sabato 24 dicembre 2011

E' Natale!!!

Eccolo qui, un'attesa lunga un anno eppure arriva sempre!
(Fate partire la musicaaaaaaaaaa!)


Spero che per voi sia una festa speciale, che vi siate strafogati di tanta roba buona, che in questo momento stiate ridendo fino alle lacrime con le persone che sentite più vicine, lì accanto a voi per davvero, che possiate scartare il regalo dei vostri sogni e che i vostri abbiano reso felici i destinatari, certa che ciò renderà felici anche voi di riflesso.
Vi auguro un Natale pieno, pieno, pieno di gioia, amore e felicità. Brindate anche alla mia se vi capita, io lo farò per voi, nuovi amici di questo spazio virtuale, ma per niente freddo, anzi dove sento le parole quasi più vicine che quelle del mondo reale!!
Vi abbraccio tutti sinceramente!E vi lascio un po' di foto..
 Io, quando il post verrà pubblicato sarò a scartare qualche regalo, o pronta per addentare una dolce prelibatezza o a stuzzicare mia sorella..ci sentiamo per il post post-Natale!!!

                              Auguriiiiiii!!!!!

                                                                                          Isotta

domenica 18 dicembre 2011

"E' funesto a chi nasce il dì natale.."

Anni fa aspettavo questa data come, o forse più del Natale. Ora è solo quello che è, un numero su un foglio appeso al muro. Compio ventidue anni oggi, e la mia vita è distante anni luce da quella che mi ero immagina, ma un po' per tutti va così, forse è il normale corso della vita. Io non ho vissuto disgrazie, malattie, la perdita di persone a me molto vicine, ma in ogni caso non ho la forza di sorridere. Mai. E quando lo faccio è finzione, è questa la mia disgrazia.
Se dovessi fare un bilancio obiettivo, dovrei essere catalogata come persona fortunata, ma io non ho mai eccelso in obiettività ed inoltre mi piace piangermi addosso. Sento l'irrefrenabile bisogno di farlo fondamentalmente per il fatto che credo realmente di potermelo permettere. Ho 22 anni e dovrei essere matura, ma mi ostino a fare i capricci, a lottare contro i mulini a vento, a guardare quelli che hanno di più rispetto a quelli che hanno di meno. Ho 22 anni e sono una bambina che piange perchè vuole il giocattolo, e urla e strilla e batte i pugni sul pavimento, perchè non capisce che deve rassegnarsi: quel giocattolo non lo avrà mai, non è stato progettato per lei. Sono immatura perchè pretendo di ricevere dagli altri senza dare niente in cambio, non parlo di scambi di doni, ma di affetto, attenzione, carineria. Sono sempre lì con le mani tese a pensare che solo perchè una persona mi dice che mi vuole bene deve sottostare ad ogni mio sopruso, e non pretendere niente in cambio. Non crescerò mai perchè io non volevo vivere, non volevo nascere e alzarmi dal letto la mattina richiede già un'impegno talmente gravoso che nessun secondo di felicità potrà ricompensare. Sono così negativa perchè non riesco davvero a capire come si possa essere ottimisti, almeno che non avendo seri problemi mentali che alterano le capacità cognitive, perchè vedo la vita come una condanna dalla quale non puoi sfuggire piuttosto che un'opportunità. E sono triste, infinitamente triste, perchè io qui non volevo starci. Non volevo vedere animali torturati, non volevo sentirmi sempre inadeguata per la mia mancanza di centimetri, non volevo dover testimoniare a me stessa che qualcuno mi vuole bene mettendolo alla prova in continuazione, portandolo al punto dello stremo. Non volevo sentire le urla insensate di mia madre, dopo aver cercato tutta la vita una carezza, come non volevo andar via a cercare un posto per sentirmi a casa e scoprire che nemmeno esiste. Non mi andava di dover fare terra bruciata intorno a me perchè esiste la falsità e l'opportunismo, il pugnalare alle spalle, non volevo desiderare di morire per smettere di soffrire. 
Di questi 22anni ricordo le lacrime come il file rouge che li tieni assieme, il dolore straziante che mi porto dietro senza un reale motivo, il cuscino bagnato di sangue al mattino e le maniche lunghe anche in estate, il pensiero costante che se svuotassi l'armadietto dei medicinali non mancherei a nessuno, la disperata ricerca di un senso attraverso bei voti e duro lavoro, che ora mi accorgo essere solo fatica sprecata, consenso non dato. La solitudine e le parole, le mie uniche compagne di viaggio.
Il desiderio che accompagnava il fumo delle candeline è stato sempre lo stesso " vorrei smettere di soffrire". 
Ventidue anni di attesa, che qualcuno, un padre, una madre, un'amica, un'amico, un'amore, prenda le mie cicatrici tra le mani e dica che è ora di smetterla che non sono sola, che mi capisce e mi starà accanto, che mi aiuterà, non che mi farà passare il dolore ma che farà a metà del peso con me, che crede in me, che ha stima di me, che mi conosce davvero e non si aspetta nulla.
Voglio provare quella sensazione di benessere che ho visto nei film, di quando ti butti di schiena nel vuoto perchè sai che non ti schianterai a terra, che c'è qualcuno a sorreggerti e non vuole farti far male.
Io aspetto quella persona, e non sono cresciuta a ventidue anni, perchè ancora non ho capito che sto aspettando me.

                                                                                    Isotta

giovedì 15 dicembre 2011

Voci e parole...

Vi è mai capitato di ascoltare la vostra voce registrata? E' terrificante. Almeno per me.
Io odio il fatto che quel suono non mi rappresenta. E' lontano anni luce dalla voce che ascolto mentre le parole abbandonano la mia gola, ed è ancora più differente dalla voce con cui i pensieri e le idee affollano lo spazio disponibile tra le tempie. In sostanza io ho tre voci, quella orribile, con cui gli altri mi ascoltano, che devo aver rubato a qualche fatina delle numerose favole che mi leggeva mio padre, alla sera, al buio, prima di andare a letto; quella che percepisco ed ha un tono prepotente, perentorio, delle volte anche quando non sarebbe proprio il caso o non c'è proprio la volontà, quella che mi fa va di sentire forte e decisa. E infine quella che io chiamo "la voce dei pensieri", quella che dovrà di sicuro appartenere ad una donna realmente forte. Non urla mai, si affaccia in punta di piedi, non vi è traccia di inflessioni spiacevoli, toni esagerati, vocali troppo aperte o doppie troppo forti. E' una voce sicura, ferma, decisa ma non imponitiva, saggia, materna. E' come la voce di quelle persone che hanno vissuto tanto e tanto hanno da raccontare, ma sono così intelligenti da non credere di esserlo, o pretende a tutti i costi di dimostrarlo. Butta lì un consiglio senza aspettative, a smuovere con cerchi concentrici il laghetto arginato che ti sei costruita, e attende; aspetta che che anche tu ti accorga chi sei. Non è una voce familiare, è una sconosciuta che alberga tra le mie orecchie, ma che mi conosce talmente bene da farmi sentire estranea a me stessa. E' onesta, perchè non conosce menzogna il filo irrazionale dei pensieri, ma solo la genuinità di quello che siamo. 
Una cosa che ho sempre fatto è non ascoltarla, rivestendo di valore, piuttosto, lo squittio delle voci degli altri, che la sua, la mia.
Poi, per quella strana abitudine che abbiamo di infilare una maschera, e portarla giorno e notte per così tanto tempo da non ricordare nemmeno più i lineamenti che abbiamo nascosto, mi sono inventata un'Isotta diversa, sul cui altare immolavo in sacrificio emozioni nascoste, opportunità cadute nel silenzio, sogni fatti di poco, troppo piccoli per avere valore, avere le ali, sapere volare, il coraggio di scegliere per me, non per gli altri, per l'adesso e non il futuro.
Quella sensazione all'etanolo, con la testa leggera e il cuore svuotato, io l'ho sempre provata. E la provo ogni volta che picchietto sulla tastiera e strappo parole ai pensieri, capriolo le frasi, imbratto una pagina del mio odore più vero. Scrivere è una boccata d'aria fresca, nell'aria di Dicembre, dopo due ore di fila nel locale con l'aria viziata; è il coraggioso tuffo nel mare di fine Aprile, dopo un'attesa lunga un inverno; è il pezzo di torta al triplo cioccolato quando la dieta è finita, affondare il naso nel pelo del tuo cane che freme di gioia dopo averti aspettata a lungo, è il primo bacio con la persona che ti ha fatto faticare tanto per averlo. Scrivere è una liberazione. E leggere è il suo sposo. 
Non lo so, ho sempre questa sensazione di non aver fatto le scelte giuste appiccicata alla pelle, di non aver vissuto per come avrei dovuto, di non essermi sfruttata il tempo, di averlo sprecato rincorrendo un'immagine che non ero io. Se così non fosse, non avrei rimpianti, timori o quel che è, sarei serena e felice. O forse no. Che quelli come me se non hanno qualcosa di cui lamentarsi la trovano, e nel caso in cui non la trovassero, fanno in modo di averla lo stesso.
Oggi va così, il grigiume dalla finestra e un esame inutile e noioso fanno il resto. Ma io sono qui, e non riesco a pensare che tra due giorni sono a casa, che riabbraccio i miei amori pelosi, che lui è venuto e, per ora, abbiamo risolto, che è il mio compleanno tra poco e c'è da festeggiare anche Natale, Capodanno e la Befana. No. Oggi l'unica cosa che la voce mi ripete è "ma non dicevi che odiavi le materie umanistiche e volevi solo vivere tra chimica e biologia?", poi tace.

                                                                               Isotta

domenica 11 dicembre 2011

1° Settimana Ufficiale Natalizia!

In questi giorni sono stata latitante dai blog..ma a fin di bene in quanto credo di essere stata più presente nella mia vita. Innanzitutto, dopo questo post, Lui è volato da me, per colmare distanze non misurate solo in Km, fino alla prossima rottura, lo sappiamo, ma a noi sta bene così.


Ho preparato i ravioli di zucca, e sperimentato la ricetta di economistapercaso.


Festeggiato l'apertura ufficiale del periodo natalizio, la mattina dell'otto, addobbando lamicrostanzaloft e con una bella giornata a Milano, nel pomeriggio, tra shopping, luci spettacolari e vetrine magnifiche, in compagnia di un'altra coppia, un nostro carissimo amico e la sua ragazza, nonchè mia veterinaria di fiducia ( diciamo che abbiamo coadiuvato la conoscenza circa un anno fa, hihihi! ). In serata abbiamo festeggiato il compleanno di lei con un'aperitivo, durante il quale abbiamo fugato ogni dubbio sulla nostra provenienza terrona con le pile di piatti vuoti che crescevano sul nostro tavolo, in evidente contrasto con il piattino unico, ancora pieno, della comitiva di milanesi del tavolo accanto. Io sono l'unica dei quattro che oltre ad essere vegetariana, mangia quanto un gattino di due mesi, gli altri compensano, mangiando come un branco di lupi affamati dopo l'inverno!




Per il resto, sto dormendo tanto, profondamente, abbracciata a Lui. Mangiamo, usciamo, parliamo poco e ridiamo tanto, ci teniamo vicini e ci guardiamo negli occhi, ci curiamo le ferite a vicenda e cerchiamo di fare pace.
Che si sa, a Natale siamo tutti più buoni.
                                                                                 Isotta

mercoledì 7 dicembre 2011

Un Candy per ricordare!

Quando sono un po' giù, una delle cose che faccio è andare a trovare Simo, il suo blog è accogliente proprio perchè ci si siede sul comodo divano e ci si sbellica dalle risate ascoltando le sue avventure. Partecipo molto volentieri al Candy di Natale, perchè mi è sembrata una bella idea festeggiare attraverso i ricordi che ognuno si porta nel cuore.
Ok il primo non posso ricordarlo, avevo solo una settimana, ma gli altri si:

I miei Natale sono stati più o meno tutti uguali: la sveglia presto, il cuore in gola che poi si scioglie alla vista dei pacchi regalo, e quanti pacchetti, tutti luccicosi e colorati, sotto l'albero addobbato dalle sapienti mani di mia madre, sempre lì, nel suo angolo vicino al caminetto, precedentemente acceso dal mio mattiniero papà, affinchè io e mia sorella non ci beccassimo un raffreddore proprio durante le feste. Le luci intermittenti dell'albero, il bambinello che la sera prima avevamo messo nella grotta, le ghirlande di aghi di pino, pigne e pungitopo sparse per casa a ricordare che è festa, La Festa, l'odore di caffè misto al leggero affumicato che ogni tanto sbuffava fuori dal camino. Scartare i regali, gli occhi di chi ti ama gioire per aver reso, i tuoi colmi di stupore ed entusiasmo, la telecamera che risprende ogni istante, per non perdere nulla di quei momenti magici. Le carte regalo distrutte dalla curiosità sparse sul parquet, a creare un caos che sa di famiglia e che rimarrà per tutto il giorno a testimone che qualcuno lì si è divertito come un pazzo. Il tempo vola quando sei felice, e infatti poi è un fuggi fuggi generale per arrivare in orario a Messa (tranne me). Lo scambio di auguri per le vie del mio paese, che ti consumi le guace a furia di schioccare bacetti a chi conosci, perchè ci conosciamo tutti, il "pranzo" a base di pennette col sugo semplice e cotoletta per gli altri, seitan per me, a casa dei nonni materni con la nonna che si dispera per il fatto che "vedo sempre gli altri comprare mille cose, fare mille prelibatezze, e in questa casa nessuno mangia niente!" e siamo fatti così, a noi mangiare non piace tanto! Le chiamate degli zii(ottavo grado circa) lontani, Nord, Canada, Australia, i messaggi degli amici e l'impossibilità di rispondere perchè il traffico telefonico è in tilt, le orecchie da renna al mio Buddy, coccole in più ai mie micioni, nel pomeriggio passare a salutare anche i nonni paterni, e tutti gli zii, quelli veri stavolta, i cuginetti che sfrecciano in una casa che a Natale torna ad essere piena di voci, com'era quando mio padre e i suoi fratelli erano piccoli, il pandoro che tutti mangiano tranne me, e la nonna che sapendolo mi fa trovare pronto il ciambellone e la nutella da spalmare sopra, accanto al vassoio. Ancora le luci, quelle negli occhi di tutti, perchè si sa, il Natale è una cosa meravigliosa!!
Ecco, io non ho un Natale che spicca sugli altri per un ricordo particolare, ma ho conservato nel cuore i ricordi dei particolari di questi 21 che ho vissuto! 
Ma se proprio mi sforzo, uno davvero speciale è stato quello precedente al prossimo. Per una serie sconosciuta di eventi, il mio ragazzo (oramai ex) decise di superare la timidezza e addirittura autoinvitarsi per la sera del 24. E' stato magnifico essere seduta a tavola, la sera della vigilia, con le persone che più amo a questo mondo! Non mancava nessuno, mio padre, mia madre, mia sorella, i miei nonni materni, quelli paterni sono sicura che erano lì lo stesso, Lui e, ciliegina sulla torta, i miei tesori pelosi al completo. Tutti avevamo un regalo, avevamo messo una musica natalizia di sottofondo durante "lo scarto" e niente, credevo di essere la protagonista di quei film americani sul Natale in cui, nella scena finale, tutti ridono e cantano, e sono stata felice, lo sono stata davvero!

P.S. Tra un'ora ho un esame..pensatemiiiii!!!

                                                                                    Isotta

lunedì 5 dicembre 2011

SuperMarioMonti...una cippa!

Mi ero proposta di non parlare mai di politica su questo blog. Ma questa non è politica, è un'altra cosa. Qui si tratta del fatto che mi, ci, stanno rubando il futuro. Eppure oggi non vedo invettive, j'accuse e rivoluzioni, non vedo donne indignate o lavoratori alzare la testa. Parlano del fatto che "dobbiamo fare sacrifici", noi appunto, e almeno fossero necessari. Io non sono un'economista, anzi l'unica materia che a scuola non mi andava giù, era proprio economia, ma sono una cittadina, una giovane cittadina, studentessa e disoccupata degli anni a venire. Io non sono un'eccezione o un'eccellenza, faccio parte di quella schiera di persone che hanno sempre fatto il proprio dovere, quelli che la madre da bambino gli diceva di impegnarsi, di lavorare sodo, che i sacrifici sarebbero stati ripagati un domani, che la strada dura è quella che paga. Faccio di parte di quelli che hanno raggiunto ottimi risultati nello studio ed hanno pensato di andare all'università "per sfruttare i propri talenti", per poi incontrare una realtà diversa, completamente diversa. Dove le uniche cose sfruttate sono i giovani brillanti ricercatori che svolgono a tutti gli efetti il lavoro del professore ordinario, ottantenne che non molla (la cattedra).

Impara le lingue, sono fondamentali; non ti lamentare che fai 13 materie e numerose ore in più rispetto agli altri licei, vedrai ne sarà valsa la pena in futuro,fatto.
Scegli una facoltà scientifica, sono maggiormente spendibili a livello lavorativo, fatto.
Scegli una quinquennale, è lunga, ma almeno poi sei un laureato risolto,fatto.
Vattene al Nord, così imparerai di più e ti valuteranno per questo,fatto.
Laureati presto, prestissimo, entra giovane nel mondo del lavoro, non perdere tempo a viverti la vita, no, fai 18 esami in un semestre e distruggiti psicologicamente, verrai ripagata, quasi fatto. E poi?
Sai qual è la verità? Che nessuno sta aspettando me. Che quel mondo del lavoro è saturo di gente, che non gliene importa a nessuno che sono giovane e che ho studiato tanto, che ho sacrificato tanto, che sono andata via di casa a 18anni e mi sento pure chiamata in tv "bambocciona", che vivo in un Paese dove i giornali dicono "togliete i libri alle donne così faranno figli", come se il problema fosse la cultura e non il fatto che non viene valutata e i figli non si mantengono con l'aria, che se hai la fortuna di essere assunto sei sottopagato (un dipendente farmacista in Italia prende circa 1200 euro, in Inghilterra non è DIPENDENTE perchè le farmacie sono libere e prende circa 5000 sterline(!!!), che se tutto va bene dovrò lavorare 46/47 anni, dopo aver studiato una vita, non essermi potuta permettere un viaggio, una borsa costosa, una semplice cena fuori, venti giorni di vacanza all'anno, non nomino nemmeno l'acquisto di un'auto nuova o una casa. La verità è che sarò costretta a fare la valigia un'altra volta, salendo di gradino, a centuplicare il magone di nostalgia che mi serra la gola a metà, in maniera proporzionale all'allungamento della distanza da casa, da quella che nel bene o nel male è la mia terra, dove avrei voluto vivere. Si perchè questo è quello che chiediamo tutti. Anni fa sognavano gli yacht e le vacanze in costa Smeralda, oggi quei sogni si sono notevolmente ridimensionati: un tetto tuo sulla testa, poter andare a trovare tua madre e tuo padre quando ne senti la necessità senza dover prenotare un volo, crearti una famiglia, una stabilità, uno sfizio ogni tanto che ti coccoli. Non sono grandi cose, anche se le fanno apparire tali, sono la normalità, dovrebbero essere per tutti, dovrebbero essere la base dalla quale partire per sogni più ambiziosi.
Mi sento derubata di tutto, anche della forza di sperare nel futuro. 
Ah già, non c'è più neanche quello.
 E la cosa triste è che tutti quelli che scrivevano dai blog, parlavano ai talk show, scendevano in piazza a gridare "se non ora, quando?", criticavano ed inveivano, volevano che le cose cambiassero, testimoniavano la gravità della situazione con spread e dati delle borse alla mano, oggi tacciono, oggi non si sento derubati. Tacciono semplicemente perchè dovrebbero ammettere, all'immagine riflessa nello specchio alla mattina, che un uomo (per quanto possa aver fatto schifo!) non poteva essere il male di una nazione. Che la situazione è grave, gravissima e non si risolve brindando in piazza e lanciando monetine, perchè un settantenne abbandona la poltrona, ma ce ne è sempre un'altro in agguato, e adesso, non so davvero chi sia peggio.
Non sono stati tagliati i privilegi ed i vitalizi dei parlamentari, i beni(sconfinati) ecclesiastici, come sempre, rimangono intoccabili, le istituzioni pubbliche un pozzo senza fondo nel quale versare ogni centesimo, i patrimoni dei ricchi non pervenuti, eccetera eccetera, eccetera. Dalle mie parti si dice "u cani muzzica sempi u chiù sciancatu" e cioè "il cane morde sempre il più povero" per dire che chi paga, in tutti i sensi, sono sempre i soliti noti: quella parte di Italia onesta e produttiva, quelli che si alzano ogni mattina dopo aver fatto la nottata per cercare di far quadrare i conti ed arrivare a fine mese, quelli che pagano le tasse fino all'ultimo centesimo, dichiarano anche la cuccia del cane, pagano di più ma chiedono la ricevuta, quelli che mandano il figlio a calcio e quindi non si comprano il Moncler, quelli che non si sposano o il figlio manco ce l'hanno perchè non possono permetterselo, ma aspettano e intanto pagano una benzina troppo costosa, per andare a fare un lavoro troppo poco pagato. E' questa gente che pagherà. Saremo noi a pagare.
Ma oggi, a nessuno sembra importare.
                                                                                  Isotta

sabato 3 dicembre 2011

Questo post non ha ragione di esistere...

Lo dicevo nel post precedente che Dicembre per me è un mese speciale...                                                                   
                                                                                    Come oggi, cinque anni fa.
Il freddo di un Dicembre appena iniziato, si appiccicava alle parti del corpo scoperte. L'aria era appesantita da quella solita umidità che fa capolino appena il sole si tuffa nella bocca del vulcano, e guardando verso l'infinito che si apre dalla vista della villetta puoi respirare quell'attimo di passaggio dalla luce al buio, devi essere fortunato però. 


Succede tutto nell'arco di un battito di ciglia, e devi costringerti a tenere gli occhi aperti e fissi lungo la linea tre cielo e mare, nonostante il freddo di Dicembre li pizzichi, devi essere forte, sbarrare gli occhi per far si che quello spettacolo ci possa entrare tutto e colorarli di rosa, azzurro, arancione o le eventuali sfumature di cui decide di tingersi quel giorno. Quel pomeriggio ero uscita in ritardo, probabilmente qualche pagina in più da studiare. Le stradine erano deserte, ancora. Nessuno squillo sul mio cellulare, a significare che ancora nessuno era uscito di casa, probabilmente erano in ritardo anche loro. Ne approfittai per camminare lentamente, per assaporare l'odore del freddo, quell'odore di muschio verde, parassita di vecchi muri cadenti, fermi a testimoniare nel tempo un tempo che è stato, un passato probabilmente meglio di questo presente, se ancora il ricordo resiste e non si è dato pervinto allo scadere degli anni. Che sa di brividi, i brividi provocati dal venticello che scendendo dai dirupi delle ispide montagne, sostenitrici del paese alle spalle, raccoglie gli odori e te li alita in viso. Avevo il naso ghiacciato e le guance rosse, potevo vederlo nitidamente nelle vetrine che in questi anni mi hanno visto sotto la pelle di mia madre, bambina per mano a mio padre, e poi ragazza, in un susseguirsi di stagioni e cambi di pelle.
Arrivando in piazza, il buio delle viuzze è accecato dalle luci arancioni, a cui si sommano quelle colorate intrecciate negli aghi di pino delle ghirlande che confezionano la via principale, annunciando il Natale. Mentre mi dirigevo verso la fontana centrale alla piazza a prendere il solito sorso d'acqua, non incontrai nessuno della mia compagnia, e rassegnata piegavo verso casa dei nonni. Dopo qualche chiacchiera vicino al calore del fuoco, il mio telefono tornava a rianimarsi, e finalmente la mia giornata avrebbe dato un senso al batticuore. Aveva gli occhi piccoli e le guance rosse ma non per il freddo, continuava a ridacchiare e io pensavo a quante fosse stupido ed immaturo, molto tempo dopo arriverò a capire a quanto lo sono stata io, ed a quanto un bicchiere in più di vino possa farti commettere sbagli, nonostante non sia stata nemmeno tu a berlo.
Non era il solito, ovviamente. Mi toccava i capelli mentre parlavo con le altre persone, mi teneva al riparo dal vento che ci inseguiva da dietro, coprendomi copletamente le spalle con la sua altezza e il giubotto pesante che lo faceva ancora più grosso, mi chiedeva di sedermi vicino a lui. Ed io ero una stupida, lo sono ancora. Ora credo che ho scambiato l'alcol con qualcosa che non è mai esistito. 
Il calore del mio corpo riscaldava le sue mani infreddolite, continuava ad accarezzarmi la pancia ed i fianchi, sotto il cappotto, a giocherellare con il fiocco che i laccetti di uno scaldacuore di lana formavano dietro la schiena. Non eravamo mai stati vicini in quel modo, lui si era sempre tenuto a debita distanza ed io mi ero sempre adeguata senza sbilanciarmi mai. Avevo resistito a non cadere da cavallo, mi ero aggrappata alle redini nonostante il galoppo mi facesse sobbalzare e non avevo più forza di reggere la presa. Poi ad un certo punto ho mollato, e sono finita in un pozzo scuro che ancora mi vede precipitare. Ho ceduto a quell'altra Isotta, ed ho sbgliato. Le campane della chiesa davano ragione alle lancette del mio orologio, era ora di cena, e mio padre l'unica cosa che non sopporta è che si arrivi in ritardo a tavola, e mai avrei fatto qualcosa che postesse lontanamente infastidire il mio amato papà. Mi alzai per andare via, ma lui mi disse di aspettare, che andava dalla stessa parte e mi avrebbe accompagnata. Avevo il cuore in gola, perchè nonostante l'avessimo fatto tante altre volte da amici, quella sera non mi sembrava la stessa cosa. Ripercorrendo al contrario la strada verso casa si passa dalla luce al buio, il buio che c'è nella mia testa ripensando a quei momenti, non ricordo come siano andate le cose, ricordo solo le sensazioni ed un ronzio nelle orecchie. Forse la sua mano ha preso la mia, o forse mi ha abbracciata, o forse sono stata io a mettermi sulle punte per arrivare più vicino al suo viso, il fatto è che ci siamo incontrati sulla soglia di un bacio. E il mio cuore deve aver perso un battito nel momento in cui le mie labbra hanno toccato le sue, e ancora non l'ho recuperato. Sono letteralmente scappata verso casa con la sua voce che mi diceva di aspettare un attimo, e a metà strada mi sono dovuta fermare un secondo, appoggiata al muro coi mattoni rossi e le parietarie, a riprendere fiato per la corsa e il filo logico dei pensieri. La prima cosa che mi è venuta in mente di fare è stato scrivergli un messaggio:
"Siamo degli stronzi."
Avevo totalmente ragione.
                                                                                      Isotta

giovedì 1 dicembre 2011

Che sia l'inizio di un dolce Dicembre...

Ohhhh. Era ora. E' Dicembre. 
Novembre mi sta davvero antipatico, e poi questo è il mio mese! Si, sono una dicembrina, sagittario ascendente sagittario, ed essendo una "donna di scienza" non dovrei manco dirlo, ma chi ha a che fare con un sagittario, capirà il perchè della mia sottolineatura, che in fondo l'oroscopo è quella cosa a cui nessuno crede, ma che tutti la si legge o la si ascolta volentieri. 
Sicuramente sarà la suggestione, ma vi capita, quando date un'occhiata alle caratteristiche del vostro segno di pensare "ommioddio sono io!"? A me sempre: -cocciuti, irrequieti, prepotenti..- ok sono io! . Si che a mettere un'accozzaglia di aggettivi di tutti i tipi assieme, si finisce per andar bene a tutti, ma leggerli e trovarci qualcosa che ti rappresenta è divertente, e volendo la si può buttar lì come scusa quando non si sa cosa ribattere: sono così, ma è colpa del mio segno zodiacale, cerca di capire!
Comunque è Dicembre, mancano 16 giorni per il mio ritorno a casuccia, 17 al compimento del mio 22esimo anno di vita, è il giro di boa del semestre universitario (e siamo a quota 3,5 anni..più della metà.. yeah!), mancano 24 giorni al Natale e 30 all'inizio di un nuovo anno, che come diciamo sempre tutti (ma questo dopo l'oroscopo è il post delle ovvietà) speriamo sia meglio di quello passato! 
A livello regali sono al punto di partenza, non ho nemmeno mezza idea in testa, e le finanze non sono da meno, panico. Ieri ho fatto l'esame e i risultati li avremo tra una decina di giorni, nel frattempo ne farò altri due, uno il 7, ed uno il 16, giusto giusto prima di partire. La nebbia pare si sia finalmente levata di torno e ci ha lasciato uno splendido cielo grigio carico di pioggia, ah quando dicono di essere ottimisti! Io invece sono metereopatica e qui in val padana è come avere il diabete e lavorare in una pasticceria.
Per festeggiare il mio mese e anche per gratificare il mio povero animo di studentessasinglepostesame, ho preparato, udite, udite: il Semifreddo Pan di Stelle. Okay, lo sanno fare tutti e non è proprio una novità, ma quando ne metti un cucchiaino in bocca le papille gustative mettono su un rave party. Per chi non conoscesse la ricetta, butto lì due ingredienti e un procedimento, che questo non è un foodblog ;).
Doverosa premessa: se siete a dieta, abbandonate il post, la sola lettura degli ingredienti potrebbe farvi mettere su cinque etti.
Ingredienti:
1 confezione di mascarpone da 250g
1 di panna zuccherata per dolci, quelle piccole (non so la dose)
3 uova
1 cucchiaio di zucchero
1 pacco di Pan di Stelle, o biscotti simili
latte q.b. (ho sempre sognato scrivere q.b.!)
Procedimento:
Separare l'albume in una terrina e montarlo a neve, successivamente montare anche la panna (okay questo lo faccio io, non c'era nella ricetta originale ma la crema viene più consistente ed io la preferisco) e mettere entrambi i composti in frigo. Unire ai tuorli il cucchiaio di zucchero ed il mascarpone, amalgamare per bene cercando di togliere tutti i grumi (sbattitore grazie di esistere!). Ora bisogna incorporare gli albumi montati a neve e la panna alla crema di mascarpone, ed ovviamente è necessario farlo in modo delicato, mescolando dal basso verso l'alto e lentamente. A questo punto dovreste avere una crema gonfia e cremosa. Si prendono i biscotti, si intingo appena nel latte, e si iniziano a disporre sulla base di una pirofila (calcolate che le quantità sono stimate per riempire una di quelle teglie in alluminio, grandi!). Essendo rotondi rimarranno dei buchini, che provvederemo a coprire semplicemente rompendo dei pezzettini di biscotto, evitate di far si che si sovrappongano, altrimenti viene un strato troppo spesso ed irregolare. Finito il "pavimento" ricoprirlo interamente con la crema. Poi un altro strato di biscotti ed uno di crema fino ad esaurimento. L'ultimo strato deve essere ovviamente di crema, e potete guarnirlo o con il solito cacao proprio come fosse un tiramusù, oppure (io opto per quest'ultima) sbriciolarci sopra i biscotti che sono avanzati e le briciole che si trovano in fondo al pacco.[Se avete idee migliori, suggerite!] E' necessario che rimanga in frigo almeno due ore, affinchè i biscotti si ammorbidiscano e il gusto si amalgami, è perfetto fatto la sera, per il giorno dopo!
 Questo è il mio risultato: 

Questa è una porzione, del dolce fatto un mesetto fa, la cui crema mi era venuta un po' troppo liquida..
Tra poco arriveranno le mie compianine (coinquiline del piano) e qualche amico. Ho il presentimento che lo spolvereremo nel giro di qualche minuto, voi che dite, ne avanza un pezzetto per la colazione? :P  

                                                                                         Isotta

lunedì 28 novembre 2011

La vita non è un film..ahimè!

E' già lunedì. Essì, inizia un'altra settimana e io proprio fisicamente non ce la posso fare:
punto numero uno, non ho studiato un cacchio e l'esame è mercoledì.
punto numero due, c'è una nebbia depressiva che la metà bastava.
punto numero tre, ho i dolori di un'ottantenne causa umidità e imminente arrivo ciclo.
Se, come si suol dire, il buon giorno si vede dal mattino, direi che anche per questa settimana, siamo apposto
Ho letto un link su faccialibro su una cosa che io ho sempre pensato, e cioè che un film è bello perchè si tagliano via i momenti "morti", di stallo, allora tutto appare avvincente e possibile. Togliendo il tempo dell'attesa, della banalità, anche le nostre vite potrebbero diventare dei capolavori. Togliamo tutta quella robaccia di ore di sonno inutili, visitine in bagno per assolvere i doveri fisiologici, gli spuntini a casa o i pranzi coi parenti tutti ultrasessantenni, i periodacci da single e depresse, in casa a vedere C'è Posta Per Te, per me? per gli altri! A me chi vuoi mi mandi nulla, se la mia vita sociale si riduce allo scambio di battute con la commessa dell'Esselunga per sapere se voglio o meno la busta!?
E le attese alla fermata, alla mensa, dalla parrucchiera? tutto e.l.i.m.i.n.a.t.o !!
Che nei film le uniche scene in cui si intravede un letto è perchè lo stanno usando non per dormire, il bagno esiste solo per bagni caldi e rilassanti, con la schiuma e le candele, gli spuntini a casa li organizza il figone/amicoinnamoratomacheleinonfila di turno, ultrasessantenni non ce ne stanno proprio, e le single e depresse assomigliano a Cameron Diaz, Jennifer Aniston, ecc.. ma adesso secondo voi, queste, quando mai nella vita potrebbero lontanamente essere single e depresse?
Ecco, se adesso potessi girare il mio film personale si svolgerebbe così:
Isotta, sedicenne, è una quasiragazza razionale ed indipendente, dedita allo studio con un'amore sconfinato per gli animali, e poca, pochissima fiducia nel genere maschile. Tanti amici maschi, nemmeno una femminuccia con cui parlare di smalti. Un giorno inciampa nel ragazzo trasferitosi al paesello, alto, moro e simpatico. Il suddetto ha un cane, si mettono a chiacchierare, si scoprono ogni giorno più vicini, tanto che dopo qualche mese sono tanto vicini che Isotta s'è giocata il jolly. Tutto sembra andare a gonfie vele. FIRST CUT. Isotta si diploma con il massimo e non può sprecarsi nell'università vicino al paesello, no, deve andare via, lontano, "sfruttare i suoi talenti" le aveva detto qualcuno. Il rapporto si incrina, lui la vuole accanto a se', lei deve spiegare le vele del suo futuro e col cuore trafitto prende l'aereo. SECOND CUT. Sono passati tre anni, dopo i primi due in cui il rapporto aveva retto, adesso si sfalda completamente, iniziano le bugie, il rancore, le lacrime, l'odio, la rottura. Isotta è vuota, si sente persa, ma rimane aggrappata al suo dovere e si dedica anima e corpo al conseguimento della laurea. TIRD CUT(quello che vorrei adesso!). Il sole brilla alto in un insolito azzurro cielo di Ottobre, e la ragazza esce dalla sala, una corona d'alloro intrecciata con fili rossi in testa ed un sorriso talmente grande da ricoprirle il viso, gli occhi dei suoi genitori brillano come quel sole. Alla fine delle imponenti scale, sotto il porticato dell'università, c'è un mazzo di tulipani e un biglietto "Dottoressa, adesso potrò averla per me?". Un ragazzo vestito di blu, fermo tre passì più in la del mazzetto, la guarda con i suoi occhi chiari, col suo viso dolce e incorniciato dai capelli castani. Isotta gli si avvicina, alza il viso per guardarlo bene e con fare ironico dice "credo, proprio di si". 


FOURTH CUT. Isotta e il bel ragazzo si sposano felici e contenti e lei indossa un amazing vestito bianco sporco, a sirena, in organza e inserti in pizzo adagiati sulle curve del busto, la schiena scoperta, e un velo delicato. Vivranno per sempre felici e contenti e nella scena finale, sullo sfondo la festa nuziale nella villa di-lui famiglia, loro due con i calici in mano si guardano teneramente negli occhi, "Sono onorato che tu mi abbia concesso di starti accanto per il resto della vita, ti amo". Lei poggia la testa sulla sua spalla e dice "Ti amo".. e sbeng! Nel momento in cui pronuncia quelle parole rivede il viso del suo primo amore.
                                                            The End.

Morale: Isotta non è una scenegiatrice e s'era capito. Altresì la vita è una vera merda!
Vi prego non fatemi sentire una scema totale e descrivete il film che vorreste della vostra vita, oppure di come si è rivelato meglio di quello che desideravate, anche con un post se l'idea vi garba :)
Buon inizio settimana. Sto superando, anyway..

                                                                                 Isotta

venerdì 25 novembre 2011

Dentro i miei occhi..

                                                                       [Da una, non troppo, vecchia mail..]

Io sono una brava persona, lo sono davvero. Abbastanza carina, alla mano, simpatica, mi dicono dopo avermi conosciuta, dietro lo strato di timidezza ed apparente sindrome della puzzasottoilnaso. Ho sempre studiato tanto, lo studio è stato il cardine sul quale ho fondato le basi per diventare la persona che vorrei essere. Ho scelto una facoltà scientifica perchè mi piacevano tutte le materie, ma in chimica,biologia e fisica ero una bomba! Inoltre mettici pure che sono una curiosa patologica e le mie curiosità si integrano con i miei studi. Mi interesso di tantissime cose dalla politica agli smoky eyes, dalle ultime sfilate di moda ai codici html o la grafica computerizzata, passando per la filosofia e la letteratura, disegno, dipingo, mi "dopo" di telefilm americani (non ce ne è uno che io non conosca, ovviamente li guardo sottotitolati) e anime giapponesi, vorrei imparare a fotografare ma devo aspettare di avere una macchina decente con cui farlo. Adoro leggere, divoro i libri fin troppo velocemente e quando arrivo alla fine mi dispiace di essere stata così avida; mi piace il calcio, il motoGP, il Wrestling e gli sport in generale, ma la cosa veramente allettante sono i rugbysti che si lottano la palla ovale. So ballare, dopo 13 anni di danza classica e jazz mi pare il minimo, e cerco di vestirmi decentemente per quelle che sono le mie possibilità, parlo inglese e qualcosa di francese e tedesco, dovessi arrangiarmi con lo spagnolo non avrei problemi, avevo iniziato un corso di Giapponese ma sommato all'università era davvero troppo; ho viaggiato non tanto quanto avrei voluto, ma a questo spero di poter rimediare. Sono sveglia e intelligente (e lo dico con presunzione dopo averlo sentito da gente insulsa!), sto cercando di costruirmi un futuro serio, puntando sulle mie forze e su certezze concrete, non vorrò mai dipendere da nessuno economicamente (i miei soldi di donna valgono esattamente quanto quelli di un uomo quindi, ad esempio, per cena si fa una volta per uno), il fatto di contribuire per il 95% percento alle mie spese universitarie, grazie alla borsa di studio, è motivo di orgoglio per me, come anche aver avuto la forza ed il coraggio di andare via di casa, una diciottenne alta un metro e una piuma distante 1200Km, con un carattere non propenso ai cambiamenti, ma queste cose mi hanno permesso di imparare ad occuparmi di me (non ero mai andata in un posto completamente sola) e delle altre mansioni di cui un giorno necessiterà una casa( non avevo mai lavato un cucchiaino in vita mia, e la mela sto imparando solo adesso a sbucciarla). Mi diletto a cucinare, e sto imparando, certe cose mi vengono davvero buone, i dolci in particolare, sarà che vivrei solo di questi se non subentrasse il coma iperglicemico! So ascoltare e capire le persone, sono leale, sincera e a volte ingenua, sono fragile ma tenace e caparbia. Sono estremamente sensibile e questo la maggior parte delle volte è un handicap, amo gli animali più di ogni altra cosa al mondo e le persone buone, qualche volta. Mi sarebbe piaciuto avere degli amici veri. Ho il coraggio di chiedere scusa quando sbaglio, di pentirmi se so di aver sbagliato, l'intelligenza di cambiare idea sapendo che non significa essere contraddittori. Ero egoista e scontrosa, ipersuperultra viziata, presuntuosa ed egocentrica, ma sto crescendo ed è un grande dono non sentirsi arrivati. Detesto gli sciroppi, piuttosto una bella puntura. Mi commuovo per un film, per mamma gatta che abbraccia il suo piccolino, quando dico addio a chi non rivedrò mai più, quando i percorsi finiscono, ai matrimoni ma faccio finta di niente. Mi sciolgo davanti a due vecchietti che ancora si tengono per mano che ciondolanti si sorreggono a vicenda per strada, mi emoziono quando c'è il nostro inno, quando "vinciamo" le medaglie d'oro, perchè siamo il Bel Paese e nessuno pare più ricordarselo. Per le stelle cadenti, per l'alba ed il tramonto, per la neve a Natale, per lo scintillio della luna sul mare, per i fuochi d'artificio abbracciata al mio amore. Mi emoziono quando il carrello tocca la pista e in testa penso "è la mia terra, sono a casa" ma non lo ammetterò mai, quando la gente si unisce e con una forza straordinaria cambia le cose, quando una fogliolina si stacca dal ramo e finisce sul mio cappotto, perchè penso che ha scelto me. E mille, mille altre cose ancora. Ho sempre desiderato un amore immenso, di quegli amori da manuale, forti e prepotenti, per tanto tempo ho rintanato in cantina questa speranza, perchè la testa vigile mi ha sempre fatto notare come non fosse possibile una cosa del genere. Ed ho resistito, per tanto tanto tempo ho fatto quella razionale che non gliene importava, quella dal cuore gelido che non sogna di sposarsi o avere una famiglia. Non è così, l'unica cosa di cui mi importa davvero, oltre agli animali, è condividere la vita con qualcuno. 
Se tutto questo non l'hai mai visto, significa che non mi hai mai guardata troppo a lungo negli occhi..

martedì 22 novembre 2011

Regalo di Natale anticipato: un e-book!

Il mio professore di italiano ci aveva già proposto questa idea dell'e-book, più di cinque anni fa, ma sinceramente nessuna di noi della classe l'aveva accolta con entusiasmo. 
Come rinunciare al profumo delle carta, al rumore che accompagna la fine di una pagina e l'inizio dell'altra, ad avere il libro sempre in borsa e pronto a colmare ogni spazio lasciato vuoto dagli impegni, dall'avere da fare, dell'aspettare in fila per qualcosa? 
Credevo non fosse la stessa cosa leggere un libro e leggere un e-book, poi un amico mi prestò quello che gli aveva fatto cambiare idea e mi disse "dammi retta, prova!". E si, le differenze ci sono, ma quello che è il significato primario del leggere, resta. Ci sono i personaggi, la storia scivola tra pixel invece che sulla carta, ma ti cattura uguale, e il senso di essere immersi in un altra vita, un altro spazio, non cambiano.
Quindi quando ho letto il post di Chiara, ho pensato che era proprio una bella iniziativa ed ho colto la palla al balzo decidendo di partecipare:

Ho spedito una mail, con nome, cognome, indirizzo del blog; ricevuto una rapida risposta e successivamente mi è stato spedito l'e-book che ho scelto "Blacklands di Belinda Bauer".

Se volete partecipare ecco il link per sapere come fare!
Affrettatevi perchè solo i primi 100 blogger che invieranno la mail, potranno partecipare!

Sarà il freddo..che confonde!

Mercatini di Budapest (dal Web)
A chi non piace il Natale alzi la mano? Ecco nemmeno l'ombra di un dito. Si perchè il Natale è la festa per eccellenza, quella che aspetti da dopo Santo Stefano fino alla prossima vigilia! A Natale siamo tutti più buoni, ma sul serio, mia madre che è una di quelle talmente risparmiatrici (tirchia suona male, ma quello è) da avere le mani direttamente attaccate alla spalla, spende e spande per comprarci i regali che desideriamo, per farci contenti, pare che a Natale gliene importi qualcosa, quindi si, questa festa ci rende decisamente più buoni! E poi, le vetrine non sono meravigliose? Dar fuoco ai risparmi in pacchetti colorati ed essere giustificati non è bellissimo? Le luci e gli addobbi non rendono l'aria magica e romantica? E Mariah che canta ininterrottamente "baby, all I want for Christmas is you.." ? Ho gli occhi a cuoricino! Io non sono credente, anzi sono proprio atea convinta dalla tenera età di otto anni, ma quest'atmosfera meravigliosa mi ispira davvero tanto amore, e anche io non vedo l'ora che arrivi la mezzanotte per scartare i regali, anche perchè la mia borsa firmata me la cucco quasi ogni anno hihihi(ghigno da matrigna di Biancaneve), dopo aver cenato, aehm aver visto gli altri cenare, e poi uscire e fare gli auguri a tutti gli amici, in piazza fino a notte inoltrata per aspettare il resto della compagnia che, da bravi cristiani, sono andati a messa! magnifico, magnifico!
Bene Buon Natale a tutti quanti, alle vostr... che è?
Non è ora? Ma come, è il 21, ci siamo quasi, non è che proprio il giorno di Natale mi metto a smanettare sul blog, li faccio adesso gli auguri ai miei nuovi amici della blogosfera! 
E' il v.e.n.t.u.n.o si, ma di N.o.v.e.m.b.r.e!
Alt. E tutti quegli addobbi per le strade? E le musichette natalizie? E le signore impellicciate (assassine) con i pacchetti? E le vetrine che trasudano Dicembre? 
Eh niente, pare che dal prossimo anno tireremo fuori l'albero a fine Agosto, così il marketing ci guadagna e a me si sballa l'orologio biologico. Ma dico, gli addobbi non dovevano uscire dagli scatoloni della cantina, la mattina dell'Immacolata? E che ci fa già tutto pronto il 21 Novembre? Di questo passo svanirà la magia, l'attesa è ciò che rende più desiderabile il tutto, la differenza la fanno l'unicità di quei giorni, perchè in fondo io 365 giorni all'anno mangio mangiavo con i miei, mia sorella e i miei nonni, e se ci fosse sempre la tovaglia rossa, il centrotavola col pungitopo, l'albero e il presepe, non sarebbe nulla di speciale, il Natale (ovviamente parlo per me che non sono coinvolta dal punto di vista religioso ma esclusivamente materiale!). Quindi perchè signori del marketing, perchè rovinare una delle poche cose belle che ci sono rimaste? Perchè distruggere la meraviglia di aspettare fino, almeno, a Dicembre, l'aria della festa? Tanto chi compra i pacchettini adesso, non lo farà dopo, non è che festeggiamo due volte, perchè vi credete talmente intelligenti rispetto a noi, da pensare che ci prendete per fessi tanto da farci festeggiare due volte il Santo Natale? O se no, cosa altro può essere questa frenesia, un macabro piacere nel torturarci psicologicamente visto che contando da adesso manca più di un mese ai tanti agognati giorni di ferie, mentre dall'Immacolata un due settimane circa? Ma cosa siete dei sadici? Eh ma loro fanno le strategie di vendita!
Evidentemente questa notte i folletti di Santa hanno impacchettato la città con ghirlande di aghi di pino e fiocchi rossi, lucine come se piovesse, tappeti rossi che augurano buone feste per le vie dello sCiopping e i suonatori ambulanti si sono adeguati. Sono rimasta di stucco, sabato non c'era niente di tutto questo!
E adesso la mia frenesia di tornare a casa è aumentata a dismisura, resisterò fino al 17 Dicembre? Si dai devo concentrarmi che ho un esamino..
E nel frattempo devo iniziare a pensare ai regalini. Le vostre città si sono già trasformate? Voi siete già entrate nel mood? E le idee per i regali ci sono o siete da ultimo momento utile?
Saluti e buon inizio settimana!
                                                                              Isotta

sabato 19 novembre 2011

Un cielo rischiarato...

La mattina, spingere il primo centimetro di corpo fuori dal letto è dura. Il torpore dei sensi, ubriachi di soffice stoffa e tepore, la pace del dormire, contrapposto al freddo che la notte si è impossessato della stanza, alle mille cose da fare in prospettiva di un'altra noiosa giornata grigia di Autunno. Alzarsi è un supplizio per tutti. E' la prima violenza della giornata che ci autoinfliggiamo. Perchè parliamoci chiaro, in origine non eravamo progettati per svegliarci alle 7.00 con la sveglia che ti urla nelle orecchie che il tempo passa, non era previsto che andassimo chi in ufficio, chi a scuola, chi ad aprire il negozio, avendo magari passato prima interminabili ore di attesa, nel traffico soffocante o alla fermata dei mezzi perennemente in ritardo, o in anticipo se per quella mattina speravi ci fosse quel fisiologico slittamento delle lancette che ti fa imprecare ogni giorno, che ci vuoi fare per la Legge di Murphy è così! E non ci saremmo neanche dovuti arrabattare tra dialoghi con gente isterica, depressa o ansiosa, non lo saremmo stati noi, perchè in principio, non sarebbero esistiti ne' l'isterismo, ne' l'ansia, ne' tanto meno la depressione. Ci si alzava, si cacciava per sfamarsi e poi a far niente tutto il giorno, al limite ci si accoppiava random (che voglio dire, fa sempre bene) o si sonnecchiava beatamente nella caverna. Questo masochismo, innato, nella nostra specie! Prendi i gatti* : loro si che si sono evoluti, con la scusa di cacciare i topi si sono accaparrati la simpatia degli umani, piano piano a suon di strusciatine e miagolii si sono impossessati del caminetto, del tappeto, del divano, in un escalation di comodità. E adesso eccoteli lì, serviti e riveriti, spazzolati e massaggiati, spaparanzati sul sofà, ti guardano con quegli occhi sonnacchiosi e da iosonol'altezzarealeetuloschiavo e pensano "questi stupidi umani escono,rientrano,riescono, fanno le pulizie, vanno al supermercato, litigano, fanno pace per poi ri-litigare, studiano, lavorano, urlano. E invece dovrebbero solo dormire 15 ore al giorno, e qualche volta, durante il calore, accoppiarsi.La vita non è complicata in fondo!" Nella prossima vita voglio rinascere gatto!
Per fortuna esiste il weekend. A meno che voi non siate quelli da "se non c'è la gita fuori porta non mi rilasso" . Come se sparasi ulteriori ore di macchina, o mezzi, concentrare quello che si intende vedere in una giornata e mezza al massimo, e catapultarsi a casa giusto in tempo per tornare al tran tran settimanale, con annessa depressione del lunedì e depressione post-viaggetto, sia un'attività rilassante. Divertente, magari, per alcuni, ma di rilassante non ci stanno nemmeno le esse doppie! In effetti io sono di parte. I miei mi avranno sicuramente rubata ad una povera mamma bradipo che ancora mi cerca a al chi l'ha visto dei bradipi, che poi figurati che ricerche tempestive potrebbero fare i bradipi, anyway sto divagando.
Quindi, mi sono svegliata verso le 12.00, stiracchiata e contorta per un'ora nei grovigli di lenzuolo e piumone, mangiato due fette di pancarrè con la nutella e un bicchiere di succo, docciata e vestita, mi sono incamminata verso il centro, ho visto il Ticino, la nebbia si è diradata, sono entrata in qualche negozio ed ho pure comprato a 25 euri (assieme) due maxipullover/vestitino da usare ogni giorno, il prezzo era bassissimo e devo dire che li uso parecchio perchè sono comodi ma un po' meno sportivi dei soliti jeans e maglioncino. 
Eccoli (perdonate la pessima qualità delle foto e no, non voglio imitare la Ferragni, per carità!) :

 
E improvvisamente mi sono accorta di una cosa, non mi succedeva da tempo: stavo bene. Ero serena, spensierata, in pace con il mondo e me stessa. La nostalgia di casa non mi faceva venire le lacrime, il pensiero fisso di lui non mi roteava negli occhi, camminare da sola non era un peso, ma un momento per stare con me, e ci sono stata bene, finalmente dopo tanto tempo. So che questa condizione non durerà a lungo, ma in questa "epifania" ho anche incluso la lezione di vita numero 1: bisogna vivere il momento, quello che verrà si affronterà quando sarà ora, che pensarci da adesso rovina solo l'istante di tregua che stai vivendo e mica ti salvaguarda dalla tempesta che si ti abbatterà addosso più avanti.
Adesso sono qui a scrivere il post e sorseggiare una tazza di thè verde. Il cielo si è liberato dalla nebbia dell'ultima settimana appena trascorsa, ed io, la mia nebbia, per un po' si è fatta da parte per ricordarmi che in fondo, il sole è sempre lì a guardarci!

*Ovviamente parlo dei fortunati gatti di casa. La maggior parte dei mici, vive tra i bidoni dell'immondizia, la rinotracheite, le pulci, l'abbandono e la solitudine, le sevizie e la cattiveria. Mi auguro che un giorno tutti, possano sdraiarsi su un divano comodo e pensare di essere re e regine delle case.

Passate un buon weekend, di relax!

                                                                      Isotta.

giovedì 17 novembre 2011

Mon temps perdu..et retrouvé !

Stavo facendo merenda con patatine e coca-cola, che salutista sono eh?! Un paio di patatine in bocca, poi una sorsata di dolci bollicine e improvvisamente mi è tornata alla mente una sensazione, un ricordo, probabilmente seppellito sotto giga e giga di altri ricordi, altri pensieri, neanche poi più di spessore di quello o con più rilevanza. Voi conoscete À la recherche du temps perdu di Proust?  Io l'ho studiato al liceo, letteratura francese, con la Prof madrelingua - le "n" il-est nasale, nasale! es-tu capable de dire "n" pas "En"? - mi aveva colpito per il fatto che il tizio aveva scritto circa 3000 pagine, successivamente divise in sette volumi per ovvie ragioni, grazie alle quali voleva "vincere" il tempo. E secondo me ci è riuscito, il solo fatto che è stato capace di scrivere un'opera di sette volumi piazzata, a ben diritto, nella letteratura mondiale, lo dimostra. Leggemmo un brano tra i più conosciuti, quello sui mémoires che il dolcetto a forma di conchiglia, la madeleine, e un sorso di thè caldo, rievocano alla mente dello scrittore/protagonista. Vedendomi quasi in fase REM la prof decise che sarei stata io a leggerlo per tutti, mi fece un grande regalo quel giorno. Sono rimasta sedotta dal pensiero che trasudava dalle parole che mi correvano sotto gli occhi e fui felice quando notai che, senza un briciolo della sua poesia, comunque io quelle cose le avevo già pensate! E vissute. 
Inoltre il tema dei ricordi, della nostalgia, della vita che passa, del tempo, è un argomento su cui mi ritrovo spesso a riflettere, proprio per la sensazione di vuoto tra le mani che mi lascia questo scorrere via, senza possibilità di ritorno, questo conto alla rovescia verso la fine..
Prima quindi, ho rivissuto un attimo, una sensazione, mi sono infilata nel corpo di Isotta bambinatimidaalcompleannodell'amichetta, ed ho vinto il tempo. In quel piccolo, leggero e volatile istante sono tornata indietro ad un secondo di vita trascorsa, forzando le regole della fisica, incorruttibili ed immutabili. 
Secondo Proust solo così possiamo sconfiggere il grande tiranno, con quella memoria che lui chiama memoria "spontanea", arriva all'improvviso ti fa rivivere chi sei stato, senza una logica, grazie ai sensi, un odore, un gusto, una sensazione tra le dita; al contrario di quella "volontaria" di cui ci serviamo per richiamare un ricordo in maniera logica, appunto, e razionale.
Quando vivo questi momenti sento una profonda nostalgia per quelli che sono passati e non potranno materialmente tornare, ma il fatto che sia stata questa sorta di coscienza del ricordo a spolverarli, mi consola, capendo che per affiorare senza bisogno di un aiuto razionale, significa che li ho vissuti a pieno, inglobandoli in me stessa per sempre, ed è per questo che Proust sosteneva che possiamo battere il tempo, e io condivido il suo pensiero: perchè nella dimensione interiore quegli attimi non passano, sono ancorati a sensazioni indelebili.

“Quando d’un passato antico niente sussiste, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più fragili ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore restano ancora per lungo tempo, come anime, a ricordare, a attendere, a sperare, sulla rovina di tutto il resto, portando sulla loro stilla quasi impalpabile l’immenso edificio del ricordo”

A voi è mai capitata questa cosa? Bon Mercredi= metà settimana.. yuppie!!

                                                                                          Isotta.

venerdì 11 novembre 2011

RiCadute, Sbagli..

Chi combatte con i se ed i forse è destinato a perdere. I vincenti che conosco e considero tali, sono quelli che combattono con l'adesso e il qui, non guardano indietro, non scrutano avanti, non suppongo o immaginano. Vivono. Ora. 
Invece è sentirsi prigioniera della propria pelle, scolpita nelle opinioni degli altri, rinchiusa tra i confini serrati del non capirsi, del non riuscire a bucare le pareti d'osso di un cuore duro. Un cubo vuoto d'acqua gelida, sulle pareti coperte di condensa, i segni di una forza troppo debole per riuscire a non soffocare, per riuscire a trovare una via d'uscita, il volto sfocato dalle molecole d'acqua aggrappate al vetro freddo, lontano dal ritratto che altri occhi ci dipingono su.
La paura che alle orecchie altrui arrivino parole diverse da quelle sputate via direttamente dal cuore, non bypassate dal cervello, che forse la gente ascolta i rumori confusi della città e non il silenzioso passagio del vento tra gli alberi in collina. Che forse il problema è nell'osservatore, nell'ascoltatore, e le colpe, le brutalità, le falsità, la cattiveria che sembra essere la tua di pelle, è quella che riveste il suo corpo, non il tuo.
Che uno vede come è abituato ad agire. Un vetro invisibile e trasparente cosparso di pece, sembrerebbe nero, o è semplicemente chi sta a guardare che essendo strabordante di buio lo vede tale, e basterebbe lavare il vetro o sciacquarsi gli occhi, il cuore, la mente. La rabbia è un buco nero, senza logica.
E quello che siamo stati e continuiamo ad essere è rabbia, col corollario che si porta dietro. La consapevolezza che se fossimo stati altri, se avessimo pensato in maniera diversa, se e ma. Perdenti rispetto a noi stessi, perdenti rispetto al tempo, alla vita, all'amore, perdenti nei confronti di un "noi" che abbiamo stuprato, ingenuamente e con gli occhi sporchi di terra, senza coraggio di lavare le mani e pulire gli occhi, per paura di essere giusti, quando ci eravamo sempre detti di non esserlo.
Ma con i se e i ma, non progredisci, rimani a metà strada, voltandoti indietro per scoprire se hai imboccato il viale sbagliato, e sporgi il collo in avanti a vedere cosa ti aspetta, ma la paura è così tanta che ti inchioda nel punto di flesso, come in quei film d'avventura quando il ponte crolla e sei esattamente a metà, e non c'è indietro e non c'è avanti come possibilità, ma solo il precipitare.
E precipiti, perchè sei un perdente.
Ma la cosa peggiore in assoluto, più del sentirsi un'incapace e averne la conferma, più del portarsi addosso colpe che non si hanno, più del perdere quello che non avresti mai voluto lasciar andare, nonostante tutto, la cosa peggiore in assoluto è l'illusione.
L'essersi illusi, per sprazzi di attimo, che avevamo trovato il coraggio, la forza, la caparbietà e l'incoscienza per azzardare un'ennesimo passo, l'uno verso l'altra, in un timido groviglio di dita.
Distanti, a guardarci in faccia, coi piedi pesanti come una colpa, anneghiamo.


Mi sento un puzzle. E non trovo i pezzi per ricostruirmi.

                                                                                            Isotta.

martedì 8 novembre 2011

Di Voli..

Mi ricordo come è stata la prima volta. Avevo otto anni e sembravo averne sei, e mi è sembrato tutto più grande ed imponente rispetto a come lo vedo adesso.
Saluto il papà, i nonni, i gatti e Rocky (il mio vecchio cagnone che ora non c'è più..),tra le mani la valigia che in realtà era un borsone ed ero pronta per partire, per volare, direzione Milano. Una misera oretta e mezzo di viaggio,rispetto alle successive Londra, Barcellona,Toronto, New York, ma ero così emozionata e felice.
Andavamo con mia madre a trovare mio zio, suo fratello, partito tanti anni prima. Lui era il mio fratellone, quando sono nata aveva 19anni e facevamo la gara di rutti, litigavamo perchè io volevo vedere i cartoni e lui studio sport (o la versione di una quindicina d'anni fa), mi faceva rotolare nella neve fresca e immacolata di un parcheggio non in uso dove i miei non mi ci avrebbero mai portata, e potevamo anche andare a largo coi braccioli, quando non ci vedeva mia madre! All'asilo chiedevo sempre a mia nonna se sarebbe stato lui a portarmi a casa, all'uscita, e quasi sempre c'era, e quelle poche volte che non era lui a venire ero io a mandarlo a chiamare, e verso casa ce ne tornavamo sempre assieme, in una mano teneva la mia e nell'altra lo zainetto rosso.
Il lavoro lo ha portato via, per chi ha studiato per fare il professore l'unica chance è il Nord, ha vissuto da solo per tanto tempo e ogni tanto facevamo a turno per andare a trovarlo. Ora è sposato, ha due bambini simpatici ed ogni venerdì sera ci sentiamo, qualche weekend vado a casa da loro, mi faccio coccolare un po'. Però la gara dei rutti non la facciamo più, in ogni caso vinceva sempre e non mi piace perdere :P !
Ormai ho così tante miglia accumulate sulla card che potrebbero darmi il diploma di hostess, honoris causa, ho spompato la carta a furia di viaggi da 300 miglia all'andata e 300 al ritorno, quasi ogni mese, perchè ve lo devo dire a me viaggiare Alitalia piace un casino, e c'è una gran bella differenza coi low cost..che poi basta prenotare con lauto anticipo e alla fine il prezzo è lo stesso di un Ryanayr che ti chiede euri anche per andare a fare plin-plin e non ti offrono neanche biscottiosalatini? e quanto mi piacciono i salatini!
Il viaggio in aereo mi garba da matti ma quello che mi affascina di più è l'aeroporto. Arrivo sempre in anticipo, strano per me, ma è davvero l'unico posto verso cui mi incammino di buon'ora e di buon grado. Mi siedo ad un sedile scomodo (credo che gli arredatori li scelgano in modo tale che non ci si possa addormentare e perdere il volo!) ed inizio ad osservare tutta quella massa di gambe e braccia, volti ed espressioni, razze e lineamneti. L'areoporto è quello spazio senza confini tangibili, calpestato da suole che trasportano terra di ogni paese, un brusio di parole straniere, un collage delle lingue del mondo, il ritratto di tutte le sfumature di pelle e delle forme degli occhi, di età e atteggiamenti, senza nazionalità definita, ma bacino di tutte quante. E mi sento completamente immersa in questo flusso di ginocchia che corrono, salgono, volano, scendono, vanno o tornano, partono o arrivano, lasciano o prendono, sono in ritardo o in anticipo, salutano per la prima volta o per l'ultima, per rivedersi o per dirsi addio. E tutto questo glielo leggi in faccia, ai viaggiatori. Sono diventata bravissima ad individuare la tipologia, anche se ce ne sono alcune inconfondibili che anche una talpa noterebbe ad anniluce di distanza. Ditemi se non vi è mai capitato di vedere:
° Una modella vestita casual, con l'occhialone scuro e i capelli cenere legati come una ballerina, i leggins che disegnano gambe troppo lunghe e troppo magre per una comune mortale, la Tshirt larga che cade da una spalla lasciandola scoperta, la borsa firmata e capiente; e se uscissi io così si fermerebbero per darmi qualche spicciolo.. arrrrgh invidia!
° Poi c'è il gruppo dei ragazzi tedeschi, visi stravolti, maglietta bianco sporco che in origine sarebbe dovuta essere bianca e basta, pantaloni con tascone che arrivano fino al ginocchio anche a Dicembre, scarpe da skaters ultrausurate, e poi quel trasandatoall'avventura che fa proprio tedesco!
° Immancabile il SuperManager con vestito sartoriale, ventiquattr'ore in pelle, scarpe di lusso, orologio vistoso e profumo che lascia il segno del suo passaggio, alto e brizzolato, perennemente al telefono, ovviamente di ultima generazione!
Chi ho dimenticato?? Aggiungete pure..

P.S. Scusate per l'assenza, ho ricevuto in regalo un biglietto andata e ritorno e sono scappata a casa per una luuunga settimana! Mi spiegherò meglio nei prossimi post :)

lunedì 24 ottobre 2011

Wishlist

E pensare che Aladin l'avrò visto un centinaio di volte, l'ultima circa un mese fa, ma sta storia che i desideri siano solo tre non mi scende proprio. E' che io non sono tipo da accontentarsi, non sono quella dal bicchiere mezzo pieno, non sono quella che "meglio di niente". No. Io voglio il meglio, io voglio che si avveri tutto quello che desidero dato che, fondamentalmente, mi faccio abbastanza il mazzo da poterlo pretendere.
Nonostante tutto però devo dire che la mia wishlist non solo è molto lunga, è anche eccessivamente ricca di viaggi non proprio lowcost, di progetti costosi e di chincaglieria varia come dire "firmata"..tuttavia o sei a fare soldi per permetterti un sogno ma non ti rimane il tempo materiale per godertelo o hai un sacco di tempo ma non la materia prima per farlo avverare, fortunatamente, non devo scegliere, non avrò entrambi, per non far torto a nessuno, che a me la parcondicio mi garba parecchio.
Un altro fattore importante è che non c'è un sogno principe rispetto agli altri, non saprei scegliere davvero, faccio fatica a scegliere i due gusti di gelato sempre la tipa mi guarda con la paletta in mano e le sopraciglia convergenti al centro della fronte con l'aria di chi pensa "sbrigate ch'o da fa' ", quindi potrei mai sceglierne tre o due o, peggio, uno??? No, no, no. Mi rifiuto!
Così invece di seguire la lezione mattutina progettavo possibili miei scenari economici futuri, il modo di racimolare il necessario per la lista dei desideri. Quello che ho capito è che se vivrò al buio,lavandomi una volta a settimana con l'acqua fredda, andando in giro a piedi e mangiando a scrocco da parenti e amici potrei arrivare a metà della lista: delusione!
Magari incontro un rampollo figlio di imprenditori che si innamora perdutamente di me e io faccio avverare tutto col mio stipendiuccio (ad averlo!)? No. Non ho bevuto, e no, non ho neanche le allucinazioni da febbre alta!
Mi sto dilungando. Ecco a voi la mia pocket wishlist(senza troppi dettagli). E la vostra?

Fondare un'associazione che si occupi di aiutare gli animali del mio comprensorio, tutti gli animali, randagi o feriti, malati o abbandonati. Che insegni il rispetto alla vita nelle scuole e promuova un rapporto uomo-animale sempre più paritario.

Fare un anno con GreenPeace contro le baleniere, o a salvare gli orsi della luna, contribuire a ripopolare una foresta.

Fare delle modifiche alla casa in cui, mia madre, mi ha concesso di andare a vivere una volta laureata, e che poi sarà mia, in modo da farla assomigliare alla casetta che ho 
sempre desiderato.

Avere una borsa per ogni griffe che mi piace, idem per le scarpe e acquistare tonnellate di vestiti da riempire la cabina armadio ( che non può mancare nella dreamhome! )

Godermi rilassanti week-end nelle Spa quando ne sento il bisogno.

E viaggiare. Andare in Giappone, visitare tutti gli States, ogni capitale europea, vedere l'aurora boreale, i mercati de Il Cairo, le piramidi Maya, le spiagge di Rio de Janeiro, il deserto del Sahara, la Polinesia incontaminata e la foresta Pluviale, l'Australia, Mosca, bagnarmi in ogni mare e oceano, la casa di Babbo Natale in Finlandia nel periodo natalizio, andare in India, in Tibet, visitare la Cina, passare una giornata con i monaci Buddisti del tempio delle Tigri in Tailandia.

Vorrei vedere tutto il possibile, riempirmi gli occhi di mondo. Prima di lasciarlo, s'intende!! :)

P.S. vi prego di leggere degli orsi della luna se non sapete di che ignobile atrocità si tratta, dobbiamo fare qualcosa e diffondere la ripugnanza di certe azioni. Serve anche  smuovere le coscienze!
                                                                              Isotta

giovedì 20 ottobre 2011

SMS

Il cielo rimane colorato di azzurro, osserva limpido e immobile il vento tirar giù le foglie dagli alberi, illuderle in un valzer tinto di giallo e infine abbandonarle ai piedi di quella che era stata la loro casa per tutta la bella stagione. Quando stare li, a far bella mostra del verde più brillante, ad assorbire i raggi cocenti del sole, valeva il fatto di rimanerci attaccate, il privilegio di attingere alle radici che qualcun altro aveva faticato a spingere nella terra scura, in cerca di acqua.
Quando non hai tue radici profonde è così che finisci, vestita di un malinconico giallo a ballare sola nel vento, come nelle più tristi scene dei film, quando tutto è stato e lei non è riuscita a prendere parte allo show, dunque percorre un viale alberato e solitario con il vento che le smuove la sciarpa e i lembi del cappotto aperto, in attesa che partano i titoli di coda, che la gente esca dal cinema.
Ad ogni passo, il rumore cartaceo del manto di foglie che si schiaccia sotto il peso della gente, ricorda quante lacrime avranno perso per ridursi così, quanta acqua avranno pianto dagli stomi per cambiare la pelle, avvizzirsi, seccarsi e mollare la presa, allontanarsi dal porto sicuro che è il ramo di un grande albero per una fogliolina.
In fondo ci vuole un gran coraggio a librarsi nel vento.
L'autunno è la stagione della malinconia per eccellenza, con tutti quei colori caldi ma dalle tonalità smunte. Il giallo delle foglie non è lo stesso di un limone in estate, il rosso non ha la sfumatura delle fragole è piuttosto un mattone che rimanda ai tetti delle case, ai comignoli che annoiati di star li,impiedi a vedetta, sbuffano fumo. 
Camminavo sola, per le strade lastricate di ciottoli, stando attenta a dove mettere i tacchi, stretta  nel trench e col collo avvolto nella sciarpa, e nonostante il messaggio che avevo appena letto non mi veniva da piangere. Continuavo solo a pensare alle foglie. E a camminare.
A camminare senza vedere nessuno, senza sentire le voci della strada o la musica che usciva dai baretti della piazza centrale. Pensavo alle povere foglie, che non avevano più nessuno a cui attaccarsi.
E niente, poi capita che il tuo nome gridato nel freddo da una voce familiare ti riporti rovinosamente nel tuo corpo e tenti di resistere a dire che stai bene, che va tutto bene, ma gli occhi complici ti fanno la tac e non devi manco pagare il ticket. E siamo lì sedute, al gradino di una saracinesca abbassata, che ogni tanto il vento fa muovere e ti sobbalza il cuore, con il mento sulle ginocchia e le lacrime tra il mascara, con una testa che appoggia la tua e ti assicura che andrà bene, che vali di più, e non sa se veramente andrà così ma che l'importante è fartelo credere, almeno in quel momento.
Capita così, che ringrazi il cielo, che a volte, mentre sei li a precipitare nel vento ed affogare nella luce arancione dei lampioni, qualcuno ti abbia visto, ti abbia riconosciuto e abbia deciso di farti un po' di posto sul suo ramo.

"Volevo fartelo sapere io,
prima che lo venissi a sapere da chissà chi.
Sto frequentando un'altra. Sto cercando 
di dimenticarti. Spero tu riesca a 
fare lo stesso."

ELIMINA. Un tuffo nelle coperte. E' finita.

                                                                                     Isotta.

martedì 18 ottobre 2011

Tu, umano? Io bestia!

Non ricordo quando ho iniziato a capirlo. O, semplicemente, non posso saperlo perchè è sempre stato così. Ci nasci.
La prima volta che ho respirato l'aria fredda del mondo devo aver sentito la puzza  dell'ingiustizia, della cattiveria e devo aver inconsciamente deciso che io non ne avrei mai preso parte . Dico che è successo allora, perchè fin da bambina ricordo di aver incrociato solo lo squallore dell'animo umano delle persone.
I bambini, considerati da tutti, esseri puri e indifesi, mostrano senza pudore e nessun filtro la malignità della nostra razza. Siamo subdoli esseri, parassiti del pianeta, nullità che si credono il centro di tutto. Chi avrebbe mai potuto inventare le religioni? Solo la follia umana. Un castello di nebbia costruito sulle paure e le debolezze, una sciocca autogiustificazione al proprio egocentrismo, questo era quello che mi passava per la testa al catechismo, nelle ore di religione.
"No Isotta, gli uomini sono più importanti degli animali, loro non hanno un anima. "

(Tutte le foto dal Web) Cosa significa "avere un anima" ?
 Ricordo un conato di vomito arrampicarsi su per l'esofago, l'istinto di saltare alla gola che ripeteva quelle stronzate e mostrargli quanto una persona possa non averla per nulla, un'anima. Ma in realtà non ho mai fatto niente.



Non ce l'ha fatta. Foto da un amico volontario. 
Ricordo anche una corsa a perdi fiato, il cuore che mi pompava nelle orecchie il terrore, la mia voce flebile rispetto a quello che avrei voluto, e bambini, teneri tesori di mamma che con una lametta tagliavano la gola di un gattino, ma quello era senz'anima e non era un tesoro mamma.

Tao, gettato con un biglietto che diceva "ti amo". Sta cercando di sopravvivere. 
Ricordo questi stessi bambini, ragazzi, un pastore tedesco che avrebbe potuto ridurli in brandelli di carne appetitosa per gli avvoltoi, che era solo un bersaglio vivente di pallonate che facevano rimbombare il tonfo della morte per tutta la piazza, ancora una volta solo le mie urla tra la gente. E' solo un cane. Mica una persona.


 Quella volta, la prima, che sono andata in un canile, mille paia d'occhi spezzati dai quadratini delle reti, ululati di aiuto, corse per bucare la recinsione e tuffarsi tra le braccia di un padrone. La puzza nauseante dell'abbandono.


Ricordo le gabbie dello zoo, gli occhi di fieri animali spenti da un cielo a striscie; e il circo, le tigri dal mantello aperto per gli schiocchi della frusta, continuavano a girare in cerchio e poi una si è fermata e mi ha guardata con occhi stanchi, per questo è stata punita. "Mamma, poea trighe" le ho detto piangendo.


 E poi quella volta che ho capito cos'era la carne e ho detto, ancora una volta a lei, "mamma, io non mangio chi amo." 

Ricordo le piume fredde dell'uccellino che era sul tavolo, il grido strappatomi da quel contatto diverso da quello che mi apettavo, e mio nonno che in lacrime dice "giuro che non andrò mai più a caccia, ma ti prego smetti di piangere ."
 E mi ricordo anche di quando andavo via, nella mia stanza con la tivù al massimo per coprire col suono l'immagine dei pesci sventrati sul lavandino.


Ricordo la pelliccia di mia madre nell'armadio, morbida, l'accarezzavo e mi veniva da piangere, ero solo una bambina, ma credo di aver provato tutto il dolore del mondo nel vedere come questo, trattava chi amavo.
Il fatto che rimboccavo i peluche prima di andare a letto, mi ero fatta fare una copertina per ognuno, le bambole non le ho mai volute; i pianti per Dumbo e Bambi, per le ingiustizie che i miei amati subivano e subiscono ogni momento di ogni schifosissimo giorno.
E poi i mille gatti raccolti per strada, di nascosto, i cani a cui portavo la merenda che mi ero fatta preparare per me, con la scusa, per darla a loro. Gli uccellini caduti dal tetto e fatti volare, le lumache spostate per strada per non farle schiacciare, le lucertole liberate da cappi, i ricci e i rospi tolti da in mezzo la strada, il mitico gufo anziano di quella notte in montagna, i topolini che facevo correre via per non essere uccisi.
Così ci nasci. Nei loro occhi ho sempre visto l'Amore, quello con la A maiuscola, quello che non sono riuscita a trovare in nessun paio di occhi umani nei quali ho provato ad affacciarmi. I loro soprusi sono la mia croce, le ingiustizie fatte a loro ciò che non mi fa dormire la notte, la cattiveria inflittagli dall'uomo è il mulino a vento contro cui ho combattuto da sempre. La razza umana è la mia nemica.



Le religioni proclamano amore e aiuti verso il prossimo, alleviare le sofferenze dei nostri fratelli, peccato che solo finchè si tratta di persone, a Pasqua tutti a mangiare l'agnellino, da bravi cristiani, o ebrei o musulmani o quello che è. Che importa che è stato sgozzato un'innocente di pochi giorni, "bisogna festeggiare Dio" che è un po' come preparare i biscotti davanti al camino per quando scende Babbo Natale affamato!

L'empatia, la sensibilità, sei diversa, non sei normale, dicono, mi sono sempre chiesta se voi foste i normali. Infatti per la gente non provo niente di tutto ciò.
Vedere i bambini morire di fame, o i morti delle guerre, o i malati in ospedale, non mi sfiora. Il dolore umano non mi penetra la pelle e mi intossica le vene, semplicemente mi lascia indifferente..come fosse un prezzo ancora troppo basso da pagare, rispetto a quello che viene fatto pagare a loro. A quelli che chiamiamo animali, "bestie"..ma che non uccidono per vanità, per il palato, se possiedono l'alternativa, non stuprano i cuccioli, non fanno le guerre, non distruggono il pianeta che li ospita.
Quindi la mia domanda è questa: se essere esseri ( scusate il gioco di parole) ragionevoli, significa avere un anima, essere superiori e non istintivi, bestiali, perchè quello che facciamo, come il mangiare la carne viene giustificato da un "è istinto". Mentre un animale che attacca per difesa, istinto vero, privo di ragione, è condannabile, inferiore, non ha un anima?
E ancora, a grandi poteri non corrispondevano grandi respondabilità? Questo essere i migliori non dovrebbe costrigerci a dimostrarlo, e quale dimostrazione migliore del trattare con rispetto i più deboli, i più indifesi? Questa "ragione" che ci garantisce il piedistallo, dovrebbe anche essere presa in considerazione in tutte le altre scelte, o no? E' facile autoproclamarsi degni di vita rispetto agli altri. E' totalitarismo bello e buono.
Ma come si suol dire nel mio dialetto "fora du culu meu aundi piglia, piglia" un elegante modo per sottolineare che basta che non vengano toccati i nostri diritti, del resto poco ci importa.

Essere "umani" dovrebbe significare esserlo sul serio. Se è di questo che si tratta, io preferisco essere bestia.

P.S. Ovviamente ricordo anche: palii, stabulari e vivisezione, le oche da piuma e il foie gras, la lana, la seta, i combattimenti clandestini, l'importazione illegale, il traffico e la vendita di cuccioli, come ulteriore vergogna umana.
                                                                         Isotta.