbarazzo nel ritrovarsi con lo sguardo, allo stesso momento. Silenzi in ascensore e timidi "ciao".
Avete presente la snervante e sempre verde storia del io sono single-tu sei impegnato-io sono impegnata-tu ti sei appena mollato. Sicuramente anche questi due.
C'era stato un momento, nel quale entrambi svincolati, avrebbero potuto provarci, ma quella puara tutta umana, il timore di sciupare le cose, rovina sempre tutto, e si finisce a chiacchierare tramite amici comuni, fingendo di non conoscersi, bypassando le volontà con forse e ma se poi , a vivere senza coraggio.
La notte era estiva e nel cielo le stelle cucite a casaccio si riuscivano a vedere persino nonostante lo strob, quando in quei momenti di pausa riprendi fiato e per respirare a fondo mandi in dietro la testa e scosti i capelli che indugiano sul collo bagnato, quel attimo in cui la musica rallenta e ne approfitti per cercare un istante di refrigerio, sai che tra poco il ritmo forsennato tornerà a sconquassare le casse e farti vibrare il corpo. Deve essere stato in uno di quei momenti che perdendo un battito, le luci durarono giusto il tempo affinchè lei lo notasse, in piedi e immobile al centro della pista, con l'ennesimo cocktail in mano, mentre la fissava.
Subito arrivò il sorriso, esattamente uguale a quello che lei conservava nei ricordi, quello di tempo fa.
Lui era stato in disparte, e avrebbe continuato a farlo, si sarebbe limitato a guardarla ballare da lì, fare la stupida con qualcuno magari, perchè ora era libera, e non avrebbe fatto del male a nessuno, facendolo. Era, libera e bella, con la pelle rossa del primo sole e quegli occhi che fanno venire i capogiri, un vestitino bianco e la sensualità innocente di una ragazza ingenua. Eppure ancora una volta, lui sarebbe stato in disparte.
Provò a dissimulare, come aveva fatto allora, ma quegli occhi puntati addosso le bruciavano dietro la schiena, le invadevano il cervello, sapeva di essere un suo punto debole, glielo avevano detto in tanti, quanto lui la vedesse bella e desiderabile. E lei si divertiva ad esserlo, per lui, a stuzzicare il suo interesse nonostante sapesse che il caso aveva fatto si che, ancora una volta, non ci potesse essere niente tra loro.
Capita poi, che la vita decida di imboccare strade strane e si arriva in luoghi che non avresti mai pensato di raggiungere e dopotutto il cuore è furbo, e approfitta della debolezza cerebrale causata dall'alcool appena ne ha l'occasione.
Non riuscì a resistere alla spinta del cuore, si avvicinò da dietro senza toglierle gli occhi da dosso, le strinse i fianchi con entrambe le mani, avvicinò i loro corpi, annusò il profumo buono dei suoi capelli, e sussurrò "è una vita che sogno il tuo odore".
Quando sentì quelle mani sul tessuto leggero, quasi sulla pelle, avvertì un brivido affiorare in superficie. Sentì le parole che avrebbe voluto sentire arrivargli all'orecchio come una boccata d'aria fresca. Scostò i capelli, ricoprì le mani di lui con le sue, gli offrì il collo. Il cuore le galoppava nel petto. 
Lui la respirò a fondo, iniziarono a ballare vicini, stretti stretti. Nel girarsi verso di lui in maniera da poterlo guardare negli occhi, lo vide palesemente emozionato.
Ne fù felice, ma cercò di mascherare come poteva.
Una notte vicini, viso a viso, petto contro petto, mentre lui le cingeva i fianchi e le afferrava la pelle tra le mani come a non volerla più lasciar andare via, lei gli accarezzava la nuca, con entrambe le mani e sorrideva dentro.
Non c'è stato un bacio e non c'è stato seguito. Semplicemente uno di quegli attimi per cui val la pena di vivere, uno di quegli attimi che il respiro te lo tolgono e ai quali ripensi con una fitta allo stomaco e le guance che ti si infiammano di rosso.
Ma realtà rimane ancora, incrociarsi per le scale come se nulla fosse. Non guardarsi nemmeno, forse per paura di crederci di nuovo.

                                                                         Isotta.

domenica 13 maggio 2012

Sunday afternoon thoughts...



Lo schermo della tivù fa le grinze e io allora aspetto che passi, guardando fuori dalla finestra. Quello è il segnale che annuncia il passaggio di un aereo. Incidono l'azzurro lasciandosi dietro linee bianche che poco a poco colano verso terra, sparendo. Quante vite lassù. Chissà che fanno in quel preciso istante, dove sono diretti, chissà per chi di loro è un arrivo e per chi un ritorno. Che buffo che un luogo possa essere casa per alcuni e una vacanza per altri. Magari mentre sorvolano c'è qualcuno che guarda fuori dal finestrino, si domanderà cosa sono quei sei palazzoni tutti uguali, non ci crederesti amico che viviamo in 600 studenti qua dentro ah? si, ce la si fa perchè le stanze sono un po' più grandi di un loculo. Forse qualcuno pensa a cosa stia facendo io. Dentro un buco a guardare il cielo oltre la finestra, ad immaginare la vita, come scorre per gli altri, se se la sono caricata addosso come un peso o la vestono e ne fanno il loro miglior outfit di sempre.

Strana la vita, chi viene, chi va.
A me sembra di esserci stata sempre, mentre tutti attorno volano via. E poi tornano e poi vanno. A volte scompaiono, e la maggior parte è un bene. Delle volte fa male. Delle volte vorresti partire anche tu, che restare è sempre restare, sa di noia. Eh, ma anche per partire ci vuole coraggio.

Chissà se sull'aereo di oggi qualcuno è partito con coraggio, chessò per il lavoro dei sogni, l'opportunità della vita, l'anima gemella...un ideale!
Ma esistono ancora i coraggiosi? Bah...inutile tentare di darli per dispersi giustificandone con l'assenza la mancanza quando ti guardo allo specchio. Esistono si.
Fattene una ragione, a non esserlo.

Che poi chi ha deciso cosa. Nel senso, dove finisce il coraggio ed inizia l'opportunismo? Qual è il confine tra giusto e sbagliato? Chi può dire bene o male?
 Sai che se disegni un 9 per terra, per chi lo guarderà dalla testa sarà sempre un 6. Me lo disse una volta il mio anziano Prof d'Inglese, mi pare stessi contestando la colazione inglese, in favore ovviamente, di brioche e cappuccino.

Ma si. Infondo siamo qua ed è questo che conta.

Minchiate.
Io pretendo il meglio. Io di tutto questo respirare, pompare sangue, fare scorie, non me ne faccio niente. Ma niente proprio.
Per cosa vivete voi? 
Cosa è che la mattina quando aprite gli occhi non vi fa richiuderli e mandare tutto affanculo, per chi vivete, per quale grande amore o ideale? 
Come fate a sorridere? 
Ma non ci pensate mai agli animali torturati da tutte le parti del globo, in tutti i campi d'applicazione dello sfruttamento? 
Non ci pensate mai ai barboni bruciati da ragazzini annoiati, ed ai cittadini tenuti a catena stretta dalle mafie? 
Non vi fa incazzare pensare che poteste aver faticato una vita e poi beccarvi una malattia terminale? Non vorreste avere la forza di cambiare il mondo e sapere che essendo alti un metro e uno sputo e contando molto meno di niente, non farete mai un cazzo in questa cazzo di vita?
Come sopportate che niente è andato come avreste voluto, come sarebbe dovuto essere?

Io non voglio mettere al mondo nessuno per fargli vivere 'sto strazio! Siete dei sadici se vi siete o avete intenzione di riprodurvi! Abbiate pietà, risparmiate ai vostri figli questa giostra perversa!

Festa della mamma, un corno. Se la mia avesse evitato, io a quest ora non starei così.
Anzi, meglio. Non sarei proprio.

E non comprate azalee o mele o pere o quel che è, finanziereste solo una falsa scienza che sfrutta la vivisezione per offuscare i fallimenti e ricevere fondi in modo da mandare avanti questa pantomima della ricerca.
Ricordate: non vinceremo le malattie guarendo i topi fatti ammalare artificialmente.
"FARLI AMMALARE NON CI FARA' GUARIRE!"

                                                                                            Isotta.


domenica 22 aprile 2012

E' che io ho sempre sognato un castello!

    

Sabato mattina voi cosa fate, solitamente?
Io dormo. Del resto non che gli altri giorni faccia qualcosa di diverso. Mia madre invece è solita mettere a soqquadro la casa, non è che fa le pulizie, sventra la casa, fa il culo ad acari e batteri. E' meglio dell'amuchina. 
Comunque ieri mattino, dormivo appunto, quando ricevo una telefonata.
Tululu tululu (per il telefono squilla così. Da quando ho due anni!) Sbiascico un pronto assonnato.
"Isotta, muoviti, alzati, vestiti, dai che andiamo. Tra mezz'ora pronta eh? Giù alla fermata, capito? Pronta eh! Non tardare come al solito e non ti rimettere a dormire. Alzati e cammina su!"
"Cosa???? e perchè mai dovrei alzarmi?"
"E' la settimana della cultura e si entra gratis al castello Visconteo, ci sono anche le mostre...dai!"
"Okay. Dammi il tempo di essere presentabile e arrivo."
E niente, siamo andati al castello. Alle 10.00 di sabato mattina. Io e le compianine, o meglio una parte. E che fai, te la perdi un'entrata aggratis? No. Io sono una di quelle che è gratis? ossì, si, trapanami il dente senza anestesia, dentista!!!
Il tempo ci ha graziate: un cielo tanto terso a Pavia non l'avevo mai visto in quattro anni di residenza. E che fa Isotta? Qualche foto, ovvio! #chepoicifaccioilpost (ecco la sindrome twittifera da hashtag).
Il giardino antistante è meraviglioso. A rendere tutto più bello la luce, i ragazzi che si abbracciano nel prato, l'atmosfera che questo tipo di posti regalano. Mentre sorridevo al sole riflettevo sul fatto che se avessi visitato un posto del genere da bambina, probabilmente non sarei mai più voluta tornare a casa. Sono cresciuta guardando Fantaghirò, La Principessa e il Povero, Desideria e l'Anello del Drago, i cartoni Disney. Ho giocato sempre, sempre, sempre alla principessa che vive nel castello, conduce l'armata in battaglia(Xena docet) va al ballo reale e si occupa dei cavalli. Non posso essere indifferente al fascino di un castello! Perchè mi pare di vederli, i cavalieri, portare a mano il destriero, le dame passeggiare con le gonne pesanti e ridacchiare languidamente. Lì da dove vengo io i castelli sono molto più antichi e 99/100 distrutti dal tempo, quindi per me visitare questo o quello Sforzesco a Milano, è vivere un sogno. E ancora non avevo visto la parte "interna". Infatti qui nel (chiamiamolo) cortile, ci ero venuta tante volte, ma mai dentro! Ieri però, e per fortuna, mi sono rifatta. 
Bellissimo vero? Siamo uscite alle 14.00, ma non siamo mica pazze. Le sale del castello ospitano mostre davvero interessanti, è un vero e proprio museo, che, ad essere sinceri, non credevo potesse essere così vasto e di valore. Invece ci farò un secondo post per quanto merita. E' stata una visita ricca!  

Ovviamente non potevo esimermi dal fare una foto con quelle imponenti finestre. Sapeste quante volte ho immaginato di spalancarne una per gridare al mio cavaliere che l'amo!
Si, sono pateticamente smielata, abbiate pietà sono gli ormoni!
Passate una meravigliosa domenica...

P.S. Sorry per il pessimo editing delle foto. Ha chiuso Picnick ed io non so cosa fare! Sono disperata :(
                                                                                  Isotta

mercoledì 14 marzo 2012

Il mio messaggio nella bottiglia...


"Forse ti chiederai perchè sei solo. Per quale motivo ogni mattina, quando ti chiudi la porta alle spalle ti senti come se avessi lasciato indietro qualcosa. E magari ti incazzi pure per non riuscire a capire cosa sia. Mi sembra di vederti, seduto nell'abitacolo, un po' impaziente, attendere che il rosso diventi verde e ti conceda di correre via, all'università? a fare la spesa? al lavoro? fai un lavoro? chi può dirlo.
Ti immagino tornare a casa la sera, buttare il giubbino sulla prima superficie utile, lasciare le scarpe in disordine e aprirti una birra davanti alla tivù. Guardare quella scatola luminosa e non vederla nemmeno. Non voglio pensarti a cenare da solo, spero che ti venga a trovare qualcuno e mi auguro anche che tu abbia avuto la splendida idea di prendere con te un amico a quattro zampe, saprai sicuramente come il loro pelo scalda il cuore, ecchissene se si appiccica pure ai divani. E ai vestiti. E okay, a volte, anche al viso.
Il tuo viso. Se avessi guadagnato un centesimo per ogni volta che provo ad immaginarlo, potrei mandare a quel paese lo studio, il sacrificio, il lavoro. 
Ecco, magari ti senti solo quando le luci si spengono, la città è arancione e la vita rallenta la sua corsa, ma non lo sei.
Si, diciamo che non so quanto tu ti possa ritenere fortunato, ma vorrei dirti, vorrei farti sapere che anche io sono qui, e sto aspettando proprio te.
Caro sconosciuto, non lamentarti del fatto che potrei essere io a prendere l'iniziativa e venire a scovarti in qualsiasi parte del mondo in cui ti trovi, poi capirai che non è pigrizia, o essere snob, ma paura, di non riuscire a trovarti. Stando qui invece, buona buona, posso almeno sperare che esisti.
 Che poi cosa cambia, in fondo? Se non è adesso e non è qui, c'è solo da aspettare, e sono una maestra dell'attesa te l'assicuro, ti prego aspetta anche tu.
Un giorno qualunque, magari con la pioggia, o forse con il sole, in un posto a cui non avresti mai pensato o esattamente in quello che ci eravamo costruiti nei sogni, di sera o la mattina presto, accadrà.
Ci incontreremo, perchè funziona così. E non devo stare mica io a spiegarti come funziona. Quando meno te l'aspetti, dicono. E sarà pure 'na stronzata, però io ci credo!
Forse sarà lo sguardo, un profumo, un'idea, ma qualcosa ci farà riconoscere. Ed io ti sembrerò bellissima, pur non essendolo, mi troverai perfetta... per te. Penserai che è buffa la mia voce, che ti fa ridere il modo in cui alzo il sopracciglio quando faccio una domanda, che le mie guance sembrano fatte a posta per i tuoi baci, le mie spalle per incastonarsi tra le tue braccia e le mie dita per intrecciare le tue. 
Probabilmente non sopporterai la mia presunzione allora litigheremo un pochino, ma giusto quel poco per poi poter fare pace, e ti prometto che ci sarà ogni volta una nuova, più forte, intesa. Ti racconterò tutto di me e a differenza degli altri non mi dirai che non ho nulla di cui lamentarmi e che sono una bambina viziata, sai che non lo sono perchè tu mi guardi negli occhi, e senza dire niente mi stringerai fortissimo, da sentire il tuo cuore che mi tuona direttamente nelle orecchie. Ecco perchè voglio aspettarti.
Ti farò fidare di me, perchè ti confesserò chi sono e capirai che sono due aspetti imprescindibili. Mi occuperò di te non per dovere, ma perchè vorrei restituire in minima parte l'amore che sento di ricevere. Guarderemo il calcio, verrò a tifare per te alla partitella con gli amici, porteremo a spasso i cani, cucineremo, faremo viaggi, faremocose, vedremogente. Saremo una squadra, non andremo sempre d'accordo su tutto, certo, ma il nostro segreto sarà la fortuna di guardare nella stessa direzione, solo così si raggiungono obiettivi comuni. Sarò sempre dalla tua parte perchè sarà la mia parte.
Quindi non essere triste, basto io, abbi un po' di pazienza piuttosto.
Sono certa che prima o poi, vivremo insieme, felici e contenti, come in ogni favola che si rispetti.

                                                                      Isotta."

lunedì 28 novembre 2011

La vita non è un film..ahimè!

E' già lunedì. Essì, inizia un'altra settimana e io proprio fisicamente non ce la posso fare:
punto numero uno, non ho studiato un cacchio e l'esame è mercoledì.
punto numero due, c'è una nebbia depressiva che la metà bastava.
punto numero tre, ho i dolori di un'ottantenne causa umidità e imminente arrivo ciclo.
Se, come si suol dire, il buon giorno si vede dal mattino, direi che anche per questa settimana, siamo apposto
Ho letto un link su faccialibro su una cosa che io ho sempre pensato, e cioè che un film è bello perchè si tagliano via i momenti "morti", di stallo, allora tutto appare avvincente e possibile. Togliendo il tempo dell'attesa, della banalità, anche le nostre vite potrebbero diventare dei capolavori. Togliamo tutta quella robaccia di ore di sonno inutili, visitine in bagno per assolvere i doveri fisiologici, gli spuntini a casa o i pranzi coi parenti tutti ultrasessantenni, i periodacci da single e depresse, in casa a vedere C'è Posta Per Te, per me? per gli altri! A me chi vuoi mi mandi nulla, se la mia vita sociale si riduce allo scambio di battute con la commessa dell'Esselunga per sapere se voglio o meno la busta!?
E le attese alla fermata, alla mensa, dalla parrucchiera? tutto e.l.i.m.i.n.a.t.o !!
Che nei film le uniche scene in cui si intravede un letto è perchè lo stanno usando non per dormire, il bagno esiste solo per bagni caldi e rilassanti, con la schiuma e le candele, gli spuntini a casa li organizza il figone/amicoinnamoratomacheleinonfila di turno, ultrasessantenni non ce ne stanno proprio, e le single e depresse assomigliano a Cameron Diaz, Jennifer Aniston, ecc.. ma adesso secondo voi, queste, quando mai nella vita potrebbero lontanamente essere single e depresse?
Ecco, se adesso potessi girare il mio film personale si svolgerebbe così:
Isotta, sedicenne, è una quasiragazza razionale ed indipendente, dedita allo studio con un'amore sconfinato per gli animali, e poca, pochissima fiducia nel genere maschile. Tanti amici maschi, nemmeno una femminuccia con cui parlare di smalti. Un giorno inciampa nel ragazzo trasferitosi al paesello, alto, moro e simpatico. Il suddetto ha un cane, si mettono a chiacchierare, si scoprono ogni giorno più vicini, tanto che dopo qualche mese sono tanto vicini che Isotta s'è giocata il jolly. Tutto sembra andare a gonfie vele. FIRST CUT. Isotta si diploma con il massimo e non può sprecarsi nell'università vicino al paesello, no, deve andare via, lontano, "sfruttare i suoi talenti" le aveva detto qualcuno. Il rapporto si incrina, lui la vuole accanto a se', lei deve spiegare le vele del suo futuro e col cuore trafitto prende l'aereo. SECOND CUT. Sono passati tre anni, dopo i primi due in cui il rapporto aveva retto, adesso si sfalda completamente, iniziano le bugie, il rancore, le lacrime, l'odio, la rottura. Isotta è vuota, si sente persa, ma rimane aggrappata al suo dovere e si dedica anima e corpo al conseguimento della laurea. TIRD CUT(quello che vorrei adesso!). Il sole brilla alto in un insolito azzurro cielo di Ottobre, e la ragazza esce dalla sala, una corona d'alloro intrecciata con fili rossi in testa ed un sorriso talmente grande da ricoprirle il viso, gli occhi dei suoi genitori brillano come quel sole. Alla fine delle imponenti scale, sotto il porticato dell'università, c'è un mazzo di tulipani e un biglietto "Dottoressa, adesso potrò averla per me?". Un ragazzo vestito di blu, fermo tre passì più in la del mazzetto, la guarda con i suoi occhi chiari, col suo viso dolce e incorniciato dai capelli castani. Isotta gli si avvicina, alza il viso per guardarlo bene e con fare ironico dice "credo, proprio di si". 


FOURTH CUT. Isotta e il bel ragazzo si sposano felici e contenti e lei indossa un amazing vestito bianco sporco, a sirena, in organza e inserti in pizzo adagiati sulle curve del busto, la schiena scoperta, e un velo delicato. Vivranno per sempre felici e contenti e nella scena finale, sullo sfondo la festa nuziale nella villa di-lui famiglia, loro due con i calici in mano si guardano teneramente negli occhi, "Sono onorato che tu mi abbia concesso di starti accanto per il resto della vita, ti amo". Lei poggia la testa sulla sua spalla e dice "Ti amo".. e sbeng! Nel momento in cui pronuncia quelle parole rivede il viso del suo primo amore.
                                                            The End.

Morale: Isotta non è una scenegiatrice e s'era capito. Altresì la vita è una vera merda!
Vi prego non fatemi sentire una scema totale e descrivete il film che vorreste della vostra vita, oppure di come si è rivelato meglio di quello che desideravate, anche con un post se l'idea vi garba :)
Buon inizio settimana. Sto superando, anyway..

                                                                                 Isotta